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Chiodo Schiaccia Chiodo · Cap. 1 — Scopata a crudo, sudore e un culo perfetto da sfondare
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Scopata a crudo, sudore e un culo perfetto da sfondare

Un incontro notturno inaspettato si trasforma in uno sfogo carnale e disperato per tentare di zittire i fantasmi di una relazione finita. Tra corpi sudati, sesso senza filtri e una trasgressione finale, la ricerca di un oblio temporaneo e viscerale nel corpo formoso di una vecchia amica.

Giovy22
3 mesi fa · 5.672 parole · 25 min
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E poi, si è sporta e mi ha dato un bacio sulla guancia.

Sono rimasto pietrificato. È stata di una dolcezza disarmante, qualcosa che da lei non mi sarei mai, mai aspettato. Non vi ho detto molto del carattere di Mary: è sempre stata una tipa tosta, una che non te le manda a dire, con la risposta sempre pronta, affilata come un rasoio. Vederla così premurosa, così delicata con un relitto emotivo come me – considerando che non ci vedevamo da una vita – mi è sembrato surreale. Nella mia testa inquinata ho pensato subito al peggio, a qualche fregatura nascosta. Ma la verità era che avevo un bisogno fisico, quasi animale, di sentire qualcuno vicino. Per un attimo, ho avuto l'illusione di avere di nuovo le redini della mia vita tra le mani.

Così, le ho detto la cosa più patetica e sincera che potesse uscirmi dalla bocca: «Possiamo... stare solo vicini? Abbracciarci, senza fare nulla?»

E siamo finiti così: accoccolati sul suo letto, completamente vestiti, a parlare nel buio. Faceva un caldo infernale. I nostri corpi stretti l'uno all'altro sprigionavano calore, il sudore rendeva la pelle appiccicosa, inumidendo la sua canottiera e la mia maglietta. L'ansia continuava a martellarmi le tempie, ricordandomi che stavo sbagliando tutto, che non ero pronto. Eppure... stavo bene. Un benessere assurdo, narcotizzante.

E stavo così bene che, a un certo punto, il corpo ha bypassato del tutto il cervello. Ho fatto il passo più lungo della gamba. La mia mano è scivolata giù dalla sua schiena, ha seguito la curva del fianco e le ho afferrato il culo. Ho palpato con decisione quella carne soda, rotonda, riempiendomi il palmo.

Mary si è bloccata. Poi, contro il mio petto, è scoppiata a ridere. Una risata bassa, provocante. «Alla faccia del "stiamo solo abbracciati", eh?» mi ha sfottuto, senza però allontanarsi di un millimetro.

Mi sono messo a ridere anch'io. Era la prima volta. La primissima fottuta volta che scherzavo, che mi prendevo una libertà del genere con una ragazza che non fosse Sara. A pensarci a posteriori mi sale la nausea per il senso di colpa, ma in quell'esatto istante... ci ero riuscito. Non ci stavo pensando.

E lei non mi ha dato il tempo di far tornare i fantasmi.

Si è sollevata appena, i suoi capelli mossi mi hanno sfiorato il viso, carichi di quel profumo denso che mi aveva fatto impazzire in macchina. Mi ha guardato negli occhi per un secondo, poi si è chinata e mi ha baciato. Non è stato un bacio dolce come quello sulla guancia. È stato un impatto. Le sue labbra carnose, piene e umide si sono schiacciate contro le mie con una foga improvvisa, dischiudendosi per cercare la mia lingua. Il sapore del caffè si è mescolato al sapore forte della sua bocca e al sudore salato che ci imperlava la pelle. Ha portato le mani dietro la mia nuca, le dita affondate tra i miei capelli, tirando appena, mentre il suo corpo si premeva con forza contro il mio. Sentivo i suoi seni liberi sotto la canottiera schiacciarsi contro il mio petto, i capezzoli turgidi che raschiavano attraverso le stoffe sottili. L'aria è diventata di colpo densa, i nostri respiri si sono fatti corti, affannosi. Le mie mani, quasi di vita propria, sono scivolate ad afferrarle entrambi i glutei, stringendo quella perfezione ambrata per tirarla ancora più contro il mio bacino, facendole sentire quanto quel bacio mi stesse letteralmente incendiando.

Presi da una foga improvvisa, animale, ci separammo quel tanto che bastava per strapparci i vestiti di dosso. Mentre la sua canottiera volava sul pavimento e io lottavo con la cintura dei jeans, Mary si fermò un secondo. Mi guardò negli occhi, il respiro corto, e con una dolcezza che quasi stonava con il fuoco che avevamo addosso, mi sussurrò: «Sei sicuro? Non devi dimostrare nulla».

La guardai, col cuore che mi martellava nelle orecchie. Il mio cinismo era l'unica armatura che mi restava. «Mary,» le risposi con un mezzo sorriso sbilenco, «se mi si alza in questo modo, direi proprio di sì».

Sotto sotto, però, la verità era che ne avevo un bisogno disperato. Volevo annullarmi. E in pochi secondi fummo totalmente nudi, pelle contro pelle, in quella stanza inondata dal caldo estivo.

Lei si mise a cavalcioni su di me. Il contrasto tra il buio della stanza e il calore dei nostri corpi era stordente. Le mie mani scivolarono istintivamente sui suoi fianchi per poi scendere ad afferrarle il culo. Cazzo. Sentire quella carne soda e compatta, riempirmici i palmi, stringerla mentre il sudore cominciava a rendere la nostra pelle scivolosa... era un'esperienza quasi mistica. Le accarezzavo i glutei pesanti, impastandoli, tirandola contro il mio bacino per farle sentire l'erezione che pulsava disperata contro il suo ventre umido.

Poi Mary sorrise, un sorriso malizioso e buio. Si chinò e le sue labbra carnose iniziarono a scendere. Mi baciò il petto, indugiando sugli addominali, tracciando una scia umida di saliva e calore che mi faceva tremare i muscoli. Scese ancora, fino ad arrivare alla mia intimità. Quando la prese in bocca, trattenni il fiato. Le sue labbra erano un anello di fuoco, la lingua abile e vorace. Iniziò a muoversi con un ritmo lento, poi sempre più profondo. Una sua mano si chiuse attorno alla base, mentre con l'altra scivolò a sfiorarmi e massaggiarmi le palle con una delicatezza che mi mandava il cervello in cortocircuito. Il suono osceno e bagnato della sua bocca, unito ai suoi piccoli gemiti di approvazione, mi stava portando al limite troppo in fretta. Si staccò solo un secondo, le labbra lucide di saliva, per sussurrarmi contro la pelle: «Avvisa prima di venire». Non resistetti molto. Il piacere era una morsa troppo stretta. Le afferrai i capelli, spingendo il bacino, e quando sentii l'orgasmo esplodermi dentro, la avvertii con un grugnito. Lei sfilò via la bocca all'ultimo secondo, lasciando che mi svuotassi con violenza sulla sua mano e sul mio stesso addome, ansante, col petto che si alzava e si abbassava a scatti.

Ma non era finita. Quella scarica mi aveva acceso un interruttore nuovo. Ora toccava a me.

La feci stendere sulla schiena. Le aprii le gambe e, senza pensarci, le infilai due dita dentro. Era bagnatissima. Un calore umido e scivoloso mi accolse all'istante. Iniziai a muovere le dita dentro la sua figa, prima piano, esplorando quella morbidezza, poi aumentando il ritmo, piegando le falangi verso l'alto per cercare il suo punto più sensibile. Mary inarcò la schiena, le unghie che si conficcavano nelle lenzuola sudate. I suoi gemiti si fecero più alti, vibranti, non c'era più traccia della ragazza sicura e imperturbabile di prima. Sentire quanto la stavo facendo impazzire era la droga migliore del mondo.

Scesi con il viso tra le sue cosce. Le sue gambe forti e bollenti mi si strinsero ai lati della testa, come a volermi intrappolare lì. Iniziai a leccarla, assaporando i suoi umori, tracciando linee lunghe con la lingua prima di concentrarmi sul clitoride. Lo succhiai piano, alternando la pressione delle labbra al guizzo veloce della lingua. Tremava. Le sue cosce mi stringevano le orecchie, il suo bacino si sollevava per cercare la mia bocca con disperazione. «Sì...» ansimò, la voce rotta. «Ti prego... scopami. Scopami ora!»

Non se lo fece ripetere due volte. Io ero abituato a farlo senza preservativo con Sara, era l'unica realtà che conoscevo, e in quel delirio di ormoni e sudore, a Mary sembrò non importare un cazzo di niente. Nessuna precauzione, nessun freno.

Mi sollevai e mi posizionai sopra di lei. Le afferrai i seni pieni, massaggiandoli, mentre spingevo il mio cazzo dentro di lei con un colpo secco. Entrai scivolando in quel calore stretto e bagnato, una sensazione di fottuta perfezione che mi fece rovesciare la testa all'indietro. Iniziammo a muoverci. Le spinte diventarono subito furiose, dettate da un bisogno primordiale. Carne contro carne, il rumore schioccante dei nostri bacini che colludevano risuonava nella stanza bollente. La baciavo con foga, mischiando il nostro fiato, mordendole il labbro inferiore mentre spingevo fino in fondo. Sentivo l'attrito, la pressione incredibile delle sue pareti interne che si contraevano attorno a me. Eravamo un groviglio di pelle lucida di sudore, respiri rotti e gemiti incontrollabili. L'ansia, i fantasmi, le paure... era sparito tutto. C'era solo l'odore del sesso e il calore del suo corpo. Mary mi piantò le unghie nella schiena, gridando il mio nome in un gemito lungo e graffiato mentre il suo orgasmo la travolgeva, contraendosi furiosamente attorno a me con spasmi che mi fecero quasi perdere la ragione.

Pochi minuti dopo, eravamo accasciati l'uno sull'altra. I nostri corpi incollati dal sudore si alzavano e si abbassavano all'unisono. C'era un silenzio pesante e appagato. Per la prima volta dopo un mese, la mia mente era bianca. Vuota. Silenziosa. Era esattamente ciò che volevo dall'inizio.

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