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Erotika
Pompini di campagna · Cap. 1
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Capitolo 1 di 2 12 min di lettura

Sgobbare in Fattoria

Punito dal tribunale, Samuele giovanissimo ma già assai trottato, troverà la punizione del giudice più bella e formativa di quanto potesse sperare.

Giovanna Esse
6 mesi fa · 1.9k letture · 0

A Cesare non importava proprio nulla di osservare Samuele mentre si cambiava e anzi stava per chiedergli se voleva che uscisse, ma non ne aveva avuto l'occasione. Poi una volta che il giovane cittadino si era tolto la maglietta, le cose erano cambiate: non poteva fare a meno di notare come la sua pelle sembrasse molto più liscia di quella della maggior parte dei suoi amici e, senza neppure rendersene conto, si accarezzò delicatamente il pacco.

"Santo cielo!" pensò Samuele: "Questo ragazzino mi sta guardando! Beh, ci sono buone prospettive per quest'anno... ma cosa dirà quando scoprirà perché sono finito in galera? Oddio... Ma glielo avranno detto o no?"

Il giovane cittadino si rivestì lentamente, accertandosi di mostrare il suo petto ben formato che tanti soldi gli aveva fatto guadagnare in città. Quando alla fine si fu rivestito e sistemato, guardò direttamente Cesare.

"Bene Cesare, dimmi pure, cos'hai da farmi vedere?" chiese Samuele sorridendogli sinceramente.

"Eh... Ecco..." balbettò il contadino: "Possiamo iniziare dalla stalla."

Cesare accompagnò il cugino fuori, chiedendosi perché si fosse sentito così strano a guardare Samuele cambiarsi. A scuola i suoi amici si cambiavano gli uni davanti agli altri senza problemi, nell'ora di educazione fisica, e mai aveva provato sensazioni strane. La cosa lo faceva sentire un po' nervoso, così, mentre entravano nella stalla, si disse che non doveva pensarci più.

"Ma come mai sei finito nei guai, Samuele?" chiese Cesare senza pensarci.

"Ehm... ecco... Per cose che non avrei dovuto fare" disse Samuele, sentendosi in forte disagio per quella domanda a cui non sapeva cosa rispondere senza mentire: "Mi hanno scoperto con dell'erba. E quelli che mi hanno scoperto erano sbirri" continuò, sperando che, almeno per ora, Cesare potesse accontentarsi di quella risposta. "Hanno trovato anche dei miei amici con quella roba. Ma qui non ne fanno un dramma, di solito. Invece in città la polizia pedina ovunque tutte le persone?"

"Beh, non proprio. Però quando ti beccano, ti fanno il culo. Soprattutto se ti beccano più di una volta. Tu hai mai fumato? Io fumo da un po' di tempo, ma dopo 'sti casini mi sa che sarà meglio che smetto" replicò Samuele con un ghigno. Stava cercando di sviare il discorso. Si sentiva molto nervoso: Cesare lo stava facendo sentire un po' senza il controllo della situazione. E questa era la cosa che Samuele odiava di più al mondo. Lui aveva bisogno di controllare la situazione.

"Non l'ho mai neppure provata. Mamma e papà mi hanno detto che è robaccia, che non va bene per me. Uno dei miei amici, Lorenzo, è stato scoperto a scuola con della marijuana una volta. Ha dovuto fare lavori di pubblica utilità per una settimana e mi hanno detto di non giocare più con lui, perché è un cattivo ragazzo."

Cesare non riusciva proprio a capire come mai, per lo stesso misfatto, il suo amico fosse stato condannato a dieci giorni di lavori di pubblica utilità, mentre suo cugino era stato condannato al carcere, anche se la pena era stata poi commutata in una pena alternativa. Si rendeva però conto che il discorso innervosiva un po' il cugino, quindi decise di cambiare discorso.

"Comunque anche io faccio cose brutte" confessò con voce colpevole il giovane contadino.

"Cioè, amico?" chiese Samuele, davvero curioso di capire cosa potesse aver mai fatto di male quel ragazzone con l'innocenza di un bambino. "Accidenti! Dovevo mordermi la lingua!" pensò Cesare, che però, di fronte all'onestà del cugino, non se la sentì di mentire o di ritrattare e disse arrossendo: "Ecco, non so se sai quella cosa che si fa giocando con il pisello per farlo diventare duro... Alcuni dicono che è una cosa sbagliata, ma io la faccio comunque."

"Amico, tutti lo fanno, anche se nessuno lo dice" ribatté Samuele sorridendo e cercando di non scoppiare a ridere (Cesare era così dolce, così innocente...): "Non ti preoccupare, lo faccio sempre anch'io."

Il volto del contadino si illuminò: "Davvero? Che bello! Io pensavo di non poterlo più fare quando sono steso a letto di notte. Di solito lo faccio in quel momento. Mi dà sensazioni molto piacevoli."

Rendendosi conto che i propri pantaloni iniziavano a mostrare i segni di un certo gonfiore, Cesare decise di cambiare argomento. Ma quando si accorse che anche Samuele aveva un gonfiore simile, cambiò decisamente idea e chiese: "Ma tu hai mai fatto cose simili a questa?" Samuele esitò a rispondere. "Ecco... ehm... io... ehm... il fatto è che io sono finito nei casini per qualcosa del genere. Ti prego non ti spaventare. Non ho malattie o cose del genere, ma io... beh, io lo facevo per soldi..." disse, con gli occhi carichi di lacrime che chiedevano pietà a Cesare, anche se il giovane cittadino avrebbe preferito evitare di mostrare la propria debolezza. Ma sentiva di potersi fidare di un ragazzo così dolce come suo cugino.

"Non ti preoccupare, Sam" lo rassicurò Cesare, avvicinandosi e circondando con un braccio il cugino in lacrime: "Ma non capisco perché qualcuno voleva pagare perché tu giocassi col tuo pisello, comunque! E poi davvero a fare questa cosa si prendono malattie?" "Cazzo, non sarà facile farlo capire a questo bambinone!" pensò Samuele, che singhiozzando disse: "Non... non facevo solo quello, Cesare... Io... io permettevo che facessero altre cose con me... cose che possono passarti delle malattie."

Samuele serrò gli occhi con tutte le sue forze, aspettando che il cugino, come tutte le altre persone che aveva conosciuto, se ne andasse via disgustato.

Cesare non ci stava capendo proprio nulla: che cosa voleva dire il giovane cittadino con "altre cose"? Poi gli si accese una lampadina in testa e, con gli occhi brillanti di ammirazione e di fascinazione, chiese: "Intendi dire che hai avuto rapporti sessuale con delle ragazze e che queste ragazze ti hanno pagato?" Samuele non sapeva cosa rispondergli. Cercò di ricacciare via le lacrime, sperando di riuscire a parlare senza scoppiare a piangere. "Cesare, io... io non ho fatto sesso con nessuna ragazza, a me non mi piacciono. Io... io ho fatto sesso con... con dei maschi!" mormorò il ragazzo, con le lacrime che riprendevano a rigargli le guance. Il giovane contadino si ritrovò con una completa confusione in testa. A scuola alcuni ragazzi parlavano di gente che faceva cose del genere, gente che Cesare aveva sempre immaginato come delle specie di orribili mostri... e invece Samuele non sembrava niente affatto un mostro! Aveva anche sentito come bisognerebbe trattare queste persone, ma si trattava di cose così atroci che il ragazzo si era sempre dispiaciuto che qualcuno potesse essere trattato in quei modi. E poi il cugino sembrava così carino... Cesare non avrebbe sopportato di vedere che gli succedeva qualcosa di brutto.

E così Cesare strinse a sé Samuele ancora più forte e gli disse: "Va tutto bene, cugino, per me non ci sono problemi. Anzi, mi spiace di averti turbato così tanto con le mie domande. Possiamo essere ancora amici?"

Con la voce rotta dall'emozione, l'altro gli rispose: "Sei davvero super! Continuiamo il giro, allora?"

Samuele era sinceramente grato a Cesare: nessuno lo aveva mai accettato in quel modo. All'uscita dalla scuola, quando ancora ci andava, era stato pestato un sacco di volte. Invece il giovane contadino lo aveva abbracciato. E lo aveva fatto sentire davvero bene. Sorridendogli, Cesare gli rispose: "Certo, cugino! Partiamo all'esplorazione della fattoria di famiglia. Ci sono tanti bei posti da vedere, soprattutto sul retro: da quel lato i nostri terreni arrivano fino ad un ruscello."

Il giovane contadino prese Samuele per mano e lo condusse in ogni angolo della fattoria. Certo, continuava a pensare a quello che il cugino gli aveva rivelato, aveva un enorme quantità di domande che gli sarebbe piaciuto rivolgergli, ma per il momento capì che era meglio aspettare: ora voleva solo divertirsi con il nuovo ospite.

Prima di andare avanti…

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Scritto da
Giovanna Esse

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