Squilla il cellulare, riconosco la suoneria, è Antonio: “Ciao, non mi aspettavo di risentirti così presto.”
“Ciao”, mi risponde Antonio “sei ancora nei paraggi? C’è un nostro amico che vorrebbe salutarti.”
“SI, partirò tra cinque giorni, posso passare da te domattina verso le dieci, puoi dirmi chi è il nostro amico?”
“NO, ti garantisco che sarà una sorpresa.”
“Va bene, pranziamo insieme?”
“Più che un pranzo faremo degli spuntini durante le pause, ci vediamo domani.”
Antonio ha stuzzicato la mia curiosità, chi è l’amico misterioso e cosa intendeva con spuntini durante le pause?
L’indomani mi presento puntuale da Antonio che mi attendeva sulla porta, mi fa accomodare e come entro mi sento venire meno, in sala c’è Roberto!
“Cosa ci fa lui qui?” esclamo rivolgendomi ad Antonio.
“Calmati, non avere timore, Roberto è qui perché ha qualcosa da dirti.”
Vedendo che ero sul punto di esplodere Roberto iniziò subito a parlare: “Scusami Mario, ti ho visto giorni fa mentre uscivi da casa di Antonio e gli ho chiesto di invitarti per potermi scusare con te, è da parecchio tempo che volevo farlo ma non sapevo come contattarti. Perdonami per quello che ti ho fatto ma da ragazzo subivo l’influenza di quel delinquente di mio padre. Crescendo sono riuscito ad allontanarmi da lui e ho cercato di riappacificarmi con tutti i ragazzi che avevo bullizzato.”
Intervenne Antonio: “È vero, noi ci siamo riappacificati tanto tempo fa, l’altro giorno eravamo impegnati in altro e non ho pensato di parlartene.”
Ho guardato entrambi, poi ho teso la mano a Roberto che me l’ha stretta con energia.
Mentre ci stringevamo la mano, lo tirai verso di me, l’abbracciai e gli sussurrai all’orecchio:” Ti perdono, ma non pensare di cavartela così.”
Ci sedemmo in cucina e mentre sorseggiavamo il caffè parlavamo dei vecchi tempi, ricordando i giochi che facevamo per strada e di come approfittavamo di alcuni giochi per palpeggiare le ragazzine.
Antonio iniziò a parlare anche delle nostre prime esperienze sessuali, ci ricordò di quando ci riunivamo nel vecchio cinema abbandonato per masturbarci in compagnia, mentre lui parlava io guardavo Roberto, mi accorsi che il suo sguardo era triste, poggiai la mia mano sulla sua e gli chiesi: “Cosa c’è?”
Niente mi rispose lui, ma i suoi occhi erano lucidi e tratteneva a stento le lacrime, io ho insistito e lo pregai di sfogarsi.
Roberto si lasciò andare e iniziò a parlare: “Per colpa della mia prepotenza sono stato allontanato da tutti voi, non ho potuto mai partecipare ai vostri giochi e ho iniziato a cercare la compagnia di ragazzi più vecchi di me, ma con loro ero io a subire la loro prepotenza.”
Antonio, che è stato sempre il comico della compagnia, cercò di sdrammatizzare e sorridendo gli chiese: “Cosa vuoi dire, hai assaggiato qualche cazzo?”
Roberto annui e continuò nel suo intento consolatorio:” Cosa vuoi che sia, più o meno tutti l’abbiamo preso in quel posto, non è poi così male. Non fare la vittima sono convinto che un pò ti è piaciuto.”
Intervenni io:” Antonio tu sei sempre stato uno stronzo, con le tue cazzate ci hai sempre fatto ridere e ci hai letteralmente preso per il culo, praticamente ci hai inculati tutti senza mai ricambiare.”
“Non è vero” replicò Antonio, “I gemelli mi facevano anche dei pompini favolosi.”
Scoppiammo tutti a ridere.
Misi una mano sulla coscia di Roberto e gli chiesi:” Sono stati solo momenti spiacevoli? Non hai mai provato piacere? Quando tu mi scopasti nella tua cantina mi piacque molto, arrivai quasi all’orgasmo, ero arrabbiato solo per la prepotenza subita e per la mia passività.”
Roberto ammise che era successo anche a lui di bagnarsi per il piacere.
Antonio prese la palla al balzo, tirò fuori il suo bel bastone e glielo mise in mano, “Ti piace sentire il mio cazzo?”
Roberto cominciò a segarlo e quando fu abbastanza duro lo scappellò, gli leccò per bene il glande e poi lo ingoiò tutto, solo allora rispose:” Buono, anche se è un po' piccolo.”
La scena era molto eccitante, Roberto diede un’occhiata al mio pacco e, vedendo che anche il mio cazzo era pronto, me lo tirò fuori e lo prese in bocca.
Ci spogliammo e iniziammo a giocare, cominciammo a rincorrerci nudi per casa e quando qualcuno veniva preso era costretto a soddisfare gli altri due, mentre uno l’inculava l’altro lo scopava in bocca.
Antonio era velocissimo, Roberto era il più forte così per la maggior parte del tempo ero io a godermi le loro mazze.
Dopo un paio d’ore di giochi i nostri cazzi avevano bisogno di una pausa e ne approfittammo per farci un piatto di spaghetti.
Eravamo tornati ragazzi e continuavamo a giocare anche mentre mangiavamo, stuzzicavamo i nostri cazzi con i piedi e ogni tanto qualcuno lanciava un urlo di dolore per aver ricevuto un calcio nelle palle.
Il secondo round ebbe inizio quando mi misi a quattro zampe e chiesi ad Antonio di scoparmi con il braccio, lui lubrificò per bene il mio culo, unse le sue braccia e iniziò a penetrarmi.
Roberto mi mise il suo membro in bocca e, quando Antonio spingeva il suo arto in fondo al mio intestino, lui mi ficcava il suo cazzo in fondo alla gola.
Grazie al lavoro della mia bocca e allo spettacolo offerto dal mio culo che si prendeva tutto il braccio di Antonio, Roberto durò poco e mi scaricò in gola una bella sborrata, si stese esausto e disse:” Cazzo, voglio provarlo anche io.”
“Cosa” chiedemmo io e Antonio, “Vuoi prenderlo o metterlo?”
Roberto rispose:” Voglio prima essere sfondato e poi voglio sfondarvi entrambi contemporaneamente.”
Visto che Antonio era ancora intento a spaccare il mio culo infilandoci anche tutte e due le braccia, toccò a me soddisfare Roberto, lo invitai a mettersi davanti a me e ad allargare per bene le chiappe, gli scaricai addosso mezzo barattolo di gel lubrificante e iniziai a penetrarlo, lui si accorse che cercavo di entrare gentilmente e mi disse:” La mano puoi inserirla tranquillamente, sii gentile dal gomito in poi.”
Ruppi gli indugi, il braccio entrò facilmente fino al gomito poi avanzai con cautela, centimetro dopo centimetro e mi fermai solo quando fui tutto dentro il suo corpo.
Roberto gemeva e io non riuscivo a capire se lo facesse per il dolore o per il piacere. Fu lui a dissipare il mio dubbio, iniziò a tremare e a contrarre i suoi glutei pregandomi di continuare, poi emise un gemito più intenso e sborrò copiosamente
Continuammo così fino a quando Antonio non si sfilò dal mio culo e volle provare anche lui il piacere di essere sfondato, offrì anche lui il suo culo e io lo riempì a dovere.
Roberto mi diede il cambio e provò anche lui la gioia di spaccare i nostri culi con le sue braccia.
Quando ci stancammo di quel gioco, Roberto ne propose uno nuovo, fece sdraiare Antonio e si impalò sul suo pene, quindi, e mi chiese di infilare anche il mio cazzo, cosa che feci molto volentieri,
Fu molto difficile resistere al piacere provocato dalla condivisione dello stesso buco con un altro pene.
I giochi continuarono fino a sera, ognuno di noi aveva sempre almeno un buco pieno da un cazzo o da una mano, non fu sprecata nemmeno una goccia di sborra e ci fermammo solo quando le forze ci abbandonarono.
Cenammo insieme poi ci abbracciammo e io li salutai dicendo:” Ragazzi non ho mai goduto tanto.”
“Anche noi” risposero loro, salutandomi sventolando i loro cazzi.
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