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Erotika
Du' anni che t'aspetto
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Racconto32 min di lettura

Du' anni che t'aspetto

Grazie a chi leggerà.

Michael035
1 mese fa · 699 letture · 2

Il vero punto di non ritorno arriva giovedì sera. Il gruppo si è già avviato verso l'appartamento, mentre io, come al solito, sono rimasto indietro per godermi un'ultima nuotata al tramonto, quando l'acqua è una tavola calda e silenziosa. Quando riemergo rompendo la superficie dell'acqua, mi passo entrambe le mani tra i ricci bagnati per tirarli indietro. Mettendo a fuoco la riva, vedo Francesca. È rimasta lì, in piedi sul bagnasciuga, le caviglie appena sfiorate dalla risacca, ad aspettarmi.

«Che stai a fa' là da sola? Almeno viette a fa un bagno,» le grido, l'acqua che mi arriva alla vita. «No, no, non mi voglio bagnà! Ti aspetto e poi torniamo insieme,» risponde lei, incrociando le braccia sotto il seno con un sorriso furbetto.

Faccio qualche passo verso riva, quanto basta per essere a tiro. Con un colpo secco del braccio, le schizzo addosso un'ondata d'acqua salata. «Hii... MICHAEL! Eddai!» urla lei, sorpresa dal getto freddo sulla pelle accaldata. Io scoppio a ridere, una risata piena che mi riempie i polmoni, mentre lei si china in fretta per cercare di schizzarmi a sua volta. «Tanto io so' già bagnato, fai pure con calma,» la prendo in giro, aprendo le braccia.

Lei si raddrizza, il respiro leggermente affannato per il gioco, e invece di rispondere entra in acqua, muovendosi verso di me finché il livello non le arriva ai fianchi. Il mare attutisce ogni suono intorno a noi. Il cielo sopra Tropea sembra aver preso fuoco: è di un rosso intenso, prepotente, che si specchia nell'acqua rendendo tutto quasi surreale e dipingendo la pelle di Francesca di un riflesso dorato. Non c'è nessuno, siamo soli in mezzo all'immensità.

Lei mi guarda, i capelli castani mossi dal vento caldo della sera, il costume bagnato che le aderisce perfettamente al corpo. C'è una tensione liquida, elettrica, tra noi due. Non c'è bisogno di dirci niente. Le metto una mano bagnata dietro la nuca, stringendo le dita tra i suoi capelli, e la bacio. È un bacio lento, profondo, alla luce del sole che muore, senza la paura di doverci nascondere nell'ombra di una stanza. Le nostre lingue si cercano con una familiarità nuova e affamata, mentre le sue mani scivolano sui miei pettorali umidi, ancorandosi a me. In quel momento, con le sue labbra sulle mie, il sapore del sale e il rumore del mare, capisco che non si tratta più di sesso o di un'avventura estiva. È nato qualcosa di profondo, un fuoco che non posso e non voglio più spegnere. Ma per far funzionare questa cosa fuori da qui, dovrò chiudere i conti con la mia coscienza.

Quando ci stacchiamo, entrambi abbiamo il respiro corto. La guardo negli occhi, velati di desiderio, e un istinto improvviso si impadronisce di me. Passo un braccio sotto le sue ginocchia, l'altro dietro la schiena, e la sollevo di peso dall'acqua.

«Ahò, non t'azzardà eh... Michael!» strilla, capendo subito le mie intenzioni. Inizia a dimenarsi, scalciando con le gambe all'aria e ridendo in maniera spensierata, aggrappandosi al mio collo. Senza pietà, la lascio cadere di schiena in mezzo al mare con un tonfo sordo. Riemerge subito, passandosi le mani sul viso per togliersi l'acqua dagli occhi. È uno spettacolo: i capelli incollati al viso, il seno che si alza e si abbassa velocemente, lo sguardo finto-furioso. Mi viene incontro a grandi passi, sfidando la resistenza dell'acqua, pronta a stamparmi uno schiaffo sul braccio. Io glielo lascio fare, proteggendomi però il viso. Poi l'afferro, la tiro a me facendola scontrare contro il mio petto e la bacio di nuovo, spezzandole il fiato. Le sue labbra sanno di mare, di rabbia giocosa e di resa. Si calma immediatamente, sciogliendosi contro di me, le sue mani che passano dal voler colpire al voler accarezzare la mia pelle nuda.

Usciamo dall'acqua in silenzio, i nostri corpi che si sfiorano a ogni passo. Prendo il mio asciugamano e glielo appoggio dolcemente sulle spalle, strofinandole un po' le braccia per scaldarla. Lei mi guarda da sotto in su, stringendosi nella spugna, gli occhi pieni di una promessa silenziosa. Appena ci asciughiamo un po', ci incamminiamo verso casa, camminando vicini, consapevoli che quella sera, appena la porta della sua stanza si chiuderà, riprenderemo esattamente da dove ci siamo interrotti.

Il penultimo giorno di vacanza, stiamo tornando dalla spiaggia. L'asfalto in salita è un forno.

«Vado a piamme le sigarette, me so finite,» dico.

«T'accompagno,» risponde Tommaso staccandosi dal gruppo.

Usciti dal tabaccaio, mi accendo subito una sigaretta. Faccio tre tiri nervosi. Appena la finisco, ne sfilo immediatamente un'altra dal pacchetto e me la porto alle labbra, cercando l'accendino con le mani che mi tremano leggermente. Tommaso mi guarda di sottecchi e scuote la testa, ridacchiando a mezza bocca.

«Ahò, compratene n'altro de pacchetto, perché se continui a fumartele a catena così stasera le devi ricomprà.» Mi fermo. Mi tolgo la sigaretta dalla bocca e prendo fiato. «Tommà... te posso parlà n'attimo?» Lui capisce subito dal mio tono che non sto scherzando. Si ferma sul marciapiede, si mette le mani in tasca e mi pianta gli occhi addosso. «Certo. Spara, su!»

Mi passo una mano tra i capelli, cercando le parole. «Riguarda una cosa tra me e Francesca... te lo devo dì perché sei più de n'fratello pe me.» Faccio una pausa, deglutendo. «È successa na cosa il secondo giorno... però, oh, te lo dico subito: nun te ne uscì co' lei, perché è una cosa personale mia e sua.»

Tommaso non si muove. Non cambia espressione. «Vai avanti.»

«Il giorno che è rimasta a casa col mal di testa. Io so rientrato e le ho portato un bicchiere de Polase... ed è successo. Anzi, te dirò la verità,» cerco di buttare dentro un briciolo di ironia per non farmi schiacciare dalla tensione, «tu sorella m'ha letteralmente messo all'angolo. Non so come, ma ha tirato fuori un carattere che m'ha sorpreso. M'ha fatto capì che non potevo scappà.» Faccio un mezzo sorriso nervoso, poi torno serio, guardandolo dritto negli occhi. «I giorni dopo abbiamo continuato a vederci di nascosto. Tommà... io c'ho perso la testa. Ha una maturità che fa paura, non è na ragazzina. Però non ce la facevo più a fa' finta de niente davanti a te, a fatte le cose alle spalle. Te porto troppo rispetto.»

Aspetto il colpo. Mi aspetto un pugno, una spinta, o perlomeno una bestemmia urlata in faccia. Invece Tommaso sospira.

«Vabbè, te la sei scopata, questo me devi di?» fa una pausa «A' Mike, ma io mica piscio dar ginocchio, eh» mi dice, la voce incredibilmente pacata.

«È da martedì che me ne so' accorto. Vi guardavate in un modo strano. Lei c'ha na luce in faccia che non le vedevo da quando era bambina. E tu sei stato teso come na corda di violino per tutta la settimana.»

Rimango a bocca aperta. «Vabbè io non volevo esse così diretto, però sì, abbiamo scopato... e credo che ci sia anche qualcosa di più. Tu lo sapevi e non m'hai detto niente?»

«Che te dovevo dì?» fa spallucce lui. «È a' vita sua. C'ha diciott'anni, non so' il padre, so' il fratello. Non c'ho nessuna voce in capitolo su chi decide di portasse a letto o su chi decide di amà.» Si ferma, mi fa un passo vicino e mi dà una pacca pesante sulla spalla, guardandomi con un affetto ruvido ma sincero. «A' zì, a diciott'anni se deve sbatte la testa e se devono fa le cazzate. L'avemo fatte tutti, no? Ma se proprio doveva succede, preferisco mille volte che sia successo con te, che sei un omo, che le porti rispetto e che stasera sei venuto qua a dimmelo in faccia... piuttosto che con un coglioncello qualsiasi acchiappato chissà ndo.»

Il peso di un tir mi scivola improvvisamente dalle spalle. Mi sfugge una mezza risata di sollievo che mi spezza il fiato. «Quindi... non m'ammazzi?»

«No, dopo do lo trovo uno forte come te a fa er fantacalcio?» dice Tommaso per sciogliere completamente la tensione.

«Però alzame na sigaretta.» Prendo subito il pacchetto dalla tasca del costume e ne tiro fuori una.

«Però se la fai soffrì ti spezzo le gambe, questo mi sembra scontato. Andiamo, su, che gli altri ci aspettano.»

Mentre riprendiamo a camminare verso casa, guardo il mare alla nostra destra. Ora è tutto alla luce del sole. Non vedo l'ora di rientrare in quell'appartamento, aprire la porta, cercare Francesca con lo sguardo in mezzo al solito casino del nostro gruppo, e poterle finalmente sorridere senza dovermi nascondere.

[FINE]

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Scritto da
Michael035

Scrivo erotica da poco. Le mie storie partono sempre da una scintilla reale — qualcosa che è successo a me, a chi mi sta intorno o che potrebbe capitare a chiunque nella vita di tutti i giorni. Prendo quella dinamica quotidiana e ci costruisco attorno una trama romantica e intensa, sviluppandola in più parti. Da me non troverete racconti singoli e veloci, ma vere e proprie raccolte e libri da esplorare. Mi piace scavare nella psicologia e nei sentimenti dei personaggi, per poi farli esplodere in una passione erotica travolgente.

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Commenti 2

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  1. Agave Ionia

    Mi fa piacere incontrare questo racconto proprio negli ultimi giorni d’estate: profuma di bouganvillea e aria salmastra. Il titolo e il dialetto portano subito al Sud. «Si volta dandomi le spalle e scosta i capelli di lato» è per me l’immagine più erotica e solare. E quel bergamotto al cioccolato si sente quasi sul palato. Bella anche la progressione cinematografica dello sguardo su Francesca.

    1. Michael035

      Grazie Agave. L'ispirazione è nata proprio in questi giorni di fine stagione: stando al mare e sentendo l'estate che pian piano scivola via, mi è venuto d'istinto il desiderio di fermare quell'atmosfera così calda e un po' nostalgica. Grazie di essere passata.

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