«Bastardo! Sei un bastardo! Bastardo! BASTARDO! Mille volte bastardo!»
Trema e, improvvisamente, scoppia in un pianto dirotto. Sollevo le braccia e l’afferro, tirandola verso di me. Piange, singhiozza forte, fin quando si calma.
«Sei un bastardo. Io ti volevo, mi ero resa conto che ti piacevo, mi ero accorta che mi spiavi e pure io lo facevo con te. Mi son consumata le dita a masturbarmi per te. Volevo esser tua, volevo che fossi tu a sverginarmi, ti avrei dato anche dei figli, ma tu sei sparito per correr dietro a quella puttana di Anna. Ci ho messo tanto tempo a capire che tu le volevi bene e che lei era pazza di te.»
La rigiro e la metto sotto. Le bacio il collo, poi, lentamente, scendo verso i seni, li succhio, lei si sta rilassando, lasciandomi fare. Le arrivo alla fica che ora si sta bagnando. Ne aspiro il profumo, l’odore mi riempie le narici. Poi le do un colpo di lingua lungo tutto lo spacco, che la fa tremare tutta. Ha un fremito, uno scatto improvviso che le fa chiudere le gambe. Poi si rilassa e le divarica, aprendole al massimo. Lecco e scivolo fra le pieghe del suo sesso, geme e si scioglie con umori che sgorgano copiosi. Lecco e succhio, risalgo lo spacco e trovo il bottoncino duro, teso.
Lo afferro con le labbra e lo stringo succhiandolo forte; è troppo per lei che ha un nuovo orgasmo, ma questa volta non si trattiene e gode.
«È bellissimo! Scopami! Sono anni che desidero questo momento...ti prego…»
Risalgo lungo il suo corpo. Il cazzo si appoggia fra le pieghe della fica bollente e quando sto per dare un affondo, lei mi blocca, ponendo una mano sulla mia bocca. La sua voce è appena un bisbiglio, rotto dall’emozione.
«Sono certa di non esser brava come Anna, ma, ti prego, per questa notte, fammi sentire tua, accontentati di quello che ti darò, anche se è ben lungi da quanto ti fa godere lei.»
Le sorrido e le spingo dentro metà del mio cazzo durissimo. Geme, apre la bocca, ma non emette alcun suono. Le brillano gli occhi dalla felicità. Affondo tutto in lei. I seni sobbalzano verso l’alto per la mia spinta, sbatto la punta sul fondo e le procuro una scossa di piacere, che la fa tremare tutta. La pompo lentamente, facendole assaporare tutta la lunghezza e lo spessore del mio palo. Gode, ha un orgasmo e poi un altro subito dopo. Mi fermo, le lascio assaporare il piacere. Lei con un colpo improvviso di reni, mi rigira e s’impala su di me, erge il suo corpo in verticale e affonda il cazzo dentro di sé. Lo sento premere contro il fondo. Ha un gemito e poi, lentamente, incomincia ad ondeggiare avanti/indietro con calma, godendo, mentre io le afferro i seni e li impasto fra le dita.
«Fammi male. Per tanto tempo ho strizzato i seni fino al dolore per punire il mio corpo, che ti desiderava. Col tempo anche il dolore è diventato piacere e ora, quando mi faccio male, godo di più.»
Le stringo forte i capezzoli, mentre lei gode; ha un nuovo orgasmo, poi, sfinita, si distende su di me. Il respiro è veloce, lentamente scivola di lato, mentre io la scopo sempre più forte. Sono al limite, la distendo di nuovo sotto di me, lei mi guarda e sorride compiaciuta.
«Dai, sfondami tutta e schizzami dentro. Ho sognato che eri tu a ingravidarmi, quando son rimasta incinta delle ragazze; ora lo vorrei, ma non è possibile; ma tu, vienimi dentro, chiuderò gli occhi e sarà come se lo avessi sempre fatto.»
La pompo più velocemente, il suo viso è una maschera di felicità, m’incita a venir dentro di lei.
«Dai, sborrami dentro! Ingravida tua sorella... porco! Lo so che lo vuoi… ora!»
Quelle parole sono la goccia che fa esplodere il mio piacere e vengo.
Quattro bordate di seme le inondano la fica assetata del mio piacere. Restiamo abbracciati in silenzio, rotto solo dal battere incessante dei nostri cuori che sembrano tamburi impazziti.
«Mamma mi sorprese a spiarti e minacciò di dirlo a papà. Poi hai conosciuto Anna e allora mi sono detta che era meglio così. Dai, andiamo a far una doccia.»
Entriamo nel bagno e ci diamo una rinfrescata, che più che lavarci serve ad eccitarci ancora di più. Tornati sul letto, la stringo ancora a me, lei mi bacia con passione, poi si gira, si mette in ginocchio e si apre il culo.
«Dai, sverginami. Ho promesso a me stessa che se non lo avessi avuto tu la prima volta, non lo avrebbe avuto mai nessuno. È tuo, sfondalo e scopami tanto, fin quando non ci godo come Anna. Lei mi ha detto che tu sei bravissimo nel pomparle il culo fino al piacere.»
La guardo titubante, esito, ma lei insiste. Apro un cassetto e prendo del gel, che a volte ho usato con mia moglie, poi le lubrifico il culo, infilando prima due dita, poi sempre più velocemente, finché lei, spazientita, mi ordina di scoparla nel culo.
«E dai, lo voglio! Lo so che mi farai male, ma, come ti ho detto, mi piace il dolore, quindi non esitare e mettimelo dentro.»
Appoggio la cappella sul buchetto, esito un momento, ma lei appoggia le mani alla parete e se lo spinge dentro, in breve se lo ritrova tutto dentro. Ha un gemito di dolore, che le fa irrigidire tutto il corpo.
«…aaahhhiii…cazzo, come sei grosso! Sta fermo... immobile… mi stai sfondando le viscere… mi sembra di averlo nello stomaco, da quanto lo hai lungo…»
Le metto una mano sulla passera, massaggio il bottoncino che le procura un istantaneo piacere per distoglierla dal dolore. L’afferro per i fianchi e la distendo di lato. Ora è più facile masturbarla e scoparle il culo. Lentamente si dilata, sento che si abitua al palo e mi chiede di muovermi, mentre tolgo la mano dal clito e ci metto la sua.
«Masturbati, che il piacere ti farà venire prima.»
In breve il dolore lascia il posto al piacere e, ben presto, lei mi chiede di muovermi più velocemente.
Le limo il culo a dovere. Quando la sento venire, lei trema e mi chiede di sborrare.
«Dai, schizzami nel culo…lo voglio! Ti prego! Dai, che sento che comincia a bruciare…»
Pompo con più impegno e, alla fine, le sparo due schizzi in culo, con lei che impazzisce quando li sente.
Improvvisamente se lo sfila e si gira, prendendolo in bocca. Lo lecca, lo succhia e pulisce ogni minimo residuo del mio e suo piacere, poi, malferma sulle gambe, va in bagno e torna dopo poco.
«Accidenti, credo che non mi si richiuda più: me lo hai aperto a dovere. Son felice che tu mi abbia rotto il culo. Era una cosa che volevo con tutte le mie forze e sarà ancora e solo tuo, finché non riuscirò a godere anche da lì; solo allora lo farò provare anche a Franco. Grazie, ma ora credo che sia meglio riposare.»
Ci addormentiamo abbracciati e mi sembra di sentirli tornare molto tardi. All’alba sono svegliato dalle calde labbra di mia moglie che mi succhia il cazzo.
