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Mia mamma sicula: vedova bianca
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Racconto27 min di lettura

Mia mamma sicula: vedova bianca

L'utente @nonnagata ha narrato l'esperienza di un ragazzo siculo con la madre, soli in casa con un padre assente costretto a lavorare all'estero.

Giovanna Esse
1 anno fa · 7.2k letture · 0

Erano le cinque. Chiamò la cameriera e si fece portare un caffè e un brandy. Il calore del caffè fece entrare l’alcool in circolo, donandogli vigore ed euforia ... si sgranchì le mani e partì.

Entrò per prima cosa nella mail di Rosario, la password era corretta.

Naturalmente non c’era niente d’interessante, l’uomo era abbastanza scaltro, ma ignorante in informatica ... una mentalità comune, che porta a commettere errori madornali.

Ad esempio, nel cestino, aveva una mail, che lo avvisava di un cambio di password su un’altra casella, segreta.

Dopo un’ora, Antonio aveva sciorinato tutti i rapporti che il sig. Rosario Messina aveva avuto con il web, dal primo momento in cui accese un PC.

Era iscritto a siti con cam a pagamento, siti d’incontri hard e altre cosette.

Da qualche mese, scommetteva pure on line e ci aveva già rimesso oltre 6.000 euro.

Ma la notizia più importante, per lui, era che Rosario, incapace di trattenere la sua vanagloria, era, certamente, l’autore di quel racconto.

Chiese di telefonare dalla cabina. Sempre telefoni fissi, e rischiando di sbagliare orario, chiamò a casa di Silvana.

Per fortuna rispose lei.

‐ Dobbiamo vederci! – disse.

Dopo, prese un altro caffè; era quasi sera quando riprese la metropolitana.

L’iPhone, spento e senza batterie, era tornato nella sua custodia all’interno della borsa.

Quella notte, Antonio, dormì male.

9

Incontrare Antonio, dopo tanti anni, fu un’emozione tremenda e anche lui ne risentì.

Rimasero in silenzio a lungo, fissandosi solo negli occhi, come per convincersi che, l’altro, fosse proprio chi diceva di essere. Guardandosi, si cercavano l’anima.

Parlarono un po’ di loro, giusto per rompere il ghiaccio; Antonio non si era mai sposato, aveva avuto delle compagne e non aveva figli.

‐ E’ tutto vero – disse lui alla fine ‐ ho controllato: è rischioso farlo, ma ne valeva la pena ... o forse no? Alla fine ti sto dando solo un’altro, tremendo dispiacere. –

‐ No, Antonio, non devi dire così! – scattò lei – ormai sapevo tutto, ti ho chiesto solo di aiutarmi, una verifica ecco ... volevo una certezza. –

‐ E adesso, “amica” mia? –

Silvana era po’ smarrita, forse pensava ad altro.

– Adesso devo riprendermi, pensare. Sai, a parte i figli, che amo più di me stesse ... questa vita che ho fatto, pare che non appartenga più. Mi sento come una che è stata in carcere ... una cui sono stati imposti ventidue anni di una vita che era scandita da altri. –

‐ Ti posso capire – disse Antonio, aveva le lacrime agli occhi e distolse veloce lo sguardo.

‐ Lo so, tesoro mio, lo so! – disse Silvana, prendendogli la mano e stringendola, un gesto che, in pubblico, non avrebbe fatto mai, fino a pochi giorni prima. Ma adesso non importava più.

Lui si confessò: in tutti quegli anni, la cosa che lo aveva devastato era stato il fatto di non aver saputo fare niente. Silvana lo redarguì, sincera: era proprio per questo che lo aveva scacciato, allora. Per evitargli di fare qualche sciocchezza ... lei si era rovinata e lei sola doveva pagare.

Si lasciarono con un abbraccio. Poi Antonio non la sentì per quasi un mese. In un messaggio, Silvana gli aveva chiesto di darle un po’ di tempo ... poi nient’altro, sparita.

Rosario Messere stava rientrando solito orario. Scese dal metrò due fermate prima.

A un’edicola, comprò Famiglia Cristiana, con l’inserto sulle dimissioni del Papa, la Settimana Enigmistica e pian piano si avviò, a piedi, verso casa.

Era molto turbato. Pochi giorni prima aveva accettato una nuova amicizia su Facebook. Una donna, sembrava ... una tipa un po’ strana.

In pochi giorni gli aveva fatto girare la testa, che troia doveva essere.

Si era confessata con lui, semplicemente e in maniera molto eccitante, fino a raccontargli del suo passato incestuoso, con un fratello.

Il giovane era uno scapestrato, diceva lei. Approfittando che erano cresciuti solo con la madre, spesso la costringeva ad avere rapporti con lui, di ogni tipo. Inoltre, lei era convinta, dai rumori che a volte sentiva provenire dalla stanza da letto, che il giovane possedesse anche lei.

‐ Ma a te ti piaceva o ti faceva schifo? – chiedeva Rosario, eccitato, e lei gli aveva fatto capire che, ripensarci adesso, le portava calore, la eccitava, insomma ... e giù descrizioni ad alto contenuto erotico, mentre Rosario sudava e si eccitava davanti allo schermo.

L’uomo “arrapato” aveva perso un po’ l’autocontrollo e, per solidarietà erotica, le disse che la poteva capire benissimo.

Le parlò di lui, le disse che aveva avuto esperienze simili, arricchì la sua storia con molti particolari ... mentre, approfittando del fatto che era solo in ufficio, si carezzava il pene, duro all’inverosimile.

Ora, passeggiando, a mente fresca, si riprendeva dal vortice dei sensi che lo aveva portato a masturbarsi in cam, per la gioia della donna. Lei non aveva la videocamera, ma lui si fece vedere lo stesso, solo i genitali, naturalmente, per dimostrarle l’effetto che gli facevano quei discorsi.

A ripensarci, gli sembrava di aver detto troppo e turbato, ripensò alle domande particolari, specifiche che lei faceva. Solo adesso si rendeva conto di quanto era strana tutta quella storia. ”Nefertite” si chiamava: chi poteva essere?

Il giorno dopo, Silvana, chiamò Antonio e volle incontrarlo, subito.

‐ Ricordi? – disse – ti sei rammaricato perché non avevi mai fatto niente? Bene, adesso devi fare una cosa per me: è implorante. –

‐ E cosa, tesoro? – disse lui sorpreso.

‐ Niente di complicato. Un viaggetto fuori programma e tu non mi dirai di no! ‐

10

Antonio aveva letto qualcosa su internet ... adesso stringeva tra le mani una copia della Gazzetta del sud.

Si sentì gelare. Non era un vigliacco, ma leggere la notizia e sapere come c’era finita, non era cosa da poco.

Si sentiva come un elefante in una cristalleria. Bevve un sorso di brandy, mai successo di mattina.

“ENNESIMA TRAGEDIA FAMILIARE! – Ieri, tre persone sono rimaste coinvolte in un fatto di sangue, consumatosi, ancora una volta tra le pareti domestiche. Hanno perso la vita, una coppia di coniugi anziani, mentre il figlio, R.M. di anni 45, ha riportato ferite al braccio. Ora è ricoverato, piantonato dai CC.

La tragedia si sarebbe scatenata a causa di una lettera, proveniente dalla Germania, paese in cui aveva lavorato il padre, per anni. Sul testo gli inquirenti mantengono il più assoluto riserbo.

Il figlio, che vive al nord, avrebbe raggiunto i genitori in tutta fretta, probabilmente avvertito dalla stessa madre.

I vicini hanno sentito prima le urla di un litigio furibondo poi, dopo le 20, i colpi d’arma da fuoco.

L’anziano avrebbe colpito la moglie a coltellate e il figlio, forse per difenderla, gli avrebbe sparato, con un fucile da caccia, regolarmente detenuto nella casa paterna.”

Non sapendo assolutamente che pesci pigliare, Antonio pregò solo che, il suo week end a Berlino, passasse completamente inosservato.

Adesso non gli restava che aspettare gli eventi.

‐ Le do un passaggio, se permette. – disse il dottor Canali, aprendo lo sportello della grossa Lancia scura.

‐ Ho accettato tanto da lei, dottore, che adesso questa è una bazzecola ... è stato un vero angelo custode. – Silvana occupò il sedile posteriore, mentre Canali, passando dall’altro lato, aggiunse: ‐ Le spiace se vengo dietro con lei? – poi, una volta in macchina, diede disposizioni all’autista per riportarli all’albergo di Silvana.

Intanto, la donna, gettava un ultimo sguardo ai muri alti e grigi del vecchio carcere.

Si allontanavano, e lei si allontanava da Rosario, per l’ultima volta ... finalmente.

Era passato quasi un anno, molte cose erano cambiate, radicalmente, e adesso pareva che tutto fosse finito.

‐ La porto in albergo, così potrà riposare. Se parte domattina, potremmo prendere il volo insieme ... – disse il funzionario: il padre di Diego era un pezzo grosso, Silvana lo aveva capito da come aveva sciolto tutti i muri burocratici che, prima, sembravano insormontabili.

‐ La ringrazio tanto ma stavolta devo rifiutare la sua, ennesima cortesia. – disse lei – vorrei approfittare per passare un paio di giorni con i miei, visto che son qui ... –

Poi, accorata, si voltò verso l’uomo, quasi commossa – Davvero non so come ce la saremmo cavata senza di lei, io mi sento veramente obbligata ... persino qui. Accompagnarmi in Sicilia è stato ... è stato veramente troppo. Io, io non so come ... –

Canali le sorrise apertamente: ‐ Silvana, non deve ringraziare me, ma Diego, che ha fatto il diavolo a quattro ... me l’ha stregato quel ragazzo. – poi con uno sguardo lievemente malizioso, aggiunse – Se non fosse per la differenza di età, direi che si è innamorato di lei. –

Poi cambiò discorso: ‐ Vedrà, suo marito in cinque o sei anni, sarà a casa. –

‐ Non m’interessa – disse li fredda – ora che la bufera è passata, ho deciso di divorziare. –

‐ Lo immaginavo! –

Arrivati all’Hotel, la donna scese e Canali la seguì per salutarla ancora. Lei lo abbracciò, spontaneamente, senza dire nulle.

Grazie a quell’uomo, aveva limitato al massimo i danni di quella terribile faccenda.

Approfittando di esserle vicino, Canali disse piano:

‐ Mi sono documentato, sa? Grande regina, quella Nefertiti ... una donna di carattere. –

Si staccarono, Silvana rabbrividì ma fu solo per un attimo, gli occhi di lui le confermarono che era tutto finito.

La macchina partì e si perse nel traffico della sera. Dal bar dell’Albergo, Antonio la vide: era raggiante, la aspettava.

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Scritto da
Giovanna Esse

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