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Erotika
Papà Pervertito · Cap. 1 — Una donna combattuta
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Una donna combattuta

Per me il mondo si è rovesciato, non sono più sicura di niente e, nel modo più assoluto: non so proprio che pesci pigliare. Cosa è giusto; cosa è sbagliato, che comportamento adottare!

Giovanna Esse
1 anno fa · 2.519 parole · 11 min
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“Il contrario dell'amore non è l'odio, ma il dubbio.” Enrico Maria Secci

Mi presento per essere più chiara, anche se per motivi che comprenderà non posso dire chi sono nella realtà. Ho circa 50 anni, tralascio di descrivermi fisicamente, ci mancherebbe, ho ben altro per la testa!

Circa 3 mesi or sono ho perso mio marito, che ne aveva 66.

Abbiamo una figlia che, a giorni, compirà 20 anni; lei è una bella e brava ragazza, e fino a pochi giorni or sono la vedevo del tutto normale. Anche se ha un carattere abbastanza schivo, è brava nello studio e, come tanti giovani di oggi, sembra che le piaccia più starsene in camera sua,

incollata a questi maledetti telefonini, che uscirsene per fare una bella passeggiata, come facevamo ai miei tempi. Non è fidanzata, e su questo argomento è stata sempre molto riservata, ma (sempre fino a pochi giorni fa) non me ne preoccupavo più di tanto... specialmente adesso che ha perso il padre, non era certo mia intenzione tampinarla con argomenti frivoli; anzi, faccio del mio meglio per lasciarla in pace, mentre supera questo momento di dolore.

Però devo aggiungere che le cose, per me sono molto cambiate, al punto che non ci dormo la notte. Cerco di sembrare normale, di comportarmi come sempre, ma un tarlo terribile mi sta facendo perdere la stabilità.

Una vecchia cassaforte.

Tutto è cambiato da quando, pochi giorni or sono, mi sono ricordata che in casa avevamo una piccola cassaforte, inutilizzata da anni, e talmente poco “essenziale” da non essere neppure stata mai fissata in un muro. Stava lì da anni, stipata tra le cianfrusaglie, sopra un vecchio scaffale. Si figuri che nemmeno ricordavo se mai ne avessi conosciuto la combinazione. Infatti, dopo, ci ho messo altri 2 giorni per trovare la chiave “speciale” adatta ad aprirla.

Ho aspettato un giorno che la mia ragazza era all’Università e, una volta sola, l’ho aperta.

La mia discrezione ha un motivo ben preciso, e lo spiego. Siamo persone agiate, anche io ho sempre lavorato per mandare avanti la famiglia. Non siamo certo ricconi, e quel poco su cui possiamo contare non lo teniamo in casa. Invece ricordavo che, quando la bambina iniziò a girare per casa, in quella cassetta (inutile nascondersi dietro al dito) ci tenevamo qualche “cianfrusaglia” di tipo erotico. Tipo, un dildo, che comprò lui, per curiosità in uno dei vecchi porno shop; credo, dei preservativi, forse qualche articolo di lingerie indossato in una seratina da “coppietta”. Mi ricordai addirittura di qualche foto un po’ osè, scattata chissà quando. Per la verità, quando aprii la cassetta, ero quasi sicura di non trovare più niente di queste cose, che tra l’altro gestiva lui, non certo io.

Come mi sbagliavo signora Giovanna, quando aprii la cassetta la trovai piena zeppa di “cose”, evidentemente di tipo pornografico: sia capi di abbigliamento femminile, che altri aggeggi... anelli che vibravano, falli di varia foggia... non sono esperta, ma di sicuro credo ce ne fossero anche adatti alla penetrazione o ai giochi di tipo anale. Insomma cose eccitanti, adoperate, indossate... Ma da chi poi? Da mio marito... oppure ... !?

“Giorgio” aveva avuto un’amante? e quando, e chi? Magari aveva una seconda vita sessuale?

Era possibile che si servisse di quegli oggetti per eccitarsi e masturbarsi?

C’erano persino aghi sterili, nuovi di zecca, evidentemente staccati da siringhe monouso.

E per fortuna che non sembravano quelli che si adoperano per fare uso di droghe. Il cuore iniziò a battermi forte.

Ero sconcertata, ma la cosa non finiva lì, perché tra i vari oggetti trovai una busta, la classica busta da lettera, incollata per bene, e sopra, col pennarello nero, c’era scritto il mio nome. Non riuscivo proprio a immaginare cosa potesse esserci dentro; visto che era abbastanza rigonfia, pensai contenesse dei contanti.

Di certo mio marito non mi scriveva una lettera dagli anni del fidanzamento, e non ne sono nemmeno tanto sicura.

Avevo ancora molto tempo a disposizione; richiusi la cassetta e portai con me la lettera in cucina, dove decisi immediatamente di aprirla.

Una storia incredibile.

Ora, signora, se ha avuto la pazienza di leggermi fino a qui, e se leggerà ancora, capirà perché le ho scritto; perché sono capitata sul suo sito, e perché, di questa sconvolgente verità, non posso parlarne con nessuno, né familiari e nemmeno con la mia migliore amica.

Ora che da qualche giorno ho letto, come inebetita, quanto scritto; ora che finalmente ho ammesso con me stessa di aver letto “realmente” ciò che mi ha lasciato scritto “Giorgio”, il mio primo e più grande interrogativo è questo: capire se ciò che lui mi ha voluto comunicare è vero, totalmente o anche parzialmente, oppure se si tratta di una punizione, come scrive lui stesso, per il mio modo di fare!?

Lo ammetto, finalmente, forse ho anche sbagliato. Forse ho dato troppe cose per scontate... forse effettivamente sono stata cieca ed egoista. Ma di sicuro non avrei mai immaginato che mio marito potesse arrivare a tanto! Sono disperata.

Una lettera per la vedova.

Cara Teresa, ormai sono quasi certo che leggerai questa lettera dopo la mia morte. Ti conosco troppo bene: so che non ti saresti mai presa il disturbo di aprire questa cassetta, se io fossi ancora in vita... oppure ricoverato in un ospedale. Ovvio: tu non sai nemmeno cosa sia la curiosità!

 Come sai perfettamente non sono credente, ma se per caso da “questa parte” ci fosse davvero un posto chiamato Inferno, io ci sarei entrato per direttissima! Questo è sicuro.

Ti dico ciò non per fare il patetico ma semplicemente per onestà intellettuale, perché io ho peccato, cara Teresa.

Ho peccato quanto nemmeno tu puoi immaginare e non ho giustificazioni. Però ho un complice occulto, o un mandante, deciderai in seguito quale ruolo hai avuto nel mio peccare. E sì, hai letto bene cara moglie, io ti ritengo fortemente responsabile del mio agire, quasi quanto me, dei miei peccati mortali.

Ma torniamo un po’ indietro nel tempo, cara, altrimenti, grazie alla mentalità strafottente e menefreghista che ti ha sempre caratterizzata, tu crederai di uscirne pulita, come al solito. E sì, perché Tu, come un carro armato, hai sempre avuto l’abilità di passare sopra a fatti e persone.

Avevi quasi vinto, il tempo ti ha sempre dato ragione: io mi arrovellavo, mentre tu te ne strafottevi; io credevo che un bel giorno avresti pur dovuto preoccuparti delle mie rimostranze, degli argomenti che mettevo in tavola, mentre tu, con la tua assenza e con la tua capacità di tacere (peggio di una Sfinge di pietra) alla fine l’avevi vinta; io non ottenevo un cazzo di niente oppure, in poche e rare occasioni, ottenevo delle briciole della tua attenzione (dopo mesi o anni) spesso quando ormai era troppo tardi perché ne traessi soddisfazione.

Se ben ti conosco, a questo punto fingerai di scendere dalle nuvole, sia nei confronti di questo scritto che, udite, udite, nei confronti della tua stessa “corta” memoria.

Allora te la rinfresco io, la memoria. Niente di nuovo certo, non farò che ripeterti ciò che sapevi molto bene; come quelle richieste di interesse che hai sempre ignorato; quelle esigenze che non hai mai più rispettato, sin da subito dopo il matrimonio.

Cara Teresa è innegabile, eri giovane e bellissima, ed io ero già adulto, e portarti al mio fianco era già un trionfo per me. Lo ammetto, forse ho peccato anche di una forma di esibizionismo, mostrandoti come la mia ultima, bella conquista, ma non credo che questo sia poi una grande colpa. Facevamo sesso, spesso e volentieri; tu eri assai passiva, ma comunque ubbidiente e appassionata, non mi rifiutavi nulla, nel concreto: la figa, la bocca, persino il culo... ed io, allora focoso, cosa vuoi pensare? cosa vuoi notare?

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