Jezabel ormai mi controlla ogni giorno per cercare i segni sul mio corpo e farli sparire, ma è sempre più difficile. Per fortuna Salvatore ha preso a viaggiare molto quindi è più fuori che in casa e quando non c'è Jez dorme con me. Non facciamo l'amore né ci baciamo, si limita a coccolarmi e a cercare di farmi passare i dolori del corpo e, in parte, dell'anima. Credo che se non fosse per aiutarmi e in qualche modo vigilare su di me, sarebbe già tornata in Francia.
Non so che cosa cerco in quel dannato cantiere! L'amore? No di certo! Orgasmi, sesso? Si ma non sono così importanti, anzi spesso non ottengo nè uno nè l'altro. È un viaggio, una discesa senza controllo nel mio personale inferno. E invece di frenare sto spingendo sull'acceleratore! Mi fa male, so che mi fa male, sia fisicamente che mentalmente, e che mi sta rovinando ma non posso stare senza. Sarebbe così facile smettere, basterebbe affidarmi a Jezabel, so che lei mi ama ancora, lei riuscirebbe, saprebbe come fare. Basterebbe un suo sguardo, un suo bacio! Ma dovrei volerlo... anzi no, dovrei desiderarlo, desiderarlo davvero! Invece l'unica cosa che desidero è sentirmi una troia, una sgualdrina, desidero sguazzare nel suo sperma, desidero degradarmi, arrivare ad accettare l'inaccettabile! Ma cosa sto pensando, la realtà è semplicemente che io sono felice così! Ed è questo l'inferno!
Un giorno di fine aprile arrivo al container e c'è dentro un operaio che sta montando un grosso anello sul soffitto, ride e parla in rumeno con Roman. Noto che ha fissato anche sul pavimento due anelli simili ma più piccoli, distanti circa mezzo metro tra loro, proprio sotto all'anello grande. Quando entro l'operaio mi guarda con un sogghigno, finisce di fare il lavoro e se ne va. Gli tengo la porta aperta perché ha gli strumenti e la scala, poi la chiudo dietro di lui. Non faccio in tempo a girarmi che Roman mi sbatte con forza contro la porta chiusa, mi solleva la gonna e mi strappa le mutande. Resto ferma, in attesa, passiva e vogliosa, l'unica cosa che faccio è allargare un poco le gambe. Tempo di sbottonarsi e me lo appoggia, è già duro, e mi entra in vagina, violentemente. Io sono già fradicia ed entra facilmente, spingo anche io, furiosamente, ma non faccio in tempo a venire, si ferma quasi subito, esce e lo appoggia all'ano. Mi spavento, senz'olio mi squarta! 《No ti prego non hai messo l'olio mi farai m..... AGGGGHUUU!》 mi esce un suono scomposto, i miei umori non sono sufficienti per lubruficarlo bene, fa un male d'inferno! Non si ferma continua a darmi spinte violente che mi sollevano letteralmente e ad ogni colpo sbatto contro la porta, mi immagino l'operaio che se la ride. Per fortuna finisce quasi subito, mi sborra dentro e si ferma; sono distrutta, non oso muovermi per il bruciore e anche lui resta immobile alcuni secondi; mi riempie con tutto il suo sperma e poi esce ma rimane attaccato alla mia schiena. Mi alita nell'orecchio: 《allora francesina, la salsiccia la preferisci con l'olio o al naturale?》 e ride come un idiota della sua battuta. Mi lascia e io scendo in ginocchio, con le lacrime agli occhi per il dolore, di sedermi neanche a parlarne. Resto inginocchiata con la faccia rivolta alla parete, non oso toccarmi dietro perché ho paura di cosa potrei trovare. Senza guardarlo gli chiedo :《quegli anelli sono per me?》 lui non risponde subito, lo sento che si avvicina. Mi strofina il cazzo bagnato e ormai moscio contro la guancia e intanto mi risponde: 《certo francesina sono i tuoi nuovi giocattoli》 Ma io ormai sono persa, nonostante lo strazio al culo, il contatto del suo membro mi fa girare la testa. Lo prendo delicatamente con le dita e lo riempio di baci, lo lecco piano, vorrei di più.... Non oso prenderlo in bocca, lecco via gli ultimi rimasugli di liquido seminale, ingoio ma ne voglio ancora! timidamente apro la bocca sbirciandolo da sotto, tento di .... mi arriva un ceffone! Mi scuso subito, non voglio che si arrabbi, lo so, non ho aspettato il suo ordine, colpa mia. Mentre si sistema i pantaloni: 《francesina, domani non posso esserci, spero non ti dispiaccia troppo. La prossima volta proviamo gli anelli.... 》 e se ne va.
Rimango lì, inginocchiata, sconfitta; il dolore alla faccia non lo sento neanche da quanto mi brucia il culo, resto ferma in ginocchio aspettando che mi cali un pò. So che dovrei sciacquarmi con l'acqua fredda, ma sono stanca! Sono stanca di lui, di me, di mio marito, dell'italia... mi manca la vita di prima, mi manco io come ero prima. Mi manca Jezabel! E all'improvviso scoppio a piangere, un lungo pianto disperato, senza più pensieri, né colpe né giustificazioni.


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