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Erotika
Diario di un puttaniere · Cap. 5
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Capitolo 5 di 9 24 min di lettura

Brescia. Trombata Bis con la sorellina della Prof

Questa puttanella meritava davvero il bis. Così dopo un po di tempo sono tornato da lei per scoparla.

Michelle
2 anni fa · 337 letture · 0

Per chi avesse letto l’avventura 13 “Brescia. La sorellina della professoressa”, comprenderà il perché sono tornato all’attacco, contro ogni mia regola, quella di non tornare mai sul luogo del delitto quando vi sono di mezzo famiglie. Ma la bambolina Polly (preferisco usare nomi inventati) meritava veramente una ripassatina.

Ci eravamo lasciati con uno scambio di contatti e con qualcosa di più che una semplice scopata. Soprattutto per lei si era spalancato un mondo nuovo, quello di un sesso un poco più trasgressivo, almeno così pensavo e non mi sbagliavo. A me lei attizzava un casino. Con quella faccia da ragazzina e il fare sofisticato da donna, il suo corpo fanciullesco, le belle tettine, i suoi occhi chiari che si ribaltavano durante l’orgasmo e quel piccolo neo, un puntino chiaro sul suo labbro superiore che ricordo ancora con un rivolo di sperma appeso.

Volevo però incontrare ancora la sorella, la professoressa Alice. E’ vero che ero rimasto imbarazzato dal suo comportamento da innamorata e da alcune sue caratteristiche fisiche di non totale gradimento, ma il suo culo non era proprio male e forse avrei dovuto visitarlo approfonditamente con il mio cazzo come desiderava e non limitarmi a un ditalAno. Poi l’ingoio di sperma senza lasciar traccia…una bella sensazione. Così comincio con il cercare di rintracciare la professoressa. Alle telefonate non risponde, quindi provo con i messaggi e le mail. Risponde che non è interessata in maniera secca. Torno a scrivere ma ha cambiato il numero. Ahia, si mette male. Chiamo il mio amico bresciano che cerca di contattarla e trova un numero nuovo. Riproviamo! Anche con questo tentativo lei si nega e nel frattempo vengo a sapere che ha trovato un coglione che ci è cascato. Ora ha il cazzo per tutti i suoi momenti di piacere, che sicuramente alternerà con altri cazzi. Non gliene basta di sicuro uno solo ad una troia simile, ma noi uomini siamo fatti così, pensiamo sempre che la donna diventi fedele. Povero cornuto. Comunque metto da parte per il momento il pensiero, tornerò all’attacco prossimamente e intanto mi concentro sulla sua sorellina. Polly.

Dopo qualche messaggio (ci eravamo scritti spesso in quel mese) le dico che per motivi di lavoro sarò a Milano e Brescia è vicina. “Ti fa piacere trascorrere qualche momento insieme?”, “Sì, sono contenta che me lo hai chiesto”. Mi sorprende la risposta, come ogni sua risposta. Non so mai se le do fastidio o se la mia presenza l’è gradita. Ci accordiamo per un fine settimana. Sistemerà le figlie dal papà ma mi chiede di non restare a Brescia. Non vuole essere vista, penso dalla sorella o da colleghi che avevo già conosciuto.

Ci accordiamo per un fine settimana sul lago di Garda. Non posso credere a ciò che ci stiamo dicendo per telefono. Passerò una notte con lei. Non vi fate un’idea di quante seghe mi sono sparato in quei giorni d’attesa pensando a cosa avrei fatto e riguardando il filmato che avevo fatto durante la nostra prima (e unica) scopata a Brescia. Faccio scorta di pilloline blu, boxer nuovi, profumato ed elegante arrivo alla stazione di Brescia. Questa volta un’altra sorellina mi aspetta.

Scende dalla macchina. Il suo sorriso, un poco enigmatico, mi fa sussultare lo stomaco. Non mi sarò innamorato? Scaccio questo pensiero. E’ molto bella, capelli perfetti (dev’essere andata dalla parrucchiera per l’occasione), truccata con classe, indossa un vestito e non i jeans come la prima volta, smalto rosso. Il mio occhio cade subito su quel piccolo e leggero neo sul labbro, rivedo il rivolo di sperma, ma soprattutto ho una gran voglia di baciarla. Mi avvicino per accostare le mie labbra alle sue ma lei si scosta e mi chiede se voglio mettere la valigia dietro il bagagliaio o sul sedile. Ho un piccolo trolley e lo sistemo sul sedile. Saliamo.

Il vestito, prima nascosto dal cappotto ora si mostra generoso nella sua ridotta lunghezza. Le gambe sono velate da calze molto sottili. Ci avviamo verso Desenzano dove ho prenotato una stanza al Park Hotel. Spero sarà contenta, mi è costata un capitale. Parliamo del tempo e di cazzate, intanto appoggio una mano sulla sua gamba quasi certo che me l’avrebbe tolta entro pochi secondi. Invece no, percepisco all’inizio persino un piccolo brivido. L’accarezzo dolcemente per qualche minuto prima di risalire fino a sentire la pelle. Ha le autoreggenti. Mi rendo conto che le punte delle mie dita sono a pochi centimetri dal Paradiso. Quella sua meravigliosa fichetta con poco pelo sopra il clitoride che spunta come il ditino di un nella mano della mamma. Salgo ancora un po’ e sfioro il tanga. Lei emette un sospiro subito inghiottito e mi dice “sono di carne, stai buono!”. “Lo sento che sei fatta di carne. Il problema è che anche io sono di carne e tu sei irresistibile”.

Avanziamo ancora un po’ sulla strada finché con un movimento deciso accosta e a sorpresa viene verso di me e mi prende con forza baciandomi a bocca piena. La sua lingua cerca la mia, mentre la mia mano non resiste dal prendere in mano le sue chiappette e stringerle con forza. Lei geme, sembra venire. “Resisti fino all’albergo?” mi chiede. “Sì, spero di sì”. Con la sua manina stringe il mio cazzo e dice “buongiorno”. Non capisco più nulla. Alla stazione mi ha respinto per un bacio di benvenuto, ora mi ritrovo a slinguarla e a palparle il culo in mezzo alla strada e lei che saluta il mio cazzo. Forse aveva paura d’incontrare qualcuno.

Ripartiamo, mancano pochi minuti all’albergo. Check in, e saliamo in ascensore. Siamo affamati, ci baciamo, continuo a cercare con le mani il suo culo. Mi dice di stare buono. Cerca di aprire la porta della stanza con la chiave magnetica ma non riesce. Io intanto le palpo il culo. Ho sollevato il cappotto e l’ho scoperto. Mi abbasso e lo mordicchio. Lei sobbalza anche perché una coppia è uscita dall’ascensore e ci ha guardati. Ci passano dietro e Polly risponde con un timido buongiorno al loro saluto. Cerca di aprire la porta ed io le infilo di nuovo la mano sotto. “Dai, apri tu la porta che non riesco”. La ragazza della coppia che stanno proprio accanto a noi mi sorride in maniera parecchio maliziosa. Mi passa per la testa che non sarebbe male un giochino a 4.

Entriamo nella stanza, posiamo le valigie e ci ritroviamo sul letto ancora vestiti, con le scarpe. I baci sono caldissimi, lei sembra un’altra donna rispetto a Brescia. Molto passionale, erotica, senza freni. Mi chiede di poter andare in bagno. Non vorrei smettere, sono talmente eccitato, ma le dico di sì così riesco a sistemare la telecamerina e il telefono per riprendere la scopata.

Esce solo con l’intimo, un completino color borgogna, reggiseno trasparente non foderato e un tanga in rete. Io sono già in boxer. “Sei divina”. Non riesco a dire altro. Lei mi si stende sopra e riprende a baciarmi con passione. “C’è qualcosa da bere in frigobar?”. La sua domanda non mi sorprende. In famiglia ho capito che bevono tutte tanto prima di scopare. Chiamo e chiedo se ci possono portare due Aperol spritz con qualche stuzzichino su sua richiesta. “Sono le 17, a che ora hai prenotato la cena?”, “alle 20” le rispondo. Ho prenotato in un ristorantino, il Civico 7, che mi dice il mio amico essere molto buono e tranquillo. “Abbiamo un paio d’ore da dedicare alle coccole” mi dice. Madonna, il mio cazzo tira a 1000!!!! Infilo una vestaglia e vado ad aprire. Lei se ne sta sotto le lenzuola. Il cameriere posa gli aperitivi e lancia un occhio. Lo comprendo, farei lo stesso.

Beviamo l’aperitivo e parliamo, ma io ho fretta. Mentre beve, scendo a baciarle i piedini. Hanno lo smalto rosso come le unghie delle mani. Sono belli, piccoli. Li prendo in bocca e li succhio. Patisce il solletico. Salgo con la bocca.

Vedo chiaramente che il tanga è già bagnato. Il succo esce dalle sue labbra. Non resisto. Mi ci avvento. La mia bocca si riempie del suo intimo e della sua fica. Lei posa il bicchiere. Si stende con la testa giù dal materasso.

Prima di andare avanti…

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