immaginando Anna sotto Paolo. Il cazzo pulsò, doloroso. Sei un malato, si rimproverò, schiacciando l'acceleratore.Anna spazzolava i capelli davanti allo specchio del bagno . Le gambe erano ancora deboli, un vuoto persistente tra le cosce. Ogni movimento le ricordava Giorgio che veniva senza penetrarla, il seme che colava via sotto l'acqua. Inutile. Le dita le scivolarono sotto la gonna, sfiorando l'inguine umido. Chiuse gli occhi, sostituendo Giorgio con Paolo: mani grandi che le spalancavano le natiche, la punta del suo cazzo mostruoso che premeva contro l'ano già cedevole. Un gemito le sfuggì. Si morse il labbro. Poi le venne in mente: il cazzo di Marco. Diverso da quello di Paolo. Più grosso? No. Più rude, sì. Più animalesco. Ricordò la pressione contro il lavandino del ristorante, le nocche bianche che le affondavano nei fianchi mentre la sfondava senza preludio. Nessuna delicatezza, nessuna falsa premura come Paolo. Solo urti profondi, il respiro roco contro la sua nuca, il sudore che colava lungo la schiena mentre lui la martellava. Più corto di Paolo, ma più spesso. Un tronco grezzo che le aveva lacerato il passaggio già provato. Anna sentì un brivido umido tra le gambe. Marco non aveva chiesto permesso. Non aveva aspettato un comando. L'aveva presa perché voleva farlo, perché lei era lì, aperta, disponibile. Come una puttana, pensò, e la mano le scivolò sotto le mutandine, sfregando il clitoride gonfio.Le dita iniziarono un ritmo lento, circolare, appena sopra il punto più sensibile. Un leggero fremito la attraversò. Immaginò Marco nella doccia con lei invece di Giorgio. Quelle mani rozze che le spalancavano le natiche, le dita sporche di grasso di cucina che le frugavano dentro senza cerimonie. Il ritmo delle dita aumentò, diventando più deciso, più diretto. Non più sfioramenti, ma pressione costante, sfregamenti rapidi sul clitoride turgido. Ogni movimento evocava Marco che spingeva più forte, il suo gemito gutturale quando lei si stringeva intorno a lui nel tentativo disperato di controllarlo. Non controllavi un cazzo, ricordò con un sorriso amaro. Ti ha usata come un buco. E il ritmo delle dita divenne furioso, martellante, seguendo il ricordo degli urti di Marco contro il lavandino. Anna si morse il labbro inferiore, un gemito soffocato che le uscì dal petto. Il clitoride pulsava sotto le dita veloci, un punto di fuoco che irradiava onde elettriche lungo l'addome. La schiena si inarcò leggermente contro lo schienale della sedia da toilette.Il ritmo non rallentò. Si intensificò ancora, le dita che danzavano frenetiche, quasi violente, sul bottone gonfio. Immaginò Paolo che entrava nella scena del ricordo. Le sue mani più grandi sostituivano quelle di Marco, più fredde, più precise. Il suo cazzo, lungo e spesso come un manico di scopa, che premeva contro l'ano già devastato mentre Marco la teneva aperta. "Sì," ansimò Anna ad alta voce, le dita che schiacciavano ora il clitoride, sfregando con forza brutale. "Entrambi... riempitemi entrambi..." Il ritmo era un tamburo di guerra tra le sue gambe, sincronizzato con l'immagine mentale dei due uomini che la penetravano simultaneamente, analmente e vaginalmente, un doppio assalto che la sbatteva contro il lavandino. Un dolore acuto si mescolò al piacere, intensificando tutto. Le lacrime le bruciarono gli occhi mentre le dita continuavano il loro assalto implacabile, il clitoride ormai così sensibile che ogni sfregamento era quasi intollerabile, eppure necessitato. Il respiro divenne rantoli brevi e affannosi.Il punto di rottura arrivò come un fulmine. Non un'onda, ma un'esplosione bianca che le attraversò l'addome, contraendo violentemente ogni muscolo. Il corpo si irrigidì sulla sedia, le dita congelate nel loro movimento furioso mentre un gemito lungo, strozzato, le sfuggiva dalla gola. Ondate di piacere elettrico la percorrevano, pulsanti, incessanti, facendole tremare le gambe e serrare gli occhi. Vide Paolo e Marco fissarla con disprezzo e desiderio mentre lei veniva così, sola, senza loro dentro. L'umiliazione acuì il piacere, prolungando gli spasmi. Quando finalmente le onde iniziarono a placarsi, lasciandola tremante e sudata, le dita si ritirarono lentamente, tremanti. Il clitoride pulsava, dolorosamente vivo. Un rivolo di liquido chiaro le colava lungo la coscia interna, mescolato al sudore. Anna rimase immobile per lunghi istanti, il respiro ancora affannoso. Lo specchio rifletteva il suo volto arrossato, gli occhi lucidi di una strana vergogna. Ecco, pensò, osservando il riflesso tremolante. Una puttana che si scopa da sola pensando a due uomini che la usano. Un sorriso amaro le incurvò le labbra. Si alzò con un sospiro, sentendo il vuoto tra le cosce più profondo di prima. Le gambe cedettero leggermente quando poggiò il piede a terra. Si lavò le mani con acqua fredda, il contatto gelido un sollievo sulla pelle infuocata. Poi abbassò le mutandine ancora umide, osservandole alla luce cruda del neon. La macchia scura di eccitazione era evidente. Le passò un dito sopra, poi portò il dito alle narici. L'odore acre del suo desidero insoddisfatto le riempì le narici. Il telefono sul lavandino vibrò. Un messaggio di Giorgio: "Riunione fino a tardi. Non aspettarmi per cena." Anna scrollò le spalle, un senso di libertà improvvisa che le sciolse le spalle. Non doveva fingere stanotte. Non doveva preparare la trappola della cena romantica per poi umiliarlo davanti a Paolo. Ora sarebbe stato diretto. Crudo. Lei e Paolo, e il suo cazzo mostruoso che finalmente avrebbe riempito quel vuoto che Giorgio non sapeva colmare. Le dita le scivolarono di nuovo tra le gambe, sfiorando l'inguine ancora sensibile. Immaginò Paolo che entrava in casa, senza preamboli, senza Giorgio a guardare. Solo le sue mani grandi che le spalancavano le natiche sul divano del soggiorno, il rumore umido della penetrazione mentre lui affondava nel passaggio già cedevole. Un brivido la percorse. Aspetta, si disse, ritirando la mano. Non sprecare il piacere.Anna preparò la scena con cura meticolosa. Il divano in pelle nera spostato al centro del soggiorno, un grande asciugamano scuro steso sopra. Le luci abbassate, solo una lampada da terra che proiettava un cono dorato sulla zona. Si spogliò lentamente, osservandosi nello specchio dell'ingresso. Il corpo mostrava i segni delle ultime ventiquattr'ore: l'ano ancora dilatato e leggermente arrossato, le cosce interne con lievi lividi a forma di dita. Sorrise. Erano trofei. Prove della sua capacità di resistere, di accogliere, di essere riempita. Si inginocchiò sul divano, posando i gomiti sullo schienale, la schiena inarcata, le natiche offerte verso la porta d'ingresso. Una posa da trofeo. Da preda in attesa del cacciatore. Chiuse gli occhi, concentrandosi sul battito del sangue nelle tempie e sul vuoto pulsante tra le cosce. Ogni respiro amplificava la sensazione di attesa. Di fame.Il telefono squillò. "Sono Paolo, sono sotto, aprimi il portone.""Quarto piano," disse Anna, “ti lascio la porta di casa socchiusa. Sono sola e sono giè pronta per te. Giorgio è ancora al lavoro e tornerà tardi.La porta di casa si aprì lentamente e si richiuse dietro a Paolo. Anna trattenne il respiro. Un onda d'aria fresca che le sfiorò la sua pelle nuda. Passi pesanti, sicuri, avanzarono sul pavimento di marmo. Paolo non disse una parola. Non ci fu bisogno. Anna percepì la sua ombra proiettarsi sul suo corpo, fredda e massiccia. Sentì il fruscio della giacca che cadeva, il tintinnio della cintura sfilata. L'odore del suo colon si mescolò all'aria, acre e maschile. Le sue mani, grandi e fredde come Anna aveva immaginato, le si posarono sui fianchi con un possesso immediato. Le dita affondarono nella carne, valutando, misurando la cedevolezza delle sue natiche. Un pollice scivolò lungo il solco, sfiorando l'ingresso già umido e pulsante. Anna gemette, un suono basso, involontario. La punta fredda e dura
del suo cazzo le premette contro le natiche, enorme, un peso tangibile. Paolo non chiese permesso. Non ci fu preludio. Solo un aggiustamento, un respiro profondo, e una spinta brutale, totale.Anna urlò quando Paolo la penetrò completamente. Non un grido di dolore, ma un suono greve di resa. Il suo passaggio, già dilatato dalle violenze precedenti, cedette senza resistenza, aprendosi per accogliere tutta la sua lunghezza in un unico, fluido movimento. Fu come essere spezzata e riempita simultaneamente. Paolo rimase immobile per un istante infinito, sepolto fino alle radici dentro di lei, il suo respiro caldo sulla sua schiena. Anna sentì ogni centimetro di lui, la pressione implacabile contro le pareti interne, la sensazione di essere sollevata da terra dal solo potere della sua penetrazione. "Dio..." sibilò, le dita che affondavano nella pelle del divano. Paolo iniziò a muoversi. Non urti frenetici, ma ritirate lente, quasi complete, seguite da spinte profonde, misurate, che la facevano scivolare in avanti sul divano. Ogni penetrazione era un'affermazione di possesso, un riempimento totale che annullava ogni altro pensiero. Anna si abbandonò al movimento, al rumore umido della carne che si univa, al gemito roco che le usciva dalla gola ad ogni spinta. Era pieno. Finalmente, completamente piena. Il vuoto era stato cancellato, sostituito da questa presenza monumentale che la dominava. Paolo le afferrò i fianchi con più forza, cambiando angolo, trovando una profondità ancora maggiore. Anna gridò di nuovo, la schiena che si inarcava come un arco sotto la pressione. "Sì... così... tutto... riempimi tutta..." Le sue parole erano un rantolo, perse nel ritmo crescente dei loro corpi che si scontravano. Paolo accelerò, le spinte che diventavano più potenti, più insistenti, il suo respiro un ringhio contro la sua nuca. Anna sentì il calore accumularsi dentro di lui, la pulsazione del suo cazzo che diventava più violenta, più rapida. Stava per riempirla davvero.Paolo si bloccò improvvisamente, sepolto fino in fondo, un gemito gutturale che gli strappava il petto. Anna sentì il calore esplodere dentro di sé, uno zampillo dopo l'altro, intenso, abbondante, che riempiva ogni spazio disponibile. Paolo tremava contro di lei, le dita che le scavavano i fianchi, trattenendola ferma mentre svuotava tutto se stesso nel suo passaggio aperto. Anna gemette, sentendo il liquido caldo sgorgare, la sensazione di essere riempita oltre ogni limite. Era un possesso totale, fisico, viscerale. Paolo rimase immobile per lunghi istanti, il respiro affannoso, ancora dentro di lei mentre il suo seme colava lungo le sue cosce interne, caldo e denso. Poi si ritrasse lentamente, con un suono umido e vuoto che fece rabbrividire Anna. Si voltò appena in tempo per vederlo aggiustarsi i pantaloni, il volto un maschera di soddisfazione animalesca. Il suo seme iniziò immediatamente a fuoriuscire, un rivolo bianco e cremoso che scorreva lungo la sua coscia interna fino a macchiare l'asciugamano scuro. Senza un'altra parola, si voltò e uscì, lasciandola tremante, grondante, e incredibilmente vuota di nuovo nonostante il liquido che le colava tra le gambe.Anna rimase inginocchiata sul divano, il respiro ancora affannoso, il corpo tremante. Il seme di Paolo colava caldo lungo le sue cosce interne, un rivolo costante che macchiava l'asciugamano scuro sotto di lei. Il silenzio della casa dopo la sua partenza era assordante, rotto solo dal battito accelerato del suo cuore. Chiuse gli occhi, rivivendo ogni istante: la spinta brutale che l'aveva aperta completamente, la profondità implacabile, il calore esplosivo del suo seme. Un brivido di piacere residuo la percorse. Amore, pensò, le labbra incurvate in un sorriso carnale, ho atteso questo momento tutta la giornata. Ogni secondo dall'alba era stato un conto alla rovescia verso questa penetrazione totale, questa riempitura che Giorgio non poteva nemmeno immaginare. Il vuoto persistente tra le sue cosce aveva urlato per Paolo, per quel cazzo mostruoso che finalmente l'aveva saziata, anche solo per pochi minuti. Sentì una nuova perdita di seme scivolarle lungo la gamba.Le dita tremanti si tuffarono tra le cosce viscide, raccogliendo una generosa quantità del liquido bianco e cremoso. Lo osservò alla luce fioca della lampada: denso, opalescente, la prova tangibile della potenza di Paolo. Con gesto deliberato, portò le dita alle labbra, leccando via ogni goccia. Il sapore era intenso, amaro e salato, un'esplosione di mascolinità che le riempì la bocca. Un gemito basso le sfuggì dalla gola. Era più forte di Giorgio, più ricco di Marco. Il seme di un uomo che poteva riempirla veramente. Tutta la giornata, ripeté mentalmente, ingoiando, ho sognato solo questo sapore.Il telefono del dottore sul tavolino vibrò improvvisamente, rompendo il silenzio carico. Anna si voltò a fatica, il corpo ancora tremante per gli spasmi residui, e allungò una mano bagnata per afferrarlo e lo porse a Paolo. Lo schermo illuminò il seme che le colava lungo la coscia. Era Luisa la moglie di Paolo..Paolo prese il telefono e si allontanò per rispondere, poi torno quasi subito "Era mia moglie... un imprevisto familiare. Devo tornare a casa immediatamente.""E la cena?" disse Anna." Mi spiace Anna , sarà per un'altra volta." Raccolse la giacca da terra, baciò Anna sulla bocca e andò via.Anna rimase inginocchiata sul divano, il seme di Paolo ancora caldo tra le cosce. La porta si chiuse con un tonfo sordo che sembrò risuonare nel vuoto improvviso della stanza. Le luci basse proiettavano ombre lunghe sull'asciugamano macchiato di bianco. Un singolo rivolo di seme scivolò lungo la sua coscia interna, lento, quasi indifferente. Così poco tempo, pensò, le dita che strisciavano sulla pelle umida per raccogliere quell'ultima offerta. Lo portò alle labbra. Il sapore amaro, potente, era già un ricordo. Troppo breve.Paolo aveva baciato la sua bocca con una fretta quasi violenta prima di sparire. Le sue parole risuonavano ancora: "Un imprevisto con mia moglie". Anna chiuse gli occhi, immaginando Luisa, la moglie del dottore. Magra, ordinata, gli occhi sempre un po' stanchi. La donna che aveva diritto a quella cena, a quel tempo rubato. Un risentimento freddo le serrò lo stomaco. Io gli apro il culo e lei gli apre le porte di casa, pensò con amarezza. Le dita, ancora sporche, affondarono di nuovo tra le gambe, cercando disperatamente l'umidità residua, il fantasma del piacere. Trovò solo vuoto e una sensibilità dolorosa. Si alzò con uno sforzo, le gambe tremanti che quasi cedevano. Camminò nuda verso il bagno, lasciando impronte umide sul pavimento freddo di marmo. Ogni passo era un promemoria della penetrazione, della pienezza svanita troppo presto. Si sedette dul bidet ed apri l'acqua gelida.Comincio a passare le dita bagnate sull'ano ancora dilatato e arrossato, le cosce chiazzate di bianco poi il getto gelido dell'acqua le schizzò contro il sesso gonfio e il passaggio dolorante. Un sibilo le sfuggì. Il freddo era una tortura, un contrappunto crudele al calore che ancora le pulsava dentro. Lavò via il seme di Paolo con movimenti meccanici, brutali. L'acqua trascinava via tutto: la prova, l'odore, la promessa. Restava solo la pelle d'oca e un tremolio incontrollabile.Anna immaginò Paolo che entrava nella sua casa ordinata. Luisa sarebbe corsa verso di lui, gli occhi pieni di un'affetto domestico che Anna disprezzava. L'avrebbe abbracciato, annusando inconsapevolmente l'odore di Anna ancora sulla sua pelle, sul suo colon. Paolo avrebbe ricambiato l'abbraccio, forse con un po' di rigidità, la mente ancora piena dell'immagine di Anna inginocchiata, grondante. Luisa gli avrebbe sussurrato qualcosa, gli avrebbe preso la mano, conducendolo verso la camera da letto. Non per terapia. Per diritto. Avrebbe voluto lui con una fame semplice, diretta. Paolo l'avrebbe presa senza le brutalità riservate ad Anna, con una lentezza quasi tenera. Anna serrò i denti, sentendo una fitta acuta di gelosia mescolata al desiderio. Lei lo prende così, pensò, mentre io devo solo essere riempita e buttata via. Chiuse l'acqua. Il silenzio tornò, più pesante di prima. Si asciugò lo sfregamento ruvido sulla pelle sensibile quasi un castigo.Si stese sul divano e pensò a Giorgio, aveva voglia di coccole non di brutalità e mentre immaginava di baciarlo con trasporto si addormentò.La chiave girò nella serratura con un clic secco che risuonò nel silenzio della casa. Giorgio entrò, il soprabito ancora grondante della pioggia fredda che imperversava fuori. La stanchezza gli pesava sulle spalle, sulle palpebre. Gettò le chiave sul tavolino dell'ingresso con un gesto automatico, il suono metallico che sembrò troppo forte nell'aria immobile. "Anna?" chiamò, la voce roca. Nessuna risposta. Solo il ticchettio insistente della pioggia contro i vetri. Immagino di trovarla nel suo letto con Paolo. Si sfilò il soprabito bagnato, appoggiandolo con non curanza sulla sedia. Attraversò il corridoio, i passi ovattati sul pavimento di marmo. La luce fioca del soggiorno filtrava dalla porta socchiusa. Giorgio la spinse.L'aria nel soggiorno era ferma, pesante di un odore acre e dolciastro che Giorgio riconobbe immediatamente: sudore, sesso, e qualcosa di metallico. La lampada da terra proiettava una luce dorata e obliqua, creando un cono di chiarore che illuminava la scena con una crudele precisione. Anna era distesa sul divano a pancia in giù, il corpo completamente nudo, la mano fra le cosce e il buco del culo dilatato.Si avvicinò lentamente per guardarla da vicino. La pelle attorno all'ano era arrossata, gonfia, quasi lucida Anna non si mosse. Respirava profondamente, regolarmente, completamente abbandonata al sonno, ignara della sua presenza.. Giorgio osservò la curva della sua schiena, la fragilità delle scapole, il collo esposto. Era vulnerabile. Vide le tracce bianche e secche sulle cosce interne di Anna. Il seme di Paolo. Quel seme che lei aveva assaporato con tale devozione mentre lui, Giorgio, era costretto a guardare. Un impulso primordiale lo attraversò. Senza pensare, allungò una mano tremante. Le dita sfiorarono prima la pelle fredda della sua coscia, poi risalirono verso la crosta biancastra. Era dura, granulosa. Strappò un frammento con l'unghia. Lo portò alle narici. L'odore acre, animale, lo colpì come un pugno. Poi, lentamente, con un tremito incontrollabile, portò il frammento alla bocca. Il sapore esplose: rancido, salato, amaro. Il sapore della sua umiliazione. Il sapore della potenza di Paolo. Chiuse gli occhi, un gemito soffocato nella gola. Era disgustoso. Era eccitante. Era la sua condanna.Anna gemette nel sonno, un suono basso, gutturale. Girò leggermente la testa sul cuscino, esponendo il profilo del viso rilassato. Le labbra erano leggermente dischiuse. Giorgio la osservò, immobile, il sapore di Paolo ancora sulla lingua come un marchio.. Era così serena. Così soddisfatta. La luce fioca sembrava danzare sul metallo, riflettendosi in modo sinistro. Anna sospirò di nuovo, più profondamente questa volta, le dita che si contrassero leggermente contro la coscia. Giorgio trattenne il respiro. Il silenzio era rotto solo dal ticchettio della pioggia e dal respiro regolare di Anna. Quel respiro così pacifico. Quel corpo così completamente posseduto, anche nel sonno. Un nuovo rivolo di liquido chiaro e viscoso usci dal culo di Anna e scivolò lungo la coscia interna di Anna. Giorgio seguì quel rivolo con gli occhi. Vide dove si fermò, mescolandosi alle altre croste bianche di Paolo. Un brivido gli corse lungo la spina dorsale. Non era disgusto questa volta. Era qualcosa di più oscuro, più profondo. Un desiderio contorto di possesso, anche solo di quella scena, di quella prova della sua totale sottomissione al piacere di un altro uomo.
