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Erotika
Falso... o Vero!? · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 16 min di lettura

Li possiedo col mio "scettro"

Quasi un orgia... esperienze mai provate, rapporti promiscui, inculate memorabili. Ero il loro re del sesso!

Giovanna Esse
2 anni fa · 386 letture · 0

Pisciai con calma, godendomi la brezza della notte e la visione delle stelle. L’odore di orina calda era stimolante piuttosto che disgustoso, mi riportava a un senso di primordiale, dove i nostri antenati non pensavano che a mangiare e a chiavare, eccitati da quegli odori intensi di genitali poco puliti, selvatici.

Lui aspettò pacificamente alle mie spalle. quando mi voltai aveva in mano un pacco di Tempo:

… Ti servono? – chiese – o preferisci che ti pulisco io?

Sorrisi guardandolo in quel suo strano squallore, era talmente sottomesso al desiderio di me che ancora non gli bastava. Lo avevo completamente in mio potere, era stato talmente servile che non solo mi aveva offerto il suo culo, senza fiatare né lamentarsi neppure quando lo avevo “spaccato”, ma mi aveva offerto anche la sua donna, sua moglie, pur di permettere al mio cazzo di sollazzarsi tra le su carni fascinose, appetitose.

Quando mai mi era capitata tanta abnegazione? Quando mai ero stato trattato in maniera più principesca?

Col mio fisico, la mia riservatezza, che cosa avevo avuto dalle ragazze?

Qualche pompino sciapo, qualche scopata elemosinata per mesi e ottenuta frettolosamente, quasi controvoglia… lo devo ammettere non ero certo il tipo del play boy! Anche il mio cazzo, per quanto spesso, era corto e tozzo e, in quelle circostanze così sofferte, non aveva nemmeno dato il meglio di sé…

Qui, ora, ero trattato come un re. Senza nulla chiedere mi era stato offerto il “paradiso”, potevo sfogarmi, depravarmi, sentirmi amato e coccolato, distribuire il mio sperma quando volevo e nei buchi che volevo: ribaltando ogni morale comune era il marito, vecchio, che mi offriva la moglie in fiore: invece di impazzire di gelosia, impazziva di godimento… più la pompavo, più godevano in due delle botte che le propinavo nella fessa… o anche nel culo. Sborrarle in bocca non era una profanazione, o il frutto di una faticosa conquista, al contrario era appagare il loro desiderio di panna liquida, vederla sgorgare dal cazzo e bere, dalla signora, era una gioia profonda per tutti e tre!

Insomma, un po’ per pena un po’ per ribadire quell’estasi trionfale, gli concessi di lavarmi il cazzo, dopo che lo avevo estratto dalle viscere calde della moglie, dopo aver pisciato davanti ai suoi occhi… e così la meraviglia si ripeteva: il mio suddito, sottomesso alla mia varra, si chinò e con grande gusto mi scapocchiò per leccare e pulire tutto il cazzo, fino agli interstizi più nascosti.

Lo faceva con arte e dedizione. Quando ebbe spennellato per bene per qualche minuto, migliorò la nettatura facendoselo scivolare completamente in bocca… su e giù, fino ai coglioni.

Il movimento era ritmico e sensuale, e non posso nascondere che mi stimolò, tanto che il pene mi si gonfiò tra le sue labbra…

Il cornuto stava per raggiungere il suo scopo?

Probabilmente sì, perché un certo calore iniziò a montare attraverso il mio scroto, salendomi per la schiena. Una sensazione mai provata di rabbia sessuale (non saprei descriverla diversamente) mi pervase e la voglia primordiale di confermare il mio primato mi rese violento.

Non accettavo più un rapporto sessuale con un maschio, quasi tremante, per la paura di essere contaminato, di trasformarmi in frocio, invece iniziai a comprendere la potenza della mia bi-sessualità, della mia capacità di primeggiare e violentare quella coppia, dando loro gioia mentre li sfondavo e ne godevo, come schiavi del mio cazzo.

Non posso negarlo, rompere il culo a qualcuno è una cosa che non è solo sesso… ci sono tante altre emozioni innegabili, ancestrali. Se mai è esistito il maschio alpha sicuramente avevo ereditato dal lui il piacere che provavo a infilarmi con decisione in un buco di culo.

Lasciai fare al mio servo che, in ginocchio, mi omaggiava del suo bocchino. Lo presi per la testa semicalva ma non provai ribrezzo, anzi con piacere lo guidai, lo strattonai, per fargli imboccare il cazzo come più gradivo… ma poi la rabbia sessuale aumentò in misura con il cazzo che mi si era rizzato come se non avessi già sburrato da poco.

Senza mai parlare, mi ritrassi e lo tirai su per le orecchie, poi lo guidai fino al cofano dell’auto, dove lo piegai a pecora.

Non se lo aspettava, credo, non era lubrificato, io avevo solo un po’ della sua saliva sul cazzo ma non ne aggiunsi, avevo sentito parlare dell’inculata a secco e quello era il momento buono per attuarla.

Glielo misi tutto in culo senza indecisioni, lui scattò in avanti spontaneamente per il dolore, ma non riuscì a liberarsi. Premendo gli tenni dietro e continuai a sfondarlo.

Riprese padronanza di sé, pur soffrendo era obbediente e di sicuro il desiderio perverso superava il disagio e la vergogna. Tenendolo bloccato per i fianchi lo stantuffai senza tregua, mentre lui non riusciva a trattenere un sommesso lamento a ogni infilata. Ci vollero pochi minuti e contrariamente a quando avevo ritenuto, fui più aggressivo e più arrapato di prima, infine, grugnendo e tremando sulle punte dei piedi, gli sborrai nello sfintere a lunghi fiotti.

Glielo tenni infisso nel culo a lungo, aspettando che il pene scivolasse fuori per stanchezza. Intanto i batti del cuore si stabilizzarono e io tronai ad essere, pian piano, il bravo ragazzo di sempre.

Gli uscii grondante e anche il suo culo emise delle lente scie bianche.

Sorpreso mi accorsi che Giovanna, in vestaglia, era a pochi metri e ci porgeva delle asciugamani da bidet.

Quanto aveva visto? Cosa aveva provato? Non lo saprò mai.

Ci salutammo civilmente, come se tra noi non fosse successo niente di così pregnante e profondo…


Dopo qualche mese iniziò il terribile 2020 con i suoi virus, i lock down, il terrore e per oltre un anno non ci sentimmo più.

Mi ripeto, al di fuori di quel rapporto quasi animalesco e primordiale, sono un bravo ragazzo, ligio e metodico, vivo in famiglia non sono un viveur né un avventuriero… quando il marito di Giovanna si rifece vivo invitandomi a incontrarli ancora, ebbi paura di espormi, paura di viaggiare e anche del pericolo di un improbabile contagio.

Temporeggiai, dimostrai tutta la mia debolezza umana ma loro furono implacabili e, nonostante fossi stato il loro re… mi spodestarono.

Quando capii cosa avevo perduto cercai di tornare sui miei passi, di riconquistare il trono ma era troppo tardi… ero stato sostituito e la storia della mia avventura, unica e irripetibile, si sarebbe persa nell’oblio. Per questo ho deciso di scriverla con onestà e dovizia di particolari, non so se me la pubblicheranno mai, ma io l’ho scritta, l’ho scritta per lei… forse un giorno Giovanna la leggerà, e perché no, anche suo marito.

Anche lui mi aveva dato le più forti emozioni della mia esistenza, soprattutto cedendomi la moglie a buon mercato.

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Scritto da
Giovanna Esse

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