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Erotika
ANNA · Cap. 1
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Capitolo 1 di 1 75 min di lettura

AMO UN CUCKOLD

L'AMORE PER UNA COPPIA CUCKOLD

Anna Bolerani
11 mesi fa · 887 letture · 1

Anna urlò, le unghie che graffiarono il lavandino. Lui la scopava a colpi corti e rabbiosi, le mani che le stringevano i fianchi fino a lasciare lividi. Ogni spinta la sbatteva contro il bordo freddo del marmo. "Più forte!" ansimò Anna voltando la testa. "Rompimi come la troia che sono!" Il cameriere obbedì. Le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa mentre il suo cazzo martellava quel buco caldo e sfondato. Anna sentiva il sudore colargli sulla schiena, le sue bestemmie soffocate. "Sporcami!" ordinò. "Sborrami dentro finché non cola!"Fuori, Giorgio controllò l'orologio. Le dita tamburellavano sul tavolo accanto al cannolo mezzo mangiato. Il cameriere era sparito da dieci minuti. Un brivido di presagio gli attraversò la schiena quando vide Anna riemergere dal corridoio del bagno. Camminava con un'andatura leggermente rigida, le labbra gonfie, un rossore acceso sulle guance. Si sedette con un sospiro teatrale. "Scusami, amore. C'era fila." Il suo sorriso era troppo luminoso.Anna gli prese la mano sotto la tovaglia. Le sue dita erano fredde, umide. Lo guidò con fermezza tra le sue cosce nude, oltre l'orlo della gonna sollevata, e gliela schiacciò contro la pelle calda, bagnata. Giorgio ritrasse la mano d'istinto, come se si fosse scottato. La guardò: le dita erano lucide di un liquido biancastro, denso, che colava lungo il palmo. L'odore salmastro e pungente gli colpì le narici prima ancora che la mente elaborasse. Non era il suo. Non era il profumo di Anna."Cosa hai fatto?" sibilò Giorgio, la voce un filo spezzato. Non guardava lei, ma quella mano sporca. La portò lentamente al viso, le narici che si dilatavano mentre annusava la sborra del cameriere ancora fresca. L'odore era acre, selvaggio, diverso da quello di Paolo. Più giovane, più animale. Un misto di sudore e seme crudo che gli bruciò il cervello.Anna sorrise, le labbra umide di saliva non sua. "Ho il culo pieno di sborra per te," sussurrò, inclinandosi così che l'alito gli sfiorasse le labbra. "Se andiamo a casa, te la faccio pulire tutta. Con quella lingua devota che mi conosci." Le sue dita gli strinsero il polso mentre lui continuava a fissare la sostanza biancastra tra le sue nocche. "È colato fuori mentre camminavo. Sento ancora il peso dentro... caldo..."Giorgio portò le dita alla bocca. Chiuse gli occhi mentre la lingua sfiorava la pelle salata, assaporando il gusto metallico dello sperma estraneo. Un gemito basso gli vibrò in gola. "È giovane," mormorò contro le sue nocche. "Più acido di Paolo." Anna ridacchiò, sfiorandogli la coscia sotto il tavolo. "Ventidue anni. Si chiama Marco. Ha scopato come un toro." Osservò Giorgio leccarsi le dita con una concentrazione quasi religiosa, ogni striscia lucida scomparendo nella sua bocca. "Mi ha presa contro il lavandino. Mi ha chiamata troia mentre mi riempiva il culo che Paolo aveva già aperto."Si alzò bruscamente, rovesciando il bicchiere d'acqua. "Paghiamo." Giorgio annuì, chiamando il cameriere con un cenno secco. Marco arrivò evitando il suo sguardo, le mani che tremavano sul blocchetto. Anna gli sfiorò il polso mentre prendeva i soldi. "Grazie per il... dessert," sussurrò. Marco arrossì fino alle radici dei capelli ricci. Giorgio osservò lo scambio, la mascella serrata. "Torneremo," dichiarò ad alta voce, fissando il ragazzo. "Le tue lumache sono eccezionali." Marco annuì, fuggendo con i soldi.Fuori, Giorgio spinse Anna contro la portiera della macchina. "Quel ragazzo..." iniziò, le mani che le affondavano nei fianchi. Anna gli sfiorò le labbra con un dito. "Bravo, vero? Ha riempito il mio culo meglio di Paolo." Sentì Giorgio irrigidirsi contro di lei. "Ma ora..." gli sussurrò nell'orecchio, aprendogli la patta con gesto rapido, "...voglio la tua lingua lì dentro mentre camminiamo verso casa." La sua mano afferrò il cazzo già semiduro di Giorgio, strofinandolo contro la sua gonna umida."Fermati," ansimò Giorgio, schiacciando Anna contro la portiera mentre lei gli massaggiava il cazzo attraverso i pantaloni. "Arriviamo prima a casa. D'accordo?" Anna gli morse il lobo dell'orecchio, sentendo il suo respiro farsi più rapido. "Come vuoi," sussurrò, le dita che serravano la sua erezione attraverso il tessuto. "Ma camminando lentamente. Voglio sentire la sua sborra che mi cola lungo le cosce ad ogni passo."Giorgio la spinse via bruscamente, aprendo la portiera con mani tremanti. "Entra." Anna scivolò sul sedile, sollevando la gonna fino alla vita sotto la luce fioca del lampione. Le cosce lucide erano striate di bianco. Giorgio si chinò tra le sue gambe aperte, annusando l'odore pungente di sperma fresco mescolato al suo aroma. "Guarda come mi hai lasciata," mormorò Anna, allargando le labbra con due dita. L'orifizio anale era ancora dilatato, una pozza biancastra che colava sul tessuto del sedile. "Puliscimi prima di partire."La sua lingua fu fredda, ruvida, quando leccò il primo rivolo che scendeva verso le cosce. Anna gemette, afferrandogli i capelli mentre Giorgio si immergeva nel lavoro. Assaporò ogni traccia di Marco, la lingua che frugava nel caldo tunnel rilassato, raccogliendo lo sperma denso e acido. Deglutiva con suoni umidi, le mani che le stringevano i fianchi per tenerla ferma. "Più dentro," ordinò Anna, premendogli la faccia contro di sé. "Lì dove mi ha riempita." Giorgio obbedì, la lingua che si infilava più profondamente nel passaggio ancora elastico, facendola contorcere.Quando si sollevò, il mento luccicava. "Pulita?" chiese Anna, sfregandogli la guancia con il pollice. Giorgio annuì, le labbra serrate. Chiuse la portiera, girò la chiave con un movimento secco. La macchina si mosse nel traffico serale. Anna abbassò il finestrino, lasciando che l'aria fredda le sferzasse il viso. Osservò Giorgio: le nocche bianche sul volante, la mascola tesa. "Ti è piaciuto il sapore?" sussurrò. Lui non rispose, ma un tremore gli attraversò la coscia quando la sua mano gli strisciò sopra.Anna scivolò più bassa sul sedile, le dita che aprivano la patta dei suoi pantaloni con gesti esperti. Sentì il calore del suo cazzo attraverso gli slip. "Guida," ordinò, afferrandolo con tutta la mano. Giorgio gemette, il respiro che si spezzò quando lei iniziò a massaggiarlo con pressione crescente. "Così..." sibilò Anna, il pollice che sfregava la punta umida attraverso il cotone. "Immagina Marco che mi sfonda il culo mentre tu lecchi via Paolo." La macchina sbandò leggermente quando Giorgio pestò il freno al semaforo rosso. Anna rise, aumentando il ritmo. "Sei così piccolo e duro... come un bambino eccitato.""Ti prego Anna, fermati," ansimò Giorgio, le nocche bianche sul volante. "Così andiamo a sbattere." Le sue anche si scossero involontariamente contro il suo palmo. "Arriviamo prima a casa... e poi continuiamo..." Anna rallentò le dita, lasciando solo una pressione leggera, torturante. Guardò il suo profilo contratto nel buio, la bocca semiaperta. "E va bene," sussurrò, portandosi le dita umide alle labbra. "Sei stato un bravo bambino. E ti accontento." Ritirò la mano completamente, chiudendogli la patta con un colpetto. "La smetto."Giorgio inspirò profondamente, il petto che gli si sollevava come dopo una corsa. Sterzò bruscamente verso la tangenziale, accelerando attraverso il traffico rado. Le luci delle automobili gli scivolarono addosso, intermittenti. Anna si sistemò sul sedile, abbassando la gonna. Sentiva ancora la sborra di Marco che le colava lungo le cosce interne, fredda ora che l'eccitazione calava. "Guida piano," disse senza guardarlo. "Non voglio che la polizia ci fermi con il mio culo tutto sporco."Lui non rispose. Le dita serravano il volante come se potesse spezzarlo. Il silenzio si fece spesso, rotto solo dal rombo del motore. Anna chiuse gli occhi, lasciando che il ricordo del cameriere la riempisse ancora: le mani rozze che le stringevano i fianchi, il cazzo giovane che le sfondava l'ano già aperto da Paolo, le grida soffocate contro il marmo freddo. Un brivido le attraversò la schiena. Aprì gli occhi e vide che Giorgio la stava osservando di sfuggita, la mascella tesa. "Stai pensando a lui?" chiese lei, voce neutra. "A Marco che mi riempiva mentre tu aspettavi?"Giorgio schiacciò l'acceleratore. La macchina balzò in avanti, superando un camion con un rombo rabbioso. "Pensavo," sibilò finalmente, "a quanto sei aperta." La sua mano destra lasciò il volante per un istante, sfiorandole il ginocchio. "A quanto sarà facile entrarti stasera." Anna trattenne il respiro. Sentì le sue dita salire lungo la coscia interna, fermarsi appena prima dell'inguine. "E se non fosse facile?" sussurrò, aprendo leggermente le gambe sotto la gonna. "Se fossi così dilatata che non sentissi nemmeno il tuo cazzo piccolo dentro di me?"La mano di Giorgio si irrigidì. "Lo sentirai," promise, le dita che affondarono improvvisamente nel calore umido tra le sue cosce. Anna gridò, il corpo che si contorse sul sedile. "Lo sentirai perché sono troppo eccitato," ansimò Giorgio, sfregando con violenza il suo clitoride gonfio attraverso le mutandine inzuppate. "Troppo eccitato per controllarmi." Le sue dita erano frementi, nervose, come elettriche. Anna afferrò il bracciolo, le nocche bianche. Ogni sfregamento la spingeva più vicino all'orlo, il ricordo del cazzo di Marco che le martellava il culo ancora fresco nella mente. "Sì... così..." gemette, arcuando la schiena. "Ma non fermarti... non..."Giorgio ritrasse la mano bruscamente come se si fosse scottato. Sterzò per uscire dalla tangenziale, le gomme che stridettero sull'asfalto. "Cazzo," imprecò, sfregandosi gli occhi con il dorso della mano. "Sto per... non posso toccarti ancora." Anna vide il tremore

nelle sue spalle, il sudore sulla nuca. Ridacchiò, un suono roco e crudele. "Povero Giorgio. Così eccitato da non reggere nemmeno le dita." Si strinse le cosce, sentendo un'altra ondata di umidità. "Immagina quando sarai dentro di me... quanto durerai?"Parheggiò sotto casa con uno strattone, il motore che tossì prima di spegnersi. Giorgio non parlò. Scese, aprì la portiera di Anna con gesto meccanico. Lei scivolò fuori, la gonna che le aderiva alle cosce umide. "Portami," ordinò, appoggiandogli una mano sul petto. Lui la sollevò di peso, le gambe di Anna che gli cinsero i fianchi mentre attraversavano il portone. L'ascensore era fermo al quinto piano. Giorgio imprecò, iniziando a salire le scale di corsa. Anna rideva ad ogni scalino, i seni che gli sbattevano contro il petto. "Corri, piccolo. Corri come se il tuo cazzo potesse esplodere."Sbatté la porta di casa con un calcio. Il corridoio buio tremò sotto i loro passi frettolosi. Giorgio la scaraventò sul letto matrimoniale, il materasso che cigolò sotto il peso. Anna rimbalzò una volta, i capelli neri sparsi sulla trapunta bianca. "Svelto," ansimò, già slacciandosi la blusa. "Prima che si secchi tutto." Giorgio le strappò via la gonna, i bottoni che volarono via. Le mutandine di pizzo erano incollate, impregnate di una miscela biancastra. Le afferrò i polsi, inchiodandole le braccia sopra la testa. "Sei ancora piena di quel ragazzo?" sibilò, il fiato caldo sulla sua pelle. Anna annuì, sfregandogli l'inguine contro il cazzo duro nei pantaloni. "Senti l'odore? È ancora caldo dentro di me."La fece girare bruscamente, voltandola a pancia sotto. Anna afferrò i cuscini, la faccia sepolta nel tessuto. Il suo culo era una visione tumefatta: rosso, gonfio, l'orifizio anale ancora dilatato come un fiore appassito. Una lenta perla di sperma bianco-grigiastro colava lungo la fessura delle natiche, tracciando un sentiero lucido sulla pelle violacea. Giorgio gemette, un suono gutturale. Si inginocchiò dietro di lei, le mani che le spalancarono le chiappe con forza brutale. "Guarda come ti ha lasciata," sibilò. "Quel ragazzo ti ha fatto a pezzi." Poi chinò la testa e si mise a leccare.La sua lingua fu avida, ruvida, scavando nel passaggio ancora caldo e rilassato. Anna urlò nel cuscino quando leccò più in profondità, raccogliendo le ultime tracce di Marco. Deglutiva con suoni umidi, affamato, le labbra premute contro la carne sensibile. Ogni leccata le strappava un gemito, il corpo che si contorceva sotto la pressione. "Sì... puliscimi tutta..." ansimò, premendogli il viso contro di sé. Giorgio obbedì, la lingua che frugava nel tunnel elastico, leccando via ogni residuo di sborra acida e sudore. Sentiva il tremore nelle sue gambe, il modo in cui le dita affondavano nel materasso.Quando si sollevò, il mento luccicava di saliva e sperma. "Pulita?" chiese, la voce roca. Anna si voltò a pancia in su, le gambe aperte in un invito osceno. "Quasi," sussurrò, sfiorandosi l'ano ancora dilatato con due dita. "Ora che mi hai pulito... inculami tu." Gli occhi di Giorgio si dilatarono. "Fammelo sentire." La sua mano tremava mentre slacciava la cintura, i bottoni dei pantaloni che scattavano via. Il cazzo era piccolo, duro come pietra, la punta già umida di precum. Anna sollevò i fianchi, offrendosi. "Dentro. Tutto. Subito."Giorgio la penetrò senza preamboli, un unico movimento brutale che la inchiodò al materasso. Anna gridò, le dita che affondarono nelle lenzuola. Sentiva ogni centimetro del suo cazzo piccolo e sottile scivolare nel passaggio rilassato, troppo facile dopo Marco. "Più forte!" ordinò, sollevando le anche per incontrarne le spinte. Giorgio obbedì, le mani che le afferrarono i fianchi mentre la scopava a colpi corti e rabbiosi. Ogni spinta la sbatteva contro la testiera, il legno che scricchiolava. "Sì... così... fammelo sentire bene..." ansimò Anna, voltando la testa per guardarlo. Le sue natiche schiaffeggiavano contro le cosce di Giorgio, un rumore umido e sordo.Con la mano sinistra, Anna iniziò a massaggiarsi il clitoride con furia concentrata. Le dita si muovevano in cerchi rapidi sulla carne gonfia, il dolore e il piacere che si mescolavano nel basso ventre. Voleva venire insieme a lui, sincronizzare il collasso, trasformare quel piccolo cazzo in una scintilla per la sua esplosione. "Non fermarti..." sibilò contro il cuscino, le dita che acceleravano. "Ti sento... così piccolo dentro... ma così duro..." Ogni parola era un colpo al suo orgoglio, un carburante per la sua rabbia sessuale. Giorgio gemette, le spinte che diventavano irregolari, convulse. Anna chiuse gli occhi, concentrandosi sul punto di fuoco tra le gambe, sul movimento frenetico delle dita, sull'impulso che saliva come un'onda di lava.Quando Giorgio urlò, il corpo che si irrigidiva in una curva arcuata, Anna sentì il getto caldo dentro di sé. Fu quel liquido improvviso, quel fremito di resa nel suo corpo contratto, che spinse lei oltre l'orlo. Un grido strozzato le sfuggì dalle labbra mentre l'orgasmo la colpiva come un fulmine: onde elettriche che le attraversavano l'addome, contraendo violentemente il passaggio anale intorno al cazzo ancora pulsante di Giorgio. Le dita continuavano a sfregare il clitoride attraverso le convulsioni, prolungando ogni spasmo fino al limite del dolore.Giorgio crollò su di lei, il sudore freddo che le si appiccicava alla schiena. Il respiro gli usciva a rantoli, il petto che le schiacciava i polmoni. Anna rimase immobile, il corpo ancora scosso dai tremori residui, le dita finalmente ferme sul pube umido. Sentiva il suo sperma colarle lungo le cosce interne, caldo e sottile dopo la densità di Marco. Un silenzio spesso riempì la stanza, rotto solo dai loro respiri affannosi."Non muoverti," sussurrò Anna quando Giorgio tentò di ritirarsi. Le sue dita gli afferrarono i fianchi con forza, inchiodandolo dentro di sé. "Voglio tenere il tuo sperma dentro di me fino a domattina." Sentì il suo corpo irrigidirsi sopra di lei. "Anna, è..." iniziò lui, la voce strozzata dalla stanchezza. "Silenzio," tagliò corto lei, premendogli la faccia contro il collo. "Voglio dormire così. Sentirti dentro, sentire il tuo calore che mi riempie." Il suo culo dilatato stringeva ancora quel piccolo cazzo flaccido, trattenendo ogni goccia. Un brivido le attraversò la schiena quando un altro rivolo di sperma le colò lungo la coscia.

Prima di andare avanti…

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