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La signora di campagna
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Racconto12 min di lettura

La signora di campagna

Chi non ha mai sognato da giovane di fare sesso con una donna matura, quelle che ora chiamiamo con un acronimo americano MILF?

Franco Francuzz
1 anno fa · 3.2k letture · 0

La situazione inutile dirlo mi provocò una evidente erezione che anche lei non tardò notare. Allora, mentre con una mano continuava ad accarezzarmi la testa, l’altra scese lungo il mio petto. Avevo chiuso gli occhi, sentivo il calore delle sue carezze scaldarmi il ventre finché, arrivata al mio pube, la sua mano si insinuò all’interno dei miei slip ed afferrò il mio cazzo ormai al massimo della sua erezione. 

Con vigore cominciò a massaggiarmi la cappella mentre, tolta la mano dalla mia testa, inizio ad accarezzarsi le tette. Subito la sentii emettere dei gemiti di piacere. A quel punto decisi che dovevo essere io a prendere in mano le redini della situazione. Mi rialzai dalle sue gambe e, prendendola per mano la feci alzare in piedi, presi la T-shirt e gliela sfilai facendola passare dalla testa. Immediatamente mi si presentò lo spettacolo del suo corpo completamente nudo, non indossava nemmeno gli slip. 

Un pube peloso ma curato, ed un seno enorme e profumato che, nonostante l’età, sembrava vincere le forza di gravità si perdevano nei miei occhi. I capezzoli erano turgidi e duri come nocciole in conseguenza le massaggio precedente, non persi tempo, le mie labbra si impossessarono subito di loro ed inizia a succhiarglieli come un lattante. Dai suoi mugolii capivo che la cosa le piaceva e molto. Dopo qualche minuto di quel trattamento, mi prese il viso tra le mani, me lo alzò, si avvicinò con il suo viso e ci ritrovammo in un istante con le nostre lingue intrecciate nell’atto di esplorare le nostre bocche. Allora, sempre baciandola, la feci stendere sul divano, quindi scesi con la mia bocca ad esplorare a mia volta, il suo sesso più intimo. Il suo profumo si miscelava con un pungente odore di muschio proveniente dal suo sesso già madido dei suoi umori. In mezzo a quel triangolo peloso individuai il suo clitoride ormai gonfio per l’eccitazione, quindi inizia a succhiarglielo e leccarglielo. I suoi mugolii di piacere aumentavano, iniziai ad accompagnare il mio lavoro di bocca masturbandola energicamente con due dita. I suoi mugolii si trasformarono progressivamente in rantoli finché, inarcando la schiena, emise un urlo liberatorio accompagnato da delle forti contrazioni del muscoli pubici, segno dell’orgasmo intenso che stava provando. 

Restò per qualche minuto con gli occhi chiusi senza parlare poi, mettendosi seduta sul divano, davanti a me, in piedi, mi fece scivolare a terra i miei pantaloncini ed iniziò a leccarmi e succhiarmi la cappella. La sua lingua di fuoco correva sul bordo del mio glande facendomi venire dei brividi di piacere, poi i infilò il cazzo in bocca ed iniziò il classico movimento del vai e vieni massaggiandomi la cappella con le labbra ed il resto del cazzo con la mano. Ero in una situazione idilliaca, quella fantasia che per settimane si era impossessata dei miei pensieri si stava realizzando. 

Ero al massimo del turgore, il mio sesso sembrava fosse di legno da quando ce l’avevo duro. Allora lei si rialzò, si inginocchiò sul divano appoggiandosi con le mani alla spalliera e, offrendo alla mia vista la sua intimità mi disse: 

“Dai, fammi vedere quanto sei bravo, scopami!” I suoi peli pubici grondavano dei suo umori, la sua vagina aperta si offriva impudicamente al mio piacere. Senza pronunciare parola mi avvicinai con il cazzo in mano alla sua fessura e, senza neanche avvertirla la penetrai profondamente di colpo. Subito la sentii emettere dei gemiti di piacere che subito iniziarono a crescere di volume ed intensità. Con il movimento del bacino accompagnava i miei colpi e, per un maggior suo piacere, con una mano iniziò a masturbarsi. Mentre la scopavo, come quella notte con suo marito, mi esortava a dare il meglio di me stesso: “Si, dai scopami.. Fammi godere come una troia.. Dimmi che sono la tua giumenta.. Voglio sentire il tuo schizzo caldo..” 

Io non riuscivo a dire niente, oltre ad essere concentrato nel mio “lavoro”, la mia attenzione era rivolta al buchino del suo culetto. Era roseo ed aperto come una rosa a maggio. Da come pulsava e rispondeva ai mie colpi in vagina si capiva che lo usava spesso, probabilmente per far scaricare il marito e altri maschi suoi amanti occasionali, così come aveva suggerito alla figlia. Non resistetti più, era troppo invitante, tolsi il cazzo dal pertugio principale e, con un colpo secco la inculai. Dalla sorpresa emise un gridolino di dolore e tentò di ritrarsi, ma poi iniziò a muoversi assecondando i miei colpi ed aumentando i suoi gemiti di piacere. In breve tempo la sentii di nuovo emettere un rantolo più forte del solito e, le contrazioni dell’ano sul mio cazzo, mi avevano fatto capire che stava godendo per la seconda volta. 

Anche io ero pronto a inondarla del mio caldo liquido, quando lei capii che stavo per sborrare, lei si tolse da quella posizione, si sedette di fronte a me e afferrandosi le abbondanti tette e offrendomele quasi come fossero un recipiente mi disse: 

“Dai, sborra qui, fammi sentire la tua sborra calda sulle tette.” Forse voleva valutare le mie doti di riproduttore, la quantità della mia sborra, la densità, e l’intensità degli schizzi, quasi come fossi uno dei suoi stalloni da monta. Due smanettate con una mano e un fiume di sperma inondò il suo seno ed il viso. Con la lingua raccolse le gocce intorno alla bocca apprezzandone il gusto con dei “Mmmmm… “ prolungati e ripetuti. L’odore dei nostri sessi e dei nostri fluidi aveva impregnato l’aria. Io ero piacevolmente turbato, lo avevo fatto con la mia futura suocera e mi era piaciuto. Teresa, rompendo il silenzio mi disse: 

“Penso sia il caso di farci una doccia, ti va di farla insieme a me? ” Ci tuffammo in doccia e ci lavammo, insaponandoci a vicenda. Ogni tanto, le sue dita rese scivolose dal sapone, “casualmente” penetravano il mio culetto, qui capii chi aveva insegnato a Jessica la pratica del massaggio prostatico. Dopo esserci asciugati e rivestiti, arrivò la telefonata della mia ragazza che ci chiedeva se potevamo andarla a prendere al lavoro. In macchina io non parlavo, non sapevo cosa dire. 

Come sempre fu Teresa a rompere il silenzio: “Mia figlia aveva proprio ragione, hai un bel cazzo e sei un vero stallone, non pensare che tra di noi sia finita qui.” 

“No.. no.. “ Risposi timoroso quasi mi avesse fatto una minaccia. Da quel giorno iniziò la mia relazione con la mamma della mia ragazza, lo facemmo ogni volta che ci capitava l’occasione, soprattutto nei week end in fattoria, a volte anche correndo il rischio di essere scoperti. Purtroppo dopo qualche anno di convivenza la mia storia con Jessica finì, ma la mia relazione con la madre continuò ancora per alcuni mesi. Ogni volta che veniva in città per lavoro, non perdevamo occasione di incontrarci per fare del sesso sfrenato. La nostra storia finì quando, una promozione nel mio lavoro, mi portò ad occuparmi di clienti in tutta Italia e di conseguenza dovetti allontanarmi dalla mia cittadina di provincia. Il ricordo di Jessica e soprattutto della madre sono in me ancora vivi e sicuramente mi accompagneranno per tutta la mia vita.

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