“Vai a fanculo ma soprattutto restaci !”
“E tu vai a battere anzi aspetta che ti ci porto.”
Non si può dire che col mio ex ci si sia lasciati bene, ma del resto avevamo entrambi due caratteri a dir poco fumantini, e anche quando stavamo insieme le litigate erano all’ordine del giorno.
Il vederlo però così furibondo mi mise una certa paura, anche perché in giro c’era pochissima gente, e non sapevo quanti visti i giorni d’oggi si farebbero avanti per difendermi.
Per mia fortuna vidi un ragazzo salire in macchina, e quasi mi buttai contro la portiera del passeggero per chiedergli di portarmi via.
“Ti prego fammi salire o quel pazzo m’ammazza.”
Lo dissi quasi con le lacrime agli occhi perché avevo davvero paura, e lo sconosciuto dopo aver capito cosa stesse succedendo, mi fece un cenno con la testa prima d’aprire bocca.
“Sali e fa in fretta, non vorrei che quello se la prende con la macchina.”
Feci appena in tempo a chiudere la portiera che il ragazzo ingranò la marcia per partire sgommando, lasciando il mio ex a gridarmi dietro chissà che cosa.
“Grazie non so davvero come ringraziarti.” gli dissi dopo aver ripreso un po’ fiato
“Magari dicendomi il tuo nome, il mio tanto perché lo sappia è Lorenzo.”
“E io sono Beatrice, comunque se puoi lasciami vicino a una fermata della metro così poi torno a casa e tolgo il disturbo.”
Ci fermammo ad un semaforo rosso e così ebbi il tempo per guardare meglio il mio salvatore, che visto con calma e da vicino era davvero un bel biondino, con la faccia pulita e un vestito sportivo che doveva costare parecchio, come l’auto del resto che era una grossa coupé giapponese.
“Ma quale metro, dimmi dove abiti che ti porto a casa, però se vuoi si può sempre fare un giro prima, così tanto per conoscersi un po’ meglio visto che l’inizio è stato alquanto turbolento.”
Lorenzo iniziò a fare quello che si può considerare il giro turistico della città, che di notte ha poi un fascino tutto suo, col risultato che non solo mi calmai, ma che apprezzai sempre più la sua compagnia. Il suo era un continuo scherzare anche su cose banali che ci passavano accanto, diventando anche perfido quando si trattò di prendere in giro il mio ex, che battezzò il sommelier.
“Perchè sommelier ?”
“Dalle mie parti si usa per dire di uno che di donne non capisce nulla, insomma le assaggia e basta ma non va mai a fondo.”
Quel sottile complimento mi lusingò non poco, anche perché ben sapevo d’esser tutto tranne che una gran bellezza. Non avevo misure da capogiro e neppure occhi di un particolare colore o capelli degni di nota, ma ero sempre stata una ragazza piuttosto banale che al limite sapeva truccarsi e vestirsi bene. Del resto quando sei uno e sessantacinque per sessanta chili, non è neanche difficile trovare degli abiti economici ma che diano un certo fascino, e quella sera il tubino nero di taglio classico, mi faceva sembrare una piccola Audrey Hepburn in colazione da Tiffany.
Quando ci fermammo a bere mandai giù tre tequila una dopo l’altra che mi fecero salire su di giri, col risultato che quando risalii in macchina avevo solo voglia di farmi Lorenzo.
“Ora che ci penso ma a chi salva una gentile donzella non merita una ricompensa ?” mi chiese ridendo
“Che ne dici di questa.” gli risposi sfilandomi il perizoma per metterglielo in una tasca della giacca, e quindi dargli un bel bacio sulla guancia.
“A me va bene anzi benissimo.”
La sua mano passò dal pomello del cambio al mio ginocchio, quindi all’interno delle cosce, mentre io non facevo altro che rendermi ancor più disponibile aprendo le gambe e toccando le sue.
“Dove siamo ?” gli chiesi dopo che lui parcheggiò l’auto
“Quasi sotto casa mia, ma tranquilla a quest’ora non passa quasi nessuno.” mi rispose tirandomi verso di sé.
Mi ritrovai così seduta su un fianco con lui che mi alzò il vestito quel tanto che basta per potermi toccare il culo, ed io che lo baciavo con sempre più passione, neanche fosse il grande amore della mia vita. La semplice realtà era che non ho mai retto l’alcol, e tre tequila avevano disintegrato ogni mio freno inibitore, col risultato che mi ero buttata sul primo che passava, anche se questo era non davvero male.
Lentamente mi allungai sempre di più verso di lui, col risultato che alla fine ero quasi messa a pecora, e lui non perse un attimo per baciarmi una chiappa, lasciando poi scorrere la lingua verso il buchetto, facendomi capire che prima o poi se lo sarebbe preso ma non in quel modo.
“Vediamo se vali il mio tempo.” gli dissi slacciandogli i pantaloni per tirare fuori la nerchia che era già abbastanza dura da poter esser presa in bocca senza dover usare le mani.
“Allora signorina il mio cazzo è di suo gradimento ?” mi chiese con un tono a dir poco sarcastico.
“Poteva andare meglio ma è sempre meglio di un mezzo cazzo.” gli risposi usando lo stesso linguaggio ironico.
Mentre gli succhiavo la mazza, Lorenzo di fatto s’impadronì di una mia natica che non smise mai di palpare, facendomi sempre sentire la punta di un dito vicino al buchetto. Non avevo mai amato fare sesso in macchina, ma quella situazione mi eccitava a tal punto che quando scesi, non vidi che avevo il vestito tanto tirato su, tanto che era come esser nuda. Provai a sistemarmi ma lui fu già dietro di me che mi spingeva verso il bagagliaio della macchina, ma soprattutto m’infilò una mano fra le gambe, e subito dopo due dita nella passera.
“Non hai detto che abiti qui vicino ?” gli chiesi più che altro per paura che qualcuno ci veda.
“Sì ma a me piacciono tanto gli antipasti.”
Non capii cosa volesse dire sino a quando non iniziò a scoparmi, e feci non poca fatica a urlare per quanto godessi ad ogni suo affondo.
“Sei tanto bagnata che non c’è quasi piacere a scoparti.” mi disse mentre spingeva il suo randello dentro di me come un ossesso.
“Stai zitto e fottimi.” gli risposi sempre più piegata sulla macchina.
Lorenzo continuò a sbattermi senza sosta, ma poi sentimmo delle voci che ci sembravano pericolosamente vicine, così ci sistemammo alla buona per andare finalmente nel suo appartamento.
In ascensore fu però quasi una guerra fra lui che allungava le mani, con me che non solo non mi tiravo indietro, ma che anzi lo spogliavo senza alcun pudore, tanto che una volta usciti di lì ci dirigemmo verso la porta di casa quasi nudi.
