Dal pubblico arrivarono gli applausi e le richieste di un bis ma il presentatore suonò la fine del tempo.
Questa volta fui io a far girare la freccia e quando questa si fermò sul quadrante della ruota si illuminò una scritta: Foot Fucking.
Il pubblico andò in delirio quando vide apparire sul palco Sofia, lei era conosciuta per la sua bellezza e perché era la padrona di casa, ma molti l’avevano riconosciuta nel filmino girato insieme a Carla, nonostante lei indossasse una maschera.
Due assistenti ci fecero mettere a carponi ai suoi piedi, ci fecero abbassare fino a toccare il palco con la faccia e ci allargarono per bene i glutei, versarono gel in abbondanza e iniziarono ad allargarci il buco del culo con le mani andando sempre più in profondità.
Io e Carla gradivamo molto e in mezzo alle nostre gambe si erano formate delle pozzanghere, eravamo pronti e attendavamo con impazienza il Foot Fucking.
Le due bellissime assistenti aiutarono Sofia a infilare le dita dei suoi piedi allargando per bene i nostri buchi, poi fu questione di un attimo, i piedi entrarono fino al collo e, con un un’ultima spinta, anche i talloni superarono i nostri sfinteri e i piedi furono risucchiati all’interno.
Sofia si fermò un attimo, poi, sempre con l’aiuto delle due assistenti, iniziò a muovere le gambe alternando i movimenti, quando spingeva con un piede l’altro arretrava e una volta preso il ritmo le gambe di Sofia sembravano le bielle di una locomotiva a vapore.
I piedi ormai entravano e uscivano interamente dai nostri culi slabbrati, così Sofia azzardò di più e spinse più a fondo.
Eravamo tutti e tre fuori di testa, io e Carla ne volevamo sempre di più e Sofia chiese alle ragazze di dedicarsi anche a lei.
Arrivammo all’orgasmo quasi contemporaneamente e i nostri spasmi ci spinsero ulteriormente verso Sofia, che, grazie alle attenzioni delle sue assistenti, raggiunse l’apice del piacere.
Finito il secondo round ci diedero il tempo di riposarci intrattenendo il pubblico con degli spogliarelli, finita la pausa il presentatore fece una proposta: “Vista la bravura dei nostri ospiti io direi di finire in bellezza con una DOPPIA, che ne dite?”
Il pubblico in sala urlò il suo consenso, sul palco ricomparvero Kofi ed Ekon insieme a due bellissime spogliarelliste, il conduttore chiese. “Bene, come desiderate che comincino?”
La scelta cadde sul culo e così i nostri amanti si alternarono nei nostri buchi infilandoci quando due cazzi, quando due braccia oppure una mano e un pene.
La seconda scelta fu dietro e avanti, io e Carla diventammo due polli allo spiedo, a volte venivamo presi da Kofi e Kenon o dalle due ragazze che per l’occasione avevano indossato due enormi strapon.
Finalmente il gioco terminò, salutammo il pubblico e andammo a riposare.
La mattina dopo ci alzammo con calma e raggiungemmo i nostri amici in spiaggia per goderci l’ultimo giorno di mare, mentre eravamo distesi a prendere il sole Antonio ci chiese: “Come mai avete deciso di anticipare la partenza?”
Io gli risposi: “Sono stati giorni fantastici, ci avete coinvolto in giochi pazzeschi, ma se continuiamo non avremo più le energie per riprendere a lavorare. Penso sia meglio se torniamo al nostro albergo, in assenza di clienti e di stimoli potremo oziare e riposare.”
Alla conversazione si unì Karin: “Peccato, io ed Eric avremmo voluto passare ancora del tempo con voi e a te Mario avevamo ancora qualche domanda sul tuo passato con papà e Roberto.”
“Cara, abbiamo ancora un giorno da trascorrere insieme e del nostro passato puoi chiedere tutto a tuo padre, non c’è nulla che lui non sappia.”
Trascorremmo una giornata di relax, chiacchierando del più e del meno ma Eric, spalleggiato da sua sorella, ci costrinse a parlare delle nostre avventure di adolescenti, specialmente di quelle legate alla nostra vita sessuale.
Le loro domande fecero affiorare un ricordo di cui non avevo parlato nemmeno con Carla, così iniziai a raccontare: “Antonio, ti ricordi quale era il nostro passatempo preferito?”
“Come no,” rispose lui “ci facevamo un sacco di pugnette, il piacere maggiore era quando ci scambiavamo i cazzi e quando eravamo in gruppo era un intreccio di mani.”
“Bravo e quando le seghe non bastarono più iniziammo a incularci, questo però non lo facevamo in gruppo perché stupidamente pensavamo che la cosa potesse rimanere segreta, a te però un giorno sfuggì il nome del mio compagno di classe Daniele e mi facesti capire che ci stava.
Non avrei mai pensato che Daniele fosse disponibile a certi giochi, all’apparenza era un ragazzo molto riservato e non frequentava le compagnie di strada come noi.
Le tue parole avevano stuzzicato la mia fantasia e iniziai a guardare Daniele in modo diverso, mi accorsi che in effetti era un bel ragazzo, quasi effeminato, i suoi lineamenti erano morbidi, un bel fisico asciutto un girovita stretto che lo facevano sembra largo di spalle, ma soprattutto metteva in risalto il suo culetto rotondo che parecchie ragazze invidiavano.
Il suo viso non era sporcato dalla peluria, come quasi tutti gli adolescenti, era liscio ed era incorniciato da una bella chioma di capelli ricci e neri.
In qualche modo riuscì a diventare suo compagno di banco e cominciammo a studiare insieme.
Un pomeriggio eravamo soli in camera e io tirai fuori un fumetto per adulti che ero riuscito ad acquistare alla bancarella che vendeva i fumetti usati.
Lo sfogliammo insieme, per vedere come reagiva tirai fuori il mio pisello e iniziai ad accarezzarmi, lui non fece una piega e mi sussurrò: “È questo che vuoi?”
Tolse la mia mano e iniziò a masturbarmi, la sua sembrava la mano di una ragazza per come era morbida, faceva dei movimenti lunghi e ogni volta tirava giù il prepuzio fino a scoprire il glande, il frenulo si tendeva fino a fare male ma questo aumentava il piacere.
Le sue manipolazioni mi fecero sborrare subito riempendogli la mano di sperma, lui ne raccolse il più possibile e se lo portò alla bocca leccandosi le dita guardandomi maliziosamente.
Mi sentivo il cuore in gola, ero diventato rosso come un peperone e solo dopo qualche minuto ripresi l’uso della parola: “Non avrei mai pensato che tu…”
Tentai di ricambiare la sega, ma lui mi bloccò: “No devo scappare, se vuoi ci possiamo vedere domani, vieni da me saremo soli, i miei devono lavorare.”
L’indomani mi presentai a casa sua e lui mi fece accomodare subito in camera, aveva abbassato le tapparelle per evitare sguardi indiscreti e con voce languida mi disse: “Spogliami.”
Gli sfilai la maglietta e rimase a torso nudo, il petto e l’addome erano completamente privi di peli, lo accarezzai, la sua pelle era come seta, i suoi capezzoli si indurirono al contato con le mie dita.
Stavo per infilare la mano sotto l’elastico della sua tuta per prendere in mano il suo cazzo ma ancora una volta mi bloccò. “Continua spogliarmi” disse dandomi le spalle.
Girandosi i suoi movimenti furono molto sensuali e misero in evidenza il suo corpo snello e sinuoso.
