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Erotika
ANNA · Cap. 1
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Capitolo 1 di 1 75 min di lettura

AMO UN CUCKOLD

L'AMORE PER UNA COPPIA CUCKOLD

Anna Bolerani
11 mesi fa · 887 letture · 1

"Amore svegliati oggi dobbiamo andare dal ginecologo." disse Anna al marito che ancora era in dormiveglia. "Ti eccita l'idea di andarci?" chiese Giorgio. "Si lo sai che Paolo mi e sempre piacito e l'idea di mettermi davanti a lui con le cosce aperte e la fica spalancata mi fa eccitare. E da quanto vedo anche a te" disse "A giudicare da come ti si è fatto duro il cazzo" Si abbassò lo prese in bocca e iniziò a fargli un pompino favoloso." Si troia, lo sai che mi eccita se ti fai toccare da altri uomini, voglio che tu sia una troia, la mia troia""Non preoccuparti, non ti tradisco. Ma se mi eccita l'idea di farti vedere come mi divento tutta bagnata quando un altro uomo mi tocca la fica, lo farò. Ti piace l'idea che Paolo mi tocchi? Che mi metta le dita dentro mentre tu guardi?" disse Anna mentre continuava a succhiare il cazzo di Giorgio. "Si cazzo si. Voglio vedere come ti diventi tutta arrapata quando ti tocca. Voglio che ti godi mentre ti palpa le tette e ti mette le dita nella fica. Voglio vedere come ti diventi tutta rossa e bagnata." rispose Giorgio mentre le tirava i capelli per farglielo prendere piu in fondo. "Allora andiamoci subito. Voglio che mi guardi mentre mi tocca. Voglio che tu veda come mi divento tutta bagnata per te." disse Anna alzandosi e mettendosi la gonna corta senza mutandine. "Così sarà più facile per lui toccarmi." aggiunse con un sorriso malizioso.In macchina, Giorgio non riusciva a smettere di guardare le cosce scoperte di Anna. "Sei sicura di volerlo fare?" chiese all'improvviso. "Certo amore. Lo faccio solo per te. Per farci eccitare tutti e due." rispose lei mettendogli una mano sulla coscia. "E poi sai che mi piace quando mi guardi mentre un altro uomo mi tocca. Mi sento la tua troia. La tua troietta da far vedere."Arrivati nello studio, Paolo li fece accomodare nella sala d'attesa. "Anna, Giorgio, buongiorno. Anna, puoi entrare. Giorgio, se vuole può aspettare qui." disse il ginecologo. "No, preferisco restare con mia moglie." rispose Giorgio. Paolo annuì. "Come vuole."Nella stanza degli esami, Anna salì sul lettino con movimenti fluidi, la gonna scivolò ancora più su sulle cosce. Paolo indossò i guanti, la sua espressione professionale ma un lieve rossore gli salì al collo. "Allora, Anna, oggi controllo di routine. Si accomodi." Le posò una mano sul ginocchio per aiutarla a sistemarsi, le dita sfiorarono l'interno della coscia. Anna trattenne un respiro affannoso.Giorgio rimase in piedi vicino alla porta, gli occhi fissi su quel contatto. Vide la mano di Paolo scivolare con lentezza verso l'inguine di Anna, il respiro di lei farsi più rapido. "È a suo agio?" chiese Paolo, mentre le dita guantate di lattice si muovevano con perizia. Anna annuì, ma un gemito le sfuggì quando il medico aprì delicatamente le labbra con due dita. "Molto bagnata oggi," mormorò Paolo, senza alzare lo sguardo.Anna cercò gli occhi del marito. "Vedi, amore? Vedi come mi divento per te?" sussurrò, mentre Paolo iniziava a massaggiarle il clitoride con movimenti circolari. Giorgio si morsicò il labbro, la mano che stringeva il bordo della porta diventando bianca. "Sì, ti vedo," riuscì a dire, la voce roca. Osservava la fica di Anna aprirsi come un fiore sotto le dita esperte del ginecologo, il luccichio della sua eccitazione evidente.Paolo si schiarì la gola, un rossore intenso che gli saliva dalle clavicole. "Forse sarebbe meglio... se Giorgio aspettasse fuori," propose, evitando lo sguardo di entrambi. Le sue dita si fermarono un attimo, imbarazzate. "Questa situazione è... insolita per un controllo." Sentiva il calore del corpo di Anna sotto i guanti, il suo respiro affannoso che riempiva la stanza."No, no, resta," sussurrò Anna, fissando Giorgio con occhi lucidi. "A lui piace guardare. È eccitante." La sua voce era un filo di desiderio mentre si inarcava leggermente verso il tocco di Paolo. "Non è vero, amore?" aggiunse, sfidando il marito con un sorriso tremulo.Giorgio annuì, la gola così secca che riuscì solo a raschiare un suono roco. "Faccia pure, dottore. Non si preoccupi per me." La sua mano lasciò la porta per stringersi a pugno lungo il fianco, le nocche bianche. Guardava come le dita guantate di Paolo affondavano con lentezza nella fica bagnata di Anna, la distendevano con un movimento esperto che faceva vibrare le labbra. Un sottile filo di lubrificazione brillava al sole che filtrava dalla finestra.Paolo inspirò profondamente, cercando professionalità. "Va bene. Procediamo." Le sue dita si mossero all'interno di Anna, esplorando con precisione clinica, ma il polso tradiva una lieve tensione. "Tutto normale qui... elasticità ottima." La voce era controllata, ma il rossore aveva ormai raggiunto le orecchie. Con il palmo libero, premette appena sopra il pube di Anna, sentendo il clitoride gonfio pulsare sotto la pelle. Un fremito percorse le gambe di lei sul lettino metallico."Le faccio male?" chiese il dottore, le dita che rallentarono il loro movimento circolare. Il guanto di lattice scricchiolò impercettibilmente."No, dottore, continui," ansimò Anna, gli occhi chiusi a metà. Le sue dita affondarono nel rivestimento di carta del lettino. "È solo che... è intenso." Un tremito le attraversò i fianchi quando Paolo aumentò la pressione sul clitoride, sfiorandolo con la punta del dito indice. Il suo respiro si fece un rantolo umido, gutturale. Sotto le luci fluorescenti, la pelle del suo interno coscia luccicava di sudore e desiderio.Paolo ritirò le dita con un movimento fluido, il lattice coperto di un velo traslucido che rifletteva la luce. Si schiarì di nuovo la gola, gli occhi fissi sul guanto piuttosto che su Anna. "Prima di procedere oltre," iniziò, la voce più bassa del solito, "devo farle qualche domanda personale per avere un quadro più preciso della situazione. Posso?" Il suo sguardo sfiorò Giorgio, immobile vicino alla porta, poi tornò su Anna. Un silenzio teso riempì la stanza, rotto solo dal ronzio del frigorifero che conteneva i campioni."Certo, dottore," sussurrò Anna, aprendo lentamente gli occhi. Un sorriso nervoso le increspò le labbra mentre si sollevava appoggiandosi sui gomiti, la gonna ormai arrotolata intorno ai fianchi. Il petto le si sollevava visibilmente. "Chieda pure." Le sue dita si rilassarono sul rivestimento di carta, lasciando impronte umide a forma di stella. Giorgio rimase immobile, ma il suo respiro divenne più affannoso, quasi un sibilo, mentre osservava il medico raddrizzarsi sullo sgabello girevole.Paolo evitò lo sguardo di entrambi, concentrandosi sul tablet che teneva in grembo. Le dita guantate di lattice tamburellarono sullo schermo. "Fate spesso sesso?" La domanda cadde nella stanza con il peso di un macigno. Il ronzio del frigorifero sembrò amplificarsi. "Noto che... in fondo la parete è molto stirata." La sua voce si incrinò appena sull'ultima parola. Gli occhi scivolarono involontariamente verso il punto in questione, ancora umido e leggermente pulsante sotto le luci fredde."Cosa significa?" chiese Anna, la voce improvvisamente più acuta. Si sollevò ulteriormente sui gomiti, la gonna ormai un nudo inutile intorno alla vita. Il sorriso malizioso era svanito, sostituito da un'espressione di confusa curiosità. "Che c'entra con il controllo?" Le sue dita si strinsero di nuovo sul rivestimento di carta, strappandolo leggermente. Paolo inspirò profondamente, come un uomo che si prepara a saltare da un dirupo. "Significa che la sua struttura interna... l'imene, per intenderci... è quasi intatto. Solo l'apertura esterna mostra segni di attività sessuale." Le parole uscirono piatte, cliniche, ma il rossore sulle sue orecchie era una fiamma viva. "È... insolito. Di solito, con rapporti frequenti..." La frase morì nell'aria, pesante di implicazioni non dette. Gli occhi di Paolo scivolarono brevemente su Giorgio, immobile come una statua vicino alla porta, il volto scolpito in una maschera di incredulità.Giorgio fece un passo avanti, il suolo delle sue scarpe che scricchiolò sul linoleum. "Quasi intatto?" ripeté, la voce un rasoio graffiato. "Ma noi... facciamo sesso quasi ogni giorno." Il suo sguardo si fissò su Anna, che aveva improvvisamente abbassato gli occhi, le guance infuocate. "Anna?" La domanda era un'accusa sospesa. Paolo si schiarì la gola, toccandosi il colletto della camicia. "Certi può anche dipendere dalle dimensioni del partner e dalla frequenza reale dei rapporti," spiegò, le dita che tamburellavano nervosamente sul tablet. "Un pene più piccolo o penetrazioni superficiali... o magari rapporti meno frequenti di quanto dichiarato... possono lasciare minori tracce." La stanza divenne un vuoto d'aria, il ronzio del frigorifero un assordante martellamento. Anna si coprì il viso con una mano, un singhiozzo soffocato le scosse le spalle. "Ogni giorno, Giorgio," sussurrò, la voce rotta. "Lo giuro." Ma la sua mano tremava.Paolo osservò Giorgio, poi Anna. "Signora, mi dica la verità per il suo bene. Questa discrepanza potrebbe nascondere un problema." Anna scosse la testa, i capelli che le cadevano sugli occhi. "Non mento, dottore. Forse... forse è perché Giorgio non è... enorme." Le parole uscirono a fatica, come schegge. "In effetti, non è che tu ce l'abbia grande, amore." Sollevò lo sguardo verso il marito, gli occhi lucidi di vergogna e una strana sfida. "Lo sai. Non riempie tutto, non spinge così a fondo." Il silenzio che seguì fu più pesante di un macigno. Giorgio impallidì, le labbra che si contrassero in una linea sottile. Guardò il dottore, poi la moglie esposta sul lettino. "Piccolo?" mormorò, la parola un veleno. "È per questo che...?" Non finì la frase. Il suo pugno si strinse così forte che le nocche scricchiolarono.Paolo annuì, professionale nonostante il disagio palpabile. "Esattamente. Se il membro è piccolo, e i rapporti non sono profondi o frequenti come credete, le pareti vaginali possono perdere elasticità.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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