Quando sentì che ero vicina all'esplosione, si rialzò rapidamente, strisciando sul mio corpo sudato. Mi afferrò i fianchi, tirandomi verso di sé. Ci incastrammo perfettamente, bacino contro bacino, pelle contro pelle, in una sforbiciata selvaggia e disperata.
Il contatto tra le nostre intimità nude, calde ed umide, fu una scossa elettrica che ci attraversò entrambe. Iniziammo a muoverci con un ritmo frenetico, animalesco, uno sfregamento violento e delizioso che cercava l'attrito perfetto. I nostri gemiti si fusero in un unico coro di lussuria nel silenzio della casa vuota.
"Sei mia, Ale... tutta mia," ansimò Giada contro il mio collo, mordendomi la pelle, mentre aumentava la velocità dei colpi, le sue gambe strette intorno alle mie in una morsa d'estasi.
"Sì... sì, sono tua... scopami, Giada!" ringhiai, completamente persa, spingendo il mio bacino contro il suo con una foga che non credevo di possedere.
Il piacere era una tortura dolcissima, un incendio che ci consumava. Volevamo di più. Volevamo toccare il fondo.
Con un respiro strozzato, Giada si allungò verso il cassetto del comodino. Lo aprì con uno scatto e tirò fuori il nostro segreto, quel piccolo dildo di silicone che avevamo battezzato scherzosamente "Pipo". Lo guardammo per un istante, lucido di lubrificante, un sorriso complice che ci passò tra gli occhi spalancati dal desiderio.
Mi fece stendere sulla schiena, sollevandomi le gambe e appoggiandole sulle sue spalle. Si posizionò sopra di me, tenendo Pipo con una mano, allineandolo con la mia entrata bollente e spalancata.
"Pronta, piccolina?" chiese, il respiro roco contro le mie labbra.
Non risposi, la guardai e basta, implorandola con gli occhi.
Entrò in me con una spinta decisa e profonda. Un grido lacerante mi scappò dalla gola, un suono di puro piacere che risuonò tra le pareti della stanza. Era strettissimo, caldo, totale. Giada iniziò a muovere Pipo dentro di me con un ritmo spietato, su e giù, su e giù, mentre con l'altra mano mi massaggiava furiosamente il clitoride. Allo stesso tempo, si piegò in avanti, schiacciando il suo bacino nudo e bagnato contro la mia coscia, iniziando a sfregarsi disperatamente contro la mia pelle per cercare il suo stesso piacere.
"Oh cazzo... Giada... mi uccidi... sì, così!" urlai, le lacrime agli angoli degli occhi, la testa che sbatteva contro il cuscino, aggrappandomi alle sue spalle nude come se fossero l'unica cosa solida in un mondo che stava crollando.
La guardavo dal basso: il viso contratto in una smorfia d'estasi, i capelli spettinati, il seno perfetto che si alzava e si abbassava velocemente a pochi centimetri dal mio viso. Era una dea della distruzione e del piacere.
"Vieni con me, Ale! Vieni per me!" mi ordinò, aumentando ancora la velocità della mano, mentre il suo bacino premeva e scattava contro la mia gamba con una fame cieca.
L'orgasmo mi travolse come uno tsunami. Fu un'esplosione accecante che partì dalle viscere e mi scosse tutto il corpo. Gridai il suo nome, inarcandomi violentemente, mentre le pareti della mia figa si contraevano ritmicamente intorno a Pipo e alle sue dita.
Giada non si fermò. Continuò a pompare dentro di me, cavalcando l'onda del mio orgasmo, strofinando il suo centro contro la mia gamba con una foga ormai incontenibile. Un gemito profondo, primordiale, le uscì dalla gola nel momento esatto in cui l'attrito la fece crollare nell'estasi, il suo corpo che tremava convulsamente sopra il mio inondandomi la pelle con i suoi umori.
Rimanemmo incastrate l'una sull'altra per un tempo infinito, ansimanti, i cuori che battevano all'unisono un tamburo selvaggio. Il sudore ci colava lungo i corpi, mescolandosi al lubrificante e ai nostri baci. Pipo era ancora dentro di me, un legame fisico che sigillava quella nostra unione perfetta, sporca e meravigliosa.
Non c'erano parole, solo il silenzio dorato del pomeriggio estivo e la consapevolezza di aver appena toccato il cielo insieme.
Rimanemmo incastrate l'una sull'altra per un tempo infinito, ansimanti, i cuori che battevano all'unisono un tamburo selvaggio. Il sudore ci colava lungo i corpi, mescolandosi al lubrificante e ai nostri baci. Pipo era ancora dentro di me, un legame fisico che sigillava quella nostra unione perfetta, sporca e meravigliosa.
Non c'erano parole, solo il silenzio dorato del pomeriggio estivo e la consapevolezza di aver appena toccato il cielo insieme.
Quando finalmente ritrovammo la forza di muoverci, Giada si sfilò da me con una dolcezza infinita. Si sdraiò al mio fianco, tirandomi contro il suo petto ancora madido di sudore. Ci coccolammo per ore, scambiandoci baci pigri e sussurrandoci frasi sconnesse, le dita intrecciate sotto il lenzuolo leggero. In quel momento, chiusa nel bozzolo delle sue braccia, ero convinta che niente avrebbe mai potuto scalfirci.
Ma la memoria è una cosa crudele.
Mentre vi scrivo queste righe, e l'immagine di quel pomeriggio mi brucia ancora dietro le palpebre, mi rendo conto che questo è uno dei miei ricordi più belli e dolorosi. Perché quel sabato perfetto, quell'istante di felicità assoluta in cui eravamo solo "Ale e Giada", è avvenuto esattamente un mese prima che lei mi lasciasse.
E qui arriviamo al famoso elefante nella stanza.
Ahimè, a Giada non andava più bene il mio stile di vita. La ragazza forte, risolta e ambiziosa che mi aveva conquistata non riusciva più a tollerare la mia perenne irresponsabilità. Il mio essere sempre in balia degli eventi, il fatto che non avessi obiettivi precisi, che vivessi alla giornata senza impegnarmi davvero in nulla... tutto questo, per lei, era diventato un macigno insostenibile.
Tra di noi finì così. Non per mancanza di amore, ma per un pragmatismo che mi ha spezzato il cuore. Per Giada, la progettualità e l'ambizione contavano troppo. Stava male per me, mi diceva, ma sosteneva che non ci fosse più compatibilità tra i nostri mondi. La ragazzina punk e la giurista impeccabile non potevano costruire un futuro insieme se una delle due si rifiutava di crescere.
Inutile dire che mi ha distrutta.
Io la amavo ancora così tanto. L'ho amata mentre chiudeva la porta dietro di sé, l'ho amata mentre piangevo per mesi interi, e, se devo essere brutalmente onesta con me stessa e con voi... tutt'oggi non so se l'ho superata al cento per cento. Se domani dovesse scrivermi, se il mio telefono si illuminasse con il suo nome, forse ci cadrei sotto di nuovo in un millisecondo. Annullerei ogni mio finto progresso solo per risentire il suo profumo di vaniglia e farmi chiamare "piccolina" ancora una volta.
Ma la vita non è un romanzo, e i finali perfetti a volte si scrivono solo su carta.
Spero che questo piccolo scorcio di vita personale vi sia piaciuto. Ho voluto regalarvi il cuore vero che batteva dietro la finzione narrativa di Franci ed Erika, per farvi capire quanto amore ci fosse dietro quelle pagine così torbide e intense.
Ma non disperate, non vi lascio con l'amaro in bocca! La storia non finisce qui. Pubblicherò altri due extra del racconto: uno sarà un gustoso What if, in cui esploreremo cosa sarebbe successo se l'ultima sera in montagna Erika avesse accettato il threesome... e l'altro? Beh, il secondo extra è top secret!
Spero che abbiate apprezzato sia questa confessione personale che la storia originale. Aspetto i vostri feedback nei commenti, voglio sapere cosa ne pensate di Giada, di Franci e di tutti i disastri meravigliosi che abbiamo vissuto insieme.
A presto, Alessia
Ti è piaciuto?
Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
Altri racconti di Alessia
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.