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Erotika
Nonna troia seduce il nipote maiale - Terza Parte
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Racconto19 min di lettura

Nonna troia seduce il nipote maiale - Terza Parte

Dopo aver passato la serata in compagnia di Davide e dei suoi amici, in particolare Leonardo, un biondino minuto ma furbo e grande palpatore, ed eccitata dalle carezze di quest’ultimo, feci l’amore con Davide, lì in piedi, appoggiata al lavandino della cucina realizzando così anche una delle mie fantasie erotiche.

Alex
1 anno fa · 1.6k letture · 0

I miei collant erano bagnati ma la cosa ormai non lo sorprendeva più. Continuando ad accarezzarmi la zona pubica, ci dirigemmo verso il divano e mi fece sedere. Mi tolse le scarpe, il collant e le mutandine e cominciò a leccarmi. Devo dire che sua sorella Cristina le ha insegnato veramente bene. La sua lingua turbinava velocemente nella mia intimità mentre le sue mani accarezzavano i miei seni. Avevo voglia che mi penetrasse ma lui continuò a leccarmi, mi infilò anche due dita e cominciò così a masturbarmi, allora mi abbandonai al piacere ed in pochi attimi arrivai all’orgasmo. Ci stavamo ricomponendo quando squillò il telefono, era la mia figlia maggiore, Virginia, sua madre. Mi disse che avrebbe voluto passare a trovarmi, la cosa mi rese molto felice anche perché ultimamente i nostri rapporti erano piuttosto freddi, ma mi accorsi anche che la sua voce metteva in evidenza una sorta di imbarazzo, forse anche un po’ di paura. Virginia arrivò circa mezzora dopo, era felice di rivedere il figlio e ci baciò entrambi molto calorosamente. 

Mi parlò delle difficoltà che in questo momento Cristina aveva nel vivere in casa con il padre e mi chiese se potevo ospitare anche lei per qualche giorno. Felice di aprire la casa anche alla mia nipotina feci presente che però avevo solo due camere, comunque in qualche modo avremmo fatto. “Dimmi Virginia, ma che ci fai insieme ad un tipo del genere? Lo ami così tanto?” Molto imbarazzata lei mi rispose: “No, non è per questo..” “E per cosa? Per il sesso?” Lei, sorpresa per questo genere di domanda, annuì con la testa. “Fate dei giochi particolari che ti piacciono?” Allora si aprì. “Si, lui fa quello che piace a me, ed gli lascio fare quello che piace a lui.” “Per esempio?” “A lui piace prendermi da dietro, se capisci cosa voglio dire..” “Si, immagino, e tu?” “O mamma dai, è molto personale la cosa..” “Su dai senza vergogna, raccontami.” “E’ semplice, lui mi prende sulle ginocchia e mi accarezza come pap…” E qui si bloccò capendo di aver detto troppo. “Come papà? Ma cosa stai dicendo?” Lei arrossì e quasi piangendo disse: “O mamma non intendevo dire..” “No, adesso devi dirmi tutto, voglio sapere di più.” 

Ero scioccata ma impaziente di sapere il seguito. “Una volta, per gioco, papà mi prese sulle ginocchia come quando ero piccola, ma non ero più piccola, ero già al liceo. Scherzando mi accarezzò il ginocchio, la coscia, poi si piegò verso di me e mi succhiò i capezzoli attraverso i vestiti. Rimasi molto turbata tanto che non ebbi la forza di reagire, lui incoraggiato dal mio silenzio iniziò ad accarezzarmi le mutandine, lo lasciai fare ed iniziai a provare piacere finche ebbi un orgasmo. Da allora, appena era possibile, lui mi invitata sulle sue gambe e, come mi chiedeva, indossavo solo la gonna senza mutandine, in modo che potesse accedere facilmente alla mia patatina. Io di conseguenza lo ringraziavo soddisfacendolo con la bocca. 

Dopo aver perso la mia verginità con il matrimonio, noi siamo andati più lontani con il nostro rapporto ma mio maritò iniziò a sospettare qualcosa allora decidemmo di chiudere la nostra relazione.” Mentre lei riprendeva a respirare dopo avermi raccontato tutto in un fiato, io ero senza respiro. La rabbia cresceva in me poi, ragionando, mi dissi che se lei era andata a letto con quel bastardo di mio marito, suo padre, io ora stavo facendo lo stesso con suo figlio. Vedendomi triste iniziò a balbettare delle scuse per ciò che ormai era accaduto tanti anni prima, poi salutandomi con un bacio se ne andò. Rimasi gelata da quelle ammissioni, soprattutto perché non mi ero mai accorta di niente. Una madre dovrebbe accorgersi di certe cose, mi sentii in colpa e mi misi a piangere. Poco dopo apparve Davide. “La mamma se ne è già andata? E tu nonna perché piangi?” Si sedette accanto a me e mi abbracciò per confortarmi. È un ragazzo molto sensibile ed adorabile il mio Davide. Avevo un immediato bisogno di rivincita allora gli dissi: “Vieni, andiamo in camera mia.”

Davide non se lo fece ripetere due volte, salimmo subito in camera mentre io avevo ancora gli occhi rossi dal recente pianto. Nella mia testa i pensieri si rincorrevano a cento all’ora, tanto ero ancora turbata dalla rivelazione di mia figlia. Davide percepiva il mio disagio. Appena in camera mi fece distendere sul letto, chiuse le imposte, spense la luce e mi spogliò lentamente mente mi copriva di baci. Era così tenero e dolce tanto che la mia rabbia svanì e mi concessi a suoi preliminari. Mentre mi baciava sul collo, avvicinandosi all’orecchio mi sussurrò: “Nonna, ora facciamo un gioco, abbandonati e lascia fare a me.” 

Facendo seguire subito l’azione alle parole, mi incrociò i polsi e me li legò con i collant alla spalliera del letto. Avrei voluto protestare ma alla fine gli risposi: “Si amore, fai quello che vuoi.” È vero, avevo voglia di abbandonarmi a lui, essere il suo giocattolo, lui poi non era certo privo di immaginazione nel campo sessuale ed io avevo molto da recuperare in quel senso. In un attimo mi ritrovai con le braccia bloccate. Lui si chinò su di me e cominciò a baciarmi, volevo abbracciarlo ma mi era, ovviamente, impossibile. Le sue labbra scivolavano sui miei seni e a turno, succhiavano i miei capezzoli. Il gioco era estremamente eccitante ed io sentivo la mia gattina che già cominciava a bagnarsi. Si avvicinò di nuovo al mio orecchio e mi sussurrò: “Ora dovrai immaginare che io sia Leonardo.” “Ehh? Leonardo? Vabbè, se piace a te, Davide, per me va bene” “No, non devi chiamarmi Davide ma Leonardo.” 

Accidenti, Davide vorrebbe proprio che io faccia l’amore con il suo amichetto verginello, ma io non me la sento di fare ciò che mi chiede! Poco dopo Davide, entrando subito nella parte in questa sorta di gioco di ruolo continuò: “Signora Marta posso leccarla?” “Certo, Leonardo, fallo pure se ti fa piacere.” Così Davide scivolò tra le mie gambe aperte e la sua lingua impertinente subito mi provoco un brivido. Dimenticai subito tutto, quello che mi stava procurando piacere era Davide, di Leonardo non mi importava, la situazione era talmente eccitante che sentivo il piacere arrivare velocemente. Improvvisamente si fermò, troppo bruscamente per i miei gusti.. Mi fece girare sul ventre e mi fece mettere in ginocchio, operazione resa difficile dalle mani legate al letto. 

Ora, in questa nuova posizione, ricominciai a sentire la sua lingua che continuava l’esplorazione della mia fica. La sua fantasia e la sua voglia, erano inarrestabili, dopo un attimo decise di cambiare buchino ed infilò la lingua tra le mie natiche che teneva aperte con entrambe le mani. “No Davi.. Leonardo, non farlo per favore.” Senza preoccuparsi della mia preghiera, con la sua lingua sempre più impertinente cominciò a leccare il buchino del mio culetto, spazzando via in un secondo tutti i miei tabù sull’argomento, tanto da far si che mi abbandonassi completamente ai suoi giochi. Le sue mani scivolavano in continuazione dai miei glutei lungo i miei fianchi fino a raggiungere i miei seni, in un turbinio di carezze senza però staccare la sua lingua dalla mia fiore rosa. Improvvisamente le sue carezze si fermarono e sentii chiaramente un suo dito che faceva pressione sul mio buchino. Cercai di resistergli muovendo il bacino, ma lui mi blocco con un braccio, spingendo sempre di più con il dito umidificato dalla sua saliva. “Ohh.. signora Marta, avete proprio un bel culetto, dovete lascarvelo fare..” 

Così dicendo riuscì ad infilare la punta del dito, io cercai di resistergli spingendo con lo sfintere come se dovessi evacuare ma, contro ogni previsione l’operazione facilitò la penetrazione. Davide rimase per un po’ a guardare il suo dito dentro di me poi mi domandò: “Come va signora Marta? Le piace?” Io ero in una posizione estremamente umiliante, il viso appoggiato sul cuscino con le chiappe all’aria ed il culo sodomizzato dal dito di mio nipote, nonostante tutto, continuando il suo gioco, risposi: “Molto bene Leonardo, continua pure se vuoi..” Davide allora iniziò lentamente il classico movimento avanti ed indietro dentro il mio buchino. Il quel momento non provavo un particolare piacere fisico ma era dalla situazione psicologica di sottomissione che assaporavo il piacere. Pensavo a quel bastardo del mio defunto marito ed avrei voluto dirgli: “Ecco, guarda, cornuto! Quello che non ho mai concesso a te, ora lo sto concedendo a mio nipote Davide, mi sta sverginando il culo!” Davide continuava nel suo gioco, ogni tanto toglieva il dito dal culo, lo inumidiva negli umori, ormai abbondanti della mia fica, e lo inseriva di nuovo muovendolo sempre più velocemente tanto che, lo confesso, cominciai ad apprezzare quella pratica. “Le piace signora Marta?” Risposi con un mugolio di piacere estremamente evocativo. “Volete qualcosa di più grosso?” “Si Leonardo, ma non qui.. dall’altra parte.” Allora Davide si mise dietro di me, senti il suo cazzo posizionarsi tra le labbra della mia fica e lentamente scivolare dentro nel mio nido ormai umido e caldo che oramai non aspettava altro. 

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