Ciao stronzetti, ebbene sì, sono ancora viva.
Inizio subito mettendo le mani avanti e chiedendovi scusa, perché lo so benissimo che ultimamente sono mezza sparita dai messaggi personali, dai racconti e dai commenti. La triste verità è che sono letteralmente sommersa fino al collo. Tra i turni a lavoro dove la gente sembra essersi rincoglionita tutta insieme, l'università che mi sta prosciugando le ultime gocce di sanità mentale e, soprattutto, questa stramaledetta laurea imminente, la mia vita sociale è andata a farsi benedire (per altro sto scrivendo questo racconto a lavoro come fosse un messaggio, quindi molto sciolta e chill). Speriamo davvero che io riesca a prendere questo sudato pezzo di carta senza ulteriori complicazioni, senza crisi mistiche dell'ultimo minuto e, soprattutto, senza finire sul giornale per aver messo le mani addosso al relatore per colpa dell'impaginazione della tesi.
Insomma, è un periodo di fuoco e trovo sempre meno tempo per sedermi al computer a scrivere con un po' di calma. Anche se la voglia, credetemi, non mi manca affatto. Ho la testa perennemente piena di idee, trame e zozzate varie che premono per uscire, ma poi guardo l'orologio, vedo che è passata l'una di notte, ho gli occhi che mi incrociano dallo sfinimento e crollo sul materasso mezza vestita, come un sacco di patate.
A proposito di racconti, ditemi un po': come vi stanno sembrando gli ultimi capitoli? Qual è la vostra storia preferita al momento? O quale personaggio prendereste volentieri a testate? Fatemelo sapere giù nei commenti, che vi leggo sempre stra-volentieri anche quando non riesco a rispondere subito a tutti. Ci tengo a rassicurarvi che non ho abbandonato assolutamente nulla: continuerò a pubblicare non appena avrò dei ritagli di tempo decenti e, progressivamente, cercherò di portare a compimento tutte le serie che ho lasciato colpevolmente in sospeso. Non vi lascio appesi a metà dell'opera, ve lo giuro. Anzi, vi annuncio già in anteprima che a brevissimo tirerò fuori una storia nuova di zecca, decisamente più leggera e cazzona delle ultime, che andrà a chiudere definitivamente tutta la catena narrativa di Elena e Franci. Non vi anticipo mezza virgola sul contenuto perché mi piace farvi sudare, ma tenetevi pronti.
Cambiando un attimo discorso... ma quanto è figo il nuovo look del sito? Io lo amo, giuro, mi ci trovo da dio e mi fa venire voglia di passarci le ore. Volevo anche prendermi un micro-secondo per fare la persona seria (tranquilli, dura poco, non vi ci abituate) e ringraziarvi dal profondo del cuore. Siete sempre in tantissimi a leggermi, a supportarmi e a sopportarmi, nonostante le mie assenze ingiustificate e le mie tempistiche bibliche. Sono sinceramente contenta di far parte di questa community. Spero davvero che i piani alti organizzino presto un nuovo concorso, perché mi prudono le mani e ho una voglia assurda di rimettermi in gioco con voi.
Comunque, basta parlare di esami, CFU e scadenze, perché altrimenti mi sale l'angoscia e mi viene voglia di buttarmi dal balcone (sto scherzando, mamma, non chiamare la neuro, va tutto benissimo). Visto che ultimamente ho fatto la suora di clausura e non vi ho raccontato quasi nulla della mia vita privata, ho deciso di aggiornarvi un po' sui fatti miei.
Anche perché qualche settimana fa ho passato un sabato sera che definire "discutibile" è fargli un complimento enorme. Sul serio, a ripensarci oggi mi viene ancora da ridere da sola come una cretina. O meglio... mi viene da ridere quasi per tutto. Perché, a dirla tutta, non proprio tutto quello che è successo quella sera è stato divertente, anzi. Ma ci arriviamo con calma.
Allora, tutto inizia perché avevamo deciso di fare serata io e Sara. Sara ha ventidue anni, ci conosciamo da una vita, e abbiamo quel tipo di confidenza totale in cui non devi spiegare mai niente. Per farvi capire il livello, in passato siamo già finite a letto insieme svariate volte. Non stiamo insieme, non ci siamo mai fatte paranoie per dare un nome alla cosa, semplicemente ogni tanto capita, ci piace e finisce lì. Zero gelosie, zero drammi.
Siccome mia madre se n'era andata via per il fine settimana lasciandomi casa libera, avevamo già organizzato che Sara si sarebbe fermata a dormire da me. Il pre-serata è stato il classico delirio: lei che mi sequestra il bagno per tre quarti d'ora per farsi l'eyeliner perfetto, e io in camera che lancio vestiti sul letto imprecando perché, ovviamente, "non ho un cazzo da mettermi". Tutto questo con la mia solita playlist di Spotify a palla in sottofondo. Alla fine riesco a infilarmi un vestitino nero, ci facciamo la classica foto mezza mossa allo specchio dell'ingresso e usciamo. Non prima di aver risposto al messaggio di mia madre: "Tutto ok? Avete chiuso a chiave?" – "Sì mà, tutto a posto, tranquilla".
Ci incamminiamo verso il punto di raccolta della navetta, che è praticamente questo pullman sgangherato che raccatta la gente per portarla in discoteca e poi riportarla indietro mezza morta alle quattro del mattino. Durante il tragitto non facciamo altro che chiacchierare, sparare idiozie e lamentarci del fatto che ultimamente, tra i miei esami e i suoi turni, non riusciamo mai a vederci per fare un po' di schifo come si deve.
Arriviamo al locale e, all'inizio, è una serata normalissima. Anzi, oserei dire quasi noiosa. Entriamo, la musica è talmente a palla che per dirci una cosa dobbiamo urlarci nelle orecchie sputandoci addosso, andiamo al bancone, paghiamo una follia per due gin tonic che sanno palesemente di acqua e limone, e ci buttiamo in pista. Balliamo, becchiamo un paio di facce conosciute, andiamo in zona fumatori a congelarci, poi di nuovo dentro, poi passiamo in bagno dove ci sono tipo venti ragazze accalcate davanti allo specchio a sistemarsi il rossetto. La normalità più totale, con il mio telefono fisso al 12% di batteria. Io avevo bevuto qualcosina, ero allegra, ma assolutamente lucida.
E poi, mentre stavamo ballando vicino alla console, lo vedo. Un ragazzo carino da fare schifo. Avrà avuto ventitré o ventiquattro anni, moro, esattamente il mio tipo ideale. Mi accorgo che mi guarda, io guardo lui. Si avvicina. Niente conversazioni brillanti o frasi da film, anche perché non si sentiva nulla. Ci siamo scambiati due parole in croce, mi ha offerto da bere (e io scrocco sempre volentieri), abbiamo ripreso a ballare appiccicati e, nel giro di dieci minuti, ci stavamo limando duro in mezzo alla pista. Pura e semplice attrazione fisica, senza troppi giri di parole.
A un certo punto, con uno sguardo d'intesa, ci stacchiamo dalla mischia e andiamo verso i bagni. Ci infiliamo in uno dei cubicoli, chiudendo a chiave. Ora, ragazzi, vi dico subito che non è stato niente di romantico. Lo spazio era minuscolo, la musica rimbombava attraverso le pareti facendole vibrare, e l'odore del bagno non era esattamente profumo di rose. Ma la voglia era tanta.
Mi sono messa in ginocchio davanti a lui sul pavimento e gli ho sbottonato i jeans. Ho iniziato a stuzzicarlo con la bocca, senza pensarci troppo. Sapeva di pelle calda e del cocktail che aveva appena bevuto. L'ho fatto con calma, bagnandolo bene e godendomi la sensazione di avere il controllo, mentre lui teneva le mani tra i miei capelli e si lasciava scappare dei gemiti strozzati coperti dai bassi della discoteca.
Poi mi ha tirata su. "Girati," mi ha detto all'orecchio. Ha tirato fuori un preservativo, sbattendo un paio di volte contro la porta perché lo spazio era ridicolo, e io intanto mi sono piegata in avanti, appoggiando le mani sul mini-lavandino di ceramica. Mi ha tirato su il vestito, mi ha spostato le mutandine... e ha provato ad andare direttamente da dietro. Fermi tutti. Nessuna preparazione, zero spazio, tensione a mille. Alla prima mezza spinta ho stretto i denti e l'ho bloccato subito. "Fermo, sei impazzito? Fa malissimo," gli ho sibilato, mezza sofferente e mezza divertita dall'assurdità della situazione. Lui ha biascicato uno "scusa" andato un po' in panico. Alla fine abbiamo lasciato perdere le acrobazie da film e abbiamo optato per una cosa molto più sbrigativa e classica. Scomodo? Da morire. Il portarotolo della carta igienica mi si è piantato nella coscia per tutto il tempo, e sbattevamo contro la porta a ogni movimento. Ma l'adrenalina ha fatto il suo lavoro, l'attrazione c'era e alla fine è stata comunque una botta di piacere intenso e animalesco. Sono venuta stringendo le mani sul bordo del lavandino, le gambe che mi tremavano, e poco dopo ha finito anche lui con un respiro pesante contro il mio collo.
