«Vediamo chi paga il gelato questa sera.»
Lui si guarda intorno, sorride e invita anche noi a giocare, uomini contro donne. Anna accetta subito, mentre io preciso a mio cognato, che son poco esperto e che rischia una sconfitta. La fortuna però sembra tutta a favore delle donne, che ci danno una sonora lezione. Sconfitto, dico a mio cognato che, essendo io il più scarso, pagherò io, ma lui m’invita a prendere una carta dal mazzo: pagherà colui che avrà pescato il punteggio più basso.
Sollevo un nove, mentre lui un sei. Torniamo in spiaggia. Il pomeriggio continua con Silvia, che ora si distende supina, sempre guardandosi intorno per vedere chi la guarda. La sera, dopo cena, le donne si mettono in tiro per uscire: sia Anna che Silvia indossano una mini e un top. Andiamo in paese, che dista pochi minuti. Anna si esibisce con estrema disinvoltura, mostrando in modo provocatorio le sue grazie, rese ancor più evidenti dal fatto che non indossa nessun intimo. Sia io che Franco lo notiamo e la cosa ci eccita molto, mentre mia sorella sembra infastidita dagli sguardi di ammirazione che i maschi le rivolgono. Tornati, ci mettiamo a dormire e sentiamo loro che litigano, sottovoce. Anna si stringe a me, vorrei scoparla, ma lei mi dice di non infierire, indicando loro con un gesto del capo. L’indomani, dopo colazione, si va in spiaggia. Silvia ha un tale stato di nervosismo, che si nota subito. Franco m’invita a raggiungere a nuoto alcuni scogli che distano poche decine di metri dalla spiaggia. Arrivati, ci fermiamo, per riprendere fiato. Mi rivolge una domanda, quasi attesa.
«Come si scopa in un camper?»
Lo guardo sorridendo e gli rispondo.
«Con la persona che hai nel letto.»
Lui mi guarda sconsolato; decido che sia giunto il momento di metter in chiaro alcune cose, se non voglio rovinarmi le ferie. Lo guardo serio e deciso.
«Tu la scoperesti Anna?»
«Lui tergiversa, si gira, cerca di sviare la risposta, poi, alla fine, la sua risposta ha un tono laconico.
«Anna è una bella donna, disinvolta, chi non la scoperebbe?»
Lo incalzo con decisione.
«Cosi, non ci siamo. Noi dobbiamo metter le carte in tavola e parlarci chiaramente. Devi sapere che, fra me e mia moglie, vi è un profondo legame, ma anche un dialogo, che ci permette di esser sempre informati su tutto ciò che ci capita, nel presente ma anche nel passato. Io lo so che sei stato tu il primo a insegnarle a far seghe e pompini, come lei sa che io mi segavo spiando mia sorella, fin quando mia madre mi riempì la faccia di schiaffi, per questo. Quando ho conosciuto Anna, mi son dedicato anima e corpo a lei. Se a te piace ancora, lo voglio sapere chiaro e tondo, poi, quello che lei deciderà di fare in questa vacanza, l’accetto senza riserve, come sempre è stato fra noi.»
Il mio tono duro ha l’effetto voluto.
«Certo che mi piace, è una femmina fantastica. Non mi fraintendere, amo tua sorella e le sono stato sempre fedele, ma fra le due donne vi è un abisso.
Hai visto con quanta disinvoltura si è esibita ieri sera? Io vorrei che anche Silvia fosse un po’ più disinvolta, invece era chiaro che tutto la infastidiva. Vi è in lei qualcosa che la blocca; ho provato a disinibirla un poco, ma è stato come cercare di sciogliere un ghiacciolo dentro una cella frigorifera. Anna invece, ieri sera, era meravigliosa, si è lasciata ammirare da tutti: sì, la scoperei volentieri, anzi lo avrei fatto ieri sera, davanti a tutti.»
Lo guardo, finalmente ho certezza di come la pensa. Mi giro, vedo le donne sulla spiaggia che parlano e ridono: mi fan ben sperare. Torniamo a riva e loro si alzano per fare una passeggiata, poi, quando tornano, ci salutano dicendo di andare a preparare il pranzo e ci vorrà circa un’ora. Afferro il messaggio e, mentre restiamo lì, mi faccio raccontare da Franco i dettagli che già conoscevo su come aveva iniziato Anna ai piaceri del cazzo. Quando rientriamo nel motorhome, c’è aria di fronda. Le donne hanno in mente qualche cosa e, francamente, ne son contento. Dopo pranzo fanno la comparsa le solite carte.
«Questa volta ci giochiamo più del gelato.»
Annuncia Silvia, mostrando dei foglietti di carta dove è scritto il nome di ognuno di noi, assieme ad una dicitura che ci invita a leggere e firmare.
“Io sottoscritto Mario, con il presente, mi metto a tua completa disposizione per un'intera serata. M’impegno ad eseguire tutto quello che mi sarà richiesto, come vorrai, con chi vorrai, dove vorrai e con l’abbigliamento che riterrai più opportuno. In fede.”
Loro firmano senza esitare, mentre Franco ed io, ci diamo uno sguardo, un poco preoccupato. Mi parla con voce un po’ tesa.
«Questa volta dobbiamo vincere assolutamente.»
Incominciamo a giocare e subito sembra che la fortuna sia tutta dalla loro. Vincono le prime due partite, poi noi raggiungiamo il pareggio, l’ultima partita la giochiamo come se fosse la finale del mondiale di calcio. Alla fine vinciamo, 59 loro 61 noi. Anna sorride divertita, mentre Silvia è evidente che non è soddisfatta del risultato. Franco m’invita a prendere una carta dal mazzo.
«Chi ha il punto più alto, sceglie il pagherò da incassare.»
Prendo un otto, lui un nove. Ride e prende il biglietto di Anna, che lo guarda divertito, mentre Silvia ha un gesto di stizza, prende il telo e va verso il mare, seguita da me, che un po’ me lo aspettavo. Anna e Franco ci seguono, parlando della serata. Passiamo il pomeriggio distesi al sole: ognuno riflette su quello che sarà la serata. Io mi rendo conto che, per me, sarà dura convincere mia sorella a lasciarsi andare e non voglio certo creare un casino, che ci rovinerebbe la vacanza a tutti.
La cena si rivela una semplice formalità: sembra che nessuno ha fame, poi Anna si prepara per uscire, mentre Silvia se ne sta seduta in disparte, in assoluto silenzio. Quando vedo mia moglie vestita con un semplice pareo, che parte da dietro e che s’incrocia sul seno, per annodarsi dietro il collo. Mi rendo conto che questa sera è decisa a far scintille con Franco, che la guarda estasiato. Usciti loro, il silenzio regna sovrano, poi Silvia mi si avvicina. Parla con un filo di voce, guardando il pavimento.
«Ti devo chiedere un favore: il mio debito lo vorrei pagare un’altra sera. Ora vorrei restare qui dentro con te.»
Accetto. Subito lei si spoglia nuda e si siede sul letto, invitandomi a seguirla. Mi spoglio e distendo di fianco a lei, che subito prende in mano il mio cazzo, quasi duro. Lo sega in maniera tesa e nervosa, quasi facendomi male, poi, improvvisamente lo prende un po' in bocca, lo lecca svogliatamente, lo succhia senza passione, in modo molto distaccato. Provo a toccarla, ma lei mi fulmina con un secco: "sta fermo!" Poi sale su di me e s’impala tutto il mio cazzo, dentro di sé. La sento spingere con forza per farlo entrare, è poco lubrificata, scivolo malamente dentro di lei, forzando sulle pareti, fin quando di colpo non raggiungo il fondo, battendo con forza la cappella contro il collo dell’utero, che le provoca dolore e piacere all’istante. Geme, lasciandosi sfuggire un lamento. Il suo corpo è scosso, freme e poi, improvvisamente, mi tempesta il petto di pugni.
