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Erotika
Il rito incestuoso · Cap. 1
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Capitolo 1 di 1 6 min di lettura

Il rito

Iabiab
4 ore fa · 42 letture · 0

Lucia era una donna molto timida e riservata, la sua vita era vuota il suo matrimonio matrimonio insulso,non ne poteva piu andarre avanti cosi eera una tortura, cosi tramite una conosceentte connobbe una cartomante.

Dalle carte risultava che lucia era portatrice naturale di negativita,che partiva dal suo utero, infatti non era mai riuscita ad avere figli e doveva essere depurata.

mesi passati a fare rituali e pulizie spirrituali ma niente sembrava funzionare.

La cartomante le disse. Che c era un altra soluzione era l ultima spiaggia.

"Cara lucia c'è un antico rituale celtico pagano che in antichità serviva per depurare il corpo e l anima............consiste nell avere un vero ee proprio rapporto sessuale incestuoso con un tuo parente di prima linea di sangue"

Lucia impallidi,penso a. Suo fratello marco 45enne, ma era asssurdo......non ci sarebbe mai riuscita ,eppure secondo la cartomante era l unico metodo rimasto.

lucia ci penso peer giorni e allla fine deecisse di farlo era determinata ad andare fino in fondo.

Era un pomeriggio di meta novembre la luce filtrava pungente attraverso le tende che Lucia aveva tirato con cura. Si strinse al petto il tessuto leggero della tunica; il freddo le fece venire la pelle d'oca sulle braccia. Candele tremolavano su ogni superficie — la cassettiera, il comodino, il davanzale — proiettando ombre che danzavano sulle pareti come spiriti inquieti.

Cosa sto facendo?

I suoi tacchi battevano sul pavimento di legno mentre camminava avanti e indietro. Nove passi verso la porta. Nove passi indietro. La tunica le aderiva ai fianchi, con una scollatura così profonda da farla sentire esposta, ridicola, disperata. Il seno, privo di sostegno, ondeggiava sotto la stoffa; per abitudine, incrociò le braccia per coprirlo.

Il campanello suonò.

Il respiro di Lucia si bloccò. Rimase immobile, una mano premuta sul petto, a sentire il battito frenetico del proprio cuore. Il campanello suonò di nuovo, questa volta più a lungo.

Si avvicinò alla porta. La mano le tremava sulla maniglia.

Marco era sulla soglia; la pioggia gli brillava sulle spalle. Indossava una giacca semplice, i capelli erano umidi e nei suoi occhi c'era quel calore familiare che lei conosceva da una vita intera. Quarantacinque anni passati a considerare quest'uomo come suo fratello.

"Lucia? Sei..." Si interruppe, entrando in casa mentre lei spalancava la porta.

Il soggiorno era immerso nell'oscurità. Candele ovunque. L'aria profumava di cera e di un sentore floreale — gelsomino, forse — sprigionato dagli oli che la cartomante le aveva dato.

"Chiudi la porta," sussurrò Lucia.

Lui obbedì. La serratura scattò in posizione.

«Lucia, che succede?» La sua voce era dolce, confusa. «Hai detto che era urgente. È tutto...»

«Vieni di sopra.»

Si voltò prima che lui potesse rispondere, salendo le scale su tacchi incerti. Ogni gradino sembrava una confessione. La tunica le ondeggiava sulle cosce; sentiva gli occhi di lui addosso, percepiva il peso della sua confusione e della sua preoccupazione.

La camera da letto era la stanza più luminosa della casa. Una dozzina di candele erano raggruppate su ogni superficie. Il letto era rifatto con lenzuola bianche e pulite, i cuscini ben sistemati; Lucia si sedette sul bordo del materasso, accavallando le gambe per poi sciogliere la posizione e accavallarlee di nuovo.

Marco apparve sulla soglia. Occupava l'intero vano della porta, con le sue spalle larghe e la figura solida; il suo volto era una maschera di smarrimento.

«Lucia. Parlami.»

Lei non riusciva a guardarlo. Si tormentava le mani in grembo e sentiva le lacrime premere dietro gli occhi, calde e indesiderate.

«Devo dirti una cosa.» La voce le si incrinò. «E penserai che io abbia perso il senno.»

Lui fece un passo avanti. «Dimmelo comunque.»

E così fece.

Le parole uscirono di getto, accavallandosi l'una sull'altra. La cartomante. Gli anni vuoti trascorsi con Davide. Il rituale che, a suo dire, l'avrebbe salvata, purificata, donandole il coraggio che non aveva mai avuto. Le candele. L'oscurità. E la condizione — quella terribile, impossibile condizione — che dovesse essere proprio lui.

Il volto di Marco si fece immobile. I suoi occhi scrutarono quelli di lei, e Lucia colse il momento in cui la comprensione si fece strada. Vide lo shock, l'incredulità, e il balenare di qualcos'altro, qualcosa che non riusciva a definire.

Le lacrime le rigarono le guance. «So che è una follia. Lo so. Ma dovevo dirtelo. Dovevo...»

Lui attraversò la stanza in tre falcate.

Le prese il viso tra le mani, sollevandole il mento. Con il pollice, le asciugò la guancia bagnata. E poi la baciò.

Il mondo si fermò.

La sua bocca era calda, insistente, priva di qualsiasi esitazione. Senza incertezze. Le sue labbra schiusero quelle di lei; Lucia ne percepì il sapore della pioggia sulla pelle e la ruvidezza della barba corta contro il mento. Le sue mani si sollevarono, afferrando la giacca di lui per tirarlo più vicino.

È sbagliato. È…

Non le importava.

Le mani di Marco scivolarono sulle spalle della sua tunica. Tirò giù il tessuto, lasciando scoperto il seno: morbido, pesante, la pelle pallida illuminata dalla luce delle candele. I capezzoli si indurirono; lei colse lo sguardo di lui, vi lesse una fame intensa.

La adagiò sul letto.

Le lenzuola erano fresche sotto di lei. Marco le salì sopra, il suo corpo un peso caldo; lei sentì la pressione dell'erezione di lui, attraverso i jeans, contro la propria coscia. La baciò di nuovo, più a fondo, mentre la sua mano le sfiorava il seno cadente.

Le sue dita erano ruvide, segnate dai calli. Le avvolsero la morbida rotondità, il pollice che accarezzava il capezzolo; dalla gola di lei sfuggì un suono — un sussulto, un gemito, non avrebbe saputo dire quale.

«Lucia». La voce di lui era roca. «Guardami».

Lo fece. La vista le si appannò per le lacrime, ma sostenne il suo sguardo.

«Ne sei sicura?» chiese lui.

Invece di rispondere, lei allungò le mani verso la sua cintura. Le dita, maldestre e frenetiche, cercarono di slacciarla; lui l'aiutò, facendo scivolare i jeans lungo i fianchi. Il suo membro si liberò, grosso e duro, e lei lo avvolse...con la mano incredula di cio che stava succedendo.

Marco dolcemente le aprì la tunica dove c era lo spacco, e Lucia ormai ecccitata aprì le cosce,una figa depilata depilata dalle grandi labbra sporgenti e scure,marco appoggiò ill suo glande pulsante e con una spinta che superiore il proibito glielo spinse tutto dentro, lucia sussulto e strinse le cosce avvinghiando suo fratello, I tacchi piantati sulla sua schiena, marco iniziò a muoversi dentro di lei con colpi sempre piu profondi, lucia godeva,"ohhhhh dio mio marco......dio mio marco......m.....m.....ma.....marcoo" sussurrando il suo nome sottovoce come fosse un peccato.

Lucia godeva come non le era mai successo e venne un orgasmo ffoorte che lle paralizzo tutto il corpo incapace di muoversi,marco la seguì poco dopo con un ultimo affondo così forte da far tremaree il letto schizzò una infinita infinita quantità di sperma dentro l utero di sua sorella Lucia, che lo sentiva come un liquido sacro dentro la sua pancia.

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Scritto da
Iabiab

Sono un uomo di 45anni, per la prima volta scrivo racconti erotici inerenti l incesto tra fratello e sorella,i miei racconti sono romanzati ma non sono del tutto finzione,nel 2020 tra me e mia sorella maggiore che ha 53anni si e instaurato un legame speciale. Mi farebbe piacere parlare in privato con chi ha avuto esperienze simili alle mie.

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