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Erotika
la mia Ragazza & sua Cugina - Extra · Cap. 1
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Capitolo 1 di 1 23 min di lettura

Come ho conosciuto colei che ha ispirato il personaggio di Giada

una mia storia vera, che parla di una relazione passata che anche se in minuscola parte, ha ispirato questa storia

Alessia
7 mesi fa · 1.2k letture · 1

Vederla cedere, vederla completamente in balia del piacere che le stavo dando, con gli occhi chiusi e il viso contratto in una smorfia bellissima, fu la cosa più eccitante della mia vita. Quando venne, stringendomi la testa con le cosce in una morsa di pura estasi, tremò violentemente sotto di me, gridando contro il cuscino.

Passammo l'intero sabato così. Aggrovigliate tra le coperte disfatte, la stanza impregnata del nostro odore. Ordinammo delle pizze a metà pomeriggio, mangiandole a letto in mutande, sporcandoci le mani d'olio, ridendo fino alle lacrime per le nostre solite battute stupide, per poi ritrovarci di nuovo a baciarci con la bocca che sapeva di pomodoro e di voglia di ricominciare.

Fu una giornata bellissima, perfetta. L'inizio reale, sporco e meraviglioso della nostra storia. E fu lì, sdraiata sul suo petto, con il sudore che si asciugava sulla pelle e il suo respiro regolare tra i miei capelli, che capii che quella ragazza, con la sua maglia grigia oversize e il suo sorriso crudele, aveva appena preso la mia vita e l'aveva capovolta per sempre.

La nostra relazione durò poco più di un anno. I fine settimana erano il nostro rifugio perfetto: spesso dormivo da lei, approfittando del fatto che i suoi genitori non c'erano quasi mai. Sua madre lavorava fuori città e il padre, ogni volta che poteva, la raggiungeva nel weekend. Quella casa diventava il nostro mondo privato.

Ero innamorata persa di Giada. Studiavamo insieme sul tappeto del salotto, andavamo al cinema tenendoci per mano nel buio della sala, ed essendo entrambe avide lettrici ci scambiavamo continuamente libri, sottolineando le frasi che ci facevano pensare all'altra. Era un sogno. Una relazione bellissima, intensa, intrisa di una sensualità che mi toglieva il fiato, ma anche di una dolcezza disarmante.

Certo, c'era un enorme elefante nella stanza che prima o poi ci avrebbe travolte, ma a quello ci arriviamo dopo.

L'episodio che più di tutti racchiude l'essenza di quello che eravamo, quello che mi torna in mente quando chiudo gli occhi, risale a un sabato di piena estate. Nel primo pomeriggio, sfiancate dal caldo, avevamo fatto l'amore e ci eravamo addormentate. Ormai da lei ero completamente a mio agio: quando non c'erano i suoi giravo e dormivo tranquillamente in slip e top. Giada, invece, era una delle poche persone che conosco ad amare dormire in topless assoluto e in questa occasione anche senza slip, vista l’intensa sessione pre riposo. (al massimo, nel cuore dell'inverno, cedeva a una maglia larga e agli slip, ma d'estate la pelle nuda era un obbligo).

Mi svegliai che erano circa le 17. Aprii gli occhi a fatica, cullata dalla luce dorata del tardo pomeriggio che filtrava dalle tapparelle abbassate. E la vidi.

Era sdraiata accanto a me, la schiena appoggiata al cuscino contro la testiera. Stava leggendo un libro. Indossava quegli occhiali dalla montatura scura, un po' da secchiona, che metteva solo per leggere e che le davano un'aria incredibilmente seria, adulta e concentrata. E aveva le tette completamente scoperte, la pelle chiara e perfetta illuminata da quel taglio di luce obliquo.

Wow. Era stupenda. Un'opera d'arte in bilico tra la serietà accademica e la tentazione carnale.

Rimasi a fissarla per non so quanto tempo, in silenzio, incantata dal modo in cui si mordicchiava il labbro inferiore mentre scorreva le righe, respirando piano.

"Se continui a fissarmi le tette in quel modo, mi farai perdere il segno," mormorò all'improvviso, senza nemmeno alzare gli occhi dalla pagina. Un sorrisetto compiaciuto le increspò l'angolo della bocca.

Soffocai una risata, strisciando sulle lenzuola verso di lei fino a posare la guancia sulla sua coscia nuda. "È impossibile non fissarle. Sei un fottuto quadro, Giada. Occhiali da lettrice severa e topless... è una combinazione letale per il mio povero cuore punk."

Giada chiuse il libro, posandolo sul comodino con un gesto elegante, e si sfilò gli occhiali. Abbassò lo sguardo su di me, gli occhi neri resi incredibilmente dolci dalla luce del tramonto e dall'affetto. Iniziò ad accarezzarmi i capelli disordinati con una mano, districando i nodi con le dita.

"Dormito bene, piccolina?" mi chiese, la voce bassa e vellutata.

"Adesso che mi sono svegliata con questa vista, decisamente sì," risposi. Mi sollevai un po', sfiorandole la pancia piatta con i polpastrelli, risalendo lentamente lungo il torace fino a tracciare il solco tra i suoi seni. La sentii fare un respiro leggermente più profondo sotto il mio tocco.

Mi alzai sui gomiti, azzerando la distanza tra i nostri visi. Le baciai prima la linea del collo, respirando a pieni polmoni il suo profumo di pelle calda e sonno, poi scesi a sfiorare la curva del suo seno con la punta della lingua. Giada chiuse gli occhi, lasciando cadere la testa all'indietro contro il muro, un sospiro roco e vulnerabile che le sfuggì dalle labbra dischiuse.

"Ale..." mormorò, le dita che si stringevano tra le mie ciocche per tirarmi delicatamente verso l'alto, verso il suo viso. "Vieni qui."

Catturò la mia bocca con una fame improvvisa, pigra ma esigente. Il bacio sapeva di afa estiva e di una lussuria morbida che si riaccende in un istante. Mi tirò su di sé con forza, facendomi mettere a cavalcioni sulle sue cosce. Il tessuto leggero del mio slip sfregò contro la sua intimità bagnata e nuda, strappando a entrambe un gemito soffocato che vibrò contro le nostre labbra unite.

Le mie mani andarono istintivamente a stringere i suoi seni, massaggiandoli dolcemente, i pollici che stuzzicavano i capezzoli già turgidi e sensibili sotto le mie carezze. Lei inarcò la schiena, offrendosi al mio tocco, mentre le sue mani scivolavano sicure sotto il bordo del mio top, accarezzandomi la schiena con un calore che mi faceva sciogliere le ossa.

Era un sesso profondamente diverso da quello rabbioso o punitivo che vi ho raccontato nel libro. Era un fare l'amore fatto di luce pomeridiana, di sospiri lenti, di sguardi incatenati e di una confidenza totale. Sfilai il mio top buttandolo a terra alla cieca, premendo il mio petto nudo contro il suo. Pelle contro pelle, cuore contro cuore. Il contrasto tra i nostri corpi uniti mi fece chiudere gli occhi per la pura perfezione del momento.

Le accarezzai il viso madido di sudore, baciandole la punta del naso prima di scendere di nuovo a divorarle la bocca. "Sei la cosa più bella che mi sia mai successa," le sussurrai, la voce che mi tremava per l'emozione, mentre scivolavo con una mano verso il basso. La trovai caldissima, umida e pronta ad accogliermi, abbandonandosi completamente a me nel silenzio di quel sabato pomeriggio in cui, per noi, il resto del mondo aveva semplicemente smesso di esistere.

Il libro scivolò definitivamente sul tappeto, dimenticato, mentre la stanza si riempiva solo del suono dei nostri respiri spezzati e del caldo asfissiante che rendeva la nostra pelle appiccicosa, sigillandoci l'una all'altra.

Giada non si limitò a baciarmi. Mi prese. Con un movimento fluido e deciso mi spinse indietro sul materasso, i miei slip volarono via in un attimo. Si posizionò tra le mie gambe aperte, inginocchiata, guardandomi dall'alto con quegli occhi neri resi ancora più intensi dalla lussuria.

"Ti porto via, piccolina," sussurrò, la voce roca, una promessa che mi fece tremare le viscere.

Si chinò su di me e la sua bocca divenne il mio intero universo. La sua lingua, calda, bagnata ed incredibilmente esperta, iniziò a tracciare percorsi lenti e tormentosi lungo l'interno delle mie cosce, risalendo fino a lambire il mio centro. Gridai il suo nome, inarcando la schiena contro il materasso, le dita intrecciate nei suoi capelli scuri per spingerla contro di me, o forse per cercare di frenare quell'ondata di piacere troppo intenso.

"Giada... mio Dio, sì... lì..." ansimai, perdendo ogni controllo.

Lei non mi diede tregua. Mi divorò con una fame insaziabile, alternando leccate lunghe e decise a suzioni ritmiche che mi portarono sull'orlo del precipizio. La sentivo sorridere contro la mia pelle bagnata ogni volta che il mio corpo sussultava violentemente, completamente in balia della sua bocca sacra e profana.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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