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Scopami ancora una volta
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Racconto19 min di lettura

Scopami ancora una volta

I vecchi amanti si ritrovano e scopano come se non si fossero mai lasciati.

Giovanna Esse
1 anno fa · 771 letture · 0

Stesi sul letto, fianco a fianco, nudi, ricordarono alcuni degli episodi più spassosi della loro giovinezza ... le risate di lei partivano cristalline, semplici, come una volta.

Nessun accenno, mai, ai torti, ai litigi, ai momenti bui e ... agli anni passati, senza sapere niente l’uno dell’altra, mentre una vita intera gli scorreva addosso.

In quel momento, tutto e tutti, passavano in secondo piano, come comparse in un film dove solo loro due erano i protagonisti.

Mauro non sapeva come descrivere la sua gioia ... non c’erano parole per descrivere quello che quei momenti valevano per lui ... era come se la vita, all’improvviso, riprendesse significato.

Nora si voltò su di lui e, dopo averlo baciato, si riportò il cazzo di lui alla bocca, nel più tradizionale dei pompini.

Per oltre dieci minuti, giocò delicatamente col suo membro, riportandolo alla rigidezza totale e godendosi quel sesso, del tutto diverso, condito dall’amore.

Non era solo piacere era: gioia.

L’intesa fece capire a tutti e due quando erano pronti ... allora lei si scostò da lui e gli aprì le gambe, pronta ad accoglierlo in se.

Mauro le fu sopra rapidamente e, senza preamboli, si innestò dentro il suo corpo.

Di nuova quella indescrivibile sensazione di essere un corpo solo, un tutt’uno.

Nora lo abbracciò con le braccia e con le gambe, dandogli la netta sensazione di non volerlo mollare mai più ... così come un edera che si avvinghia all’albero che ha scelto.

Scoparono così, premendosi contro, mentre il loro petto, sudato, si incollava, mentre i fianchi di lei lo desideravano dentro, e quando il ritmo divenne insostenibile e sguaiato ... come dannati se ne vennero insieme, perdendo del tutto ogni contatto con la realtà.

 Il seme di lui era sparso nella più recondita profondità della sua vulva, nel sancta sanctorum di una donna che ama.

Goderono insieme, a lungo, e restarono abbracciati, nonostante il calore, per interminabili minuti ... in quel letto che era loro di diritto e che, chiunque altro, avrebbe solo potuto profanare.

Nora fu la prima a riprendersi:

- Amore ... non so che ti “mangi”, ma hai ancora il cazzo duro.

Se dipendesse da me, lo consumerei, oggi, ma tra poco, qui ... arrivano tutti.

Proprio non saprei come giustificare questa nostra ... presa di posizione. – rise, felice di avere un pizzico di paura, come una ragazza che usurpa la stanza dei genitori.

- Hai ragione – rispose lui – è veramente molto tardi! –

Quando uscì dal bagno era di nuovo vestito, ma notò che Nora aveva indossato solo la vestaglia.

 - Non ti lavi? – le chiese.

- No, voglio tenerti dentro, il più possibile – rispose lei con uno sguardo sornione, delizioso e complice.

- Naturalmente tu .. – abbozzò lui impacciato – non ... voglio dire, non hai più problemi? Giusto. –

Ma Nora si gelò, perché un’ombra scura le attraversò per un istante l’anima ...

- No – disse piano, con una punta amara – Non ho più problemi ... adesso. –

C’era troppo feeling tra loro perché la mente di Mauro non si aprisse.

Come un squarcio improvviso, il passato gli tornò alla mente e capì che i suoi timori di allora erano tutti fondati.

- Ma allora ... allora ... – annaspò, sentendosi mancare – Tuo figlio, il primo ... –

- Ne parleremo un’altra volta ... se mai ci sarà. – rispose Nora senza più allegria –

Adesso è tardi, vai, te ne prego ... non mettermi in imbarazzo. –

E senza aggiungere altro lo accompagno dolcemente, ma con fermezza alla porta.

- E’ stato meraviglioso, Mauro, ma adesso, addio. – e chiuse in fretta l’uscio per non commuoversi, o peggio, per non cadergli ancora tra le braccia.

Mentre ritornava in cucina, sentì annaspare alla porta, come un cane che volesse entrare ... ma decise di non rispondere a quel tentativo così infantile.

Non poteva e non doveva: questa era la sua vita!

Non poteva certo immaginare che Mauro strisciava le dita sulla porta perché non riusciva ad emettere nemmeno un lamento.

3

Circa mezz’ora dopo, puntuale come sempre, rientrò il marito.

Poggiata la borsa sulla vecchia scrivania dello studiolo, si lavò le mani, si cambiò e come al solito, si sedette al tavolo della cucina.

- Non ho avuto tempo, oggi – disse Nora, fredda – Sto scaldando le linguine e vi ci metto sopra un po’ di pesto. –

L’uomo capì che non era giornata, ma ormai ... non ci faceva più neppure troppo caso. Sapeva che, se mangiava ancora bene, lo doveva alla fortuna di avere, Riccardo, il figlio grande, ancora in casa.

Si incollò al televisore senza lamentarsi.

Riccardo arrivò molto più tardi del solito e Nora gli servì la pasta, che aveva coperto, per non farla freddare, mentre suo padre aveva appena terminato la frutta.

- Volevo aspettarti ... – disse il padre – ma poi. Sono passate le due. –

- Come mai così tardi? – chiese Nora, più per distrarsi dal suo torpore che per vera curiosità.

- Un casino ... – disse il ragazzo – mi sono trovato in mezzo a un bordello ... proprio qui sotto. Cazzo! –

- Ma ch’è stato? – disse il padre, facendosi più attento e anche Nora si riscosse.

Il giovane, visibilmente turbato, si lavò le mani sotto il rubinetto del lavello, come se stesse raccogliendo le idee.

- E’ successo qualcosa? – chiese la madre.

- Ma no ... niente a me, però ... – si vedeva chiaramente che Riccardo era veramente scosso.

Sedette, ma senza mangiare.

I genitori pendevano dalle sue labbra.

- Ma niente ... però, incredibile. – iniziò, per sfogarsi – io ero qui già all’una, forse anche prima di te, papà.

Ma mentre scendevo dalla moto mi è praticamente venuto addosso uno ... un vecchio, insomma non tanto vecchio ... un uomo. -

 - Hai avuto un incidente? – chiese Nora, ormai apprensiva, per la sorte del figlio.

- Ma no, mamma – disse Riccardo – L’uomo non era in macchina, era a piedi, mi si è quasi buttato addosso ... dice: “Per piacere portami via ...” Io sono trasalito, a vedermelo così vicino, ero sorpreso ... confuso.

 “Portami lontano da qui, per pietà ... Ti pago, ma allontanami da quì, sto male!” “Vi chiamo l’ambulanza?” gli ho detto. E lui dice di no, insiste: “Portami via, portami via ... ti pago”.

“Ma dove?” gli dico, sempre più confuso ... anche perché si vedeva che stava tanto male, aveva il braccio tirato ... e tutto qui – s’indicò con la mano l’occhio e la guancia sinistra – livido, quasi bluastro ... insomma i sintomi di un infarto, ma di quelli fulminanti.

Avrei voluto dire di no, ma lui me lo chiedeva per pietà ... “Portami via ... per pietà, lei non mi deve vedere, così!”

Non mi mollava, allora ho preso la moto di nuovo e lui è riuscito a salirci, non so come.

Gli ho detto che non avevo il casco ... ma a fatto cenno di andare. –

- Ma tu guarda che casino – disse il padre – così si passano i guai! –

- Allora l’ho portato al Santa Croce, che dovevo fare? La ci sta il pronto soccorso.

L’ho fatto sedere sul marciapiedi, perché non si reggeva più ... chiaramente non c’era un cazzo di nessuno, fuori.

Allora lui mi ha preso la mano ... stava male ma mi ha sorriso ... e, poi, con l’altra mano ha preso dei soldi e me li ha dati.

Io volevo dire di no, ma che vuoi discutere ... quello stava morendo, gli occhi annebbiati ... io non mi scorderò mai quegli occhi ... sembrava mi guardasse con dolcezza, ma di sicuro, nemmeno mi vedeva ... sicuro!

Sono corso dentro come un pazzo, ancora col casco in testa, e ho chiamato gli infermieri.

Abbiamo spinto insieme la barella, ma non c’era più niente da fare. Niente ... – disse visibilmente commosso – non ce l’ha fatta ... –

L’atmosfera, nella cucina, si era raggelata.

Nora si scosse per prima e andò al lavello, poi aprì l’acqua facendola scrosciare, senza motivo.

 Il figlio se ne stava lì, pensoso, come se stesse digerendo solo adesso lo stress della situazione in cui si era trovato, il padre, al suo fianco, non sapeva cosa dire.

Allora Riccardo si alzò e prese dalla tasca dei jeans, una manciata di euro, stropicciati, posandoli al centro della tavola.

- Adesso che devo fare con questi soldi? – disse sconfortato – Dobbiamo rintracciare la famiglia ... restituirli. –

- No! – secca, quasi rabbiosa, la voce di Nora ruppe il silenzio.

- Ma, mamma ... – disse Roberto, stupito - saranno più di cinquecento euro ... –

- Non importa. – disse ancora Nora, mentre l’acqua scorreva inutilmente nel lavabo – non importa. Tienili tu, tienili. Quell’uomo è contento così ... tienili. Considerali un regalo, considerali come ... un’eredità! –

La voce della donna era lievemente velata dall’emozione, era chiaro per tutti, ma nessuno disse una sola parola, nel silenzio del pomeriggio.

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Giovanna Esse

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