La nostra guerricciola privata continuò anche dentro casa, ma lì fu lui a prendere il sopravvento alzandomi il vestito mentre mi spingeva contro un muro.
Contrariamente a quanto potessi immaginare Lorenzo non fece l’animale, anzi s’abbassò per leccarmi la passera che era un fiume in piena d’umori, per poi farmi girare faccia al muro e continuare il suo lavoretto da dietro.
“Perchè non mi scopi ? Eppure m’è sembrato che prima ti piacesse mettermelo dentro.” gli domandai all’apice dell’eccitazione.
“Perchè qui il mio cazzo te lo devi meritare, quindi abbassati e fammi un signor pompino.” mi rispose dopo essersi alzato quasi volesse dirlo direttamente al mio cervello.
“Basta che non mi vieni in bocca prima di scopare.”
Feci volare il vestito che oramai era solo d’intralcio, per poi essere io quella che s’accucciava per dedicarsi al sesso dell’altro, che ancora ricoperto delle mie secrezioni era ancora più invitante. Non volevo però eccitarlo troppo, anche perché avevo realmente paura che dopo durasse poco lasciandomi insoddisfatta, ma la mia lingua era troppo esperta per non dare piacere, e le labbra non potevano correre troppo piano perché quello era tutto tranne che un preliminare.
“A fare i pompini sei davvero brava, ora però passiamo a qualcosa di più serio.” mi disse prima di prendermi in braccio e portarmi nella sua camera, dove mi fece quasi volare sul letto per poi saltarmi addosso.
Quello che segue fu un rapporto a dir poco travolgente, dove ognuno non pensava solo al proprio piacere, ma anche a quello dell’altro, col risultato che chi dettava il ritmo lo faceva usando prima il cervello e poi i genitali. Lorenzo era sì impetuoso ma non brutale, la sua forza era notevole tant’è vero che non c’è alcuna violenza in tutto ciò che fa. Da parte mia ho sempre saputo come usare i muscoli delle gambe, che contraevo ogni volta mi ritrovo la sua mazza dentro, o come roteare un po’ il bacino quando ero sopra di lui.
L’unico momento di lucida follia fu quando mi ritrovo carponi con lui dietro, ma lì era anche una sorta di gara a chi spingeva di più, col risultato che ci sfinimmo presto entrambi per venire quasi insieme poco dopo.
Lorenzo vorrebbe forse schizzarmi il suo seme sul corpo, ma non so perché decido che lo volevo dritto in gola, così quand’è il momento gli afferrai la mazza con una mano, per segarlo dopo aver messo la sua cappella fra le mie labbra. I suoi getti furono pochi ma non per questo non mi ritrovai il palato pieno del suo sperma, tanto che dovetti mandar giù parecchia saliva per togliermi quel gusto dalla bocca, ma una volta fatto ciò non mi tolsi quel bastone dalla bocca, anzi lo succhiai con più vigore, quasi fosse quello l’inizio della serata.
“Scommetto che per te quello di prima era solo l’antipasto.” mi disse quando aveva la mazza di nuovo turgida.
“Bravo hai vinto, però adesso inizia a far scaldare anche me altrimenti poi godi solo tu.” gli risposi mettendogli di fatto la passera sulla faccia.
Lui però non si limitò a leccarmi fra le gambe, ma fece scivolare sempre di più un dito dentro il mio buchetto, come a ricordarmi che prima o poi la sua nerchia sarebbe entrata anche lì. Avevo voglia di rendergli il servizio ma non conoscendolo affatto e non sapevo come reagirebbe, perché su questo pianeta ci sono uomini tanto scemi da trovare una cosa da finocchi farsi stimolare l’ano da una donna. Quando però sentii il suo cannone bello duro, mi misi sopra per impalarmi dandogli le spalle, e poggiando una mano sui suoi testicoli quasi avessi paura che gli torni floscio.
“Così mi piace ma non ti vedo godere.” mi disse poggiando le mani suoi miei fianchi.
“Allora scopami tu, ma soprattutto come vuoi tu.” gli risposi sdraiandomi al centro del letto.
Lorenzo mi fu sopra in un attimo, e ci mise ancor di meno a mettermi dentro la sua mazza e farmi godere fin dal primo affondo. Nonostante eravamo tutti e due eccitatissimi, decidemmo pur senza dirci una sola parola, di prendercela con più calma rispetto a prima, e di assaporare ogni attimo di quel rapporto. Ci ritrovammo come prima a girarci sul letto trovandoci ora sotto ora sopra, ma questa volta non c’era nessuna voglia di andare veloci, anzi fu come se aver avuto già un orgasmo ci avesse liberato di un pensiero, e ora il nostro unico scopo era sì godere, ma senza alcuna fretta.
Anche quando lui decise che era giunto il momento di prendere ciò che tanto desidera, non ci fu alcun atto di forza, anzi la prima penetrazione anale fu talmente lunga da portarmi quasi al picco del piacere. Lorenzo era un toro da monta, ma per una volta si dimostrò anche d’esser un gran signore, infatti mi sodomizzò facendomi sentire ben poco dolore, ma anche senza dire una sola parola fuori luogo, facendomi così quasi una principessa per quanto perversa.
Raggiunsi l’orgasmo quando lui mi prese da dietro mettendomi un dito nel buchetto prima di sostituirlo con la sua mazza, dandomi poi il tempo di riprendermi per far sì che lo possa accompagnare al suo che ebbe poco dopo.
Mi venne nel retto, ma non gli dissi nulla, anche perché ero talmente stanca che non avevo proprio la forza di rimproverargli qualcosa, così finii sdraiata su un fianco, col suo seme che mi colava dall’ano ed io che non faccio nulla per impedirlo.
Anche lui però era pancia all’aria che cercava di riprendere un respiro normale, riuscendoci solo dopo diversi minuti, durante il quale non si sentì volare una mosca.
“E pensare che stasera non volevo uscire.” mi disse girandosi verso di me “Invece guarda che bella serata è uscita fuori.”
“Mai come la mia che mi sono liberata di quel deficiente.” gli risposi girandomi anch’io in modo da poterlo guardare in faccia “E fra l’altro il cambio è stato davvero un affare.”
Continuammo a scherzare sino a quando non mi alzai per andare in bagno e darmi una lavata, e quando tornai nella sua camera lo trovo ancora nudo al centro del letto.
“Me lo dai un passaggio a casa ?” gli chiesi non volendo prendere un taxi.
“Perchè non dormi qui ? Io sono stanco e di guidare non ne ho proprio voglia, e tu risparmi un po’ di soldi, poi domani si fa colazione e ti porto a casa ok ?”
“Ok ma solo se stanotte fai il bravo.”
Peccato che io fossi la prima a volere che non lo facesse...
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