Giorgio obbedì, il peso del corpo diventava sempre più pesante mentre il sonno lo vinceva. Anna chiuse gli occhi, concentrandosi sulla strana pienezza: il calore residuo di Giorgio dentro il suo passaggio rilassato, mescolato al ricordo bruciante di Marco. Le lenzuola umide le aderivano alla schiena. Ogni respiro di Giorgio le muoveva i capelli sulla nuca.L'alba trovò Anna ancora sveglia. Giorgio russava, il cazzo finalmente floscio che le scivolava fuori in un rivolo tiepido. Lei trattenne un gemito quando lo sperma colò lungo le cosce, macchiando il materasso. Si liberò dalla sua presa addormentata, scivolando dal letto nudo.In bagno, la luce fredda rivelò il disastro. Sperma essiccato le incrostava le cosce interne, frammisto a lividi viola sulle natiche. Si voltò davanti allo specchio: l'ano era un cratere rosso, dilatato come mai prima. Due dita vi scivolarono dentro senza resistenza. Un brivido le attraversò la schiena ricordando Marco che la sfondava contro il lavandino.Giorgio apparve sulla soglia, gli occhi gonfi di sonno. "Anna..." La voce roca si spezzò quando vide il suo riflesso. Lei sorrise, premendo le dita più a fondo nel passaggio molle. "Guarda come mi hai lasciata. Ancora aperta dopo tutta la notte." Un rivolo biancastro colò lungo la sua mano quando ritrasse le dita. Giorgio fissò quel liquido con fame animale."È mio?" chiese, avanzando a piedi nudi sul pavimento freddo. Anna annuì, sfiorandosi l'ano con la punta del dito. "Tuo e di Marco. Si sono mischiati dentro di me." Giorgio cadde in ginocchio davanti a lei, le mani che le stringevano i fianchi mentre seppelliva il viso tra le sue natiche. La lingua fu avida, disperata, leccando via lo sperma essiccato che le incrostava le cosce. Anna gemette, appoggiandosi al lavandino. "Sì... puliscimi tutta... voglio essere vuota quando Paolo arriva stasera."Giorgio obbedì con ferocia, la lingua che frugava nel passaggio ancora dilatato, raccogliendo ogni residuo. Deglutiva i bocconi amari, le mani che le incollavano le chiappe al suo viso. Quando finalmente si ritrasse, il mento luccicava di saliva e sperma rancido. "Pulita?" ansimò, gli occhi arrossati fissi sul cratere rosa pallido che pulsava lentamente. Anna si voltò, sfiorandogli le labbra gonfie con le dita umide. "Quasi. Ma guarda..." allargò leggermente le gambe, rivelando le labbra gonfie, lucide di desiderio. "Qui dentro sono ancora vuota. E ho fame."Giorgio la fissò, poi sbatté il palmo contro lo specchio. "Non c'è tempo, amore!" ringhiò, la voce strozzata dalla frustrazione. "Tardi dobbiamo andare al lavoro." Si voltò verso la doccia, aprendo il rubinetto con violenza. Anna lo seguì, il corpo nudo che sfiorava il suo. "Vuol dire," sussurrò contro la sua schiena sudata, le dita che strisciavano lungo la sua coscia interna, "che troverò qualcuno che mi riempia se tu non vuoi farlo ora." La mano si chiuse intorno al suo cazzo ancora floscio. Giorgio si irrigidì, il respiro un fischio. "Anna...""Sei diventato proprio una puttana," disse Giorgio, voltandosi di scatto. Le afferrò i polsi, schiacciandola contro le piastrelle fredde. "Così aperta che non sai più stare vuota neanche un'ora." Il suo sguardo bruciava di rabbia e desiderio. Anna rise, sfregandogli l'inguine contro l'erezione nascente. "E tu," ansimò, "diventi duro solo quando pensi a quanti uomini mi hanno scopata ieri." Gli morse il collo, sentendo il suo gemito soffocato. L'acqua calda li avvolse mentre Giorgio la sollevava, incastrandola tra il muro e il suo corpo."Allora riempimi," sibilò Anna nelle sue labbra, le gambe che gli cingevano i fianchi. "Prima che sia troppo tardi." Giorgio la penetrò con un colpo secco, senza preludio, il suo cazzo piccolo che scompariva nella fessura bagnata. Anna urlò, le unghie che gli scavavano la schiena. Ogni spinta la sbatteva contro le piastrelle, il rumore coperto dallo scroscio dell'acqua. "Così... sì... fallo bene, piccolo..." gemette, premendogli il bacino contro di sé. Giorgio ringhiò, le mani che le serravano i glutei mentre la scopava con colpi corti e furiosi. Il vapore avvolgeva i loro corpi accoppiati, l'odore del sesso mescolato al gelsomino del bagnoschiuma.“Amore immagina stasera...”Anna chiuse gli occhi, lasciando che l'immagina prendesse forma e continuo, “Paolo che entra dalla porta di casa il suo passo pesante nel corridoio. Le sue mani grandi che mi spalancavano le natiche mentre tu guardi impotente ma eccitato. Immagina il mio piacere quando quel cazzo mostruoso mi sfonderà l'ano già dilatato, il calore della sua sborra che le riempirà le viscere. E tu umiliato, eccitato, che ti chini per leccare via ogni goccia dal mio sfintere pulsante. "Sì..." ansimò contro la spalla di Giorgio, le dita che gli affondavano nei capelli bagnati. "Immagina... quanto sarà calda la sborra di Paolo dentro di me... quanto sarà dolce per te leccarla..."Giorgio emise un suono strozzato, quasi un ringhio. Le sue anche scattarono in avanti con violenza improvvisa, le dita che le affondarono nei fianchi come artigli. Anna sentì il suo corpo irrigidirsi contro di lei, un tremore convulso che attraversava la sua schiena sudata sotto il getto d'acqua. "Anna... Dio... sto..." Le parole si persero in un gemito gutturale, primitivo. Il suo cazzo piccolo e duro pulsò violentemente dentro di lei, spingendo in profondità con un ultimo, disperato scatto. Anna gridò quando sentì l'esplosione calda e sottile riempirla, un getto dopo l'altro che le inondava le pareti vaginali già contratte dall'orgasmo precedente. Giorgio la schiacciò contro le piastrelle, il corpo che si incurvava in una spasmotica resa, ogni muscolo teso mentre lo sperma sgorgava."Così... tutto dentro..." sibilò Anna, premendogli il bacino contro il suo, sentendo ogni pulsazione finale. Le sue dita gli strisciarono lungo la schiena, raccogliendo acqua e sudore. "Hai sentito le mie parole? Hai immaginato Paolo che mi riempiva mentre tu leccavi?" Giorgio annuì freneticamente, il viso sepolto nella curva del suo collo, il respiro ancora un rantolo. "Sì... sì... Dio... è stato..." Non finì la frase. Il suo corpo crollò su di lei, il peso improvviso che la costrinse ad appoggiarsi al muro umido. Sentiva il suo sperma colarle già lungo le cosce interne, mescolato all'acqua della doccia, un rivolo biancastro che scivolava verso lo scarico.Anna rimase immobile, lasciando che l'acqua calda sciacquasse via la schiuma e il sudore. Osservò Giorgio mentre lentamente riprendeva fiato, le spalle che ancora tremavano leggermente. Un sorriso sottile le incurvò le labbra. Le sue parole sulla sborra di Paolo, sulla sua umiliazione eccitata, avevano fatto esattamente quello che voleva: scatenarlo completamente, farlo venire come un ragazzino incapace di controllarsi. Giorgio finalmente si ritrasse, il suo membro floscio che scivolò fuori con un suono umido. Anna sentì immediatamente il suo sperma colarle lungo le cosce interne, mescolato all'acqua della doccia. "Guarda," sussurrò, allargando leggermente le gambe. "Sta già uscendo tutto. Non riesci nemmeno a tenermelo dentro per cinque minuti." Giorgio fissò il rivolo biancastro che scivolava verso il pavimento, gli occhi velati di vergogna e una strana, feroce eccitazione. "È... è colpa tua," borbottò, evitando il suo sguardo. "Quelle parole... sul cazzo di Paolo... sul leccare..."Anna rise, un suono tagliente che rimbalzò sulle piastrelle. "Ah, il mio piccolo Giorgio. Si eccita solo quando gli ricordo che altri uomini mi hanno scopata meglio di lui." Gli sfiorò il mento con un dito, raccogliendo una goccia d'acqua mista a sperma. "Vuoi assaggiare? È tuo, dopo tutto." Giorgio scattò all'indietro come se l'avesse scottato. "Basta, Anna! Devo... devo prepararmi per il lavoro." Si voltò bruscamente sotto il getto d'acqua, strofinandosi il viso con violenza.Anna osservò il rivolo bianco che le scendeva lungo la coscia. Un pensiero improvviso la fece sorridere. Si chinò lentamente, raccogliendo lo sperma col dito indice. "Aspetta," disse, la voce un miele velenoso. Giorgio si voltò, gli occhi che seguirono quel dito carico di seme mentre lei lo avvicinava alle sue labbra. "Apri." Lui esitò, il respiro affannoso. Anna alzò un sopracciglio. "O devo chiamare Paolo già adesso? Gli dico che il mio maritino non vuole nemmeno assaggiare la sua stessa sborra?"Le parole agirono come una frustata. Giorgio aprì la bocca, gli occhi chiusi per un istante. Anna gli infilò il dito dentro, sfregando lo sperma sulla sua lingua. Sentì un brivido attraversargli il corpo mentre deglutiva, la gola che si contraeva. "Buono?" chiese, ritirando il dito lentamente. Giorgio annuì, incapace di parlare, lo sguardo fisso sul suo collo ancora segnato dai suoi morsi.Anna sorrise, sfiorandogli le labbra umide. "Ora immagina." La voce era un soffio caldo contro il suo orecchio sotto lo scroscio dell'acqua. "Immagina la sborra di Paolo che sgorga dentro di me stasera. Calda, densa... molto più di questa tua acqua sporca." Sentì il suo respiro fermarsi, il corpo irrigidirsi contro il suo. "Immagina di leccarla via dal mio buco ancora aperto, sentire il suo sapore amaro mescolato al tuo..." Le sue dita gli strisciarono lungo l'addome, verso il cazzo che già ricominciava a gonfiarsi. "Immagina quanto sarà dolce per te pulire il disordine che farà dentro la tua moglie."Giorgio gemette, un suono spezzato. Afferrò la sua mano che scendeva, inchiodandola contro le piastrelle. "Smettila," sibilò, ma le sue anche si mossero in avanti, premendo l'erezione nascente contro il suo pube. Anna rise, sfregandosi contro di lui. "Perché? Ti fa eccitare pensare a quanto mi riempirà meglio di te?" Gli morse il lobo dell'orecchio, sentendo il suo tremore. "Dimmelo. Dimmi che vuoi vederlo sfondarmi sul nostro tavolo mentre masturbi quel tuo piccolo cazzo.""Anna..." La sua voce era un rantolo. Le dita le serrarono il polso più forte. "Non posso... non ora..." Ma il suo corpo tradiva le parole. Il respiro affannoso, il sudore che si mescolava all'acqua sulla fronte, il modo in cui il suo cazzo pulsava contro di lei. Anna gli affondò le unghie nella schiena. "Allora immagina di più. Immagina la sua sborra che mi cola dalle cosce dopo che mi ha scopata. Immagina di inginocchiarti e leccare il pavimento dove è caduta, come un cane affamato." Sentì Giorgio irrigidirsi, un brivido violento che gli attraversò la schiena. "Smettila!" urlò, ma era troppo tardi.Il suo corpo si contrasse in un ultimo spasmo, il cazzo piccolo che pulsava furiosamente contro il suo pube senza penetrare, spruzzando sperma caldo sull'addome di Anna. Un gemito strozzato gli sfuggì mentre sgorgava, fili bianchi che si mischiavano all'acqua corrente sulle sue cosce. Anna osservò con un sorriso tagliente. "Ancora? Senza nemmeno entrare?" Gli sfiorò il seme col dito, portandolo alle sue labbra. "Sei proprio una piccola puttana, Giorgio. Vieni solo pensando a Paolo che mi sfonda."Giorgio si ritrasse come ustionato, il volto una maschera di vergogna e rabbia impotente. "Basta!" ringhiò, voltandosi sotto il getto d'acqua che sciacquava via il suo fallimento. Anna rise, il suono metallico che rimbombava sulle piastrelle. "Corri pure a vestirti. Io resto qui." Lo guardò uscire dalla doccia a passi rigidi, la schiena tesa mentre asciugava furiosamente il corpo macchiato di sperma.Anna rimase sotto l'acqua calda, lasciando che il getto pulisse via ogni traccia di Giorgio. Le dita esplorarono il proprio corpo: l'ano ancora dilatato pulsava dolcemente al tocco, le labbra gonfie si contraevano di desiderio insoddisfatto. Troppo vuota, pensò, osservando il rivolo biancastro di Giorgio scivolare verso lo scarico. Paolo dovrà riempire meglio di così.In cucina, Giorgio trangugiava il caffè senza guardarla. "Parto prima," borbottò, afferrando la giacca. Le sue nocche erano bianche sulla borsa. Anna sorrise, lasciando cadere l'asciugamano sul pavimento. "Non dimenticare cosa succederà stasera." Lo vide irrigidirsi sulla soglia, la mano sulla maniglia che tremava leggermente prima di sparire.Giorgio guidò con le dita che battevano sul volante. Ogni semaforo rosso era una tortura. Chiuse gli occhi un istante: Anna distesa sul tavolo, le cosce spalancate, Paolo che affondava in quel passaggio ancora rosso e dilatato mentre lui... Dio, bastardo, fermati. Ma la scena tornava, vivida: il rumore umido della penetrazione, Anna che gemeva più forte che mai per lui, il suo sguardo di sfida mentre veniva sfondata. Un brivido gli attraversò l'inguine. Si aggiustò i pantaloni, sudato. Al semaforo successivo, una donna attraversò lentamente. Giorgio fissò il suo sedere stretto nella gonna,
Capitolo 1 di 1 75 min di lettura
AMO UN CUCKOLD
L'AMORE PER UNA COPPIA CUCKOLD
Anna Bolerani
11 mesi fa · 887 letture · 1
Prima di andare avanti…
Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Grazie! L'autore lo vedrà.
Crea un account per ritrovare le storie che ti sono piaciute.
Indice dei capitoli
ANNA
Capitolo 1 di 1 · 0% del libro
