Ma lui capì benissimo la situazione e non mollò la presa: cominciò ad usare dei toni più dolci, dicendomi che ero bellissima, che travestita da donna sarei stata una bomba sexy eccezionale, che mi avrebbe trattato con dolcezza o con fermezza quando lo richiedevo, andandoci pian piano e che lui mi avrebbe dato tutto l’occorrente per travestirmi, visto che sua moglie non sarebbe stata in casa per tutta la settimana, e quindi potevo tranquillamente usare la sua biancheria e i suoi trucchi, compresa una parrucca mora che sua moglie acquistò per un carnevale.
Mi assicurò che mi avrebbe femminilizzato per bene, che mi sarebbe piaciuto tantissimo e che, in ogni caso, nel momento che avessi voluto far cessare il gioco me ne sarei potuta andare senza problemi. Cominciavo a non capire più nulla: la mia frenetica voglia era incontenibile, cominciavo a staccare a uno a uno i miei freni inibitori, ero preoccupata e un po’ perplessa per quell’incontro così improvviso, ma dentro avevo un calore così accesso che non si sarebbe mai acquietato con una lunga masturbata e una doccia gelata e così mi convinse e accettati.
Facendo attenzione a non svegliare i miei, mi diressi follemente eccitata al luogo dell’appuntamento, febbricitante e col cuore in gola.
Lui aprì la porta con la sigaretta in mano e con indosso solamente un paio di mutande bianche, dove sotto si vedeva benissimo un prestante rigonfiamento un po’ bagnato e io, alla vista di quel pezzo di uomo forte e possente, rimasi imbambolata come una verginella, contemplando quanto fosse ancora più arrapante dal vivo quel bel pezzo di animale.
Mi vide che ero tremante e con aria protettiva mi porse la mano per farmi entrare, chiuse la porta, mi spinse a se e mi abbracciò dolcemente, accarezzandomi la testa, poggiandomela sul suo petto peloso.
- Mia dolce Barbara, ce l’hai fatta ad arrivare.. Vedrai..non te ne pentirai..ci divertiremo tantissimo..
Io mi sentii sciogliere come un ghiacciolo da quelle parole e da quell’aurea protettiva, dolce ma tremendamente sexy, rude e vogliosa che emanava quell’uomo. Tra le sue braccia il suo odore di muschio selvatico improvvisamente colpì le mie narici che andò ad alimentare la mia erezione, che comunque non si era mai acquietata da quando avevo visto il mio uomo in cam.
Non appena percepì che mi ero tranquillizzata, mi prese per mano e mi condusse in camera da letto, dove sul letto vi erano adagiati tutti gli indumenti che mi occorrevano, ossia una guepiere nera di pizzo, degna delle migliori zoccole di playboy, compresa di reggicalze e poi autoreggenti, perizoma di pizzo, parrucca, trucchi, unghia finte rosse. Inoltre, tutto il set per una depilazione accurata. E pure il profumo di sua moglie! Quell’uomo sapeva davvero il fatto suo! Mentre io guardavo con stupore quella biancheria così stuzzicante, mi avvolse da dietro con le sue braccia forti e sussurandomi nell’orecchio, mentre con una mano mi tastava le chiappe, mi disse:
- Tesoro..questo è per te..vuoi essere la mia donna stanotte? Dai prendi tutto e vai in bagno a prepararti..mettici tutto il tempo che ti occorre..io rimango qui ad aspettarti.. Non vedo l’ora di assaporare il tuo bel culetto sodo e accogliente..
Io mi girai, lo guardai, gli toccai il pacco umido e con un sorriso malizioso da troia gli dissi:
- Mio bel stallone..stanotte non sarò la tua donna..sarò la tua umile troia sottomessa..
Dopodicchè presi la roba e mi chiusi in bagno. Ci misi un bel po’ per depilarmi e truccarmi per bene, ma ogni tanto gli urlavo – Tesoro arrivo subito..ho quasi fatto.. - -Non preoccuparti bedda..mettici tutto il tempo che vuoi..abbiamo ancora tutta la notte..- E sentivo che dalla sua camera provenivano i gemiti di un film porno che nel frattempo il bel maiale aveva messo su.
Quando terminai l’opera, vidi riflessa nello specchio una bellissima donnona dai riccioli mori e dalle labbra carnose, con un paio d’occhi a gatto molto intriganti, poichè trasmettevano quell’aria da bambina innocente, che è anche un po’ cattiva e maliziosa. Le curve sensuali scendevano fino a delineare un sederino solcato da un perizoma che metteva in bella vista delle belle chiappe sode, lisce e bianche, sorrette da un vertiginoso stacco di gambe vellutate. Ero eccitatissima e avevo il cazzo che mi scoppiava sotto il perizoma!
Diedi due spruzzi di quel profumo da donna e uscii dal bagno, recandomi in camera da letto dove lui mi aspettava disteso sul letto, spippava una sigaretta e con una mano si massaggiava il pacco, con fare molto maschio, mentre si gustava la visione di quel film porno.
Io entrai in camera e, senza dire nulla, mi appoggiai alla parete accarezzandomi le gambe, sempre con un sorrisetto malizioso e lo sguardo felino di una vera professionista di bordello. Lui distolse lo sguardo dal film e mi fissò sgranando gli occhi e spalancando quasi la bocca. Cominciò a insalivarsi le labbra secche dall’eccitazione e con gli occhi di fuoco e il cazzo che vistosamente gli scoppiava dalle mutande, spense la sigaretta nel posacenere e si diresse verso di me con movimenti lenti, un po’ meccanici e rozzi, come quelli di un cacciatore che ha appena avvistato una succulenta preda e fa attenzione a non farla scappare. Non disse nulla. Mi prese per mano guardandomi con uno sguardo duro e deciso e mi chiese di inginocchiarmi davanti a lui. Tenendomi la testa con una mano, con l’altra si abbassò gli slip, facendo balzar fuori quel pitone gonfio e nodoso, dall’aroma di cazzo davvero intensa.
- Eccolo..Mia bedda puttanazza....Sucalo! E’ tuo..te lo sei meritato..
Io avida, mi avventai sul suo uccello, accarezzandolo, baciandolo, dando intense leccate ai suoi coglioni gonfi e pelosi, e poi, succhiando con roboanti scroscii la sua cappella già abbondantemente bagnata, finchè non potei più trattenermi e con golosa voracità, cominciai a pomparlo, affondandomelo tutto in gola. Quasi soffocavo per quanto era grosso e lungo, ma cercavo di allargare quanto più possibile la gola per potermi gustare ogni centimetro di quella bontà della natura. Mentre lo spampinavo e lo menavo, con una mano massaggiavo il suo ventre peloso, fino a toccare il suo torace possente da toro infoiato. Ogni tanto lo estraevo per poter prendere fiato, ma lui subito mi teneva per il capo e mi rispingeva in gola quel massiccio cazzo di marmo.
- Suchi meglio di una fimmina! sii...sii...continua pompinara...sei un gran bel frocione.. Ti piace vestirti da fimmina...eh? si..lo sento che ti piace la mia bedda minchia sborrosa..mmmm...siii...continua..suca..ahhh.....
Quelle scurrili parole in siciliano mi infoiavano sempre di più e pompavo sempre più forte come una forsennata. Lui era troppo eccitato, lo sentivo mugolare, il suo respiro si faceva sempre più intenso, il suo cazzo si faceva sempre più duro e bollente, finquando emise un urlo cavernicolo dicendo –Troia..vengoooo..ingoia..ahhh..- ed esplose dentro la mia bocca un fiume di sborra bollente, che in parte riuscii a ingoiare e che in parte mi sbrodolava dalla bocca e mi colava lungo il mento. La mia bocca era tutta sbavata di sborra e rossetto.
Volle che lo tenessi ancora in bocca e che continuassi a pompare e così feci. Lo leccavo, me lo sbattevo in bocca e spalmavo col suo cazzo mezzo duro, in viso, tutta la sborra esplosa nelle labbra, fino a che, passarono circa 3 minuti, e gli venne di nuovo duro come un bastone di legno!
Mi prese la mano e mi sollevò da terra, mi prese in braccio e mi butto nel letto mettendomi a pancia in su e sollevandomi le gambe. Col suo membro dritto davanti a me, mi teneva dalle caviglie e poi faceva scendere le sue mani lungo le mie gambe, ricoperte dalla velatura delle autoreggenti, accarezzandole e poi si accasciò sopra di me strofinando il suo cazzo di marmo sopra il mio che ormai era da troppo tempo in tiro e che dunque sbalzò fuori dal perizoma. Mentre faceva su e giù sopra di me, mi baciava selvaggiamente il collo, come un leone che sbrana la sua preda. I suoi baffi strofinati sul mio collo mi davano una sublime sensazione, mentre sentivo il suo dolce fiato che sapeva di tabacco, mista all’odore del suo sperma che permaneva nella mie narici. Mi baciava sempre più infoiato il collo, mentre nell’orecchio mi sussurrava quanto fossi femmina, che io ero la sua femmina, che mi avrebbe trombato sempre ogni volta che lui avrebbe voluto e che io avrei ubbidito come una docile serva. Restammo così una decina di minuti, mentre mi baciava e farfugliava quelle parole in siciliano, continuando ad andare su e giù, quasi come a volere simulare una penetrazione alla missionaria con una donna. Io con le unghia laccate di rosso, mi aggrappavo alla sua schiena ansimando e tastando quelle spalle larghe e possenti e mi sentivo totalmente braccata e in suo possesso, ancor di più quando mi prese per i polsi e, continuandomi a schiacciare restando sempre sopra il mio corpo, portò le mie mani dietro la mia testa, continuando a leccarmi il collo, massaggiandomi “le tettine” e offuscando la mia mente col suo calore e i suoi odori da maschio selvaggio.
