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In vacanza con mia sorella.
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Racconto21 min di lettura

In vacanza con mia sorella.

Seduto sul ponte superiore, osservo la scia della nave che ci porta in Corsica. Appoggiate al parapetto ci sono Anna e mia sorella Silvia. Franco, mio cognato, amante della fotografia scatta loro una raffica di foto ed esse si atteggiano come dive. Mi chiamo Mario, ho quarantasette anni e sono sposa...

pennabianca
3 anni fa · 4.2k letture · 1

«Buon giorno, amore, voglio sperare che la mia dolce cognatina non ti abbia spremuto del tutto.»

Ridendo si rimette il cazzo in bocca, che cresce sempre più. Li guardo e vedo mia sorella che si sta facendo leccare da suo marito con molto piacere. Ridendo, chiedo a mia moglie della serata.

«Quel porco di mio cognato, nonché mio cugino, mi ha esibito per tutto il paese al punto tale che un tizio mi ha offerto cento euro per scopare, pensando fossi una puttana. Al mio rifiuto, ha alzato l’offerta fino a duecento cinquanta. E il porco di mio cugino che ha fatto? Eccitato dal vedermi trattare da puttana, mi ha scopato su di una panchina dei giardini con il tizio che si segava lì vicino. Dopo, non contento, ha continuato il giro del paese, insistendo a metter in mostra tutte le mie grazie con il tizio di prima, che ci seguiva senza perdersi un solo gioco. Alla fine mi ha inculato in cima alla torre. Il tizio si è avvicinato, io gli ho segato il cazzo, facendolo schizzare come una fontana. Guarda, mi ha pure regalato i soldi promessi.»

Mi mostra le banconote, mentre Franco ha infilato mia sorella e se la scopa di gusto.

«Accidenti, Silvia, ma che razza di porci abbiamo sposato? Guarda qui, questo maiale si è eccitato nel sapere che sua moglie è stata pagata come una puttana!»

Silvia ride divertita.

«Tranquilla, mia cara. Dovresti sentire come gli si è gonfiato a mio marito, mentre raccontavi la serata. Sono porci di una razza speciale e, con il tuo aiuto, li voglio spremere fino all’ultima goccia. Quanto a te, dolce maialino mio, devi sapere che tuo cognato, non che mio fratello, mi ha chiavato fino allo sfinimento e poi, non contento, mi ha anche rotto il culetto. Appena sarò in grado di godere, lo farò provare anche a te. Accidenti, senti come si è gonfiato il tuo cazzo all’idea che lui mi ha rotto il culo!»

Da quel giorno le nostre vacanze hanno preso tutta un'altra piega: son diventate fantastiche. Silvia è sempre più rilassata ed a suo agio. Si lascia andare sia in spiaggia, nuda, che la sera ad esibirsi; poi cominciamo anche a scopare insieme. E' così che Silvia scopre prima il piacere delle labbra di Anna fra le cosce e poi, finalmente, cede il culo a Franco. Lui la penetra da dietro, mentre Anna la lecca e, quando vede che lei lo ha tutto nel culo, si gira verso di me e m’invita a scoparla davanti in doppia.

«Dai, che aspetti, infila questa fighetta, che sta sbavando per il tuo cazzone. Tu, amor mio, rilassati: stai per assistere ad una delle esperienze più sorprendenti che una femmina può provare, due cazzi insieme.»

Silvia resta immobile, fin quando entro tutto in lei. Poi si lascia andare a ripetuti orgasmi che la sconvolgono e, da quella volta, ogni scopata si è sempre conclusa con una doppia, che lei reputa il massimo che una femmina possa desiderare. Prima della fine della vacanza, ho avuto una serata trasgressiva con lei tutta per me. L’ho fatta esibire e giocare per buona parte della serata, sempre sotto lo sguardo attento di Franco e Anna, che ci seguivano a breve distanza. Infine, l’ho scopata appoggiata al muro della diga del porto, con due pescatori che, vedendola godere fra le mie braccia, hanno tirato fuori i loro cazzi e si son messi a segare dicendo: ...salope...salope…

Lei mi ha guardato ed io ho tradotto: puttana! Lei allora si è inginocchiata davanti a me e, preso il mio cazzo in bocca, ha cominciato una pompa bestiale, facendomi sborrare anche l’anima. Poi si è girata verso di loro e li ha guardati con occhi carichi di libidine.

«Grazie, la troia ha finito.»

Poco distanti da noi, Franco inculava Anna appoggiata ad un lampione spento. Poi, come tutte le cose belle, arriva anche la fine. Il nostro traghetto era previsto per la domenica mattina alle dieci, ma il sabato a mezzogiorno eravamo in un bar a bere, quando dalla tv un meteorologo annunciava che, nel tardo pomeriggio e nella notte, una forte tempesta si sarebbe abbattuta su tutta la zona, con venti fortissimi e mare mosso.

Immediatamente siamo corsi al porto e, pagata una differenza, siam saliti sulla prima nave in partenza. Il viaggio è stato difficile per il mare che si stava ingrossando e, una volta sbarcati, ci ha accolto un violento temporale che ci ha accompagnato fin a casa, dove siamo arrivati alle dieci di sera.

Nella mia casa non vi erano luci accese, mentre in quella di mia sorella si vedevano le luce accese e le vetture dei miei figli. Parcheggiato il camper, siamo entrati in casa, dove erano udibili dei rumori provenire da dentro la camera di mia sorella.

Aperta la porta, lo spettacolo che era davanti a noi ci ha lasciato basiti. Sul letto i miei ragazzi si scopavano le loro cugine, che gradivano molto le splendide dotazioni dei nostri figli, specie quella del più piccolo, direi molto fuori del comune. Stupiti, siamo ritornati in sala, mentre le ragazze si coprivano con le lenzuola. Sedute sul divano, Anna e Silvia si guardavano senza parlare, mentre io ero appoggiato alla poltrona, insieme a mio cognato. Poi Anna fa una considerazione ad alta voce.

«Mi domandavo come mai non avessero nessun rapporto, nonostante le tante amicizie; ora è chiaro: si divertivano fra loro.»

Silvia scatta in piedi e la guarda decisa.

«No, cazzo! Non ci sto! Non voglio che essi facciano lo sbaglio che ho fatto io tanti anni fa. Se hanno deciso di godersela fra loro, per me va bene. Sono sangue del mio sangue e non voglio giudicarli, ma comprendere e aiutarli a vivere le loro emozioni al meglio.

Dai, Anna, andiamo a rassicurarli. In questi giorni anche noi abbiamo fatto le stesse cose che fanno loro adesso.»

Tende le mani a mia moglie, che si alza, si spogliano insieme e vanno in camera, seguiti da Franco, che si mette nudo anche lui.

Li seguo e, prima di entrare, li vedo sorridere ed abbracciarsi.

Rifletto sul fatto che, appena varcata quella soglia, nulla sarà più come prima.

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