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Erotika
Mia sorella maggiore compie 53anni · Cap. 1
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Capitolo 1 di 1 9 min di lettura

Mia sorella maggiore compie 53anni

Iabiab
2 ore fa · 31 letture · 0

Lucia aveva cinquantatré anni e una casa troppo grande, silenziosa, che puliva ogni giorno come se l'ordine potesse riempire le stanze. Dopo il divorzio non era rimasto quasi niente: solo quella casa, che l'ex marito le aveva lasciato quasi per sfinimento, e il tempo. Le giornate passavano uguali, strofinacci e scale, spolverare mobili che nessuno toccava, lucidare specchi in cui si vedeva sempre più stanca. L'unico giorno diverso era il venerdì. Il venerdì si metteva elegante, per quanto poteva, e con la sua utilitaria andava a fare la spesa per sé e per i genitori anziani. Su e giù per la città, buste, traffico, qualche chiacchiera al banco del pesce: la ravvivava un po', la faceva sentire ancora viva.

Suo fratello Marco aveva quarantacinque anni, single per scelta, e ogni tanto passava a trovarla. Un giorno la invitò a cena. La voleva portare in un ristorante di pesce noto, uno di quelli con i camerieri in giacca e i tovaglioli di stoffa. Lucia era euforica e imbarazzata insieme: non aveva mai frequentato posti lussuosi. Per la serata andò dalla parrucchiera, poi al centro commerciale a comprare un paio di scarpe bianche con tacchi alti, eleganti, che la facevano camminare dritta come non le succedeva da anni.

Marco passò a prenderla alle otto. Quando la vide scendere i gradini di casa, rimase fermo accanto alla macchina. Lucia indossava un vestitino da sera scuro, semplice, che le sorreggeva il seno cadente e le segnava la vita. Camminava sui tacchi alti con una lentezza incerta, attenta a ogni passo, e quella fragilità la rendeva più bella di quanto Marco ricordasse. Al ristorante lei era impacciata, teneva le posate troppo strette, leggeva il menu con la fronte corrugata, chiedeva scusa per ogni piccola cosa. Ma quell'imbarazzo le donava una sensualità incredibile, un rossore sulle guance, una timidezza che faceva venire voglia di toccarla.

Marco la guardava con occhi diversi. Lucia se ne accorse, e la cosa la imbarazzava, ma allo stesso tempo le faceva piacere. Così, quasi senza rendersene conto, accavallò le gambe con lentezza, lasciando che il vestito risalisse un poco lungo la coscia. I suoi occhi verdi scrutavano da dietro gli occhiali il fratello che se la stava mangiando con lo sguardo. Marco era davvero eccitato. Non disse niente, ma il respiro gli si era fatto più fondo.

Quando la riaccompagnò a casa, parcheggiò davanti al cancello e spense il motore. Prima che lei scendesse, le mise una mano sul ginocchio. Lucia trattenne il fiato. Marco si chinò e la baciò. Lei rimase pietrificata, le labbra chiuse, il cuore impazzito. Poi, dopo un attimo che sembrò lunghissimo, restituì un bacio a stampo. Marco aprì la bocca e fece uscire la lingua. Lucia ebbe uno sbandamento, un vuoto allo stomaco, e aprì la bocca per riceverla. Le loro lingue si incrociarono, un bacio breve ma intenso, bagnato, proibito. Subito dopo Lucia scese dalla macchina, completamente fuori di sé, ed entrò in casa frettolosamente senza salutare. Marco restò seduto al buio, convinto di aver rovinato per sempre il rapporto con sua sorella.

Lucia passò una settimana di crisi. Sentiva di desiderare Marco, ma non voleva ammetterlo. Rifiutava quel pensiero, lo cacciava via, si ripeteva che era un incesto, che era malata. Ma quando ripensava a quel bacio, alla lingua del fratello nella sua bocca, si eccitava terribilmente. Una sera, a letto, si ritrovò con una mano tra le gambe, le dita che scivolavano nell'umidità, il respiro rotto, il nome di Marco soffocato nel cuscino. Venne con un gemito lungo, e subito dopo si odiò.

Il giorno del suo cinquantatreesimo compleanno, l'undici febbraio, invitò Marco a cena da lei. Lui era sorpreso, ma accettò. Quando arrivò, trovò la porta aperta. Entrò, e sua sorella lo aspettava davanti alle scale, sorridente, con le tette cadenti di fuori dal vestito, i capezzoli scuri esposti all'aria. Marco la raggiunse senza dire una parola. Si baciarono focosamente, con le bocche aperte, le mani addosso, e salirono di corsa le scale, inciampando, ridendo, ansimando.

In camera da letto Lucia lo spinse sul materasso e gli salì sopra. Gli slacciò la cintura, gli abbassò i pantaloni, lo prese in mano: era duro, caldo, grosso. Se lo strofinò contro la fica bagnata, gemendo, poi se lo infilò dentro lentamente, un centimetro alla volta, sentendosi riempire come non le succedeva da anni. Cominciò a muoversi, su e giù, le tette che le ballavano, Marco che le stringeva i fianchi e le succhiava i capezzoli. Lei ansimava, sudava, lo cavalcava sempre più forte, sentendo il cazzo del fratello che le apriva la carne, che la faceva urlare. Lui le afferrò il culo e la scopò dal basso, colpendola in profondità. Lucia venne con un grido strozzato, tremando tutta, e Marco la seguì subito dopo, scaricandosi dentro di lei con un gemito rauco. Restarono così, intrecciati, bagnati di sudore e di sesso, il respiro che si calmava piano.
"Oh cazzo ti sono venuto dentro lucia"

affermò marco
Lucia appoggiò la testa sul petto di Marco. Sentiva il suo cuore battere forte, e per la prima volta in anni la casa non le sembrò vuota,e gli disse " non preoccuparti amore mio sono in menopausa e stato bellissimo "

Lucia rimase ancora un poco con la guancia sul petto di Marco, a sentire il cuore che rallentava sotto la pelle madida. Poi, senza dire niente, si tirò su. Il corpo le doleva in un modo dolce, nuovo, e l'aria della stanza le si appiccicò addosso mentre scivolava giù dal letto. Era nuda, completamente nuda, e per la prima volta non le importava. Sentiva lo sguardo di Marco seguirla, caldo sulla schiena, sul culo, sulle gambe che la portavano verso la porta. Non si coprì. Uscì sul pianerottolo e scese le scale a piedi nudi, il legno freddo sotto le piante, il cuore che le batteva in gola come se stesse facendo chissà che cosa. In cucina la luce era rimasta accesa, e sul tavolo c'era la torta di compleanno, intatta, con la glassa al cioccolato che luccicava e le candeline spente ancora piantate in mezzo. Lucia prese un coltello dal cassetto, tagliò una fetta larga, la sollevò con la paletta e la posò su un piattino. La glassa le sporcò le dita. Se le portò alla bocca e le leccò, piano, con la punta della lingua, mentre risaliva le scale. Il sapore dolce le riempì la bocca, e per un attimo si sentì ridicola: cinquantatré anni, nuda, con una fetta di torta in mano, che tornava da suo fratello come una ragazzina. Ma il calore tra le gambe le ricordava che non era una ragazzina, e che quello che aveva appena fatto con lui non aveva niente di innocente.

Quando rientrò in camera, Marco era ancora disteso sul letto, un braccio piegato dietro la testa, il petto che si alzava e si abbassava con un respiro ormai calmo. La guardò entrare e sorrise, un sorriso stanco e affamato insieme. Lucia si fermò ai piedi del letto, il piattino in una mano, e lo guardò. Il cazzo di Marco riposava sulla coscia, ancora lucido di lei, e la vista le fece stringere lo stomaco. Salì sul materasso in ginocchio, scavalcandolo, e si sedette a cavalcioni sulle sue cosce, senza toccarlo lì, non ancora. La fetta di torta tremava un poco sul piattino.

«È la mia torta di compleanno,» disse, con una voce che non riconobbe, bassa e roca. «Non l'abbiamo nemmeno assaggiata amore.»

Marco la guardava dal basso, gli occhi scuri che le percorrevano il corpo, le tette cadenti che pendevano verso di lui, i capezzoli scuri ancora gonfi. «E adesso?» chiese.

Lucia non rispose. Prese la fetta con le dita, senza il piattino, e la glassa le colò subito tra le dita, densa e scura. La tenne sospesa sopra il petto di Marco, e lui capì, o forse no, ma non si mosse. Lei gliela posò sul petto, proprio al centro, e la schiacciò con il palmo, spalmandola sulla pelle calda. La glassa si sparse sul muscolo, gli imbrattò i capezzoli, gli colò lungo i fianchi. Il pan di Spagna si sbriciolò, e i pezzi rimasero appiccicati alla peluria del petto. Marco emise un suono, mezzo sorpreso e mezzo eccitato, e le afferrò il polso.

«Che fai?»

«La offro a te,» disse Lucia, e si chinò.

La lingua di Lucia si posò sul petto di Marco, lenta, e raccolse la glassa dalla pelle. Il sapore dolce si mescolava al sale del suo sudore, al calore della sua carne, e lei gemette piano, leccando via tutto, i pezzi di torta, il cioccolato, la scia che scendeva verso l'ombelico. Marco le mise una mano sulla nuca, le dita tra i capelli, e la spinse appena più giù. Lei lo leccò con più foga, succhiandogli un capezzolo sporco di glassa, poi l'altro, sentendolo irrigidirsi sotto la bocca. Il petto di Marco si sollevava più in fretta, e il suo cazzo era tornato duro, premeva contro il culo di Lucia che, senza smettere di leccare, cominciò a muoversi appena, strofinandosi contro di lui.

«Lucia…» mormorò Marco, con la voce rotta.

Lei si tirò su, la bocca sporca di cioccolato, e lo guardò. Aveva la glassa anche sulle dita, sul mento, senza smettere di fissarlo. Poi prese un ultimo pezzo di torta rimasto tra le pieghe del petto di lui e se lo portò alle labbra, masticandolo piano, con gli occhi verdi che non lasciavano quelli del fratello.

«marco sei la mia vita dammi ancora tutto il tuo seme amoremio,» disse, e sorririse, un sorriso basso e sporco che le nacque dal ventre.

Marco la tirò su per i fianchi, la fece scivolare più in alto, finché il suo cazzo non le premette contro l'inguine. Lucia si lasciò guidare, le ginocchia piantate nel materasso, le mani appoggiate sul petto appiccicoso di lui. Si sollevò quel tanto che bastava, e lo prese di nuovo dentro, senza fretta, sentendosi riempire mentre la glassa si mescolava al sudore tra i loro corpi. Cominciò a muoversi, lenta, con il respiro che le usciva a piccoli colpi, e Marco le stringeva le cosce, le guardava le tette ballare, la bocca ancora sporca di cioccolato. Lei si chinò a baciarlo, e lui le leccò via il dolce dalle labbra, la lingua che entrava nella sua bocca con la stessa fame di prima.

Il ritmo crebbe, il letto cigolò, e Lucia sentì di nuovo quel nodo caldo che le saliva dal basso ventre. Si aggrappò alle spalle di Marco, affondò le unghie nella sua pelle, e lo cavalcò più forte, più sporca, con i capelli incollati alla fronte e il sapore della torta ancora in bocca.

Quando venne, fu con un gemito che le un urlo muto quasi a lasciarla senza respiro, il corpo che le si irrigidì contro quello di Marco, le unghie che gli incisero la pelle delle spalle. Lui la seguì subito dopo, con un rantolo sordo, le mani che le stringevano le tette cadenti cosi forte da fargli male cosi male da farle dire"ohhh mio dio marco fai piano mi fai male" con un filo di voce prosciugata dall orgasmo appena avuto mentre lui le veniva dentro, caldo e profondo. Rimasero così, appiccicati, il respiro che si mescolava, la glassa ormai sciolta che luccicava sui loro corpi come una pellicola dorata. Poi Lucia scivolò di lato, si accoccolò contro di lui, la testa sulla sua spalla. Sul comodino, il piattino vuoto.

E le disse "sono tua marco per sempre......il piu bel compleanno della mia vita grazie amore mio"

e lui rispose che d ora in poi non sarebbe piu stata sola.

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Scritto da
Iabiab

Sono un uomo di 45anni, per la prima volta scrivo racconti erotici inerenti l incesto tra fratello e sorella,i miei racconti sono romanzati ma non sono del tutto finzione,nel 2020 tra me e mia sorella maggiore che ha 53anni si e instaurato un legame speciale. Mi farebbe piacere parlare in privato con chi ha avuto esperienze simili alle mie.

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