«E cosa ne dice se glielo facessi anche infilare nel culo?»
L'amministratore sobbalzò sulla poltrona:
«Non chiedo di meglio!»
Franca si ricompose con flemma e tornò a sedersi di fronte a lui.
«Allora, siamo d'accordo per le mensilità?»
Sollevò la mano, mostrando tre dita inequivocabili.
«E va bene! Ma ci tengo a dirle che sono un sacco di soldi. Ci sto rimettendo» mugugnò lui, vincendo una finta resistenza.
Franca sciolse i nastri della vestaglia, allargando le gambe senza pudore.
«E quando avrebbe intenzione di chiudere questa, ehm, transazione?»
«Per me andrebbe bene anche subito» ansimò l'uomo, ormai visibilmente febbricitante.
«Come vuole».
Franca si alzò di nuovo, sfilandosi del tutto la vestaglia per rimanere completamente nuda, e gettò l'indumento sul bracciolo del divano.
«Si volti, la prego. Si faccia ammirare ancora da dietro» supplicò l'amministratore.
Franca obbedì, voltandosi.
L'uomo, estasiato da quello spettacolo, si portò una mano all'inguine, massaggiandosi con avidità.
«Molto bene! Ora può voltarsi e rimettersi a sedere».
Lei tornò a sedersi in punta di cuscino, tenendo le ginocchia serrate e coprendo istintivamente il seno con le braccia incrociate.
«Avanti, non sia timida! Mi faccia vedere un po' di figa» sibilò lui.
«Beh, almeno mi fa piacere che continuiamo a darci del "lei". Almeno quello!» ironizzò Franca, prima di divaricare bruscamente le gambe.
Dall'altra parte, l'amministratore si slacciò la cintura, calandosi calzoni e mutande in un sol colpo; impugnò il membro e iniziò a masturbarsi con furia.
«Di più! Di più! Le voglio vedere spalancate quelle gambe. La figa! La figa!» urlava, perso nel delirio.
Franca arretrò con la schiena contro lo schienale del divano, sollevò le ginocchia e spalancò le cosce al massimo della loro estensione. L'uomo, giunto a un punto di ebollizione, si fermò un istante a osservarsi, si ritenne soddisfatto, si sfilò del tutto i pantaloni e le mutande rimanendo nudo ma bizzarramente con ancora indosso scarpe e calzini, e si alzò in piedi, avanzando con il membro eretto verso di lei.
«Ora prendimelo in bocca. Vediamo se sei brava quanto dici» ordinò con arroganza.
Franca afferrò il membro con due dita, dipingendo sul volto una smorfia di aperto disgusto; si chinò e iniziò l'opera.
«Ecco, così. Brava! Succhia, troia!» incitava l'amministratore, afferrandole i lati della testa con le mani per imprimerle il ritmo, finché, dopo qualche minuto di interazione concitata, la respinse all'indietro. «Per il momento può bastare. Ora andiamo sul letto; voglio scopare».
«Sul letto no!» protestò Franca, irrigidendosi di scatto.
«No?! E perché no? E dove, allora?» domandò l'altro, totalmente disorientato.
«Nel mio letto tu non ci entri. Se proprio lo dobbiamo fare, lo facciamo qui».
«Sul divano?»
«Sul divano! O così o non se ne fa niente».
Senza attendere repliche, Franca si voltò, offrendogli la parte posteriore.
«Dai, scopami. Così la facciamo finita».
L'atto si consumò rapidamente sul sofà, ma sul più bello l'uomo rincarò la dose:
«Ora te lo metto in culo».
Franca scattò all'indietro, sollevando la testa di colpo:
«Nel culo, no! Credo che a questo punto possa bastare» e, alzando la voce in direzione del corridoio: «Piero…»
«E chi cazzo è Piero?» guaì l'amministratore, bloccandosi di soprassalto, ancora dentro di lei.
Franca si sfilò con un movimento secco, si alzò in piedi e indossò nuovamente la veste da camera. Dalla porta della camera da letto sbucò Piero, reggendo tra le mani un computer portatile con lo schermo aperto. L'amministratore fissò il nuovo arrivato con gli occhi sbarrati dalla paura e dallo smarrimento.
«Come è venuta?» chiese Franca rivolgendosi al complice.
«Come è venuta cosa?» gracchiò l'uomo.
«Ma come, cosa? La registrazione».
«Quale registrazione?»
Piero fissò il monitor, sorridendo compiaciuto:
«È venuta una meraviglia!»
«Come, come? Non mi verrete a dire che mi avete registrato? Bastardi, farabutti! E come avreste fatto?» urlò l'amministratore, paonazzo di rabbia.
«Con delle microcamere spia; ne ho messe ben tre nel soggiorno per essere sicuro di coprire ogni porzione della stanza. E, se me lo consentite, devo dire che siete molto fotogenici. Lei in modo particolare» spiegò placido Piero.
«Dove sono queste microcamere?»
Piero indicò i punti strategici: «Una, due e tre».
«Ma lei chi è?»
«Permetta che mi presenti: Piero, tecnico informatico ed esperto in video di sicurezza» recitò lui con ironia sfacciata. «Le darei anche il mio biglietto da visita ma purtroppo li ho finiti».
Fuori di sé, l'uomo cercò di avventarsi sul portatile.
«Datemi subito la registrazione!»
Piero si scostò con agilità.
«Gliela darei volentieri! Ma non è più su questo PC: al momento è sul server della mia ditta. Ma se mi dà un suo indirizzo di posta elettronica sarò ben lieto di inviarle il filmato completo; ma mi deve solo dare il tempo di provvedere al montaggio e, magari, di metterci una bella musichetta allegra di sottofondo».
«Pezzo di merda!»
«Amministratore, sarà meglio che provveda di tasca sua a quelle rate scadute» lo interruppe Franca con gelida autorità. «Ed è ovvio che farà lo stesso anche per quelle che verranno. A meno che non voglia vedere quel video finire in rete. Chissà che cosa direbbe sua moglie?»
«Stronzi! Farabutti!»
«Ha parlato il galantuomo!» replicò lei.
L'uomo, ormai goffamente rivestito, si precipitò verso la porta d'uscita con la morte nel cuore, e sibilò furioso:
«Ma non finisce qui».
Franca lo salutò con la mano, stampandosi un sorriso smagliante sulle labbra:
«Ciao, ciao».
Richiusa la porta alle spalle dello sconfitto, Franca si volse verso Piero:
«Ora io vado a farmi una doccia così da togliermi di dosso questo schifo. Tu aspettami qui. Non ci metterò molto».
Piero si accomodò sul divano mentre lei spariva nel bagno.
Poco dopo, Franca fece ritorno in soggiorno, rivestita di tutto punto. Si avvicinò a Piero e gli porse una corposa mazzetta di banconote.
L'uomo la guardò sbalordito.
«E questi cosa sono?»
«Per ringraziarti di quello che hai fatto».
«Ma io non li voglio i tuoi soldi! E poi, scusa, non mi avevi detto di essere in bolletta, da non riuscire a pagare l'affitto; tanto che ci siamo ritrovati in questa situazione?»
Franca scoppiò a ridere.
«Non è vero niente! Volevo togliermi di torno quel tizio che continuava a sbavarmi dietro. Così non ho pagato le rate di affitto di proposito. Sapevo che sarebbe venuto a bussare alla mia porta, e sapevo come sarebbe andata a finire».
«Sei diabolica!» esclamò Piero, scuotendo la testa.
«Beh, anche tu sei stato bravo con quelle microcamere spia».
«Tre scatolotti, delle lenti, e un poco di colla. Sembravano quasi vere» ammise lui ridendo.
«Davvero non li vuoi questi soldi?»
«Non se ne parla!»
«Allora permettimi di ringraziarti in un altro modo, e come si deve».
Senza aggiungere altro, Franca si inginocchiò sul tappeto davanti a Piero. Con gesti rapidi gli abbassò la cerniera dei calzoni, liberò il membro e, senza indugio, lo prese in bocca, avviando un ritmo profondo e deciso.
Piero abbandonò la testa all'indietro, chiudendo gli occhi mentre l'ondata di piacere montava inesorabile. Franca continuò a lavorare di bocca con ritmo costante, accompagnando ogni movimento con un'attenzione minuziosa. Passarono così diversi minuti, scanditi soltanto dal suono leggero del respiro di entrambi e dal crescendo lento e inesorabile della tensione. Quando l'estasi arrivò quasi al limite del sopportabile, Piero inarcò leggermente la schiena.
«Sto per venire» mormorò con un fil di voce.
«Dai. Vieni» lo incoraggiò lei con voce attutita.
«Sì. Vengo. Godo!» esclamò lui, mentre il volto gli si distendeva in un'espressione di pura e rilassata beatitudine.
Il suo corpo si accasciò contro lo schienale del divano e ogni muscolo si sciolse in un appagamento profondo e spossato. Ansimando leggermente, rimase per qualche istante ad assaporare la fine dell'ondata prima di ritrovare la parola.
«Cazzo, che pompino! Se dovessi avere bisogno di altri favori, non esitare a chiedere».
«Ci puoi contare. Sicuro!» replicò Franca, ritirandosi lentamente dalle labbra il membro dell'amico, lasciando che un sottile rivolo di sperma le scivolasse via dal mento.
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