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Revenge Porn a orologeria · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 12 min di lettura

Una mamma offerta

Effetto sorpresa mozzafiato<. la signora mi paga per ciò che non ho chiesto e mi regala il più bel sesso di sempre.

Giovanna Esse
2 anni fa · 606 letture · 2

Sono mattiniero.

Feci il caffè, preparai la colazione, e alle 8,30 salutai mia moglie che, come d’uso, si avviò verso la reception, dove un minibus avrebbe raccolto i partecipanti per accompagnarli al porto. Rientro previsto dopo le 16, quindi nessuna preoccupazione per il pranzo. Non mi restava che dedicarmi alle mie attività “letterarie”, approfittando del fresco del mattino. Magari più tardi, incalzato dal calore, avrei fatto una capatina in piscina. Di mattina era praticamente vuota… ma onestamente ciò che mi attirava di più era la breve passeggiata e la presenza del Bar, dove alle 12 in punto potevo sorseggiare il mio amato Spritz ghiacciato.

Dopo circa un’ora preferii sistemarmi nella casetta, dove c’era un invitante condizionatore ben calibrato.

E, dopo altri 10 minuti… la porta socchiusa si spalancò.

Nel riquadro accecante di luce esterna una silhouette si stagliava, ci misi pochi secondi a capire che si trattava di Rosa, incredibilmente materializzatasi dove non avrebbe dovuto essere… e soprattutto senza un motivo plausibile.

Mi alzai di scatto, per fortuna ero in pantaloncini. Ripresomi, non volli rimarcare sul fatto che, comunque, si bussa alle porte, specialmente se inattesi…

“Oh… Rosa? Che ci fai qui… è successo qualcosa?” effettivamente ora che la distinguevo meglio si vedeva che era tesa e quasi infelice; nonostante questo era bella, più che mai attraente. Aveva il solito costume nero che le stava divinamente e una camiciola ecru di canapa grezza, senza bottoni.

“Sono rimasta al Villaggio, ho detto che mi faceva male la pancia…”

“Mi dispiace molto… vuoi che ti accompagni in Farmacia…?”

Lei fece qualche passo in avanti e poi accostò la porta dietro sé.

“Ma tu guarda: il carnefice che si vuol prendere cura della vittima” abbozzò quel suo mezzo sorriso amaro.

Non sapevo cosa dire, dal giorno prima niente era cambiato se non in peggio.

“Ragazza mia, scusa, ma io proprio non so a cosa ti riferisci… ma, scusa, tuo marito, le bambine?”

“Ah, ah… il lupo continua a fare l’agnello? No, non temere, sono sola… sono qui a tua disposizione, “maestà”! E comunque, tranquillo, i miei sono andati alla gita e tua moglie con loro.”

Continuavo ad essere confuso ma preferii non esprimermi ancora, volevo capire finalmente, e poi… cosa aveva detto di me: il lupo? Ebbene, il lupo perde il pelo… e lei era bellissima, così vicina, potevo sentire il profumo del suo fresco deodorante. E se era una matta… “ebbene si vedrà: per il momento non era armata e poi, anche di femmine matte e imprevedibili, ne avevo conosciute tante.

“Allora, maestà?” mi incalzò “hai deciso cosa vuoi? Denaro? Non voglio credere, signor Giorgio: noi non ne abbiamo e non mi sembri così miserabile… cosa vuoi? Vuoi sfruttarmi? Vuoi comandarmi… vuoi possedermi, da vecchio porco quale sei?”

“Ma, Rosa, io non …”

“E smettila, sei esaurente! Sono 3 giorni che giochi con me… stai facendo come il gatto con il topo!”

Quasi a dimostrazione del suo sfinimento sedette sul nostro letto, ancora disfatto dalla nottata.

“Vuoi una sedia?” dissi sincero “non ti aspettavo, è tutto in disordine… e…”

Lei mi ignorò totalmente e riprese in tono più stanco e sottomesso.

“Dai, dimmi cosa vuoi e facciamola finita, Giorgio. Questa cosa mi logora da anni… anche mio marito, orami qualcosa l’ha intuito da tempo… lui non è mai esplicito ma credo che qualcosa sappia… il paese è piccolo!”

“Sì… ma io …”

“Ma tu, ma tu…basta, mi hai sfinita: ma che faccia conosciuta… non so dove ma mi pare di averti già vista… il tuo volto … e dai, Giorgio, siamo adulti. Potresti essere mio padre…”

Mentre pensavo “ma questa che cazzo vuole da me” e cercavo un appiglio una parola che le facesse sputare il rospo, per riprendere il controllo di se stessa, lei lentamente, come se qualcuno glielo avesse imposto, a la testa bassa iniziò a levarsi di dosso la camiciola chiara.

Ora, un po’ ci si vedeva nella casetta buia e devo dire che osservarla così remissiva, così disponibile mi fece un certo effetto, anche a livello virile.

Magari soffriva di un qualche tipo di crisi, meglio aspettare, ma intanto il vecchio lupo venne sfiorato da una intuizione: “e se fosse ninfomane?” ma no, non mi sembrava tipo e poi, perché fare tutto quel casino per stare con chi poi. un vecchio che forse non poteva nemmeno soddisfarla con la dovuta vigoria.

“Tu sei un porco, re Giorgio… te l’ho letto negli occhi dal primo momento… spero di sapere cosa vuoi… e io solo questo ti posso dare, Giorgio? Vuoi sesso? Vuoi il mio corpo?”

“Tu… sei una donna bellissima… ma io …in che senso dici?”

“Dai, lo sai bene: mi hai riconosciuta vero? Sono io… sì io quella che, a 18 anni, stupida e abbagliata dall’eccitazione…

Anche noi abbiamo scritto sai? anche mio padre ha provato di tutto, ma da qualche parte sempre può sbucare, e allora? Sai, avevo pensato perfino di farmi una plastica per uscire dall’incubo che mi perseguita…”

Poi, fissandomi apertamente:

“Allora, Giorgio, mi vuoi? Ti basto?

Ti do tutto, Giorgio, ma non tradirmi… ti do tutto, ma ti giuro che se mi sputtani dopo questo, sarei capace di qualsiasi cosa: q u a l s i a s i !”

E da quel momento le parole non servirono più.

Nel farmi intravvedere il suo dramma Rosa, sottomessa e femminile, mi poteva anche aver colpito dal lato umano ma adesso la mia eccitazione era partita in quarta e la sua avvenenza non permetteva ripensamenti.

Non toccava a me fare il “maschione” instancabile ma sinceramente avrei approfittato di quella donna… e quando mi capitava più? Erano anni che potevo solo desiderare una femmina così e, probabilmente, sarei morto senza assaggiarne una mai più.

Rosa girò intorno al lettone e sedette di nuovo, ma questa volta davanti a me. Fu lei stessa a tirare il pantaloncino verso il basso, liberando il mio cazzo, meravigliosamente barzotto. Non ho nessun farmaco per farlo duro (oh, come lo avrei desiderato in quel momento) ma comunque si prospettava battaglia e ora toccava al vecchio fucile non abbassare troppo presto la guardia.

Rosa era troppo bella, troppo arrapante, troppo remissiva e disponibile, meglio e più di qualsiasi puttana d’alto bordo… e poi quell’intrigo era così eccitante.

Mi prese il cazzo… non so se fingeva ma il suo odio era scemato, cominciò a fare quel che faceva ma senza mortificarmi, comunque era chiaro che ormai piaceva pure a lei.

Dopo oltre 10 anni di alterne vicende il mio cazzo entrò tra le labbra della fantastica signora e la mia capocchia rinacque a nuova vita, inturgidendosi per raggiungere la sua gola delicata. Piano piano il cazzo si fece duro: era con me in quel frangente e non voleva darmi dispiaceri.

Ormai c’eravamo dentro fino al collo. Senza nemmeno preoccuparci della porta appena socchiusa, la spinsi delicatamente sul letto di schiena, poi le scesi sopra e mi trovai su le a 69. Da sopra lo slippino sentii finalmente il suo odore di femmina, la sua frega sapeva di caldo, mi attraeva. Le scesi le mutande e me la mangiai! Il mio desiderio, la mia bramosia dovettero risultare così persuasivi che la signora si lasciò completamente andare, si bagnò senza poterlo nascondere e io me la bevvi, leccando da quella coppa preziosa, suggendo tra i peli scuri, lo scrigno vellutato del fiore bollente, era lievemente sfiancato dalle gravidanze… proprio come avevo intuito (e adorato) da vecchio marpione.

Un po’ dimentico che la piccola donna mi stava sotto ebbi poco rispetto per la sua bocca ma, forse per non contrariarmi, Rosa accettava quel pompino così profondo da sembrare una chiavata in gola.

… e accettò pure di mostrare tutto il suo piacere, perché mi venne in bocca, aggiungendo nuovi sapori agli estratti preziosi della sua vagina.

Prima di andare avanti…

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