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Erotika
Scout e desideri proibiti · Cap. 1
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Capitolo 1 di 2 30 min di lettura

giocare con il fuoco

una ragazza fuori posto a un campo estivo che sembrava un campo di battaglia.

Asiadu01
1 anno fa · 731 letture · 2

Quando arrivò al seno, esitò appena.

“Wow…”

Sussurrò qualcosa, come se stesse scartando un regalo.

Lo prese in mano. Lo baciò, lo leccò.

Ci mise passione, o qualcosa che ci somigliava.

Io restavo lì, con gli occhi aperti fissi sul cielo.

Mi leccava il ventre, lentamente, come se stesse lasciando la sua firma.

Ogni gesto era intimo, carnale.

E io?

Non ero presente.

Mi lasciavo spogliare.

Mi lasciavo toccare.

Mi lasciavo usare.

Lo facevo per sopravvivere, in quel modo distorto che impari solo quando capisci che nessuno ti verrà a salvare.

Avrei potuto fermarlo.

Avrei potuto urlare, chiuderlo fuori dal mio corpo.

Ma non l’ho fatto.

Perché volevo vincere.

Volevo ribaltare la narrazione.

Volevo che Irene sentisse le voci.

Che le squadriglie dicessero “Allora Clara è normale”.

Volevo annullarmi, pur di tornare a essere invisibile.

Le sue mani iniziarono a muoversi tra le mie gambe senza alcuna esitazione.

Ruvide, veloci, affamate.

Non c’era tenerezza, nessuna attenzione. Solo dita che spingevano, che strofinavano, che cercavano una reazione.

E il mio corpo, vigliacco, la diede.

Un fremito. Un sussulto che non veniva da me, non dalla parte cosciente. Era carne che rispondeva a uno stimolo come un cane addestrato.

Mi vergognai subito.

Ma non lo fermai.

Lui ci sapeva fare, in modo rozzo, volgare.

Trovava i punti, insisteva, spingeva.

A occhi chiusi riuscivo quasi a immaginare che non fosse lui.

Che fossero altre mani. Mani che desideravo. Le sue mani.

Sentivo i respiri spezzati, le sue frasi sussurrate tra i denti.

“Ti piace, eh… si vede…”

Sussurrava mentre mi infilava due dita dentro senza preavviso.

Forte.

Troppo.

Mi morse un capezzolo, poi l’altro.

Il mio seno esposto tremava tra i suoi palmi sporchi.

Mi mordevo le labbra per non urlare: non di dolore, ma per la rabbia di godere anche solo un po’.

Non lo volevo.

Ma il mio corpo era una puttana senza controllo.

Poi si stancò.

Lo vidi spogliarsi, come se fosse il suo turno e basta.

Il suo membro era duro, palpitante, esibito come una medaglia.

Mi chiese,

“Sei vergine?”

Annuii appena, gli occhi persi nel vuoto.

Lui rise piano.

“Allora lo faccio piano, promesso.”

E senza aspettare altro, lo sentii poggiare su di me.

Si strofinò contro l’ingresso del mio corpo, bagnato solo dal lavoro rude delle sue dita.

Poi spinse.

Forte.

Un solo colpo.

Un dolore acuto mi fece stringere i denti.

Mi attraversò come un taglio improvviso.

E lui… gemette.

“Sei strettissima…”

Mi prese le anche, mi tirò verso di sé, ricominciò a muoversi.

Io chiusi gli occhi, forte.

Pensai a Irene.

Alle sue mani. Alla sua bocca.

Allo sguardo che mi aveva incantata e poi uccisa.

Forse bastava questo.

Forse, dopo, nessuno mi avrebbe più chiamata quella lì.

Forse, domani, sarei tornata normale.

Ma quella notte, qualcosa dentro di me si era rotto per sempre.

I movimenti di Kri erano decisi, rozzi, come se stesse cercando di dimostrare qualcosa. Ogni suo affondo sembrava voler scavare dentro di me una risposta che non sapevo dare. Ero lì, immobile, con il respiro che si rompeva a tratti e il corpo che sembrava andare per conto suo. Ogni tanto gemevo, piano, senza sapere se per dolore o per confusione.

Sentivo le sue mani sulle mie anche quando non c’erano, come se mi stesse marchiando. Il suo bacino si muoveva con un ritmo impaziente, costante, mentre la sua voce bassa e strozzata si spezzava in respiri sempre più corti. Io stringevo le dita sull’erba, affondavo le unghie nella terra. Non volevo guardarlo. Non volevo sentire il suo odore, ma era ovunque. Eppure… il mio corpo rispondeva. Forse per reazione, forse per bisogno di dimenticare Irene, di essere diversa da come mi ero sempre sentita.

Una scossa mi attraversò la pancia, le gambe, come un sussulto violento e improvviso, mentre lui accelerava. Chiusi gli occhi, trattenni il fiato. Non era piacere, non era amore, non era niente di quello che avevo sognato. Ma qualcosa si liberò dentro di me, come un vuoto che diventava ancora più vuoto subito dopo.

Lui si fermò di colpo, ansimando forte, e con un ultimo affondo si lasciò andare. Il suo peso mi schiacciò per un attimo, poi si tirò via, lasciandomi lì con le cosce indolenzite, la pelle ancora calda, e una strana umidità addosso.

Rimasi lì, stesa sulla schiena, le gambe ancora aperte, il fiato spezzato e il petto che si alzava piano, come se stessi cercando di tornare in me. L’erba umida sotto la schiena era fredda, ma la pelle ancora bolliva. Non era calore, era qualcosa di più sporco, più scomodo — un misto di sudore, vergogna, e un piacere strano, meccanico, che ancora mi pulsava tra le gambe.

Kri si stava rivestendo in silenzio. Io non mi mossi, non ancora. Chiudevo gli occhi e cercavo di sentirmi diversa. Normale. Giusta.

Durante il rapporto, c’era stato un momento — solo uno — in cui il mio corpo aveva tremato davvero. Quando le sue mani avevano premuto le mie cosce verso il basso e lui aveva accelerato, sempre più forte. Era come se il suo ritmo cercasse di impormi un nuovo confine, riscrivere quello che ero.

Avevo stretto le labbra, avevo lasciato che la gola mi si riempisse di un gemito che non sapevo se volessi uscisse davvero. Non era dolcezza, non era condivisione: era rumore. Era carne.

Quando il mio corpo aveva scosso un sussulto breve e disordinato, avevo capito che l’orgasmo era arrivato, piccolo e senza volto, come una reazione del tutto separata da me. Kri forse se ne era accorto, o forse no. A quel punto sembrava pensare solo a sé. Si era teso sopra di me, aveva sussurrato qualcosa di sconnesso, poi si era lasciato andare. Sentii il suo peso abbandonarsi addosso, caldo, umido, pesante.

Mi venne da chiudere le gambe, da proteggermi, ma era tardi. Il suo fiato caldo sulla mia pelle svanì in pochi secondi. E io rimasi lì.

Con il battito che tornava piano, con la pelle ancora troppo viva, e con un pensiero solo:

“Adesso sono normale, giusto?”

Solo che non lo ero. E non mi sentivo nemmeno più io.

La voce si era sparsa come si sparge sempre tutto, in posti così. Non so chi parlò per primo, ma in meno di due giorni la storia era ovunque. Non servivano nemmeno i dettagli — bastava dire che io e Kri avevamo fatto sesso, ed ecco che all’improvviso non ero più la molestatrice. Ero diventata, per gli altri, una che si era fatta il capo delle Aquile.

E Irene… Irene era diventata la bugiarda.

C’era chi diceva che fosse gelosa, che volesse solo mettermi in cattiva luce. C’era chi raccontava che lei ci stava provando con me, e che io l’avevo respinta. C’era chi non diceva niente, ma iniziava a guardarmi con un misto di rispetto e curiosità. Alcuni maschi mi facevano battutine, altre ragazze mi sorridevano con un’accettazione improvvisa, ipocrita, inutile.

Ma a me non fregava più.

Quello che era successo non mi aveva resa più forte, né più libera. Non avevo vinto niente. Avevo solo perso — la mia ingenuità, la mia voglia di stare lì, la mia Clara di prima.

Irene non mi parlava. Nemmeno mi guardava. Ogni tanto la vedevo a ridere con gli altri, a scherzare con Kri, come se niente fosse. Come se io fossi stata solo una parentesi sbagliata nel suo campetto perfetto.

E io?

Io facevo tutto meccanicamente. Alzavo tende, cucinavo, guidavo la mia squadriglia. Non parlavo quasi più. Mi ridevano dietro, poi mi applaudivano, poi tornavano a parlare di qualcun altro. Tutto come sempre.

La sera dell’ultimo fuoco, quando tutti piangevano e si abbracciavano, io ero seduta lontana. Guardavo le fiamme, il cielo, e mi chiedevo se sarei mai riuscita a dimenticare. Non solo Irene. Non solo Kri. Ma quel vuoto che mi portavo addosso da quando avevo ceduto per salvarmi. Da quando avevo scelto di essere creduta, anziché essere me stessa.

Il campo finì. Il reparto anche.

Non piansi. Non salutai nessuno. Me ne andai con lo zaino sulle spalle e una ferita che nessuno vedeva.

Io non ero più la stessa.

E forse, non lo sarei stata mai più.

Prima di andare avanti…

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Asiadu01

giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01

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