Col tempo, potrebbero restringersi." Indicò con un dito guantato l'apertura ancora visibilmente stretta di Anna, le labbra interne ancora sorprendentemente toniche nonostante l'eccitazione. "Vede qui? La tensione è anomala per una donna sessualmente attiva. Se non si interviene, potrebbero insorgere dolori durante i rapporti, secchezza cronica, perfino atrofia." Le parole cliniche risuonarono come una condanna. Anna rabbrividì, le cosce che si serrarono istintivamente. "Dolori? Ma io... non ho mai sentito..." La voce le morì in gola. Si ricordò degli ultimi mesi, dei lievi fastidi ignorati, della sensazione di costrizione che attribuiva all'eccitazione."E cosa dovrei fare, dottore?" chiese Anna, la voce un filo di panico. Si sollevò ulteriormente sul lettino, il corpo nudo dal bacino in su tremante sotto le luci fredde. Le dita di Paolo tamburellarono sul tablet. "Esistono dilatatori vaginali. Piccoli strumenti di silicone, da inserire progressivamente per ripristinare l'elasticità." Fece una pausa, gli occhi che sfiorarono Giorgio, immobile e pallido come un cadavere vicino alla porta. "Ma la terapia richiede costanza. E... collaborazione." Il sottinteso era chiaro: Giorgio non bastava. Non bastava fisicamente. Paolo prese un foglio di carta dalla scrivania, disegnò rapidamente una serie di cilindri di dimensioni crescenti. "Si inizia con questo," indicò il più piccolo, "e si procede fino a raggiungere una circonferenza adeguata." La matita tracciò un'ultima forma, spessa come un pugno chiuso. Anna la fissò, gli occhi sgranati. Era molto più grande di Giorgio. Molto più grande di qualsiasi cosa avesse mai immaginato.Paolo posò il disegno sul lettino, accanto alla coscia di Anna. "La terapia sarebbe più efficace se... se fosse eseguita con un membro naturale. L'effetto terapeutico del calore e della consistenza di un pene vero è insostituibile. Ma ovviamente, questo è improponibile." Un silenzio di ghiaccio riempì la stanza. Giorgio rimase in silenzio ma l0idea che un altro uomo riempisse sua moglie come lei, evidentemente, aveva bisogno lo eccitava tantissimo?Anna guardò il disegno, poi Giorgio. "Amore... il dottore ha ragione. Forse dovrei provare con i dilatatori. Se è per il mio bene..." La sua voce tremava, ma c'era una sfumatura nuova, un'oscillazione tra vergogna e curiosità. "Sei d'accordo?"Giorgio rimase immobile per un attimo eterno, il silenzio rotto solo dal ronzio del frigorifero. Poi, lentamente, si avvicinò al lettino. Le sue dita sfiorarono il disegno del dilatatore più grande, poi si posarono sul ginocchio nudo di Anna. "Se è per il tuo bene," sussurrò, la voce roca come sabbia. "Sarei disposto... a tutto." I suoi occhi erano pozzi neri di eccitazione repressa, fissi sulla fica ancora leggermente aperta di lei. "Anche ad accettare che tu lo faccia con un altro uomo. Se serve."Paolo si schiarì la gola, spostando il peso sullo sgabello. "Non è necessario arrivare a tanto. I dilatatori sono efficaci." Ma il suo sguardo scivolò involontariamente sul collo di Anna, dove un sottile velo di sudore luccicava. "Possiamo iniziare subito, se volete. Ho un kit nel cassetto." Si alzò, i passi risuonando sul linoleum mentre apriva un armadietto metallico. Ne estrasse una scatola di plastica trasparente, contenente una serie di cilindri di silicone in gradazioni di dimensioni. Il più piccolo era poco più di un mignolo, l'ultimo spesso come un polso."Allora... proviamo col dilatatore," disse Anna, la voce un po' tremula ma decisa. Si appoggiò completamente sul lettino, le ginocchia piegate e divaricate. "Ma se mi fa male..." S'interruppe, cercando gli occhi di Giorgio che si era avvicinato a toccarle una caviglia. "...passiamo alla seconda opzione. Vero, amore?" Il suo sorriso era una sfida velata, un misto di paura e desiderio che le accendeva lo sguardo. Giorgio annuì, le dita che stringevano la sua caviglia con possessività. "Certo, amore. Qualunque cosa per il tuo bene."Paolo aprì la scatola di plastica con un clic secco. L'aria nella stanza divenne più densa, carica dell'odore di lattice e silicone sterile. Scelse il dilatatore più piccolo, un cilindro liscio e traslucido delle dimensioni di un dito mignolo. Lo intrise di lubrificante con gesti precisi, le mani guantate che tremavano appena. "Cerchi di rilassarsi, Anna," disse, posando una mano sulla sua coscia interna. La pelle era calda, tesa come un tamburo. "Respiri profondamente."Anna annuì, gli occhi fissi sul dilatatore che si avvicinava. Le sue dita affondarono nel rivestimento di carta strappandolo ulteriormente. "Pronta," sussurrò, ma il suo corpo si irrigidì quando la punta fredda del silicone sfiorò l'ingresso ancora umido. Un brivido le percorse la schiena. Paolo spinse con delicatezza, la pressione costante. Anna trattenne il fiato, le sopracciglia aggrottate in una smorfia di disagio. "Fa... strano," ansimò, sentendo l'oggetto estraneo scivolare dentro di pochi centimetri. La sensazione non era dolore, ma un’invasione innaturale, meccanica. Le sue dita cercarono la mano di Giorgio. "Non è come te, amore."Paolo ruotò lentamente il dilatatore, osservando la reazione dei muscoli vaginali sul monitor collegato a una piccola sonda ecografica. "Vede, Giorgio?" indicò lo schermo dove le pareti si contraevano a onde attorno al cilindro. "Mancanza di elasticità. Si difende come se fosse un corpo estraneo." La sua voce era professionale, ma un velo di sudore gli imperlava la fronte. Anna chiuse gli occhi, concentrandosi sul respiro. "Non mi abituerò mai a questa cosa metallica," mormorò tra sé, le labbra serrate. "Ne voglio uno vero. Caldo." La sua mano strinse quella di Giorgio con forza, quasi una richiesta muta.Giorgio osservava il dilatatore entrare e uscire con movimenti meccanici, il silicone che luccicava sotto le luci fredde. Vide la smorfia di fastidio sul volto di Anna, il modo in cui il suo corpo si ritraeva istintivamente dall'oggetto freddo. "Basta così, dottore," disse improvvisamente, la voce roca ma ferma. "Toglietelo." Paolo si fermò, perplesso. "Ma abbiamo appena iniziato la terapia—" "Ho detto toglietelo," ripeté Giorgio, gli occhi fissi sulla fica di sua moglie. "Se serve un pene vero, lo avrà." Anna aprì gli occhi, un lampo di sorpresa e desiderio nello sguardo. "Amore, sei sicuro?" sussurrò, le cosce che tremavano ancora per lo sforzo di rilassarsi.Paolo ritirò il dilatatore con un movimento fluido, il silicone coperto di un velo traslucido. "Signore, non è necessario. Possiamo procedere gradualmente—" "No," lo interruppe Giorgio, avvicinandosi al lettino. Posò una mano sul ginocchio di Anna, calda e possessiva. "Voglio che mia moglie guarisca. E se questo significa che un altro uomo... un uomo più dotato... la riempia come serve, lo accetto." Guardò Paolo dritto negli occhi. "Anche se quel uomo fosse lei, dottore. Se è disposto." Il silenzio che seguì fu carico di elettricità, rotto solo dal respiro affannoso di Anna. Paolo impallidì, poi un rossore intenso gli salì dal collo alle tempie. "Io... non sarebbe etico. Sono il suo medico."Anna afferrò la mano di Paolo prima che potesse allontanarsi. "Ma nessuno lo saprebbe mai," sussurrò, gli occhi lucidi di desiderio. "A meno che... a meno che anche lei non abbia gli stessi problemi di mio marito." Le sue dita strinsero il polso del dottore attraverso il guanto di lattice. "Ho visto come mi guardava mentre mi visitava. Ho sentito il suo respiro accelerare." Paolo rimase paralizzato, lo sguardo che scivolò involontariamente sul corpo nudo di Anna, poi su Giorgio. "No non ho di quei problemi, anzi, pero non posso, se si sapessi mi potrebbero radiare" mormorò, ma non ritirò la mano.Giorgio si chinò all'orecchio del medico, la voce un brivido caldo. "Potrebbe venire a casa nostra. Sarebbe più sicuro. Nessuno lo scoprirà." Le parole caddero come pietre nello stagno silenzioso della stanza. "Anna ha bisogno di cure. E io..." esitò, gli occhi che bruciavano di eccitazione repressa, "...voglio vederla guarire. Voglio vederla riempita come merita." La sua mano scivolò sulla coscia di Anna, possesiva.Paolo rimase immobile, il polso ancora stretto nella presa di Anna. Poi, lentamente, le dita guantate si rilassarono. Un tremito quasi impercettibile gli attraversò le spalle. "Non... non posso promettere nulla," mormorò, ma il suo sguardo scivolò sulla fica ancora leggermente aperta di Anna, luccicante sotto le luci. "È un rischio enorme." Anna gli strinse il polso più forte, le unghie che affondarono nel lattice. "Venga, dottore. Solo per vedere. Solo per... valutare." Il suo sorriso era un invito pericoloso, gli occhi che promettevano segreti umidi. "Non se ne pentirà.""Avvicinati, dottore." disse Anna. Paolo esitò un attimo, poi obbedì, facendo un piccolo passo verso il lettino. . Anna allungò la mano con un movimento fluido, il palmo caldo che si posò sul cavallo dei pantaloni del medico. Sentì immediatamente la massa dura, tesa, che pulsava sotto la stoffa della tuta. Un sussulto trattenuto scappò dalle labbra di Paolo."Vedi, amore?" Anna fissò Giorgio, trionfante e tremante. "Il dottore è eccitato come un ragazzino. Guarda come gli si è fatto duro il cazzo solo a toccarmi." Le sue dita premettero con delicatezza, misurando la lunghezza imponente attraverso il tessuto. Paolo chiuse gli occhi, un brivido che gli percorse la schiena. "Non posso... è follia," mormorò, ma non si allontanò. La sua mano guantata strinse involontariamente il bordo metallico del lettino, il lattice che scricchiolò.Anna non aspettò altro. Con gesto rapido e sicuro, afferrò la cerniera dei pantaloni di Paolo. Il suono metallico squarciò il silenzio della stanza. "Facciamo vedere a mio marito quanto è grande, dottore," sussurrò, gli occhi che brillavano di sfida mentre infilava la mano dentro i boxer. La sua pelle calda incontrò il calore vivo del pene, lungo, dritto e palpitante. Paolo
trattenne un gemito quando le dita di Anna lo avvolsero, misurando la circonferenza con un mormorio di approvazione. "Dio, Giorgio... è enorme. Almeno il doppio del tuo.""Lo voglio," disse Anna, poi protese le labbra e lo prese in bocca. La punta del glande scomparve tra le sue labbra umide, un sussulto profondo scosse il corpo di Paolo. Le mani guantate di lattice si aggrapparono al lettino, le nocche bianche. Anna iniziò a succhiare con lentezza voluttuosa, la lingua che esplorava il frenulo mentre le dita massaggiavano le palle tese del medico. Un filo di saliva le colò dal mento, luccicando sotto le luci fredde. "Ti piace, dottore?" mormorò, sollevando lo sguardo verso di lui. Paolo annuì, incapace di parlare, i fianchi che spingevano impercettibilmente in avanti.Giorgio osservava, immobile, il respiro che gli usciva a fiotti corti e rochi. Vide la mano destra di Paolo scivolare lentamente tra le cosce di Anna, le dita guantate che abbandonavano ogni finzione clinica. Il tocco era ora deliberatamente sensuale, un'esplorazione lenta e possessiva che fece gemere Anna intorno al cazzo in bocca. Le dita di Paolo affondarono prima nella fica bagnata, allargando le labbra con un movimento esperto che provocò un tremito lungo la schiena di lei. Poi, senza preavviso, il pollice guantato scivolò più in basso, sfiorando l'ingresso stretto del culo. Anna si irrigidì per un attimo, un suono strozzato nella gola, ma Paolo insistette con delicatezza, la punta del dito che penetrò lentamente nel nodo muscolare contratto."Si, dottore," sussurrò Anna, sollevando la bocca dal cazzo lucido di saliva. Il suo sguardo era annebbiato, sfidante. "Lo infili tutto dentro prima nella fica e poi voglio che mi svergini il culo." Le parole, crude e dirette, risuonarono nella stanza come una scarica elettrica. Paolo la guardò, gli occhi neri di desiderio incontrollabile. Con un movimento fluido, estrasse il dito dal guanto di lattice, lasciandolo cadere a terra. La sua mano nuda, calda e unta di lubrificante, tornò tra le sue cosce. Le dita libere, non più vincolate dal lattice, erano più sensibili, più carnali. Il pollice tornò all'ingresso dell'ano, premendo con decisione ma senza brutalità, mentre l'indice continuava a massaggiare il clitoride gonfio. Anna gemette, un suono lungo e gutturale, inarcandosi sul lettino. "Tutto, dottore," ripeté, la voce roca. "Fino in fondo. Voglio sentirlo tutto."Paolo annuì, la gola secca. Con la mano libera, prese il suo cazzo, lungo e imponente, e lo strofinò contro le labbra carnose della fica poi dopo due o tre spinte decise lo estrasse e lo strofino questa volta sul il buco stretto di Anna, lubrificandolo con la sua stessa eccitazione. La punta del glande premette contro la rosetta contratta, sentendo la resistenza muscolare. "Respira," ordinò, la voce rotta. "Spingi fuori come se dovessi cagare." Anna obbedì, un respiro profondo, e poi un lungo respirio mentre spingeva verso l'esterno. Paolo sfruttò l'attimo, la pressione costante, e la punta del suo cazzo scomparve dentro di lei, superando lo sfintere con un movimento deciso. Anna urlò, le dita che si aggrapparono al bordo metallico del lettino, le nocche bianche. "Dio... è enorme," ansimò, sentendo la carne viva che si apriva a forza dentro di lei, un dolore acuto eppure deliziosamente proibito. Paolo rimase immobile per un istante, lasciandola abituare alla sensazione di essere spezzata lì, in quel modo. Il suo sguardo incontrò quello di Giorgio, immobile vicino alla porta, il volto un maschera di eccitazione e incredulità.Giorgio non resistette. Si avvicinò al lettino, il respiro affannoso. Guardò sua moglie, il corpo arcuato, il culo sollevato mentre il dottore la penetrava lentamente nel retto. Vide la tensione sul suo volto, il sudore che le imperlava la fronte, e sentì un'ondata di possessività mista a un desiderio perverso. Le prese la mano sinistra, che penzolava dal lettino, e la strinse forte. Anna gli trasferì con quel contatto tutto il suo piacere distorto: un tremito che partì dalle sue dita e corse lungo il braccio di Giorgio, un fiume di sensazioni crude. Era il dolore che si tramutava in estasi, la vergogna che bruciava come una fiamma, la resa totale al cazzo invasore. Giorgio sentì ogni spasmo, ogni contrazione del suo corpo attraverso quella stretta, come se il piacere di Anna scorresse direttamente nelle sue vene. "Sei bellissima così," sussurrò, gli occhi fissi sul punto in cui il dottore entrava e usciva con movimenti sempre più profondi."Non avevo mai provato tanto piacere," ansimò Anna, la voce rotta dai gemiti. Sollevò lo sguardo verso Giorgio, gli occhi annebbiati, lucidi di lacrime e desiderio. "Sono felice... e so che anche tu lo sei." Il suo sorriso era un misto di trionfo e abbandono. "Continua, Paolo... voglio sentirti sborrare dentro di me." Le parole, crude e dirette, fecero sobbalzare il dottore. Paolo accelerò il ritmo, i fianchi che sbattevano contro le natiche di Anna con un suono umido, ritmico. Le sue mani afferrarono i suoi fianchi, le dita che affondarono nella carne morbida mentre la spingeva più a fondo dentro di sé. Anna urlò, un suono lungo e liberatorio, la schiena inarcata all’impossibile. Sentiva ogni centimetro di quel cazzo che le riempiva il culo, una pienezza bruciante eppure estaticamente necessaria. Era spezzata, posseduta, eppure più viva che mai. "Sì... così... tutto dentro!" gridò, le dita che si aggrapparono al bordo del lettino come un’ancora di salvezza. Sentiva l'orgasmo avvicinarsi, un uragano che risaliva dalle viscere. "Sto venendo!" urlò, il corpo scosso da spasmi incontrollabili. Le sue cosce tremarono violentemente, i muscoli del culo che si serravano a morsa attorno al cazzo di Paolo, spremendolo con una forza primordiale. "Vieni insieme a me, dottore!" lo implorò, voltando il viso verso di lui, gli occhi che supplicavano. "Riempimi... ti prego." Paolo gemette, un suono gutturale, animalesco. Le sue dita si incisero nella carne di Anna, i fianchi che spingevano in un ultimo, disperato affondo. Sentì il calore esplodere dentro di lei, ondate di seme che inondavano quel tunnel stretto, ancora contratto dagli spasmi di lei. Un tremito violento lo percorse dalla testa ai piedi, il corpo che si abbandonò su di lei, schiacciandola sul lettino freddo. Giorgio osservava, immobile, il respiro mozzato. Vide il corpo di sua moglie scuotersi sotto quello del dottore, le dita ancora strette alle sue. Sentì il tremore finale di Anna, quell'ultimo singhiozzo di piacere che le scosse le spalle, e poi il peso di Paolo che crollava su di lei. Un silenzio pesante, rotto solo da respiri affannosi, riempì la stanza. L'odore di sesso e sudore era acuto, primordiale. Anna aprì gli occhi, il viso bagnato di lacrime e sudore, e sorrise a Giorgio. "Grazie, amore," sussurrò, la voce un filo roca. "Ora... ora sono guarita." Le sue dita si strinsero ancora di più a quelle del marito, mentre Paolo, esausto, scivolava lentamente fuori da lei, lasciando un rivolo bianco che colava tra le sue natiche.Mentre Paolo si allontanò barcollando verso il bagno per pulirsi, Anna alzò lentamente le gambe, ancora tremanti, e le posò sul lettino con un sospiro esausto. Il rivolo di sperma che le usciva dal culo formò una piccola pozza lucida sulla carta sterile. "Giorgio," chiamò, la voce un mormorio caldo. "Vieni qui. Puliscimi il culo." Un sorriso sfumato di sfida le solcò le labbra. "So che ne hai voglia." Giorgio si avvicinò, gli occhi fissi su quel bianco che colava dal buco ancora leggermente aperto di Anna. Le sue dita tremarono mentre prendeva un fazzolettino di carta dalla scrivania."Non col fazzoletto," sussurrò Anna, afferrandogli il polso. "Con la lingua. Voglio sentire quanto ti eccita pulire la sborra di un altro uomo da dove sei troppo piccolo per entrare." Giorgio trattenne il respiro, il desiderio che gli bruciava le vene. Si inginocchiò davanti a lei, le mani che aprirono delicatamente le natiche ancora umide. L'odore acre di sesso e seme gli riempì le narici. Chinò la testa, la lingua che sfiorò per la prima volta la pelle salata, tremando. Poi, lentamente, si spinse più in basso, lambendo il bordo contratto dell'ano. Anna gemette, inarcando la schiena. "Sì, così... lecca tutto. Fammi sentire quanto ti piace."La lingua di Giorgio si insinuò con determinazione, raccogliendo il seme denso e caldo che colava da dentro di lei. Ogni leccata era un atto di sottomissione, un rituale perverso che lo eccitava oltre ogni limite. Sentì il sapore salmastro, il retrogusto muschiato di Paolo mescolato all'essenza di Anna. Le sue dita affondarono nelle sue cosce, spalancandola ulteriormente mentre la lingua spingeva più a fondo, cercando ogni traccia. Anna ansimava, le dita intrecciate nei suoi capelli che lo spingevano contro di sé. "Più forte," ordinò, la voce roca. "Puliscimi come se fosse l'unica cosa per cui sei nato."Paolo tornò dal bagno, il volto ancora segnato dallo sfinimento e dall'incredulità. Si fermò sulla soglia, osservando Giorgio inginocchiato tra le gambe di Anna, la lingua che lavorava con devozione sul suo culo sporco. Un tremito gli attraversò le mani mentre si sistemava la cravatta. "Dovrei andare," mormorò, ma gli occhi erano incollati alla scena. Anna sollevò lo sguardo, un sorriso carnivoro sulle labbra. "Prima voglio che mi visiti di nuovo, dottore. Controlli se la terapia ha funzionato." Le sue dita lasciarono i capelli di Giorgio per accarezzarsi il clitoride gonfio. "Senti come sono bagnata ora."Giorgio si ritrasse, il mento lucido di saliva e sperma. Osservò Paolo avvicinarsi al lettino, le mani guantate di fresco lattice che tremavano. Il dottore scivolò due dita dentro la fica di Anna con un movimento fluido, esplorando le pareti vaginali. "Incredibile," sussurrò, gli occhi fissi sul monitor ecografico. "L'elasticità è già migliorata del trenta percento." Le dita
