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Erotika
Gli albergatori - ottavo episodio
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Racconto16 min di lettura

Gli albergatori - ottavo episodio

Mario e Carla si scatenano prima della fine della vacanza volevano provare di tutto.

Felipe Gonzales
4 ore fa · 10 letture · 1

Dopo la serata folle ci siamo alzati che era quasi ora di cena, prima di uscire per cenare e rientrare a Riace Marina, Marisa ci ha fatto visionare le registrazioni dei provini, Eric e Karin chiesero che il loro filmino non venisse pubblicato e Roberto gli consegnò immediatamente la registrazione originale su una chiavetta usb, quando visionammo quello di Carla e Sofia mancò poco che riprendessimo l’orgia da dove l’avevamo interrotta.

Io e Carla avevamo già dato il nostro consenso alla pubblicazione e Sofia dopo aver rivissuto quei momenti accettò con entusiasmo, anche perché lei durante il provino aveva sempre indossato una maschera.

Andammo al ristorante per cenare e poi ci avviammo verso la villa di Antonio e Sofia, una volta arrivati ci recammo al night per il bicchiere della staffa.

Prendemmo i nostri braccialetti rossi e il gettone e ci accomodammo ai tavoli in sala.

Mentre mi godevo le esibizioni dei vari artisti, un cameriere attirò la mia attenzione, era un gigante dal corpo statuario.

Per un momento pensai che se tutto in lui era proporzionato alla sua altezza e robustezza, tra le gambe doveva aveva avere un anaconda al posto del pene, Antonio mi fece tornare alla realtà: “Mario, sei tra noi o stai sognando ad occhi aperti?”

Il malandrino aveva notato il mio turbamento e, con la scusa di assentarsi per andare in bagno, andò dai suoi collaboratori per organizzare la trappola.

Arrivò il momento della Ruota della Fortuna, il conduttore salì sul palco e annunciò l’inizio del gioco: “Signori e signore, oggi vorremmo salutare la sig.ra Carla che l’altra sera ci ha deliziati con la sua strepitosa e coinvolgente esibizione. Visto che questa sarà forse l’ultima serata in cui potremo godere della sua presenza, vorremmo che si esibisse un’ultima volta per noi e saremmo ancora più felici se lo facesse in compagnia di suo marito Mario, ci è giunta voce che anche lui fa delle belle performance.

Cosa ne dite? Se siete tutti d’accordo fatevi sentire, forza!”

Il pubblicò iniziò subito a urlare i nostri nomi e il presentatore parlò di nuovo al microfono: “Mario, Carla non potete deludere il pubblico, accettate?”

Carla saltò subito in piedi entusiasta: “Accettiamo, accettiamo!”

Io tentai inutilmente di farla desistere: “Carla, che fai non hai capito che è tutto organizzato da Antonio?”

“Bene” mi rispose lei “Vuol dire che sarà senz’altro una scopata fantastica.”

Fu così che nonostante i miei timori mi ritrovai sul palco a far girare la ruota.

Il conduttore ci spiegò le regole del gioco: “Sapete già che se volete tirarvi indietro dovete farlo adesso, una volta accettato dovete eseguire entrambi quanto è indicato dalla freccia, vi prego di guardare bene quali saranno i pegni di questa sera.”

Anche questa volta non riuscì a bloccare Carla che accettò immediatamente, io avevo guardato bene la Ruota della Fortuna e avevo capito che era stata preparata apposta per farci esibire in tutte le nostre perversioni.

Presi il microfono e parlai: “Bravo Antonio, sei stato in gamba, hai approfittato dell’ingenuità e dell’appetito di Carla per mettermi in trappola, riesci sempre a farmela. Grazie birbante.”

Carla diede il primo colpo alla ruota e la freccia si fermò su un disegno molto eloquente, si vedeva un pene lunghissimo che entrava nella gola di un uomo.

Ovviamente il primo a doversi esibire ero io, sul palco apparve Ekon il marcantonio che aveva colpito la mia attenzione poco prima e, come avevo immaginato, una proboscide gli pendeva tra le gambe.

Il gigante poggiò le mani sulle mie spalle e mi fece inginocchiare davanti a lui e mettendomi una mano sulla fronte piegò indietro la mia testa mettendo la mia gola in linea retta con la bocca.

Ekon mi fece aprire la bocca, introdusse il suo glande e iniziò a spingere lentamente.

Oltre che lungo era anche grosso, per fortuna il suo pene era stato lubrificato per bene e io riuscì a prenderlo in bocca.

Prima di arrivare alla faringe Ekon mi suggerì di fare un bel respiro, quando mi vide pronto spinse ancora, il glande urtò contro il palato molle, superò la faringe ed entrò nell’esofago, solo allora si tirò indietro per farmi respirare.

Quando uscì il suo membro era ricoperto dalla mia saliva, era densa e bianca come lo sperma.

Visto che io non avevo vomitato Ekon procedette più velocemente nel secondo tentativo, più veloce era il movimento e più in profondità riusciva ad entrare prima che io risentissi della mancanza d’aria.

Ad ogni tentativo la mia gola si abituava sempre di più al suo cazzo, io non accusavo il sintomo del vomito ed Ekon osava sempre di più.

Sugli schermi in sala appariva il primo piano del suo cazzo che entrava nella mia bocca, si vedeva benissimo quando superava le tonsille ed entrava nell’esofago, man mano che quel serpente si faceva strada la mia gola si gonfiava a dismisura e si sgonfiava quando Ekon si sfilava.

Il pubblico in sala incitava Ekon a mettermelo tutto dentro e incoraggiava me facendo un conto alla rovescia dei centimetri di cazzo che rimanevano fuori ad ogni affondo.

Sentire il pene entrare in gola mi eccitava moltissimo, il mio cazzo era durissimo e dal suo buco usciva tanto di quel precum che aveva bagnato il pavimento, il cameraman se ne accorse e inquadrò la scena.

Non era più Ekon a spingere, lo avevo preso per le palle e lo tiravo per farlo entrare tutto, quando le mie labbra arrivarono alla sua radice tirai fuori la lingua e riuscì a leccargli le palle.

Ero io a condurre il gioco, facevo su e giù facendo uscire i suoi trenta centimetri di carne quel tanto che bastava per respirare, il gigante iniziò a essere malfermo sulle gambe, il suo cazzo pulsava in procinto di svuotare tutto il contenuto dei suoi testicoli nel mio stomaco, aumentai il ritmo e finalmente Ekon scaricò tutto il suo seme, non ebbi bisogno di deglutire, i fiotti di sperma venivano sparati direttamente nello stomaco, subito dopo esplosi anch’io e la mia sborra arrivò fin sulle cosce di Ekon.

Le assistenti pulirono tutto per bene ed entrò subito Kofi per prendere il posto di Ekon, la sua proboscide non aveva niente da invidiare a quella del suo collega.

Carla si sdraiò su un lettino lasciando la testa penzoloni fuori dal bordo, in modo da facilitare la penetrazione, anche lei era abituata a queste pratiche e non ebbe difficoltà ad accogliere quel ben di Dio.

Le mani di Carla stringevano le chiappe di Kofi, lo tiravano e lo allontanavano dando ritmo e profondità alla penetrazione.

La sua gola si dilatava a dismisura e bastarono pochi movimenti perché quel prodigio della natura entrasse tutto.

La faccia di Carla era ricoperta dalla saliva che colava dalla sua bocca ogni volta che quel palo usciva, le lacrime scioglievano il trucco intorno agli occhi sbavando sulle guance tracciando linee scure.

Kofi una volta entrato per tutta la sua lunghezza aumentò il ritmo scopandola come se la sua gola fosse la vagina, Carlà lo lasciò fare e si dedicò alla sua passera accarezzandosi a due mani e quando il suo amante le riempì lo stomaco lei arrivò insieme a lui.

Prima di andare avanti…

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