All’apertura della porta, si accendono automaticamente le luci che, per la camera scelta da Alberto, sono una miriade di LED blu alle pareti e, sul soffitto nero, LED puntiformi bianchi che simulano un cielo stellato. Il tutto si riflette sui numerosi specchi posti a lato e sopra il letto.
L’effetto è davvero kitsch e, specialmente se si è un po’ brilli come lo sono io, piuttosto disorientante, ma ci pensa Alberto a guidarmi. Mi aiuta a sfilarmi il giacchino e mi accompagna fino al bagno dove faccio pipì. Quando esco, è lì ad attendermi: mi prende entrambe le mani e mi tira a sé. Mi bacia e mi stringe, facendomi sentire la sua prepotente erezione contro il ventre.
Inizio ad ancheggiare lentamente per comunicargli che gradisco molto avere il suo pacco attaccato al mio corpo.
Proseguiamo così per qualche minuto, quindi le nostre mani, rimaste inattive troppo a lungo, riprendono a lavorare con insistenza sulle reciproche parti intime.
“Sei già bagnata…” osserva.
“Beh, con quello che mi hai fatto in macchina e che mi stai facendo adesso, cosa ti aspettavi?” rispondo ridendo. “Tu, piuttosto: che razza di pisellone hai questa sera? Mi sembra più grosso del solito…”
“Non credo. Secondo me, è la tua voglia che oggi è spropositata.”
“Mmm… Penso che tu abbia ragione.” concludo.
Mi stacco da lui e mi porto verso il letto. Mi ci siedo e lui mi è di fronte. Gli slaccio i pantaloni e li abbasso. Lui si toglie la camicia e rimane in boxer. Guardo in uno degli specchi laterali e trovo la scena riflessa a dir poco esaltante.
Inizio a massaggiargli il pacco continuando a guardarmi. Alberto se ne accorge e fa lo stesso. Volto lo sguardo verso di lui e gli dico: “Sembriamo i protagonisti di un porno…”
“Già!” replica sorridendo.
La mia bocca reclama la sua colonna di carne, perciò non indugio oltre e abbasso il pantaloncino. Il membro scatta fuori e io lo catturo al volo tra le labbra. Le prime cinque o sei pompate che gli do sono potenti, poi proseguo più delicatamente usando principalmente la lingua.
Sono consapevole che Alberto vorrebbe farsi la prima sborrata nella mia avida bocca, ma io ho altri piani e una passera che reclama di essere riempita di cazzo. Perciò, non insisto troppo con il pompino. Mi stacco, mi sdraio sul letto e lo invito a togliermi le scarpe e a sfilarmi i fuseaux.
Alberto esegue diligentemente. Appena termina, arretro e divarico le gambe, stuzzicando il suo feticismo per la mia biancheria intima. Senza esitare, Alberto tuffa il volto tra le mie cosce e la sua lingua non mi risparmia nulla delle sue abilità.
Nel frattempo, nello specchio attaccato al soffitto, mi godo nuovamente l’oscenità della nostra immagine, resa ancor più intrigante dai giochi di luce generati dai LED che, assieme al piacere che Alberto mi sta dando, contribuiscono a mandarmi fuori di testa.
Ad un tratto, decide che è arrivato il momento di scoparmi. Mi sfila velocemente le mutandine, si inginocchia tra le mie cosce e mi trafigge con il pistolone. Ho la fica talmente allagata che il suo dardo entra senza esitazioni.
Istintivamente, divarico le gambe al massimo e mi abbandono al martellamento dei colpi che assesta con ritmo metodico e sostenuto.
Per questa prima parte del nostro amplesso, decido di lasciarmi scopare come preferisce, accantonando momentaneamente il dominio che normalmente esercito su di lui. Complice il vino, questa sera mi sento la sua “bambola sessuale”.
Dopo i primi minuti, Alberto si aggrappa alle mie ginocchia e me le fa stringere, senza interrompere nemmeno per un attimo il ritmo della scopata.
Capisco che ha necessità di sentire la figa più stretta, così, oltre a serrare le cosce il più possibile, contraggo i muscoli vaginali a più non posso.
Dall’espressione del suo viso, è evidente che abbia notato la mia azione. “Vieni quando vuoi, io sono pronta…” gli dico.
Accelera il ritmo per ancora una decina di colpi, poi esplode con ripetute schizzate che sento saettare bollenti fin quasi allo stomaco. Torno a gambe divaricate e vengo anch’io spruzzando come una fontana.
Alberto mi crolla addosso e mi bacia, senza però sfilare il cazzo. Anzi, non gli si è minimamente ammosciato, tant’è che riprende a scoparmi immediatamente.
Decido che è ora di tornare nel mio ruolo di dominatrice. Lo spingo lateralmente con una certa decisione, si capovolge sulla schiena e io mi metto a cavalcioni sopra di lui. Appoggio la pianta dei piedi sul materasso e mi chino sul suo palo che sento arrivarmi all’intestino.
Grazie alla forza dei miei quadricipiti, gli molleggio sopra ripetutamente. Tengo gli occhi chiusi e la bocca spalancata per il piacere. Nel frattempo, Alberto è aggrappato alle mie tette e le pastrugna in ogni modo possibile.
Sento arrivare velocemente un nuovo orgasmo e gli ordino: “Mettici una mano! Mettici una mano!”
Alberto ubbidisce e, lasciando che il cazzo scorra tra le sue dita, mi avvolge la passera nel palmo della mano. La stimolazione al clitoride e alle labbra esterne che ne consegue, in men che non si dica mi provoca una scarica elettrica che giunge dritta al cervello.
La squirtata che sta per arrivare è così intensa, abbondante e potente da costringermi a sfilarmi dal cazzo. Scatto in piedi e, un attimo dopo, Alberto viene investito dal getto del mio liquido sessuale.
Chiude gli occhi e spalanca la bocca per berne il più possibile. Tiene in pugno il cazzo e se lo smanetta come un forsennato, ormai prossimo alla sborrata.
Voglio essere riempita nuovamente, perciò torno a impalarmi, gli assesto alcuni colpi micidiali e lo faccio venire ancora nella vagina.
Quando capisco di averlo svuotato completamente, mi blocco e resto sopra di lui. I nostri sguardi si penetrano ed entrambi sorridiamo per il piacere che abbiamo saputo donarci.
“Sei la dea del sesso…” dice come fa di sovente.
“Anche tu non sei male…” replico con dolce ironia.
Scoppiamo a ridere. Mi sollevo e lo invito a usare il bagno per primo.
Appena scompare dietro alla porta, mi infilo velocemente le mutandine, in modo che il meno possibile della crema di cui sono piena vada sprecato. Indosso il resto degli abiti guardandomi in uno degli specchi e constato che sono parecchio conciata: sudata marcia, col trucco spalmato e orribilmente spettinata. “Se questo è ciò che voleva Manuel, sarà molto soddisfatto.” rifletto, e aggiungo: “Chissà che cazzo di piacere trova nel vedere sua moglie rientrare a casa in condizioni simili. Ha bisogno di trovarmi così per avere la certezza che ho scopato come una dannata?”
