Mi sbatte all'indietro, spingendomi con violenza contro lo schienale del divano di pelle scura. Il contatto della tappezzeria fredda contro la mia pelle nuda mi fa sussultare, ma non ho scampo. Con le mani bloccate dietro la schiena, il mio torace si inarca in avanti, offrendomi totalmente alla sua vista.
Ale impazzisce. È come se le fosse saltato ogni freno inibitore.
Mi si lancia letteralmente addosso, atterrando a cavalcioni sulle mie cosce. Inizio a divincolarmi, scalciando e cercando di sbalzarla via con un colpo di reni, ma lei blocca le mie gambe incastrandole sotto le sue ginocchia, schiacciandomi con il peso del suo corpo.
"Puttana! Levati di dosso! Sei malata!" le urlo in faccia, sputando tutto l'odio che ho in corpo.
Ma lei non mi ascolta. Affonda il viso nell'incavo del mio collo, inalando il mio profumo a pieni polmoni, come se fossi ossigeno puro. Mi annusa disperatamente, i suoi respiri caldi e affannosi che mi bruciano la pelle. Poi, la sua lingua calda e umida esce a reclamarmi. Inizia a leccarmi dalla base del collo, tracciando la linea della giugulare, per poi scendere giù, assaporando il sudore sulla mia clavicola. È una frenesia carnale, animalesca.
Le sue mani viaggiano ovunque. Mi stringe il seno nudo con prepotenza, impastando la carne morbida tra le dita. Le sue unghie mi graffiano leggermente, un misto di dolore e piacere inaccettabile, mentre solleva i miei seni per venerarli. Apre la bocca e morde con decisione il gonfiore del mio petto, strappandomi un grido, prima di chiudere le labbra attorno al mio capezzolo turgido. Lo succhia con una voracità disumana, tirandolo e torturandolo con la lingua finché non sento l'addome contrarsi in uno spasmo involontario.
"Sei la perfezione... una fottuta dea," ansima Ale, il viso lucido di sudore, staccandosi per un istante dal mio seno per guardarmi.
Continua a esplorarmi in modo maniacale. Le sue mani scivolano giù per il mio addome piatto, accarezzando i miei fianchi. Si sporge in avanti e, in un gesto di totale devozione perversa, mi afferra persino un piede, portandoselo alle labbra per baciarmi il collo del piede e la caviglia arrossata, adorando ogni singolo centimetro della mia vulnerabilità.
Poi, le sue mani risalgono. Mi afferra per i fianchi e mi solleva leggermente dal divano. "Questo culo," sussurra, la voce tremante di esaltazione mentre affonda le dita nelle mie natiche scoperte, impastandole, stringendo la carne con una devozione assoluta. "Questo culo è un'opera d'arte. Ti venererei in ginocchio per ore."
La sua mano scivola davanti, infilandosi implacabile tra le mie cosce. Trova la mia intimità fradicia, ancora umida per le vibrazioni in auto e per il terrore misto all'adrenalina.
"Ah! Lasciami!" urlo, dimenandomi come una furia, ma la sua presa è d'acciaio.
I suoi polpastrelli scivolano sulla mia carne, spalancandomi le pieghe, accarezzando il mio clitoride gonfio con movimenti rapidi e ossessivi. Si esalta per quanto sono bagnata, spalmando i miei umori sulla sua stessa pelle con un sorriso estatico.
"Brutta psicopatica di merda! Aiuto! Aiuto, cazzo!" grido a pieni polmoni, la voce che rimbomba contro le travi di legno del soffitto.
Ale ride, una risata bassa e roca che vibra contro il mio stomaco nudo. "Urla, amore mio," mormora, sfregandomi con più forza, innescando un calore furioso nel mio basso ventre. "Urla fino a finire il fiato. Non c'è anima viva nel raggio di trenta chilometri. Ci siamo solo io, te, e il modo in cui stai impazzendo sotto le mie dita."
Prima che io possa riprendere fiato per insultarla di nuovo, Ale si tira su, schiacciando di nuovo il petto contro il mio. Mi afferra il viso con entrambe le mani sporche del mio sesso e annienta la mia bocca.
Il bacio è possessivo, brutale, una dichiarazione di guerra e di dominio. La sua lingua forza le mie labbra socchiuse, invadendomi la bocca in una lotta disperata. Assaporo il mio stesso umore mischiato al sapore del liquore e del suo respiro affamato. È un bacio umiliante, violento, profondamente passionale, che soffoca le mie urla e mi costringe a ingoiare la mia stessa sconfitta in un delirio di sensi.
Il bacio si spezza. Ale si stacca dalle mie labbra gonfie con uno schiocco umido, lasciandomi ansimante, con il petto che si alza e si abbassa freneticamente in cerca d'aria. I suoi occhi scuri sono pozzi di lussuria pura.
Prima che io riesca a mettere a fuoco la stanza, lei scivola verso il basso. Il suo corpo si muove con una fluidità predatoria, sfregando contro il mio addome nudo, fino a posizionarsi in ginocchio sul divano, esattamente in mezzo alle mie gambe.
"No... brutta troia, spostati!" le ringhio contro, la voce incrinata. Cerco di sferrare un calcio alla cieca, ma i miei muscoli sono ancora deboli, percorsi dai tremiti residui della scossa elettrica. È un tentativo disperato e patetico.
Ale non fa una piega. Con una forza che non le si addice, aggancia le mie cosce con le braccia, spingendole verso l'esterno e bloccandole contro i braccioli del divano. Sono completamente spalancata, esposta al suo sguardo adorante, nuda e vulnerabile come non lo sono mai stata in vita mia.
"Sei bellissima quando fai la difficile," mormora lei, con un sorriso estatico, prima di abbassare il viso.
E poi, affonda nella mia intimità.
Il contrasto tra l'aria fresca della baita e il calore rovente della sua bocca è uno shock termico che mi fa inarcare la schiena all'istante. La lingua di Ale è spietata, esperta, inarrestabile. Mi assaggia con una foga disumana, tracciando la mia fessura fradicia dal basso verso l'alto, per poi concentrarsi direttamente sul mio clitoride gonfio e pulsante.
"Ah! Maledetta... smettila!" urlo, dimenandomi sul divano, cercando disperatamente di chiudere le gambe. I polsi legati dietro la schiena mi impediscono di fuggire, costringendomi a spingere il bacino proprio contro il suo viso a ogni movimento.
Lei ignora i miei insulti. Inizia a succhiare, applicando una pressione costante e spietata, mentre le sue dita si insinuano dentro di me, muovendosi a un ritmo che mi manda il cervello in cortocircuito. È un attacco simultaneo, perfetto, devastante. Conosce esattamente dove premere, come muovere la lingua, come portarmi oltre il limite senza concedermi nemmeno un secondo di tregua.
Odio tutto questo. Odio lei. Ma il mio corpo non ragiona più. Il piacere è troppo acuto, troppo violento. L'accumulo di tensione, il terrore della notte, lo shock del taser: tutto si condensa in un calore oscuro e liquido che esplode nel mio basso ventre.
"Ti ammazzo... io ti... aaah!"
La mia minaccia si trasforma in un gemito altissimo, lacerante. Il climax mi investe come un treno merci. È un orgasmo estorto, lunghissimo, che mi svuota i polmoni e mi fa contrarre ogni muscolo. La mia schiena si stacca dal divano, inarcandosi come un arco teso, mentre urlo. Urlo di rabbia, urlo di piacere osceno, mentre ondate di spasmi mi scuotono l'addome e mi fanno bagnare la sua bocca e le sue dita. Le lacrime mi rigano le guance: sono lacrime amare, calde, figlie dell'umiliazione più totale, del disgusto verso me stessa per non essere riuscita a trattenere quell'apoteosi fisica. Il mio corpo ha ceduto al mostro.
Ale continua a leccarmi e a stimolarmi attraverso tutte le contrazioni, succhiando ogni singola goccia del mio piacere, prolungando il mio spasmo fino a farmi supplicare pietà a mezza voce. Solo quando smetto di tremare e ricado pesantemente sul divano, distrutta e senza fiato, lei si ferma.
Si solleva lentamente. Il suo viso angelico è lucido, le labbra arrossate e bagnate dei miei fluidi. Mi guarda con un orgoglio malato, come un artista che ammira la sua tela appena terminata. Sporge la lingua e si lecca il labbro superiore, assaporandomi fino in fondo.
"Sei squisita, Elena," sussurra, la voce roca e carica di una soddisfazione raccapricciante. Si alza in piedi, sistemandosi il top a rete con una calma spaventosa, mentre io giaccio sfinita, umiliata fino al midollo, incapace di formulare un singolo pensiero sensato.
Si avvicina a me, accarezzandomi i capelli madidi di sudore incollati alla fronte. "E sai qual è la parte migliore, amore mio? Che questo è solo l'inizio. Questo è solo un assaggio... la punta dell'iceberg di tutto quello che faremo insieme da qui all'eternità."
Mi stampa un bacio leggero, dolcissimo, sulla fronte. Poi, si volta e si dirige verso il bancone di legno grezzo poco distante dal camino.
Il mio sguardo annebbiato la segue. La vedo allungare una mano e prendere il coltello a serramanico che aveva usato prima per slegarmi i piedi. Lo fa scattare. La lama d'acciaio riflette la luce tremolante del fuoco in un bagliore letale.
Ale gira il viso verso di me, ma il suo sorriso ora è freddo, affilato come il metallo che stringe tra le dita. Non c'è più amore in quegli occhi. C'è solo morte.
"Ora, però, scusami un attimo," mormora, la voce gelida che fa piombare la stanza in un silenzio tombale. "Prima di continuare la nostra luna di miele, è il momento di far pagare i debiti a chi ha osato mettermi i bastoni tra le ruote per arrivare a te."
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