Mi bacia e mi spoglia del poco che mi è rimasto addosso, poi mi fa stendere di nuovo, abbassa anche il suo sedile, mentre mi guarda mi studia, poi scende sul mio corpo, mi bacia, ogni piccolo angolo, ogni pieghina, mi bacia con quelle labbra carnose, morbide, mi bacia i capezzoli duri e tesi verso l’alto, mi bacia la pancia, l’ombelico, poi scende tra le mie gambe e mi fa perdere la testa.
Sono in una sorta di estasi, quando sento il rumore di un camion, un camion che si avvicina sempre di più, parcheggia così vicino che la nostra auto vibra per il rombo del suo motore, vibra e io godo mentre le sue labbra sono sul mio clitoride e le sue dita affondano nuovamente dentro di me.
Non voglio guardare fuori, non voglio vedere le loro facce, so che ci sono, ho sentito gli altri camion, so benissimo che ci stanno guardando che molto probabilmente si stanno segando guardandoci.
Quanti saranno!? Non voglio saperlo mentre esplodo nell’ennesimo orgasmo che bagna la faccia di mio marito.
Quanto amo quest’uomo, mi sollevo, gli prendo la faccia tra le mani e lo bacio, lo lecco, gli pulisco la faccia dal mio sapore mentre lo costringo a stendersi, non oppone resistenza stupito da questo mio impeto.
Lo spoglio, gli strappo quasi i vestiti di dosso, maglietta pantaloncini mutande via tutto!
Adoro questo corpo così grande, i muscoli scolpiti dal lavoro, la pelle lucida e questo colore così eccitante.
E poi eccolo lì!
Immagino le facce di questi segaioli di camionisti, avete mai visto un uccello così bello!?
Mi perdo ad ammirarlo come ogni volta, poi lo accarezzo lentamente, sospira, sorrido e come sempre inizio a fare il mio gioco preferito, cerco di ingoiarlo, si cerco, perché non ci son mai riuscita a prenderlo tutto, ma io non demordo.
Sento le sue mani che mi raccolgono i capelli, ah giusto il nostro pubblico, dovevo legarmeli.
Mentre mi lego i miei lunghi capelli biondi mi guardo attorno, la nostra macchina è letteralmente circondata da camion, non potremmo andarcene neppure se volessimo e io non voglio.
Torno ad occuparmi del suo uccello, mentre sento una portiera che sbatte, poi un’altra.
Cerco di ingoiarlo, mentre sento una delle sue manone che mi accarezza le chiappe, che mi tira, che mi espone ancora di più, me lo affondo in gola più che posso mugolando di piacere, so che la sua mano è bagnata di me, di nuovo.
Mi prende la coda e mi spinge ancora più giù, ho le lacrime agli occhi, lo sento in gola, ma ancora non è tutto, mentre le sue dita affondano nuovamente dentro di me.
Immagino cosa possano vedere da fuori, quanto sia eccitante per loro questa scena, una biondina con un uccello enorme in gola e il culo e la figa aperte verso il finestrino con queste dita enormi che mi penetrano.
Ho una scarica, una scossa, che parte dalla bocca, che parte dal cervello, mi attraversa il corpo, mi fa urlare.
Mi sento sollevare, mi sposta sopra di lui, lo fa senza sforzo alcuno è così tanto più grande, più forzuto di me.
Mi sento penetrare, lentamente, inesorabilmente, fino in fondo, mi toglie il respiro.
Ogni volta mi stupisco di come faccia ad entrare tutto quanto dentro di me, ma ci sta, ci sta bene, mentre mi sento montare nuovamente un orgasmo che mi fa urlare, urlo con tutta la mia voce, urlo per sfogare l’orgasmo, urlo per i camionisti che ci stanno guardando.
Guardo fuori e li vedo, sono tanti, attorno all’auto, molti si stanno segando apertamente, vedo uccelli da tutte le parti, tutti eretti, tutti per me, di tutti i tipi, tutte le dimensioni, mi viene da ridere, perché nessuno può competere con il suo, con il mio!
Tutti questi cazzi vorrebbero essere al suo posto, tutti voi vorreste avere il mio corpo, ma nessuno può sono solo sua.
È una strana sensazione, guardare questi camionisti segarsi mentre lui mi scopa, mi eccita come non mai.
Mi impalo fino in fondo fino a sentirlo quasi in gola, poi inizio a muovermi piano, sollevo il culo, il mio culetto scolpito da tante ore di palestra e faccio uscire il suo uccello, poi lentamente torno giù, come ogni volta devo iniziare piano, altrimenti mi faccio male, ma poi…
Poi basta, lo cavalco senza pietà, cerco di mantenere la lucidità cerco di non farmi prendere dalla passione, lo voglio fare urlare, voglio sentire la sua voce così bassa vellutata, lo adoro quando perde il controllo e parla nella sua lingua.
Sento le sue manone sulle mie chiappe, le stringono, le allargano, poi mi dettano il ritmo, è lui a sollevarmi ed abbassarmi, sono una bambola di pezza nelle sue mani.
Inizia a grugnire mentre aumenta sempre di più il ritmo poi improvvisamente mi schiaccia contro di lui, mi pianta il suo palo fino in fondo ed urla, urla parole che non capisco, esplode, mi riempie, vengo anche io ma in maniera meno plateale, lui lo sente, sente i miei muscoli che si contraggono, mi stringe a lui mentre mi bacia la mia testolina bionda.
Restiamo così sudati, sfiniti, sento che mi sta colando tutto fuori, sporcheremo il sedile.
Sento delle parole venire da fuori, dei movimenti, mi ero dimenticata per un attimo di loro, mi accoccolo meglio tra le sue braccia, mi ci nascondo quasi.
Come al solito, non mi dice nulla, ma capisce, prende il mio vestito e ce lo mette sopra come una coperta poi mi stringe tra le sue braccia forti, la testa sul suo petto largo, io così piccola minuta, lui così grosso, io bionda, gli occhi azzurri e la pelle lattea della mia gente, lui moro, gli occhi scuri, scuri come la sua pelle.
Sento i camion che si allontanano mentre guardo le nostre mani intrecciate, il bianco e il nero così perfetti l’una nell’altra.
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