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Erotika
la mia Ragazza & sua Cugina - Extra · Cap. 1
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Capitolo 1 di 1 23 min di lettura

Come ho conosciuto colei che ha ispirato il personaggio di Giada

una mia storia vera, che parla di una relazione passata che anche se in minuscola parte, ha ispirato questa storia

Alessia
7 mesi fa · 1.2k letture · 1

Lei non disse una parola. Non mi chiese il permesso. Non fece giri di parole.

Fece un passo avanti, azzerando la distanza tra noi. Mi afferrò il viso con entrambe le mani, i pollici che mi premevano dolcemente ma con fermezza sulle guance, bloccandomi sul posto. E mi baciò.

Dio, quel bacio.

Non fu un bacio a stampo, né il tentativo timido di un primo appuntamento. Le sue labbra si schiantarono sulle mie, calde, morbide e assolute. Dischiuse la mia bocca con una padronanza che mi fece mancare la terra sotto i piedi. La sua lingua trovò la mia, possessiva, lenta ed esperta, accarezzandomi con un ritmo che mi mandò letteralmente in fiamme il sangue. C'era qualcosa di incredibilmente rassicurante e allo stesso tempo eccitante nel suo modo di baciarmi, come se mi stesse dicendo senza parlare: Zitta, ci penso io a te, so io come si fa.

Mi aggrappai alla sua felpa bordeaux, tirandola disperatamente contro di me, le ginocchia che mi tremavano. Lei rispose schiacciandomi leggermente contro la carrozzeria fredda dell'auto. Sentii il calore del suo corpo contro il mio, un contatto elettrico, deciso, sufficiente a farmi scattare una scossa dritta in mezzo alle gambe che mi fece sfuggire un piccolo gemito contro la sua bocca.

Poi, proprio quando stavo per perdere del tutto la testa e la lucidità, si staccò. Lentamente, senza fretta.

Mi guardò negli occhi. Il suo respiro era leggermente più corto, le labbra gonfie e lucide per la nostra pomiciata, ma sul viso aveva stampato un sorriso malizioso, quasi crudele nella sua perfezione. Mi accarezzò la guancia nuda con il pollice.

"A presto, piccolina," sussurrò, con quella voce roca che mi fece vibrare l'anima.

Si voltò e se ne andò verso la sua auto, con quella camminata perfetta e quei leggings neri che mi ipnotizzavano, lasciandomi lì. Sola, appoggiata a una portiera, con il fiato corto, il cervello in tilt e una voglia disperata, quasi violenta, di averla.

Mi lasciò a cuocere nel mio brodo per un bel po' di giorni prima di concedermi di vederla e di fare altro. E vi assicuro che è stato proprio in quell'attesa estenuante, in quella frustrazione deliziosa e terribile in cui controllavo il telefono ogni cinque secondi, che è nata l'ispirazione per la mia Giada di carta. Perché il mio grande amore sapeva esattamente come farti impazzire, e godeva ogni singolo secondo nel vederti cadere ai suoi piedi.

L'attesa fu estenuante, un vero e proprio sadismo calcolato che mi logorava in modo delizioso.

Ci scrivevamo tutti i giorni, dalla mattina fino a notte fonda. Ogni volta che riuscivamo a incrociarci dopo le lezioni, il mondo intorno spariva. Rubavamo baci nei vicoli dietro l'università, contro i muri freddi dei palazzi storici. Lei mi stringeva i fianchi, mi divorava la bocca e poi, proprio quando stavo per perdere ogni cognizione logica, si staccava, mi sistemava la giacca con una cura maniacale e mi sussurrava: "Fai la brava, piccolina." Mi trattava letteralmente come la sua piccola, con quella superiorità affettuosa e sicura di sé che mi faceva mancare l'aria.

Vivevamo a trenta minuti di treno l'una dall'altra, quindi le occasioni per vederci fuori dal centro universitario erano rare. Fino a quando, un venerdì sera, il mio telefono si illuminò. «I miei domani partono per il weekend. Prendi il treno delle 10. Ti aspetto a casa mia.»

Non chiusi occhio. La mattina dopo, presi quel treno con il cuore che mi martellava in gola. Ovviamente, fedele al mio stile, mi presentai alla sua porta vestita come una pezza: anfibi consumati, jeans strappati, una maglietta oversize di una band che aveva visto giorni migliori e i capelli perennemente in disordine. Sembravo una scappata di casa.

Schiaccio il pulsante del citofono. Sento lo scatto della serratura, spingo il portone e salgo le scale col cuore che mi martella contro le costole.

Arrivata al suo piano, lei è già lì, sulla soglia, con la porta mezza aperta. Mi si azzera la salivazione all'istante. Dimenticate la ragazza formale dell'università, dimenticate i completini perfetti. Indossa solo una maglia grigia oversize, talmente grande che le scivola da una spalla, e nient'altro sotto se non un paio di slip di cotone bianco. Le sue gambe lunghe e toniche sono completamente nude. È vestita da casa, i capelli scuri raccolti in una pinza con qualche ciocca ribelle che le ricade sul collo. È lavata, profuma di bagnoschiuma buono e di lenzuola pulite, ma è disordinata. È fottutamente, deliziosamente naturale.

Mi guarda da capo a piedi, appoggiata allo stipite della porta. Un sorriso predatorio, che ormai ho imparato a riconoscere e a temere, le incurva le labbra. "Sei un disastro, piccolina," mormora, la voce roca e bassa, gli occhi neri fissi sui miei anfibi. "E tu sei un fottuto schianto," balbetto, incapace di formulare frasi più intelligenti.

Non mi fa nemmeno finire di entrare del tutto. Mi afferra per il colletto della mia maglietta stropicciata, mi tira dentro e chiude la porta con un calcio. Mi sbatte contro il muro dell'ingresso. Le sue labbra si schiantano sulle mie con una fame che cancella in un istante tutta l'attesa estenuante delle settimane precedenti.

"Ti ho fatta aspettare troppo, vero?" ansima contro la mia bocca, le sue mani che scivolano già sotto la mia maglietta, le dita calde che mi tracciano i fianchi, facendomi tremare. "Da impazzire," gemo, aggrappandomi alla sua maglia grigia, sentendo il calore del suo corpo attraverso il tessuto sottile.

Mi guida verso la sua camera da letto senza smettere di baciarmi, facendomi inciampare nei miei stessi piedi. Mi spinge sul bordo del materasso disfatto e si mette in ginocchio tra le mie gambe, guardandomi dall'alto in basso con un'intensità che mi brucia.

"Oggi non vai da nessuna parte," ordina, sfilandomi la maglietta con un gesto secco e gettandola a terra. "Oggi sei solo mia."

E lo fui. Quella giornata fu una discesa vertiginosa e meravigliosa nella lussuria. Facemmo sesso fino a non avere più fiato, fino a perdere la cognizione del tempo.

Mi spogliò lentamente, con una cura che mi fece impazzire, baciando ogni centimetro di pelle che scopriva. Quando la sua bocca scese sul mio ventre, e poi più giù, il mio respiro si spezzò. La sua lingua era esperta, implacabile, conosceva i ritmi e i punti giusti con una precisione spietata. "Giada... ti prego..." piagnucolai, le dita intrecciate nei suoi capelli scuri, inarcando la schiena mentre la sua bocca mi divorava e due dita si facevano strada dentro di me, profonde e possessive. "Lasciati andare, piccolina. Ci sono io," sussurrò contro la mia pelle bagnata, prima di farmi esplodere in un orgasmo accecante che mi lasciò tremante e svuotata contro le lenzuola, la testa buttata all'indietro.

Ma non volevo essere solo la sua preda. Volevo sporcare quell'aura di controllo assoluto che cercava di mantenere anche nuda.

La ribaltai sul letto, bloccandole i polsi sopra la testa. La maglia grigia le si era arrotolata fin sotto il seno. La guardai: il respiro corto, il petto che si alzava e si abbassava velocemente, le labbra gonfie per i miei baci. Sfilai via gli slip di cotone. Quando mi chinai su di lei, assaporando ogni curva di quel corpo che avevo sognato e idealizzato per settimane, la "ragazza perfetta" perse finalmente il controllo.

Scesi a baciarle l'interno coscia, le mani che stringevano saldamente i suoi fianchi. La sentii sussultare, inarcare la schiena, gemere il mio nome con una disperazione che mi riempì di un orgoglio feroce. La mia lingua la esplorò senza fretta, portandola al limite, mentre le mie dita affondavano in lei, caldissima e umida, seguendo il ritmo dei suoi respiri spezzati.

"Sì... cazzo, Ale, sì," ansimava, le mani liberate che mi afferravano le spalle, le unghie che mi graffiavano la schiena nuda. "Non ti fermare... ti prego..."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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