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Erotika
Doposcuola · Cap. 1
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Capitolo 1 di 1 11 min di lettura

il premio dello yogurt sulle tette

Esasperata dall'ennesimo pomeriggio di distrazione, Rosa nota gli sguardi rubati di Matteo e gli propone un patto irrinunciabile: per ogni pagina ripetuta alla perfezione, lei si toglierà un indumento. La pigrizia lascia subito il posto a una concentrazione feroce, dando il via a un ipnotico e bollente gioco al rialzo.

ile
6 mesi fa · 1.3k letture · 5

Io feci finta di nulla. Mi girai, aprii il cestello della frutta. Presi una banana. Lentamente, la spellai, i miei occhi non lo guardavano direttamente, ma ne sentivo lo sguardo incollato a ogni mio movimento. Portai la frutta alla bocca. La punta delle mie labbra accarezzò la punta della banana, poi la aprii, inghiottendo un pezzo con un suono umido e succoso. La leccai lentamente, la mia lingua che girava intorno alla polpa, mentre lo sentivo ansimare sulla sedia, il suo ritmo che si faceva più veloce.

"Mmh, questa banana è buonissima oggi," dissi con innocenza, la voce piena di un doppio senso che non poteva non cogliere. Succhiai con forza, facendo schioccare le labbra al momento di tirarla fuori. "Così... cremosa." Masticai lentamente, la gola che si muoveva, mentre lui si masturbava con sempre più foga, la sua mano che correva lungo l'asta rigida, i testicoli che sbattevano ritmicamente. Il suono di carne che scivolava su carne bagnata era l'unica musica che riempiva la cucina, insieme ai suoi ansiti sempre più affannosi.

Quando la banana fu finita, mi leccai le dita, una per una. Poi mi alzai, andai al frigo. Presi un vasetto di yogurt bianco. Mi sedetti di nuovo sul tavolo, proprio davanti a lui, le gambe leggermente aperte. Presi un cucchiaino. Lo intinsi nello yogurt cremoso e me lo portai alla bocca, la lingua che leccava il cucchiaino di metallo freddo, pulendolo con cura.

Mentre continuavo a mangiare, la mia mano "sbadata" si mosse, e il vasetto di yogurt rovesciò il suo contenuto sul mio seno nudo. Un flusso bianco e denso mi colò sui seni, scendendo lentamente verso i miei capezzoli già duri.

"Oh, accidenti! Che sbadata che sono oggi," esclamai con un piccolo singhiozzo finto, gli occhi che si allargarono con un'aria di stupore plausibile a stento. Ma sotto, c'era la scintilla pura della malizia.

Guardai Matteo. Il suo respiro si era bloccato. I suoi occhi erano due piatti infuocati che mi fissavano, incapaci di credere a ciò che vedevano. La sua mano si fermò per un istante, poi riprese con una violenza quasi disperata.

Invece di pulirmi, misi il vasetto da parte. Lentamente, con un dito, iniziai a raccogliere lo yogurt. Tracciai una linea dal solco tra i miei seni fino a un capezzolo, che accarezzai lentamente, facendolo roteare sotto il mio dito, coprendolo di bianco. Poi portai il dito alla bocca e lo leccai, sorseggiando lo yogurt mescolato al mio sapore.

"Ehi, non si spreca nulla" mormorai a lui, più a me stessa che a lui. Poi con entrambe le mani, iniziai a spalmare la crema bianca sulla mia pelle, facendola schizzare leggermente mentre massaggiavo i miei seni, li stringevo, li offrivo alla sua vista famelica. I miei capezzoli erano così duri che facevano male, due piccoli gioielli nascosti dalla salsa bianca che spalmavo con una voluttà che mi faceva tremare. "Mmmh, è freddo... ma piacevolmente," sussurrai, il mio sguardo che lo incrociava finalmente, direttamente, senza veli. Lo stavo guardando mentre si masturbava per me. E lui lo sapeva.

Lo spettacolo fu l'ultimo colpo di grazia. Matteo emise un rantolo, un suono straziato, animale. Si alzò di scatto, la sedia che traballava pericolosamente alle sue spalle. Il suo cazzo, rosso e pulsante nella sua mano, sparò un getto bianco e bollente che atterrò sul pavimento, un'esplosione di piacere che scosse tutto il suo corpo magrolino. Rimase così, immobile, con gli occhi chiusi, a respirare pesantemente, mentre l'ultimo sussulto del suo orgasmo lo scosse.

Io rimasi sul tavolo, i seni ancora sporchi di yogurt, a guardare. E sentii un brivido di potere, crudele e eccitante, corrermi lungo la schiena. Il mio cuore batteva forte, un tamburo selvaggio nel mio petto. E tra le mie gambe, un calore umido si era diffuso, un desiderio che avevo tenuto a bada ma che ora reclamava la sua parte. Ridevo dentro, godendo della sua perdita di controllo, della mia vittoria totale. Un sorriso complice si allargò sulle mie labbra. Sapevo che questa era solo l'appetizer.

Guardai il corpo di Matteo, ancora in preda ai postumi del suo piacere, e con un voce calda e sensuale, gli dissi: "Hai finito? Perché io sto solo iniziando." Poi mi leccai lentamente le labbra, invitandolo a continuare il gioco. La mia ricompensa era ancora lontana, e la sua, di sicuro, non era finita qui.

Mi chinai leggermente in avanti, offrendogli il mio seno coperto di yogurt come fosse un piatto prelibato. "Guarda le mie tette come sono sporche," dissi, la voce un sussurro carico di promesse. "Ti piace lo yogurt?" La sua bocca si aprì, ma non uscì nessun suono, solo un ansito roco. "Volevo offrirtene un po'... ma mi sembra sia finito."

Mi avvicinai, il profumo del mio corpo e della sua eccitazione che si mescolava nell'aria. "Se vuoi però... puoi ripulirlo dalle mie tette."

Le sue mani tremavano quando si appoggiarono alle mie anche per stabilizzarsi, il suo viso a pochi centimetri dalla mia pelle. La sua lingua, esitante all'inizio, mi sfiorò la pelle calda, leccando una goccia di yogurt freddo che scendeva lentamente verso il mio stomaco. Il contrasto tra il suo respiro caldo e la crema fredda mi fece tremare. Poi si lasciò andare.

Leccò con avidità, la sua lingua che si muoveva con un ritmo febbrile, pulendo ogni centimetro di pelle, succhiando e mordicchiando con una delicatezza che mi fece impazzire. Quando raggiunse i miei capezzoli, li prese in bocca, uno alla volta, succhiandoli con forza, facendoli diventare duri come sassi. Sentii il suo desiderio crescere, le sue mani che mi stringevano le anche con più forza. Poi provò ad allungare le mani, a toccarmi dove desideravo di più, dove lo desideravo anche io.

Con un movimento rapido, mi allontanai appena. La sua bocca si staccò dai miei seni con un suono umido. La mano di Matteo si alzava, la sua mira ovvia: il triangolo di seta che mi copriva ancora tra le gambe.

Non lo lasciai arrivare.

La mia mano scattò sul tavolo e afferrò il libro di matematica. Quello spesso e pesante. Con un movimento secco e preciso, glielo suonai in testa, non con violenza, ma con la nettezza di un segnale inequivocabile. Un tonfo sordo che lo fece sobbalzare, gli occhi che si spalancarono nella confusione e nello stupore.

"Okay," dissi, la voce calma e glaciale, un contrasto totale con il fuoco che avevamo scatenato. "Sono belle pulite. Ora matematica!"

i miei seni nudi e ancora umidi dei suoi baci al livello del suo viso confuso. Mi strinsi le spalle, un gesto impercettibile di ritrovato controllo. La parte di me che godeva nel vederlo così perso si scontrava con la parte che doveva mantenere le redini del gioco.

"M-Matematica?" balbettò lui, la sua erezione ancora palese, i suoi occhi che passavano dal mio viso al mio seno, incapaci di credere alla mia freddezza.

"Sì, matematica," confermai, voltandomi e prendendo la sedia. Mi sedetti davanti a lui, le gambe incrociate, il libro di storia ancora aperto sul tavolo tra noi come una barriera. "Scegli tu: logaritmi o equazioni differenziali? Ma scegli in fretta, che il tempo vola e la tua ricompensa si è già esaurita per oggi."

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Scritto da
ile

amo l’arte e scrivere racconti psicologici e sensuali, spero vi piaccia quello che scrivo.

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Commenti 4

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    1. Moniq

      Pure questo mi piace... ahahaha

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