“Aspetta, la porta è aperta...”
La direttrice sa che sono in vigore dei contratti, risalenti agli anni del suo predecessore, che le impongono di non interferire in alcun modo con l’operato dell’azienda di videosorveglianza: anni addietro è stato deciso di esternalizzare le attività di sicurezza e videosorveglianza all’interno del resort; da allora l’azienda “Sbirri per hobby” è sempre stata gelosa del modo in cui gestisce i suoi servizi. Anche le pulizie del bungalow sono fatte dai dipendenti dell’azienda che conta, per quanto ne sa Michela, appena due donne e tre uomini. Questo la direttrice lo sa ma la donna è sempre stata curiosa di dare una sbirciatina a ciò che accade lì dentro. Ad ogni modo, stasera Michela è la donna: l’affascinante, simpatica, pazza, stupida, fragile donna. Ha smesso di essere l’irreprensibile direttrice già da qualche ora.
“Potrebbero entrare gatti randagi o lucertole, magari non si sono resi conto di avere la porta aperta”
S’avvicina lentamente e quasi in punta di piedi ma poi con uno scatto felino supera la soglia d’ingresso dell’edificio; il cuore ha preso a batterle in petto più forte. Le luci sono spente. “C’è qualcuno?”, non si aspetta né riceve risposta. Dovrebbe correre fuori e in fretta, sarebbe umiliante e increscioso se la trovassero là al buio. E’ come un’adolescente che visita la cascina abbandonata del quartiere, la cascina in cui leggende tramandate a scuola dicono si svolgano strani riti stregoneschi.
“Solo qualche minuto” dice a bassa voce per darsi una regola e un limite.
Il bungalow è composto di cinque stanze. Michela spinge la porta della prima a destra, si trova davanti il bagno; spinge la porta della seconda a destra, questa volta si trova davanti la stanza delle videoregistrazioni. Ci sono almeno una ventina di monitor che proiettano immagini in bianco e nero, al centro della stanza una poltrona nera. La bruna ne approfitta per sedersi sulla poltrona e osservare meglio cosa avviene nella stanza. E’ affascinata e al tempo stesso spaventata: sopra alcuni monitor riconosce la hall dell’hotel, la palestra e il parcheggio interno; sopra la maggior parte dei monitor scorrono però scene intime di vita privata; certo, in teoria sa che per ragioni di sicurezza in ogni camera d’hotel è stata istallata una videocamera ma non si è mai interrogata veramente su chi stesse ad osservare dietro quell’occhio di vetro; adesso è lei dietro quell’occhio di vetro ed è come ipnotizzata. Con la coda dell’occhio riconosce i nuovi ospiti della 254: Marcel Ferrè e Avril Blonde. Mette a fuoco l’immagine. Pare che vogliamo provare la fattura del materasso: la modella francese è distesa sul letto a gambe aperte; è incantevole mentre ha la faccia contratta in un’evidente espressione di piacere e le mani stringono le lenzuola ad ogni colpo di reni di Marcel; Marcel le sta sopra e la sta scopando alla missionaria, ha un bel sedere alto e pieno e dentro quelle spalle larghe Avril sembra scomparire.
“Se dovesse avvicinarsi qualcuno lo sentirei e farei in tempo a smettere” si dice con voce flebile prima di essere colta da una prima vampata di calore che la stordisce. Accade tutto troppo rapidamente. Michela si porta istintivamente una mano sul seno, ha i capezzoli turgidi. Le cosce si rilassano, testa e collo cadono dolcemente all’indietro. Ammette che la situazione sia eccitante. Una seconda vampata di calore quasi la costringe a portarsi la mano rimasta libera sui pantaloncini, La micetta è umida, non ha altra scelta che sollevarsi un momento dalla seduta per sfilarli e lasciare che scivolino all’altezza delle caviglie. Ora la mano della donna può strisciare senza trovare ostacoli sotto il tessuto delle mutandine e agguantare il clitoride. In tutto questo la donna non stacca gli occhi dal monitor dove il signor Ferrè ha appena deciso di imprimere un ritmo più incalzante alla cavalcata; Michela può solo intuire dalla mimica le grida soffocate e i gemiti di Avril in questo frangente; la fortunata popstar francese si starà godendo un sesso fantastico come non succede alla direttrice ormai da troppo. In testa ha ormai solo il presunto cazzone di Ferrè da cui immagina di essere sfondata: si libera della maglietta per torturare liberamente le sue stesse tette e mungere i capezzoli; s’apre per poi richiudersi il palmo della mano destra mentre con il dito medio Michela comincia a penetrarsi la vagina.
Sempre più violente scosse di eccitazione producono sul viso delle brune costanti smorfie. Ha il corpo tutto madido di sudore, i generosi succhi della sua fica avranno riempito di chiazze la poltrona. Quanto vorrebbe che uno qualunque dei suoi dipendenti fosse lì a succhiarle una tetta, a pretendere latte di vacca! Quanto vorrebbe al posto delle sue due dita nerchia di prima qualità! Con le dita la donna non riesce a fottersi in profondità fino alla cervice, non può sporcarsi di sperma. Michela adora sentirsi dentro sborra calda appena prodotta. E’ una cagna, questo si ripete. Il marito starà già dormendo e lei, intrufolatasi senza invito. nella stanza delle videoregistrazioni si masturba desiderando altri uccelli.
All’interno della stanza 254 l’amplesso della coppia di VIP francesi sta raggiungendo il climax: la popstar intreccia le braccia intorno alla testa dello stilista, lo spinge forte contro il suo petto e le gambe sembrano aprirsi ulteriormente. Appaiono sul punto di fondersi in un solo corpo. Michela si è ormai sostituita nei suoi pensieri ad Avril; eppure, vive nel frattempo altre mille scene. Ferrè sembra fermarsi per un istante ma sta solo caricando due colpi di reni più lenti e profondi, riversa fuori infine tutto il suo latte caldo. Non una ma due ragazze raggiungono in contemporanea l’orgasmo insieme a lui. L’orgasmo della direttrice è forse quello più intenso, esplosivo. Non cerca di reprimere i suoi gemiti (non potrebbe e non vuole), si penetra per un’ultima volta la fica e viene. Filamenti di secrezioni vaginali come fili di seta le avvolgono le dita, i capezzoli le prudono ma è un prurito piacevole e la pelle sembra luminosa. E’ davvero bellissima. Quando l’orgasmo si placa e recupera la propria lucidità s’affretta ad alzarsi. Recupera la maglietta e tira su i pantaloncini. Come aveva previsto la poltrona è zuppa delle sue secrezioni vaginali: “Cazzo...”. Tuttavia, non c’è tempo da perdere. Non tornerà al bungalow mai più o almeno così si dice. Sgattaiola fuori perdendosi nel buio della notte.
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Sir Lucifer è un alter-ego, una maschera che a volte mi va di indossare mentre altre volte no. Sir Lucifer è un master severo e uno scrittore curioso.
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