Musica per le mie orecchie. Mentre lei ancora mi attaccava tutto il pippone su chissà quale ristorante, io avevo già riaperto la chat con il tipo e gli stavo scrivendo: "Sì guarda, ci sono. Però ahimè ho fatto una cazzata, sono senza chiavi e i miei non ci sono... non è che puoi venire direttamente tu da me? Sennò se esco poi non riesco più a rientrare in casa".
Insomma, gli ho tirato in faccia la prima stronzata monumentale che mi è venuta in mente. Conosco i miei polli e questo, per fare la parte del finto ragazzo alternativo e galantuomo, avrebbe palesemente insistito per portarmi fuori in qualche locale, per fare la bella figura di quello che offre da bere e ti corteggia. E io non avevo nessuna, ma proprio nessuna voglia di perdere tempo in chiacchiere da bar, né tantomeno di togliermi il pigiama... se non per farmelo sfilare direttamente da lui.
Lui abbocca e accetta. Sinceramente, non so con che cazzo di aspettative stesse venendo da me. In tutte quelle chat non avevamo mai messo davvero le carte in tavola su cosa stessimo cercando. Sapevo che lui faceva il paladino della "relazione seria", ma vacci a capire se era convinto davvero o se era solo la solita tattica pietosa per farmi abbassare le difese ed entrare nelle mie mutandine.
Comunque, tempo zero ed è sotto casa. Mi fa uno squillo per farsi aprire e, quando l'ascensore si ferma al mio piano, me lo trovo davanti. È palesemente in panico, imbarazzatissimo. Però... cazzo. È bello. Ma soprattutto è alto. Sarà stato sopra il metro e novanta, e come vi dicevo prima, a me dover alzare la testa per guardare un ragazzo fa subito scattare qualcosa di caldo laggiù. Ricciolino, profumato, tutto curato nei minimi dettagli. E incredibilmente goffo.
Lo faccio entrare e ci piazziamo sul mio divano. Il contrasto tra noi due è quasi comico, una scena pietosa. Lui è vestito tutto carino: jeans perfetti, felpa giusta. Io? Io sono letteralmente un cesso. Indosso un felpone di pile grigio informe, un paio di pantaloni della tuta che hanno visto giorni decisamente migliori, e me ne sto lì, sbracata, a piedi nudi appoggiati morbidamente sul divano. Zero trucco, zero inganni.
Lui abbocca e accetta. Sinceramente, non so con che cazzo di aspettative stesse venendo da me. In tutte quelle chat infinite non avevamo mai messo davvero le carte in tavola su cosa stessimo cercando. Sapevo che lui faceva il paladino della "relazione seria", ma vacci a capire se era convinto davvero o se era solo la solita tattica pietosa per farmi abbassare le difese ed entrare nelle mie mutandine.
Comunque, tempo zero ed è sotto casa. Mi fa uno squillo per farsi aprire e, quando l'ascensore si ferma al mio piano, me lo trovo davanti. È palesemente in panico, imbarazzatissimo. Però... cazzo. È bello. Ma soprattutto è alto. Sarà stato sopra il metro e novanta, e come vi dicevo prima, a me dover alzare la testa per guardare un ragazzo fa subito scattare qualcosa di caldo laggiù. Ricciolino, profumato, tutto curato nei minimi dettagli. E incredibilmente goffo.
Lo faccio entrare e ci piazziamo sul mio divano. Il contrasto tra noi due è quasi comico, una scena pietosa. Lui è vestito tutto carino: jeans perfetti, felpa giusta, capelli in piega. Io? Io sono letteralmente un cesso. Indosso un felpone di pile grigio informe, un paio di pantaloni della tuta che hanno visto giorni decisamente migliori, e me ne sto lì, sbracata, a piedi nudi appoggiati morbidamente sul divano. Zero trucco, zero inganni.
Lui va in tilt e inizia a straparlare. Ma a raffica proprio. Tira fuori le solite chiacchiere di circostanza, vuote, sparate a macchinetta solo per riempire il silenzio e mascherare la tensione che si tagliava col coltello. Io lo lascio fare. Lo guardo, mezza divertita e mezza eccitata. Per qualche motivo, a me queste situazioni non imbarazzano per niente, anzi... mi mettono in una posizione di puro controllo che mi fa impazzire.
Lo fisso mentre balbetta mezza cazzata su non so cosa, e intanto noto come, millimetro dopo millimetro, stia cercando di accorciare le distanze tra noi sui cuscini. Si avvicina piano, scivolando impercettibilmente verso di me, cercando disperatamente di prendere coraggio per fare la prima vera mossa. E io, immobile sotto il mio strato di pile, sentivo già il respiro farsi più pesante, aspettando solo che mi mettesse le mani addosso.
alla fine, alleluia, ce la fa.
Mentre continua a blaterare non so quale altra mezza cazzata per riempire il silenzio, azzarda la mossa e mi piazza una mano sulla coscia. La sento pesante, calda, premuta sopra il tessuto rovinato dei miei pantaloni della tuta. Solo che la lascia lì, ferma, immobile.
A quel punto, onestamente, mi ero già rotta di sentirlo parlare. Lo guardo, faccio un mezzo sorriso malizioso e, ridacchiando, gli butto lì la provocazione: "Guarda che quella mano la puoi mettere anche un po' più su, eh".
Lui deglutisce. Mi guarda con quegli occhi da bravo ragazzo e mi risponde con un filo di voce: "Mi piacerebbe". Però non lo fa. Si blocca. Era un palese invito, servito su un piatto d'argento, ma lui niente, paralizzato dall'imbarazzo.
Fortunatamente, quantomeno capisce che è il momento di zittirsi. Si sporge e finalmente mi molla un bacio.
All'inizio ci va piano, quasi timido. Mi accarezza il viso con una mano, sfiorandomi la guancia con il pollice, mentre le sue labbra cercano le mie in modo delicato, quasi chiedesse permesso. Ma io avevo un disperato bisogno di sentirmi viva quella sera. Socchiudo le labbra, catturo la sua bocca e trasformo quel bacio incerto in un limone disperato e profondo. Affondo le mani nei suoi riccioli perfetti, stringendo le dita e tirandoli appena per spingerlo contro di me. Sento il suo respiro farsi pesante, la sua lingua che finalmente prende coraggio e inizia a giocare con la mia, assaggiandomi, mentre io me lo mangio letteralmente con un desiderio che covavo da settimane.
È un contrasto pazzesco: lui così cauto, con quella mano ancora ferma, inutile, sulla mia coscia, e io che lo bacio con una fame quasi animale.
A una certa, la pazienza finisce. Voglio che mi tocchi. Stacco una mano dai suoi capelli, afferro la sua mano, quella ancora parcheggiata sulla mia gamba e la trascino su, senza troppi complimenti, incastrandola esattamente in mezzo alle mie cosce. Proprio lì. Sulla mia figa.
Premo il suo palmo contro il tessuto spesso della mia tuta, facendogli sentire tutto il calore che stavo sprigionando. Mi stacco dal bacio, col fiato corto e le labbra umide, lo guardo dritto negli occhi e lo provoco con un sorrisetto sfacciato: "Dai, non fare il timido... non è che sei vergine?"
Bingo. L'orgoglio maschile fa miracoli. Sento le sue dita che, finalmente, iniziano a muoversi. Comincia a premere, a massaggiarmi e a strofinare proprio lì dove pulsavo da ore, facendomi sfuggire un mezzo sospiro. Mamma mia, finalmente.
Lo vedo avvampare, imbarazzatissimo per la mia sfacciataggine, ma con un guizzo di coraggio improvviso in corpo mi fissa e mi risponde: "No, ma che vergine... dai."
Lo lascio fare. Per qualche minuto mi godo semplicemente la sensazione della sua mano grande che preme, sfrega e massaggia proprio lì, contro la cucitura spessa della mia tuta. Chiudo gli occhi, mi lascio scappare un gemito basso e roco, e gli sussurro contro le labbra: "Sì... sì, così, cazzo".
Mamma mia, quanto lo volevo. Sentivo un calore che mi irradiava ovunque, tutta la tensione e la frustrazione accumulate in settimane di astinenza che stavano letteralmente per esplodere sul divano di casa mia.
La pazienza, però, non è decisamente la mia virtù principale. E anche lui, palesemente, sta finendo la scorta di autocontrollo. Afferro le sue spalle larghe, mi sollevo di scatto e, in un secondo, mi butto direttamente a cavalcioni su di lui. Sento subito la sua erezione, dura e prepotente, che preme da sotto i jeans contro la mia intimità, ed è una sensazione che mi fa sgranare gli occhi. Le sue mani scattano sui miei fianchi nudi, stringendoli con forza per tenermi ferma contro di lui.
Inizio a spogliarlo. Senza chiedere il permesso, gli afferro il fondo della felpa e gliela sfilo dalla testa in un colpo solo, scompigliandogli tutti i suoi amati riccioli perfetti. Poi passo a me. Mi tolgo quel felpone di pile orrendo, lo lancio da qualche parte sul pavimento e rimango solo in reggiseno.
