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Erotika
La Fragranza del Reato · Cap. 4
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Capitolo 4 di 5 14 min di lettura

Una vista mozzafiato

Muovere un passo sembra far perdere quell'equilibrio che sembrava raggiunto e il marito da tradito diventa traditore.

Drew75
1 anno fa · 423 letture · 1

Mentre ero ai fornelli sentivo gli sguardi della donna sulle mie terga nude. Fu difficile concentrarsi sulla preparazione mentre lei continuava ad avvicinarsi e a strusciare i seni sulle mie braccia o sulla mia schiena con la scusa di guardare come lo preparavo. Dovetti metterci un bell’impegno per evitare di bruciare tutto o di far cadere la pentola sobbollente o di grattugiarmi le dita insieme al formaggio. Si rivelò ancora più impervio pranzare con quell’esuberanza davanti agli occhi; ogni sua forchettata era una smorfia di sensualità; infilarsi tra le labbra la forchetta, assaporare il riso, sorseggiare il vino: tutto quanto era sessualità spinta al massimo. 

Di colpo spinse indietro la sedia e si spalmò una presa di risotto sul bacino. “Vieni a gustare da questo piatto da grande chef.” mi disse. Esterrefatto mi alzai dalla sedia e obbedii. Sulla sua figa colava la manciata di risotto mantecato che riluceva di riflessi oleosi. M’inginocchiai davanti a lei e iniziai a leccare i chicchi a condimento della sua carne. M’infilò le dita tra i capelli e cominciò a gemere. “Sei un bravo cuoco. Ti piace il tuo risotto? Accompagnalo con i miei succhi.” Mi appoggiò le gambe sulle spalle e venni stretto in quella posizione. M’impegnai a leccarla come le piaceva, pensai solo a darle piacere, mi abbandonai ai suoi desideri e alle sue voluttà. 

Non so se venne o se desiderasse solo prolungare la lussuria, mi scostò bruscamente con i piedi e mi fece cadere a terra, quasi sotto il tavolo. Senza darmi tempo di reagire mi versò un bicchiere di vino rosso addosso e iniziò a lapparmi; dopo la bocca, il petto e il ventre, anche il pene finì tra le sue labbra. Succhiava come se non fosse mai sazia e con le mani accompagnava il movimento della lingua, mi accarezzava le palle e scendeva a sfiorare quel punto tra lo scroto e l’ano che tanto mi faceva vibrare. 

Bloccandomi a terra mi cavalcò come un’amazzone, piegandosi all’indietro e offrendo i seni abbondanti allo sguardo del soffitto. Ma non le bastava. Si sollevò da me e mi condusse in stanza da letto.  “Spaccami il culo.” mi disse sdraiandosi sul bordo e tirandosi le gambe al petto. Mise in mostra il suo fiore segreto che sembrava pulsare del desiderio dell’attesa e mi richiamava a sé come un diamante magico attira chiunque lo veda. Mi lubrificai la cappella con la saliva e poi puntai. La sentii affondare nella carne della donna come un coltello nel burro, poi venni abbracciato dal calore delle sue viscere. Lei si aprì in un gemito di liberazione come se l’avessi sollevata da un’incombenza che non riusciva a risolvere. Era un torrente di parole sconce che mi spronava a chiavarla in profondità, mi dava del porco, dello stallone, del maiale, del cornuto ma con un cazzo fenomenale; voleva essere sbattuta come una troia in calore, si dava della vacca montata da un toro, voleva bere la mia sborra fino all’ultima goccia. 

L’eccitazione del momento, la goduria della cavalcata, il turpiloquio della donna non fecero altro che appressare il mio orgasmo. “Non la sprecare!” m’intimò, “Dammelo in bocca!” Lo tolsi da quell’antro di piacere e la donna, fulminea, si gettò sulla mia verga pronta a quell’esplosione che si concretizzò nell’istante esatto in cui sentii le sue labbra sul mio glande. Mi sciolsi completamente in quell’orgasmo imperioso, divenni seme che corre, evaporai in una nube di sperma caldo. 

 

Ci risvegliammo ancora nudi, l’intensità del coito ci aveva fatto crollare tra le braccia di Morfeo senza nemmeno accorgercene. Dopo una doccia, fatta insieme, uscimmo a cena. Mentii spudoratamente a mia moglie sul fatto che il lavoro era noioso, faticoso e snervante, che sarei rientrato nei prossimi giorni. Io e la mia compagna ci rilassammo con le delizie di pesce e vino bianco che il ristorantino vista mare ci offriva. Abbandonando ogni sensazione frustrante, ci perdemmo in quella sera che tramontava nel tepore primaverile e che non soffocava nel caos della folla estiva. 

In camera, di nuovo, ci perdemmo nel sonno dei giusti. 

L’alba ci colse avvinti nell’abbraccio del giorno nuovo, la cosa che la mia compagna percepì per prima fu la durezza del mio uccello. “Ma buongiorno!” esclamò allungando una mano per accarezzarlo mentre mi infilava la lingua in bocca. Io potevo sentire la consistenza dei suoi seni che appoggiavano al mio petto e la tenerezza delle sue carni che stringevo con le mani. Avrei voluto impalarla lì, sul momento, senza attendere ulteriormente ma sapevo che non era ciò che lei desiderava. Mi si accoccolò tra le gambe e iniziò a massaggiarmi il pene con le sue prosperose mammelle. Mia accarezzava il ventre e, con la punta della lingua, andava a stimolare la cappella. Mi sentii di nuovo in paradiso. Avrei voluto sborrare lì, senza altro pensare, ma il desiderio del piacere diventa piacere stesso e perciò volli prolungarlo quanto più possibile. Le dissi che volevo gustare il suo sesso come elisir del risveglio e lei appoggiò la sua succosa vagina sul mio viso che iniziai a leccare con foga. Lei mi succhiava e mi massaggiava i coglioni, pieni di rinnovato seme per l’eccitazione che continuava a montare. Improvvisamente s’irrigidì e sentii il calore del suo orgasmo inondarmi il volto. Un grido liberatorio accompagnò quel moto di lussuria. “Sono molto sensibile al mattino.” mi disse lappando i suoi umori dalle mie guance. “Adesso voglio che mi guardi.” 

Si allungò verso il comodino e ne estrasse un vibratore. Era uno di quelli tondeggianti, dalla grossa cappella sferica, non uno di quelli che s’infilano ma uno di quelli che stimolano il clitoride. “Torna a fare il voyeur.” e, con un piede, m’indicò la sedia ai piedi del letto. “Mi piace masturbarmi davanti a qualcuno che apprezza il mio corpo.” 

La vidi giocare con quella magica bacchetta su ogni centimetro della sua pelle. Se la passava sui seni mentre una mano accarezzava il Monte di Venere; scorreva tra le cosce aperte, la lingua sulle labbra che trattenevano a stento gemiti e parole sconce; indugiava su quel clitoride che si gonfiava ad ogni istante di più del piacere di quella donna lussuriosa; vibrava del suo ipnotico ronzio mischiato agli ansiti che crebbero fino ad erompere in un deliquio caldo e bagnato. Vidi il suo orgasmo colare sul quella testa sferica in irruenti fiotti di libidine che inondarono le lenzuola. 

Ero talmente estasiato da quella visione che mi scordai perfino di segarmi, cazzo teso ma attenzione ancora più intensa verso il quadro che svolgeva le sue spire davanti a me come un lubrico serpente voluttuoso. 

La donna allontanò il giocattolo dalla sua vagina fradicia e si accasciò, sfinita, sul cuscino madido del suo sudore emettendo un lungo e profondo sospiro di soddisfazione. Aveva il viso appagato e un sorriso beato. La bacchetta del piacere continuava a vibrare in un sottofondo d’attesa, come a voler richiamare l’attenzione su di essa: la donna avrebbe potuto anche essere sazia ma il giochino pretendeva ancora un pedaggio di lascivia. 

“Vieni, ti faccio godere come non hai mai fatto.” mi chiamò la mia compagna. In una sorta di trance mi sollevai dalla sedia e raggiunsi il letto ebbro degli umori femminili. “Mettiti a quattro zampe.” m’intimò sensuale. La guardai stupito. Cosa aveva intenzione di fare? “Fidati di me.” Eseguii e lei, come quando m’aveva sollevato le gambe sulle sue spalle, allargò le mie natiche e tuffò il viso tra esse. Il calore dilagò in me. La vibrazione del piacere s’impadronì di ogni mia parte. Potevo sentire la sua lingua titillare il mio ano e il suo naso strusciare appena sopra il mio buchetto segreto. Una mano mi stringeva una chiappa mentre l’altra, impugnando il vibratore, lo faceva correre lungo la mia asta, soffermandosi ora sulla cuspide sotto la cappella, ora sui testicoli inturgiditi dal desiderio. Si allontanò un po’ da quell’immersione nelle mie terga giusto il tempo di rifilarmi una bella sberla sulla natica destra. Non avrei mai pensato che un tale gesto avrebbe potuto far scaturire un così grande piacere. Ci mancò poco che me ne venissi sul momento. 

“Sei un bel porco.” mi disse avvicinando il giocattolo al mio buco di culo. Io mi ritrassi, temendo quel peggio che non avevo mai assaporato. “Non temere, non ti femminizzo.” si mise a ridere. “Lasciati guidare.” 

Obbedii e mi abbandonai alle sue mani e alla sua libidine. Lasciai che la succulenta vibrazione della bacchetta magica dilagasse dal mio ano in tutto il mio essere. Sentii il piacere prendersi tutto lo spazio dentro e fuori di me. La donna accompagnava il movimento del toy con l’accarezzarmi il cazzo, così duro e teso che temevo scoppiasse. Poi tornò a lavorare con la lingua il mio buco di culo, segandomi pian piano e, ogni tanto, mordicchiandomi la carne. Si piegò a succhiarmi le palle e si attaccò all’uccello come ad una maniglia. Mentre sentivo l’orgasmo divenire impossibile da trattenersi lei infilò un dito nel mio buco di culo. Esplosi tutto il mio piacere in un torrente di sperma. 

Avevo goduto come non mai. 

“Per questa volta basta così ma non finisce certo qui.” 

Prima di andare avanti…

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Drew75

Cinquantenne amante della letteratura, erotica e non solo. Mi piace scoprire la profondità dell'essere oltre che del sesso. Orientato verso l'universo, mi trovo a mio agio sia con uomini che con donne.

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