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Erotika
Falso... o Vero!? · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 16 min di lettura

Li possiedo col mio "scettro"

Quasi un orgia... esperienze mai provate, rapporti promiscui, inculate memorabili. Ero il loro re del sesso!

Giovanna Esse
2 anni fa · 386 letture · 0

Ma non avvenne, il mio pescione non era mai stato così grosso e spesso e teneva duro per accontentare la mia puttana.

Finiti i giri libidinosi, iniziò a scopare su e giù, mentre io, stringendole ora i fianchi, ora le tette, le imponevo il ritmo.

Quella posizione le rendeva la figa stretta e serrata come quella di una teen-ager, pertanto il mio pene veniva massaggiato come dalla più prepotente delle seghe. Ma riuscii a resistere ancora e a non eiaculare, nonostante avessi già più volte provato una specie di orgasmo.

Volli cambiare e mi sfilai, lei aspettava, obbediente al mio desiderio.

La volevo di culo, subito si mise a pecora sul sedile, come una cagna si piegava per offrirmi il miglior angolo di penetrazione. Stranamente la costipazione di quello spazio angusto e scomodo, aumentava il piacere e il desiderio anziché sopirlo.

Sudavamo e l’abitacolo puzzava di sesso, di odori intimi saliva: piscio, fregna...

Gliela trovai e la chiavai come fanno i cani, con tutta la forza, con tutto lo sdegno animalesco. Credo che la macchina si muovesse di brutto, sostenendo i colpi con gli ammortizzatori, ma non importava, anzi: avrei voluto essere visto dal mondo intero mentre ghermivo la mia preda saporita.

Arretrai, la leccai, era buona e grondante, ma poi salii di poco, le leccai l’ano, con un gusto animalesco mai provato. Con le dita la aprii e lei non fece obiezioni; raccolsi dalla fessa aperta la bava scivolosa e le umettai lo sfintere... lei non poteva non capire.

Infatti, quando tornai in posizione per darle cazzo, lei non si sottrasse, anzi cercava una posizione di maggior sottomissione che le permettesse il giusto rilassamento anale.

So di avere il cazzo spesso come una lattina di Coca e che non è facile lasciarsi spaccare... ricordai che anche suo marito aveva sofferto quando lo avevo posseduto, ma non potevo avere pietà, e poi, lei non aspettava altro che di soddisfarmi col buco del culo, era evidente.

Feci pianissimo: penetravo di poco, poi mi ritraevo e le permettevo di riprendere fiato. Era un lento lavoro di concentrazione e di piacere, psichico più che fisico.

Mi sorprese perché, puntellandosi solo con la testa, si liberò le mani e le usò per allargarsi la pelle delle prosperose natiche. Non so come feci a non sburrare in quel preciso istante!

Invece, penetrai ancor di più, sentendo che l’ano non era sfiancato e cedevole, al contrario, sembrava di tentare di sfondare un muro di carne... eppure, d’improvviso, sentii, il “plop” della carne che si spaccava. Lei gridò, ma io premetti e le mise tutto il cazzo in corpo.

Mentre prima godeva ma era vigile, il cazzo in culo la pose in una specie di estasi, in cui non era più padrona delle sue emozioni.

Iniziai la penetrazione metodica e profonda, e fu subito evidente che non le sarei mai uscito da dietro se non dopo averle fatto il pieno di liquido seminale; per nulla al mondo avrei rinunciato a quella profonda marcatura, a quel segno tangibile del mio potere su di lei.

Inculata e presa, adesso era la mia femmina, ogni distanza, ogni limite era superato e la confidenza con lei era superiore a ogni distanziamento sociale. Ero come il suo uomo, anzi ora ero io il suo uomo, non c’era altro anfratto da sfondare, non c’era altro possesso fisico o psicologico da raggiungere.

L’inculata profonda, fino al riempimento tramite eiaculazione, non conosce mezze misure. In quell’istante la femmina diventa tua, e per sempre... anche se non la scoperete mia più; chiunque altro dovrebbe sapere che la condividerà sempre, nella sua mente, con chi l’ha inculata a sangue! Perché è certo che lei non lo dimenticherà mai.

Ero in estasi ma lo fui ancor di più quando lei, con una atto di forza su se stessa ebbe il coraggio di sfilarsi da sotto. Mi fece capire che mi voleva seduto!

Il cornuto ci aveva facilitato ogni mossa, ogni desiderio di passione. I seggiolini anteriori erano tutti in avanti, permettendo uno spazio di manovra, ai nostri corpi avvinghiati.

Allora tocco a lei sedersi su di me, ma lo fece di spalle, come non mi aspettavo, manovrò le stessa col mio cilindro di carne, lo inserì di nuovo nell’ano, riprovando ancora una volta l’emozione della “spaccatura”, anzi adesso era tutto più imbarazzante, perché alla minima disattenzione se lo trovava dentro del tutto, fino allo scroto. Ma ormai la libidine poteva più del lubrificante: adesso la mia “vergine” si sacrificava al palo e, senza remore, se lo scendeva tra le natiche come un pistone nel cilindro.

Capii il perché di quella posizione e le fui grato; con lei abbarbicata alle spalliere anteriori vedevo tutto, impazzivo per quello spettacolo ipnotico, unico, che aggiungeva passione al già possente logorio fisico.

Lei guidava, lei inculava, lei stabilì il ritmo di quella danza fatale e oscena, finché sentì che dal mio fungo eretto scaturiva la massiccia dose di sborra, bollente e invasiva.

Dopo i miei mugugni venne la calma e in silenzio, ma l’amplesso di fuoco che ci teneva incastrati, resistette alla nostra spossatezza per molti minuti.

Col mio grosso tappo in corpo per così tanto tempo, avvenne un fenomeno strano... quando finalmente il pene si ritirò fino al punto di non tenere più alcuna erezione, lei si alzò con circospezione, entrambi aspettavamo la colata bianchiccia e calda che sarebbe fuoriuscita immediatamente dopo tanto pompare, e invece nulla.

Si vede che il mio succo era schizzato talmente in profondità nel suo intestino da restarne prigioniero, almeno per il momento.

Anche lei aveva goduto violentemente, anche durante l’anale si era bagnata ed era arrivata almeno una volta. Si ricompose rapidamente, si rivestì e scambiando un veloce saluto, si dileguò nell’ombra.

Ero troppo spompato per replicare... mi chiesi a quel punto che dovessi fare. Lentamente tornai nel mondo reale. Mi sembrava brutto andare via in quel modo... tra l’altro non sapevo nemmeno che fare con la macchina, le chiavi erano nel cruscotto.

Avevo visto dei fazzolettini di carta e forse anche una confezione di tovagliette igienizzanti, sul sedile anteriore, inoltre aveva anche voglia di...

Un toc toc discreto sullo sportello, e mi accorsi che fuori c’era lui.

Aprì e si affacciò nell’abitacolo, con cordialità.

...Tutto bene, ...disse, come per chiedere se avessi gradito un pranzetto al restaurant.

Feci cenno di sì, anche se ero leggermente a disagio, visto che ero nudo dall’ombelico in giù.

...Guarda, purtroppo farti entrare è un casino, mi spiace molto. Ti ho portato dell’acqua e... se non ti fossilizzi e hai bisogno di pisciare, qui fuori è del tutto deserto.

Non me lo feci ripetere, in effetti avevo la vescica piena.

Senza vestirmi ancora scesi e mi allontanai di qualche passo, il marito di Giovanna, pur discretamente, mi chiese se volevo essere aiutato, ma risposi di no. Lo immaginavo dove voleva andare a parare e, sinceramente, ero estremamente soddisfatto… certo, a lei, se avessi avuto la nottata a disposizione sono certo che me la sarei trombata ancora altre volte, fino allo sfinimento, ma al momento con un uomo anziano a pochi metri, il mio cazzo non aveva interesse ed era floscio come una zampogna vuota.

Prima di andare avanti…

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