ruotarono lentamente, premendo sui punti che prima provocavano dolore. Anna gemette, non di sofferenza ma di piacere crudo. "Vedi, Giorgio? Il dottore sa come riempirmi."Paolo ritirò le dita, il lattice coperto di un velo traslucido. "Ma non basta. Serviranno altre sessioni per consolidare i risultati." Si pulì la fronte con un avambraccio, l'odore di sesso ancora pesante nell'aria. Anna lo afferrò per la cravatta, tirandolo verso di sé. "Allora venga a cena domani sera. Casa nostra, ore ventuno." Le unghie gli graffiarono la camicia. "Potremo... approfondire la terapia senza interruzioni." Il suo sguardo scivolò su Giorgio, che osservava immobile dalla parete. "Mio marito preparerà l'aperitivo."Giorgio annuì, le labbra serrate in una smorfia che non era né un sorriso né un ghigno. "Sì. Farò i tuoi cocktail preferiti, dottore." Si avvicinò, posando una mano sul ginocchio di Anna. "Ma solo se promette di portare il suo... strumento di lavoro." La battuta suscito una certa ilarità che scarico la tensione. Certo e sempre con me per la nostra Anna.Anna si ricompose e insieme a Giorgio si avviò verso l'uscita. "A domani" poi prima di uscire torno indietro e lo bacio sulla bocca e gli sussurro all'orecchio:" Hai un cazzo favoloso ." e poi uscirono.
La porta dello studio si chiuse con un tonfo sordo. Paolo rimase immobile, le dita che ancora tremavano contro il bordo del tavolo metallico. L'odore di sesso e sudore saturava l'aria, un promemoria fisico di ciò che era appena accaduto. Si strappò i guanti di lattice con un gesto brusco, osservando le strisce bianche che erano colavate dal culo di Anna sul rivestimento di carta. Quel rivolo lucido sembrava accusarlo. "Terapia," mormorò alla stanza vuota, la parola che gli bruciava la lingua come una menzogna. Si passò una mano sul viso, sentendo il sudore freddo sulla fronte. La cravatta gli stringeva la gola come un cappio. Doveva disinfettare tutto, cancellare le prove. Ma le impronte di Anna sul lettino erano più profonde delle semplici tracce fisiche.Nel parcheggio, Anna si appoggiò alla portiera dell'auto, un tremito sottile che le percorreva ancora le gambe. Giorgio accese il motore, il rumore familiare che spezzava il silenzio carico. "Sei sicura di questa cena?" chiese, gli occhi fissi sul volante, le nocche ancora bianche per la stretta. Anna sorrise, un'espressione carnale che illuminava il suo volto ancora segnato dal piacere. "Più che sicura, amore. Ha detto che servono altre sessioni." La sua mano scivolò sulla coscia di Giorgio, le dita che disegnavano cerchi intimi sul tessuto dei pantaloni. "E tu vuoi vedermi guarire completamente, vero?" Sentiva il potere di quella domanda, il modo in cui Giorgio irrigidiva le spalle, il desiderio e la rabbia che combattevano dentro di lui. "Sì," rispose lui, la voce un ruggito soffocato. "Voglio vederti riempita come meriti."Anna sciolse la cintura di sicurezza, scivolando verso il centro del sedile. Le sue dita esperte sbottonarono la patta dei pantaloni di Giorgio, trovando il suo cazzo ancora gonfio e palpitante contro il tessuto degli slip. "Guarda come sei eccitato," sussurrò, afferrandolo attraverso la stoffa umida, sentendolo pulsare sotto il palmo. "Dopo quello che hai visto... dopo quello che hai fatto." Si chinò, il respiro caldo che sfiorava l'orecchio di Giorgio mentre la mano entrava negli slip, afferrando la carne nuda, calda e tesa. "Sei stato magnifico, Giorgio. Guardarmi mentre mi scopava... pulirmi con quella devozione..." Le parole erano frustate, cariche di lussuria e dominio. "Ti sei meritato una ricompensa."Giorgio gemette, le dita che si strinsero sul volante fino a sbiancare le nocche. "Anna... la strada..." ansimò, ma il suo bacino si sollevò istintivamente verso quella stretta. Lei accelerò il movimento, la mano che pompava con ritmo deciso, il pollice che sfregava la punta bagnata di precum. "Non farmi fermare," ordinò Anna, la voce un basso gorgoglio. "Guida. E pensa a come ti succhierò appena varcata la porta di casa. Fino alle palle. Fino a farti urlare." Sentì il suo cazzo fremere nella sua presa, un tremito promettente. "Ti farò venire così forte che dimenticherai ogni dubbio sul tuo cazzo piccolo." La crudeltà della frase era un carburante, Giorgio emise un suono strozzato, quasi di dolore misto a piacere.Anna continuò senza pietà, osservando il profilo contratto di Giorgio. "Ti ricorderò chi è la vera padrona della tua eccitazione," sibilò, le dita che strisciarono sotto il suo cazzo per massaggiargli le palle tese. "Dopo aver visto Paolo riempirmi... dopo avermi pulita come un bravo maritino... meriti solo la bocca della tua moglie puttana." La mano di Giorgio scivolò dalla sua coscia alla sua nuca, spingendola giù con forza brusca. Anna non resistette. Si chinò oltre la leva del cambio, la bocca che si aprì avida sul tessuto degli slip, assaporando l'odore muschiato del suo desidero attraverso la stoffa. Le labbra si serrarono attorno alla forma rigida, succhiando con voracità simulata anche attraverso il cotone. Giorgio sbatté un pugno sul volante, un ruggito soffocato. "Cristo, Anna! Fermati o..."Ma Anna non si fermò. Affondò i denti nel tessuto umido, sentendo Giorgio irrigidirsi in un ultimo, disperato tentativo di controllo. Le sue dita affondarono nei suoi capelli, tirando invece di spingere, la lotta tra il bisogno di fermarla e la disperazione di lasciarla continuare scolpita in ogni tendine del collo. "Resisti," gli sussurrò contro l'inguine, il fiato caldo che penetrava la stoffa. "Non sporcarti come un ragazzino eccitato prima che io abbia finito." La sua lingua disegnò un cerchio lento, umido, proprio sulla punta attraverso gli slip. Giorgio gemette, un suono lacerato. Il suo bacino scattò in avanti, poi indietro, poi di nuovo in avanti in un movimento convulso. Anna sentì l'umidità aumentare, il tessuto diventare pesante di precum. Sorrise contro di lui. "Bravo. Tienilo dentro. È mio." La sua mano lasciò le sue palle per aprirgli la patta con gesto rapido, esperto. Il cazzo gli balzò fuori, violaceo e pulsante, colpendo il palmo di Anna con uno schiaffo umido. Lei lo afferrò alla base, stringendo forte. "Adesso sì che sei pronto."Non ci fu preambolo. Anna aprì la bocca e lo ingoiò tutto d'un colpo, fino alle radici. Le sue labbra si serrarono alla base, il naso premuto contro il pube sudato di Giorgio. Un ruggito pieno, animale, gli sfuggì mentre lei iniziava a muovere la testa su e giù con un ritmo implacabile, veloce. Le guance si incavavano, gli occhi si chiudevano nel concentrarsi sulla sensazione di quel cazzo che le riempiva la gola, sul sapore salato della sua pelle, sul gemito roco che Giorgio emetteva ad ogni discesa. La sua mano libera gli afferrò una coscia, le dita che affondavano nella carne mentre lo succhiava con una voracità che non ammetteva pause. Sentiva il tremore che lo percorreva, la tensione che diventava insostenibile. "Sta... sta venendo..." ansimò Giorgio, la voce spezzata, le dita che si conficcavano nei sedili. Anna sollevò lo sguardo, incrociando i suoi occhi stralunati. Non rallentò. Anzi, accelerò, la gola che lavorava intorno a lui con una pressione umida, costante.Il primo getto fu violento, caldo, denso. Colpì il palato di Anna come un pugno. Lei non si ritrasse. Continuò a succhiare, forte, mentre Giorgio si contorceva sul sedile, le mani che le artigliavano i capelli. "Anna! Cristo!" Altri spruzzi le inondarono la lingua, la gola, il sapore salmastro e acre che si mescolava alla sua saliva. Deglutì avidamente, sentendo le pulsazioni del suo cazzo contro le labbra, il corpo di Giorgio che si irrigidiva in spasmi incontrollabili. Quando l'ultima goccia fu estratta, lei si ritrasse lentamente, lasciando che la punta sfiorasse le sue labbra gonfie, lucide di saliva e sperma. Un filo bianco le collegava ancora alla bocca. Lo tagliò con un dito, poi lo leccò via con un languido movimento di lingua. "Buono," sussurrò, la voce roca dallo sforzo. "Ma solo un antipasto."Giorgio respirava affannosamente, appoggiato allo schienale, gli occhi vitrei. "Dovevo... guidare..." Anna sorrise, pulendosi il mento con il dorso della mano. "E hai guidato benissimo, amore. Ora portami a cena. Hai bisogno di recuperare le energie." Gli sistemò il cazzo ancora tremolante dentro i pantaloni, chiudendo la patta con un gesto possessivo. "Scegli tu il posto. Qualcosa di sostanzioso." Accese la radio, una musica jazz sommessa che riempì l'abitacolo, coprendo il respiro ancora accelerato di Giorgio. Lui inserì la marcia, le mani che tremavano leggermente sul volante mentre uscivano dal parcheggio della clinica. Le luci della città sfumavano nel crepuscolo.Anna osservava il profilo di Giorgio mentre guidava verso il centro. "Quella trattoria vicino al fiume," suggerì, le dita che giocherellavano con l'orlo della gonna ancora sollevata. "Quella con le lumache al burro e salvia." Giorgio annuì, sterzando senza parlare. Il silenzio tra loro era spesso, elettrico, carico delle immagini ancora fresche. Anna abbassò il finestrino, lasciando entrare l'aria fresca della sera che portava via l'odore dolciastro del sesso. Le luci dei lampioni si riflettevano nelle pozze d'acqua sulla strada, creando scie tremolanti. "Paolo... ha promesso di venire domani," sussurrò Anna, studiando la reazione di Giorgio. Lui strinse le mascelle, un muscolo che gli guizzò nella guancia. "Lo so," rispose, la voce più ferma di quanto si aspettasse. "E sarà più preparato."Trovarono un tavolo in fondo alla sala, riparato da un alto divisorio di legno. Anna ordinò lumache e un Barolo corposo. Quando il cameriere se ne andò, lei appoggiò i gomiti sul tavolo, il sorriso un coltello smussato. "Mi hai visto?" chiese, la voce un filo più bassa. "Quando mi ha sfondato il culo? Quando mi ha riempita così tanto che ho quasi pianto?" Giorgio bevve un lungo sorso d'acqua, il bicchiere che tremava leggermente. "Ogni secondo," ammise, gli occhi che bruciavano nel buio. "Ogni gemito. Ogni volta che ti contraevi intorno a lui." Anna scivolò un piede fuori dalla scarpa, la punta delle dita che salì lungo la coscia di Giorgio sotto il tavolo. Sentì il suo respiro diventare più corto. "E tu? Mentre leccavi via il suo sperma dal mio culo... cosa provavi?"Giorgio afferrò il suo polso sotto la tovaglia, fermando l'avanzata. Non la respinse. "Provo che sei mia," sibilò, le dita che le serrarono l'osso. "Che ti lascio fare tutto questo... perché alla fine torni a me." Anna ridacchiò, un suono umido e carnale. "Torna a te? Amore, stasera sono ancora tutta aperta per lui. Sento ancora il suo cazzo dentro." Si strinse leggermente le cosce, un brivido che le attraversò le spalle. "E domani... domani voglio di più. Voglio che mi scopi davanti a te senza guanti. Che mi sborri dentro finché non cola." Le sue parole erano proiettili nel silenzio della trattoria. Giorgio chiuse gli occhi per un istante, il desiderio e la rabbia che gli torcevano lo stomaco. "Ti piace essere una puttana?" chiese, la voce roca. "La sua puttana?"Anna sorseggiò il vino, il rosso scuro che le macchiava le labbra come sangue. "Mi piace essere desiderata così," corresse, fissandolo sopra il calice. "Mi piace sentirmi piena fino a scoppiare. Mi piace vedere che eccitazione ti fa... guardarmi mentre un altro uomo mi possiede." Abbassò la voce ancora di più, le parole che diventavano un soffio caldo nell'aria tra loro. "Mi sono bagnata mentre leccavi via il suo seme dal mio culo. Ho sentito la tua lingua tremare." Giorgio emise un suono strozzato. La sua mano sotto il tavolo scivolò sulla sua coscia nuda, oltre l'orlo della gonna. Le dita incontrarono subito il calore umido, la pelle ancora sensibile. Anna aprì leggermente le gambe, un invito silenzioso. "Sei ancora tutta aperta," mormorò Giorgio, stupito dalla facilità con cui due dita affondarono dentro di lei, senza resistenza. Anna trattenne un gemito, le palpebre che si abbassarono di piacere. "Lo senti? Sono ancora la sua fica. E domani... sarà ancora più bagnata per lui."Le lumache arrivarono, fumanti nel loro burro aromatico. Anna ne prese una, succhiando la carne tenera dalla conchiglia con un suono volutamente osceno. "Immagina," sussurrò, leccando il burro dal dito, "che domani Paolo mi scopi sul tavolo della cucina mentre tu ci guardi. Che mi pieghi e mi allarghi le chiappe per lui... così." Fece un gesto esplicito con le mani. Giorgio inghiottì, il coltello che scivolò sulla tovaglia. "E tu?" chiese Anna, puntandogli contro la forchetta. "Cosa farai? Ti seghi guardandoci? O aspetti il tuo turno per pulirmi di nuovo?" La pressione delle sue dita dentro di lei aumentò, sfregando quel punto interno che la fece contorcere sulla sedia. "Voglio che ti seghi," ordinò, gli occhi che brillavano di potere. "Voglio vedere il tuo cazzo piccolo e duro mentre lui mi sfonda. Voglio che sborri sul pavimento come un cane eccitato."Giorgio estrasse le dita lentamente, portandosele alla bocca. Leccò via il suo succo misto al residuo di Paolo con una lentezza deliberata, fissandola. "Ti pulirò mentre sei ancora piena di lui," promise, la voce un ruggito soffocato. "Leccherò ogni goccia dal tuo culo aperto." Anna rabbrividì di piacere, sentendo un nuovo fiotto di umidità tra le cosce. "Sì," ansimò. "E poi... poi voglio che mi scopi tu. Subito dopo. Mentre sono ancora tutta dilatata e sporca di lui." Immaginò la sensazione: il cazzo piccolo di Giorgio che scivolava senza sforzo nel suo buco sfondato, la facilità con cui l'avrebbe penetrata dopo Paolo. "Sarai così eccitato che durerai due secondi," rise, crudele. "E io godrò mentre sborri dentro di me."Il cameriere tornò con il secondo, filetti di branzino al cartoccio. Anna abbassò la voce mentre lui serviva. "Quando ti ho visto leccare il suo seme... ho visto il tuo cazzo pulsare nei pantaloni." Giorgio tagliò la carta con violenza, liberando il vapore aromatico. "Eri così piccolo e duro," continuò lei, prendendo una forchettata di patate. "Come un ragazzino alla prima scopata." Lui afferrò il bicchiere di Barolo, bevendo a lunghi sorsi. "Mi hai fatto sentire un dio," sibilò finalmente. "Guardarti... obbedire... sapere che lo facevi per me." Anna incrociò le caviglie sotto il tavolo, sfiorandogli la gamba. "Lo facevo per il mio piacere. Perché dopo anni del tuo minuscolo cazzo... finalmente mi sentivo una donna." Il coltello di Giorgio scivolò sul piatto con un cigolio. "E domani? Quando ti prenderà sul tavolo?"Anna posò la forchetta. Si alzò lentamente, la gonna che scivolò sui fianchi mentre si sporgeva sul tavolo. Le mani appoggiate sulla tovaglia macchiata d'olio, il culo rivolto verso la sala. "Così?" sussurrò, arcuando la schiena fino a sfiorare il piatto di Giorgio con le punte dei seni. "Con le chiappe spalancate per lui?" Giorgio trattenne il respiro. Un gruppo di uomini due tavoli più in là smise di parlare. Il cameriere si immobilizzò con un vassoio. Anna mantenne la posizione per tre secondi interi, poi scivolò di nuovo sulla sedia con un fruscio di seta. "Hai visto come mi guardava il cameriere?" disse, cambiando tono improvvisamente, la voce chiara come campanelli. "Credo si sia eccitato. Ha sentito un po' del nostro discorso." Sorrise, innocente, prendendo un'oliva. Giorgio seguì il cameriere che si allontanava frettoloso, la macchia scura sui pantaloni bianchi inequivocabile. "Sei una diavolessa," mormorò, la mano che le strinse il ginocchio sotto la tovaglia. Anna gli sfiorò il polso con le dita. "Aspetta di vedere cosa faccio al dolce."Quando arrivarono i cannoli siciliani, Anna si portò una mano alla bocca. "Un momento," disse alzandosi. "Devo sciacquarmi le dita." Chiese al cameriere con un sorriso invitante, dove fosse il bagno Attraversò la sala ondeggiando apposta, il tessuto della gonna che aderiva ai glutei ancora sensibili. Davanti allo specchio del bagno delle signore, si sistemò la scollatura abbassandola di un centimetro. Si voltò di tre quarti, studiando la curva del proprio culo nello specchio. Così ti piaccio, cameriere? pensò, sfiorandosi il punto dove Paolo l'aveva penetrata. La porta si aprì. Non era una donna. Era lui, il ragazzo coi capelli ricci e le mani ancora sporche di salsa. Anna non si voltò. Lo fissò nello specchio mentre lui chiudeva la porta a chiave. "Signora..." iniziò lui, la voce strozzata. Anna abbassò le mutandine di pizzo con un dito solo. "Vuoi vedere meglio?" sussurrò voltandosi. Il ragazzo annuì, incapace di parlare, gli occhi fissi sulla fessura umida tra le sue cosce. Anna appoggiò le mani al lavandino freddo e si piegò in avanti. "Allora guarda. Guarda come sono aperta dopo che il mio dottore mi ha riempita." Il cameriere gemette. Anna sorrise contro il marmo. "Leccami. il culo e poi prendimi."Il cameriere non se lo fece dire due volte. Le mani gli afferrarono i fianchi mentre si inginocchiava dietro di lei. Le dita prima sfiorarono, poi penetrarono con violenza nella sua fica ancora dilatata. Anna gridò "Sì! Così! Strappami!" Le dita sparirono. Sentì il rumore della cerniera, poi il caldo peso di un cazzo duro che le batteva sul culo. Anna alzò un gluteo col piede, offrendosi. "Dentro. Tutto." Il cameriere la penetrò di colpo nell'ano ancora lasso, senza preamboli.
