Ci siamo ricomposti in un tempo record, sistemandoci i vestiti alla bell'e meglio. Sono uscita dal bagno cercando di fare la disinvolta.
Torno al bancone e trovo Sara che sorseggia la sua consumazione con una faccia mezza scazzata. "Ma dove eri finita?" mi fa, appena mi vede. "Mi hai lasciata da sola mezz'ora con dei casi umani che provavano a offrirmi da bere." Io, cercando di non ridere: "Ehm. Ero in bagno." Lei mi inquadra da capo a piedi. "A cagare per mezz'ora? Hai pure i capelli tutti scompigliati." A quel punto sono scoppiata a ridere e le ho raccontato tutto. Lei non si è minimamente scandalizzata, mi ha dato della gran troia, si è messa a ridere e mi ha chiesto se almeno ne fosse valsa la pena farsi venire i lividi alle cosce in un cesso pubblico. "Decisamente sì," le ho risposto. "E tu che hai combinato mentre ero via a fare danni?" Mi ha raccontato di aver rimbalzato due tipi improponibili, ci siamo finite il drink e siamo tornate in pista a ballare, come se nulla fosse.
Alla fine della fiera, verso le quattro, eravamo letteralmente distrutte. Avevamo bevuto, avevamo ballato come delle disperate, e io avevo pure un principio di crampi per via della sveltina in bagno. Volevamo solo il nostro letto. Recuperiamo le giacche, ci trasciniamo fuori dal locale con il trucco mezzo colato e i piedi che imploravano pietà, e saliamo su questa navetta del ritorno. E qui, ragazzi, la serata ha preso una piega che definire fastidiosa è poco.
Ci sediamo dietro, mezza navetta è vuota, e l'autista, un tipo viscido sulla cinquantina, inizia a fare battutine dal posto di guida. Prima ci dice che siamo "troppo belle per tornare a casa da sole", poi inizia a chiederci se siamo fidanzate, con chi siamo state, e per finire mi chiede spudoratamente il numero di telefono. Ora, io e Sara avevamo bevuto, ma non eravamo rincoglionite. Io all'inizio facevo finta di non sentire, guardavo fuori dal finestrino sperando che la piantasse, perché sinceramente in quelle situazioni, di notte, su un furgone con uno sconosciuto, ti sale sempre un po' di ansia. Sara invece ha zero pazienza: gli ha risposto in modo secco, dicendogli di guardare la strada e farsi i cazzi suoi. Lui ha continuato a bofonchiare stronzate, al che abbiamo deciso di scendere due fermate prima della nostra, senza farci lasciare sotto casa per ovvi motivi. Abbiamo camminato per quindici minuti al freddo, imprecando contro i casi umani e ripromettendoci di segnalare quell'idiota al servizio navette.
Quando finalmente ho infilato la chiave nella porta di casa mia e l'ho chiusa a mandate, abbiamo tirato entrambe un sospiro di sollievo enorme. Prima di tutto ci siamo buttate in cucina. Acqua gelata, un pacchetto di Fonzies aperto a caso, e poi dritte sul balcone a fumarci una sigaretta per decomprimere. Eravamo stravolte. Abbiamo iniziato a sparare cavolate, a prendere per il culo la gente del locale, a sfottere me per la mia performance da contorsionista nel cesso.
Torniamo in camera mia. Sara si toglie i pantaloni e rimane solo con una magliettina bianca aderente e gli slip. E raga, ve lo dico con la massima oggettività: Sara ha un fisico che fa paura. Ha questi capelli neri, lunghissimi e lisci che le cadono sulle spalle, un viso morbido ma con questo sguardo sempre un po' civettuolo, e un eyeliner così perfetto che non le si sbava manco sotto tortura. Ma il punto focale è che ha un seno pazzesco: abbondante, altissimo, tondo e compatto. Con quella maglietta bianca tesa sembrava letteralmente un quadro, super femminile, formosa, una roba da far girare la testa.
Ci buttiamo sul letto. Stavamo scorrendo TikTok a caso per spegnere il cervello, e ci capita il video di un cane che fa una roba stupidissima incastrandosi sotto un divano. Iniziamo a ridere come due idiote. Sara, che quando beve diventa la regina delle cazzate, si mette a quattro zampe sul materasso cercando di imitare la posa del cane del video, sculettando in modo esagerato. "Facciamo come i cani, bau," mi fa, con una faccia da schiaffi assurda. Io scoppio a ridere, la spingo per un fianco e lei crolla sul cuscino.
Rimango mezza appoggiata a lei e, improvvisamente, l'atmosfera nella stanza cambia. Lo scherzo svapora in tre secondi. Ci guardiamo negli occhi, in silenzio, e il respiro si fa un po' più pesante. "Sicura?" le sussurro, accarezzandole il viso per spostarle una ciocca di capelli perfetti. "Guarda che abbiamo bevuto, non voglio che domani ti svegli e..." "Ale," mi interrompe lei, con un sorriso sghembo e uno sguardo lucidissimo. "So benissimo quello che faccio. E ne ho una gran voglia." A quel punto, ogni freno è saltato. Mi sono messa a cavalcioni sulle sue cosce e l'ho baciata. Niente dichiarazioni, niente scene romantiche. Solo noi due che sapevamo esattamente cosa volevamo.
Le ho tirato su la maglietta bianca, scoprendole il petto, e ho affondato il viso nella sua pelle morbidissima. Le massaggiavo i seni con le mani, godendomi il calore e baciandola intensamente mentre lei inarcava la schiena e mi stringeva i capelli. Poi sono scesa. Le ho sfilato gli slip neri, buttandoli per terra. Ero in mezzo alle sue gambe, e l'umidità mi ha fatto subito capire quanto mi stesse aspettando. Aveva un sapore dolcissimo, unito all'odore della notte e della nostra pelle calda. Ho iniziato a stuzzicarla con la bocca, passando la lingua con movimenti lenti per poi concentrarmi sul suo centro. Ci giocavo dolcemente, e lei ha iniziato a gemere apertamente, senza trattenersi, la voce roca e spezzata. "Ale... mhh, sì," sospirava, stringendomi le spalle. Le ho infilato le dita dentro, assecondando il suo ritmo scivoloso. Il calore della stanza sembrava essere salito di dieci gradi.
Poi, ricordandomi della battuta di prima, le ho dato una sculacciata leggera. "Mettiti come i cani," le ho sussurrato, ridacchiando contro la sua coscia. Lei ha riso, una risata mezza ansimante, e si è girata a quattro zampe sul materasso. Aveva un sedere stupendo. Mi sono avvicinata da dietro, assecondando il gioco, premendomi contro di lei e accarezzandola, baciandole la schiena e scendendo giù per farla impazzire mentre continuavo a stuzzicarla con le dita. Sara si spingeva contro la mia mano, assecondando ogni mio movimento, i suoi seni pesanti che dondolavano a ogni spinta. L'ho portata a venire così, facendola tremare tutta sul mio piumone, coi suoi gemiti affondati nel cuscino. E poi lei ha ricambiato il favore, ma insomma... avete capito l'antifona.
Finito tutto, ci siamo rimesse la maglietta, abbiamo parlato ancora un po' del più e del meno e siamo crollate a dormire come due sassi. Niente drammi, niente "cosa siamo noi".
E insomma stronzetti, questa è stata la mia famosa serata di qualche settimana fa. A ripensarci mi viene ancora da ridere per quanto è stata un calderone di roba assurda: una sveltina in un cesso, un maniaco su un pullman e del gran sesso tra amiche partito dall'imitazione di un cucciolo su TikTok.
Ma la pacchia è finita. Ora eccomi qua, in pausa a lavoro, a fissare il monitor del computer mentre il pensiero va al maledetto file Word della mia tesi che mi aspetta a casa per giudicarmi. Devo laurearmi, devo finire il turno e devo pure chiudere i racconti per voi (sì, non mi sono scordata).
Fatemi sapere se l'aneddoto vi ha fatto sorridere e, soprattutto, rispondetemi su quale dei miei vecchi capitoli vi sta piacendo di più, che sono curiosa.
Vado a fare finta di lavorare prima che mi licenzino. Un bacio grande, ci sentiamo prestissimo con i nuovi capitoli (giuro)!
Ti è piaciuto?
Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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Ciao, mi sono registrato solo per risponderti e farti un sacco di complimenti. La tua tecnica di scrittura è fantastica ed è evidente che sei un vulcano di idee sempre più originali. Quando esce un tuo racconto lo leggo sempre subito con aspettative molto alte e le tue storie sarebbero sempre molto appassionanti e passionali anche senza la componente sessuale di mezzo. Detto ciò mi permetto un piccolo appunto. Essendo tu piena di idee capisco che debba esprimerle in qualche modo ma questo ti porta spesso a lasciare indietro storie con un potenziale incredibile. Racconti come "Processo simulato"(più recente)"la mia odiosa gemella tettona" "la sorellona si sposa",(racconto che un potenziale stellare) o " la sorella sbagliata"(spin off del tuo miglior racconto a mio avviso) sono spettacolari ma ho sempre la sensazione che non leggerò mai la fine. Non concludi quasi mai la storia e io resto con la curiosità di sapere come andranno a finire. E mentre in qualche caso (ad esempio la sorella sbagliata)vai comunque avanti altre le hai proprio abbandonate (la sorellona si sposa per dire). Ecco, questo per me è un gran peccato. Detto ciò pace, l'importante è che tu riesca a trovare il tempo per scrivere ciò che credi e ti auguro che tutto vada bene e che troverai presto il tempo per farlo. Buono studio!
ciao! apprezzo tanto i complimenti e sono felice che i miei racconti ti piacciano! hai ragione spesso tendo a iniziare troppe cose e a trovarmi ingarbugliata ahaha, però ti assicuro che è mia intenzione concludere tutte le cose che ho iniziato finora, anzi spero proprio di potermi dedicare alla scrittura il prima possibile, ho proprio voglia di portare avanti alcune storie!