Capitolo uno - Lorenzo

Serena
a year ago

“Vai a fanculo ma soprattutto restaci !”

“E tu vai a battere anzi aspetta che ti ci porto.”

Non si può dire che col mio ex ci si sia lasciati bene, ma del resto avevamo entrambi due caratteri a dir poco fumantini, e anche quando stavamo insieme le litigate erano all’ordine del giorno.

Il vederlo però così furibondo mi mise una certa paura, anche perché in giro c’era pochissima gente, e non sapevo quanti visti i giorni d’oggi si farebbero avanti per difendermi.

Per mia fortuna vidi un ragazzo salire in macchina, e quasi mi buttai contro la portiera del passeggero per chiedergli di portarmi via.

“Ti prego fammi salire o quel pazzo m’ammazza.” 

Lo dissi quasi con le lacrime agli occhi perché avevo davvero paura, e lo sconosciuto dopo aver capito cosa stesse succedendo, mi fece un cenno con la testa prima d’aprire bocca.

“Sali e fa in fretta, non vorrei che quello se la prende con la macchina.”

Feci appena in tempo a chiudere la portiera che il ragazzo ingranò la marcia per partire sgommando, lasciando il mio ex a gridarmi dietro chissà che cosa.

“Grazie non so davvero come ringraziarti.” gli dissi dopo aver ripreso un po’ fiato

“Magari dicendomi il tuo nome, il mio tanto perché lo sappia è Lorenzo.”

“E io sono Beatrice, comunque se puoi lasciami vicino a una fermata della metro così poi torno a casa e tolgo il disturbo.”

Ci fermammo ad un semaforo rosso e così ebbi il tempo per guardare meglio il mio salvatore, che visto con calma e da vicino era davvero un bel biondino, con la faccia pulita e un vestito sportivo che doveva costare parecchio, come l’auto del resto che era una grossa coupé giapponese.

“Ma quale metro, dimmi dove abiti che ti porto a casa, però se vuoi si può sempre fare un giro prima, così tanto per conoscersi un po’ meglio visto che l’inizio è stato alquanto turbolento.”

Lorenzo iniziò a fare quello che si può considerare il giro turistico della città, che di notte ha poi un fascino tutto suo, col risultato che non solo mi calmai, ma che apprezzai sempre più la sua compagnia. Il suo era un continuo scherzare anche su cose banali che ci passavano accanto, diventando anche perfido quando si trattò di prendere in giro il mio ex, che battezzò il sommelier.

“Perchè sommelier ?”

“Dalle mie parti si usa per dire di uno che di donne non capisce nulla, insomma le assaggia e basta ma non va mai a fondo.”

Quel sottile complimento mi lusingò non poco, anche perché ben sapevo d’esser tutto tranne che una gran bellezza. Non avevo misure da capogiro e neppure occhi di un particolare colore o capelli degni di nota, ma ero sempre stata una ragazza piuttosto banale che al limite sapeva truccarsi e vestirsi bene. Del resto quando sei uno e sessantacinque per sessanta chili, non è neanche difficile trovare degli abiti economici ma che diano un certo fascino, e quella sera il tubino nero di taglio classico, mi faceva sembrare una piccola Audrey Hepburn in colazione da Tiffany.

Quando ci fermammo a bere mandai giù tre tequila una dopo l’altra che mi fecero salire su di giri, col risultato che quando risalii in macchina avevo solo voglia di farmi Lorenzo.

“Ora che ci penso ma a chi salva una gentile donzella non merita una ricompensa ?” mi chiese ridendo

“Che ne dici di questa.” gli risposi sfilandomi il perizoma per metterglielo in una tasca della giacca, e quindi dargli un bel bacio sulla guancia.

“A me va bene anzi benissimo.”

La sua mano passò dal pomello del cambio al mio ginocchio, quindi all’interno delle cosce, mentre io non facevo altro che rendermi ancor più disponibile aprendo le gambe e toccando le sue.

“Dove siamo ?” gli chiesi dopo che lui parcheggiò l’auto

“Quasi sotto casa mia, ma tranquilla a quest’ora non passa quasi nessuno.” mi rispose tirandomi verso di sé.

Mi ritrovai così seduta su un fianco con lui che mi alzò il vestito quel tanto che basta per potermi toccare il culo, ed io che lo baciavo con sempre più passione, neanche fosse il grande amore della mia vita. La semplice realtà era che non ho mai retto l’alcol, e tre tequila avevano disintegrato ogni mio freno inibitore, col risultato che mi ero buttata sul primo che passava, anche se questo era non davvero male.

Lentamente mi allungai sempre di più verso di lui, col risultato che alla fine ero quasi messa a pecora, e lui non perse un attimo per baciarmi una chiappa, lasciando poi scorrere la lingua verso il buchetto, facendomi capire che prima o poi se lo sarebbe preso ma non in quel modo.

“Vediamo se vali il mio tempo.” gli dissi slacciandogli i pantaloni per tirare fuori la nerchia che era già abbastanza dura da poter esser presa in bocca senza dover usare le mani.

“Allora signorina il mio cazzo è di suo gradimento ?” mi chiese con un tono a dir poco sarcastico.

“Poteva andare meglio ma è sempre meglio di un mezzo cazzo.” gli risposi usando lo stesso linguaggio ironico.

Mentre gli succhiavo la mazza, Lorenzo di fatto s’impadronì di una mia natica che non smise mai di palpare, facendomi sempre sentire la punta di un dito vicino al buchetto. Non avevo mai amato fare sesso in macchina, ma quella situazione mi eccitava a tal punto che quando scesi, non vidi che avevo il vestito tanto tirato su, tanto che era come esser nuda. Provai a sistemarmi ma lui fu già dietro di me che mi spingeva verso il bagagliaio della macchina, ma soprattutto m’infilò una mano fra le gambe, e subito dopo due dita nella passera.

“Non hai detto che abiti qui vicino ?” gli chiesi più che altro per paura che qualcuno ci veda.

“Sì ma a me piacciono tanto gli antipasti.”

Non capii cosa volesse dire sino a quando non iniziò a scoparmi, e feci non poca fatica a urlare per quanto godessi ad ogni suo affondo.

“Sei tanto bagnata che non c’è quasi piacere a scoparti.” mi disse mentre spingeva il suo randello dentro di me come un ossesso.

“Stai zitto e fottimi.” gli risposi sempre più piegata sulla macchina.

Lorenzo continuò a sbattermi senza sosta, ma poi sentimmo delle voci che ci sembravano pericolosamente vicine, così ci sistemammo alla buona per andare finalmente nel suo appartamento.

In ascensore fu però quasi una guerra fra lui che allungava le mani, con me che non solo non mi tiravo indietro, ma che anzi lo spogliavo senza alcun pudore, tanto che una volta usciti di lì ci dirigemmo verso la porta di casa quasi nudi.

La nostra guerricciola privata continuò anche dentro casa, ma lì fu lui a prendere il sopravvento alzandomi il vestito mentre mi spingeva contro un muro.

Contrariamente a quanto potessi immaginare Lorenzo non fece l’animale, anzi s’abbassò per leccarmi la passera che era un fiume in piena d’umori, per poi farmi girare faccia al muro e continuare il suo lavoretto da dietro.

“Perchè non mi scopi ? Eppure m’è sembrato che prima ti piacesse mettermelo dentro.” gli domandai all’apice dell’eccitazione.

“Perchè qui il mio cazzo te lo devi meritare, quindi abbassati e fammi un signor pompino.” mi rispose dopo essersi alzato quasi volesse dirlo direttamente al mio cervello.

“Basta che non mi vieni in bocca prima di scopare.”

Feci volare il vestito che oramai era solo d’intralcio, per poi essere io quella che s’accucciava per dedicarsi al sesso dell’altro, che ancora ricoperto delle mie secrezioni era ancora più invitante. Non volevo però eccitarlo troppo, anche perché avevo realmente paura che dopo durasse poco lasciandomi insoddisfatta, ma la mia lingua era troppo esperta per non dare piacere, e le labbra non potevano correre troppo piano perché quello era tutto tranne che un preliminare.

“A fare i pompini sei davvero brava, ora però passiamo a qualcosa di più serio.” mi disse prima di prendermi in braccio e portarmi nella sua camera, dove mi fece quasi volare sul letto per poi saltarmi addosso.

Quello che segue fu un rapporto a dir poco travolgente, dove ognuno non pensava solo al proprio piacere, ma anche a quello dell’altro, col risultato che chi dettava il ritmo lo faceva usando prima il cervello e poi i genitali. Lorenzo era sì impetuoso ma non brutale, la sua forza era notevole tant’è vero che non c’è alcuna violenza in tutto ciò che fa. Da parte mia ho sempre saputo come usare i muscoli delle gambe, che contraevo ogni volta mi ritrovo la sua mazza dentro, o come roteare un po’ il bacino quando ero sopra di lui.

L’unico momento di lucida follia fu quando mi ritrovo carponi con lui dietro, ma lì era anche una sorta di gara a chi spingeva di più, col risultato che ci sfinimmo presto entrambi per venire quasi insieme poco dopo.

Lorenzo vorrebbe forse schizzarmi il suo seme sul corpo, ma non so perché decido che lo volevo dritto in gola, così quand’è il momento gli afferrai la mazza con una mano, per segarlo dopo aver messo la sua cappella fra le mie labbra. I suoi getti furono pochi ma non per questo non mi ritrovai il palato pieno del suo sperma, tanto che dovetti mandar giù parecchia saliva per togliermi quel gusto dalla bocca, ma una volta fatto ciò non mi tolsi quel bastone dalla bocca, anzi lo succhiai con più vigore, quasi fosse quello l’inizio della serata.

“Scommetto che per te quello di prima era solo l’antipasto.” mi disse quando aveva la mazza di nuovo turgida.

“Bravo hai vinto, però adesso inizia a far scaldare anche me altrimenti poi godi solo tu.” gli risposi mettendogli di fatto la passera sulla faccia.

Lui però non si limitò a leccarmi fra le gambe, ma fece scivolare sempre di più un dito dentro il mio buchetto, come a ricordarmi che prima o poi la sua nerchia sarebbe entrata anche lì. Avevo voglia di rendergli il servizio ma non conoscendolo affatto e non sapevo come reagirebbe, perché su questo pianeta ci sono uomini tanto scemi da trovare una cosa da finocchi farsi stimolare l’ano da una donna. Quando però sentii il suo cannone bello duro, mi misi sopra per impalarmi dandogli le spalle, e poggiando una mano sui suoi testicoli quasi avessi paura che gli torni floscio. 

“Così mi piace ma non ti vedo godere.” mi disse poggiando le mani suoi miei fianchi.

“Allora scopami tu, ma soprattutto come vuoi tu.” gli risposi sdraiandomi al centro del letto.

Lorenzo mi fu sopra in un attimo, e ci mise ancor di meno a mettermi dentro la sua mazza e farmi godere fin dal primo affondo. Nonostante eravamo tutti e due eccitatissimi, decidemmo pur senza dirci una sola parola, di prendercela con più calma rispetto a prima, e di assaporare ogni attimo di quel rapporto. Ci ritrovammo come prima a girarci sul letto trovandoci ora sotto ora sopra, ma questa volta non c’era nessuna voglia di andare veloci, anzi fu come se aver avuto già un orgasmo ci avesse liberato di un pensiero, e ora il nostro unico scopo era sì godere, ma senza alcuna fretta.

Anche quando lui decise che era giunto il momento di prendere ciò che tanto desidera, non ci fu alcun atto di forza, anzi la prima penetrazione anale fu talmente lunga da portarmi quasi al picco del piacere. Lorenzo era un toro da monta, ma per una volta si dimostrò anche d’esser un gran signore, infatti mi sodomizzò facendomi sentire ben poco dolore, ma anche senza dire una sola parola fuori luogo, facendomi così quasi una principessa per quanto perversa.

Raggiunsi l’orgasmo quando lui mi prese da dietro mettendomi un dito nel buchetto prima di sostituirlo con la sua mazza, dandomi poi il tempo di riprendermi per far sì che lo possa accompagnare al suo che ebbe poco dopo.

Mi venne nel retto, ma non gli dissi nulla, anche perché ero talmente stanca che non avevo proprio la forza di rimproverargli qualcosa, così finii sdraiata su un fianco, col suo seme che mi colava dall’ano ed io che non faccio nulla per impedirlo.

Anche lui però era pancia all’aria che cercava di riprendere un respiro normale, riuscendoci solo dopo diversi minuti, durante il quale non si sentì volare una mosca.

“E pensare che stasera non volevo uscire.” mi disse girandosi verso di me “Invece guarda che bella serata è uscita fuori.”

“Mai come la mia che mi sono liberata di quel deficiente.” gli risposi girandomi anch’io in modo da poterlo guardare in faccia “E fra l’altro il cambio è stato davvero un affare.”

Continuammo a scherzare sino a quando non mi alzai per andare in bagno e darmi una lavata, e quando tornai nella sua camera lo trovo ancora nudo al centro del letto.

“Me lo dai un passaggio a casa ?” gli chiesi non volendo prendere un taxi.

“Perchè non dormi qui ? Io sono stanco e di guidare non ne ho proprio voglia, e tu risparmi un po’ di soldi, poi domani si fa colazione e ti porto a casa ok ?”

“Ok ma solo se stanotte fai il bravo.”

Peccato che io fossi la prima a volere che non lo facesse.

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