Lui parlava e parlava, come un ragazzino che a scuola si accorge di essere comico, e lei sorrideva e fingeva di ascoltare le sue scemenze ma, intanto, moriva dalla voglia di abbracciare, di stringere, quel “vecchio” ragazzo.
Le ricordava Charlot e le sue gag da clown mentre il suo sguardo era triste e innamorato ...
Ecco perché Nora cedette.
- Ma adesso parlami di te, te ne prego – stava dicendo Mauro – ti sto annoiando.
Intanto si alzò per mettersi in piedi di fronte a lei ... forse un po’ più vicino del dovuto.
Nora si ritrovò all’altezza del petto di lui ... per dimostrarsi disinteressata aveva tenuto delle belle pantofole, ma basse ... e lui, come tanto tempo fa, la sovrastava di molti centimetri.
Con la mano Mauro le prese delicatamente il mento, per poterla fissare ... Nora non riuscì a svincolarsi, mente i suoi occhi luccicavano per quel contatto così intimo, intenso.
- Posso usare il bagno? - disse lui, inaspettatamente – Perdona, vengo da lontano ... –
- Certo, si ... vieni con me. – e lo accompagnò alla toilette.
Nora era una donna determinata, da sempre, fin dal primo incontro ... quando in un solo giorno erano finiti a letto, appassionatamente, la sera stessa.
Così, invece di fermarsi e aspettare gli eventi, si recò meccanicamente in camera da letto e indossò delle calze autoreggenti nere, come una volta piacevano a lui, le scarpe lucide col tacco sottile e delle mutandine, sempre nere, col davanti in merletto trasparente.
Si recò anche lei nel suo bagno, per dedicarsi un attimo a rimediare al trucco, a pettinarsi e a controllare le sue esigenze fisiologiche: con mauro non si sapeva mai.
Mauro, intanto, seduto su uno sgabello, prese dalla tasca il piccolo portapillole e lo aprì.
Come al solito guardò con sospetto le pasticche, sorprendendosi di quanto potesse fare al corpo un “oggetto” così minuscolo.
Come la sera prima scartò, ancora una volta, la dose di anticoagulanti che gli aveva ordinato il suo cardiologo, invece prese tra le dita quella piccola pillola blù e la osservò, prima di assumerla.
Non aveva mai fatto uso di una cosa del genere ... ma, stavolta, ne valeva la pena, pensò, felice.
Uscito dal bagno non trovò Nora, ma lei dal corridoio gli gridò di aspettarla in salotto.
- Fai come a casa tua ... arrivo subito! –
Sedette sul divano. La sua attesa non fu lunga: quando Nora arrivò, lui si rese conto che qualcosa, nel suo aspetto era cambiato. Nella luce attenuata dalle spesse tende, Nora era bellissima e si muoveva per la camera a suo agio, come una gatta.
La donna fece partire una musica delicata, accendendo lo stereo col telecomando.
Poi, mettendosi di fronte a Mauro, accennò quello che in passato aveva già fatto per lui: uno spogliarello, semiserio, ma intrigante.
Piano piano, Nora, aprì il camice che aveva per casa, un bottone dopo l’altro ... e lo fece scendere languidamente dalle spalle verso il basso fino a liberarsene completamente.
Nella penombra il suo corpicino, slanciato dai tacchi, era delizioso come sempre.
Mauro sentiva sempre più caldo.
Con gesti teatrali e abbozzati, Nora continuò e si fece scorrere le mutandine giù, giù fino a staccarle da sotto i tacchi a spillo.
Ora, ferma, davanti al grande tavolo, concluse il suo “gioco” con una posa da Pin-up:
una mano sulla vulva e l’altra di traverso sopra i seni, protetti, comunque, dal reggiseno a mezza coppa, che lasciava intravvedere i piccoli capezzoli scuri.
- Sono ancora brava? – concluse con una risata limpida – Ti ricordi? –
- Mi fai uscire pazzo, come sempre, tesoro! – disse Mauro infervorato. Non riusciva a far finta di niente, come sempre la vista del suo corpo lo rendeva impaziente ... eccitato, e Nora lo sapeva bene.
Mauro si alzò e si accostò alla sua donna, con la sicurezza del passato, la prese per i fianchi, affascinato dalle sue gambe, ancora tornite.
Al tatto, la pelle di lei, era cedevole, deliziosa ... meno tonica di una ventenne, ma delicatamente arrendevole sotto le dita.
Nora era ancora molto bella e Mauro la baciò, senza mezze misure.
Mentre la trapassava con la lingua e le suggeva la saliva, con le mani, dietro la schiena delicata, se la tirava verso il pube, dove il cazzo si faceva sempre più duro.
La strattonava verso sé in maniera animale, come volesse rimarcare, dopo tanti anni, un possesso che andava oltre il tempo.
Nora si lasciò andare al “suo uomo” ... solo adesso ammise, amaramente, con se stessa di sapere che era stata sempre sua, nonostante tutto.
Se non fosse stata così eccitata, avrebbe pianto di gioia e di dolore, ma adesso era troppo su di giri per non godersi quell’abbraccio maschile.
Mauro aveva addosso lo stesso profumo di una vita fa, e Nora si rammaricò di non avere più usato il suo, per rabbia contro la vita e contro l’amore.
Lei cercò la patta del suo uomo con le mani e frugandogli nell’inguine, si ritrovò il suo cazzo liscio tra le dita ... si sentì mancare.
Erano oltre due anni che non toccava un pene, vivo e caldo.
Dopo poco Mauro, che era tornato il leone di sempre, la condusse per mano al divano, con gesti sapienti e la posizionò a favore dei suoi desideri.
Fece in modo che Nora si stendesse di traverso sui cuscini e che, con la testa, si ritrovasse leggermente fuori dal bracciolo. Lui si mise sul lato in modo da dominarla completamente.
Per prima cosa le infilò il suo cazzo in bocca senza preamboli e subito iniziò a darle delle profonde stantuffate, tanto. che gli occhi di lei. si riempirono di lacrime, per la difficoltà a respirare in maniera sufficiente.
Lui, senza pietà, invece di accorciare la spinta, si fermava spesso col glande infisso nella gola della povera Nora, che era costretta a respingerlo con le mani ... a volte tossendo nella foga di riprendere fiato.
Mauro aveva le mani libere, intanto, e spadroneggiava sul suo corpo, facendo scempio dei seni, della pancia bianca e della vulva, che la donna, inarcata, spingeva verso l’alto.
Lui le mise in bocca i coglioni, poi, divaricate le gambe all’inverosimile, la agganciò con due dita nella fessura, tirando verso l’alto come un amo, con i polpastrelli infissi nel punto “G”.
Nora era bagnata da fare schifo ... da buona donna di casa si chiese come avrebbe fatto a pulire i suoi umori dal divano, specialmente quando Mauro, rimessole in bocca il cazzo, si abbassò sulla vagina per spennellarla con la lingua.
I liquidi dei due colavano tra le chiappe di Nora, irrorandole l’ano.
Come facevano ai bei tempi, quasi tutti i giorni, l’uomo si sedette su una sedia che gli capitò a tiro e Nora, leggendogli il pensiero, andò ad abbracciarlo ... lei sapeva cosa gli piaceva.
Aprì le gambe mentre gli stringeva il collo con la sinistra: l’altra mano cercò il perno di lui e si indirizzò la capocchia, esposta, tra le grandi labbra bagnate.
Si penetrò da sola, mettendoci tantissimi, lunghi, istanti.
Il cazzo di Mauro era grosso e durissimo, lei piccola e minuta, si sentì sventrare mentre ci scendeva sopra, accogliendolo in figa.
Una volta dentro, dopo una chiavata di alcuni minuti, Nora volle godersi quella nerchia come piaceva a lei ... abbracciò Mauro e lo strinse tutto a se.
Mentre si baciavano con le lingue invasate, Nora danzava sul perno, roteando il bacino.
Sentendolo pressare da tutte le parti, la donna venne, in un lunghissimo desiderato, orgasmo.
Come ai bei tempi, urlò, respirò, mugugnò, ma soprattutto pianse, con i singhiozzi, mentre veniva.
Ma Mauro si ricordava bene di lei, in ogni particolare, e non se ne curò, anzi.
Stringendolo al petto, Nora sussurrava al suo amante:
- Che mi fai fare ... che mi fai fare! – e intanto non si stancava di baciargli il volto e le labbra.
- Sono vecchia, vero? Sono brutta ... – gli disse, delicatamente, con tutta l’amarezza degli anni perduti.
- Sei il mio amore ... l’unico: come potresti mai invecchiare, tesoro mio? – rispose Mauro, godendosi ogni tratto di lei.
Nella penombra, sembrava che il tempo si fosse veramente fermato. I tratti della donna, la sua pelle cedevole, le sue forme, erano ancora, per lui, quelli della sua “ragazza”.
Il viagra aveva un effetto meraviglioso, lui non lo aveva mai preso, non avrebbe potuto ... invece si sentì uno sciocco.
Il membro era duro senza incertezze, foraggiato dal piacere di avere ritrovato lei, Nora, la donna che portava nel cuore da tanti anni.
Lei scese dal suo grembo:
- Vieni, amore – disse prendendolo per mano – ti voglio nella mia camera da letto. –
