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Erotika
Du' anni che t'aspetto
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Racconto32 min di lettura

Du' anni che t'aspetto

Grazie a chi leggerà.

Michael035
1 mese fa · 699 letture · 2

Le sue parole mi spaccano a metà. Il mio senso del dovere, l'immagine di Tommaso, la moralità... tutto comincia a sgretolarsi di fronte alla sincerità disarmante di questa ragazza. Non so che fare. Ho le braccia lungo i fianchi, rigide. Se la respingo adesso, ferirò a morte i suoi sentimenti, rifiutando qualcosa di infinitamente prezioso e raro. Se cedo, varco una linea da cui non potremo mai più tornare indietro.

Francesca fa un ultimo passo. I nostri corpi si sfiorano. Alza una mano e mi accarezza la mascella, il suo tocco è leggerissimo, esitante ma coraggioso. «Non ti chiedo di fidanzarti con me. E non dirò niente a Tommy,» le sue labbra sono a pochi centimetri dal mio mento. «Ti sto solo chiedendo di smetterla di pensare agli altri e guardarmi come una ragazza qualsiasi.»

Deglutisco a fatica. Sento il suo profumo, il calore del suo respiro sulla pelle. Guardo i suoi occhi marroni pieni di aspettativa, le labbra dischiuse, il corpo snello che si protende verso di me come a cercare un rifugio. E in quell'istante, il filo della mia resistenza si spezza.

«Franci, sei una ragazza stupenda, intelligente e molto matura rispetto ad altre della tua età, ma cazzo, mi stai chiedendo un passo troppo grande. Io ti chiedo di capire questo. Non è perché non mi piaci, non fraintendere, in un'altra situazione non avrei esitato.» mormoro, arrendendomi all'evidenza.

«Mio fratello non c'è, gli altri non ci sono e tra noi non c'è niente di sbagliato. Io lo voglio.» mi interrompe lei.

Rimango immobile un istante che sembra durare un'eternità, il cuore che mi martella contro le costole. Poi, lentamente, lei si alza sulle punte e mi bacia.

Le nostre labbra si incontrano piano, quasi timide all'inizio. Francesca trattiene il fiato contro la mia bocca, un piccolo suono che si perde subito nel bacio, e poi si scioglie contro di me, le dita che si stringono nella stoffa della mia maglietta come se temesse ancora, fino all'ultimo istante, che potessi sparire. Il bacio si approfondisce, lento, carico di anni di attesa e di ogni paura che ha appena trovato il coraggio di superare. Il mondo fuori da quella stanza sparisce per un'istante.

Il bacio, iniziato in modo esplorativo e timido, si accende in un secondo. Sento le sue mani piccole, nervose, che si aggrappano al tessuto della mia maglietta e tirano verso l'alto con un'urgenza che fa tremare anche me. Afferro l'orlo del cotone e me lo sfilo dalla testa, gettandolo da qualche parte sul pavimento. La pelle della mia schiena nuda viene subito a contatto con le sue braccia fresche, e il contrasto mi fa chiudere gli occhi.

Lei ha un profumo dolciastro e pulito. Ricambio il bacio con un'intensità che non credevo di potermi permettere con lei, accarezzandole i fianchi attraverso la stoffa dei pantaloncini cortissimi. L'adrenalina e il senso di colpa lottano ancora per una frazione di secondo nel mio cervello. Mi stacco di un centimetro dalle sue labbra rosse e un po' gonfie. Respiro a fatica. «È una follia, Franci. Possiamo ancora fermarci.»

«No!» esclama subito lei, la voce leggermente acuta per il fiato corto. Stringe le dita attorno alle mie spalle. «Io non voglio fermarmi...»

Con un movimento un po' goffo ma deciso, si sfila la canottierina bianca passandola sopra la testa e la butta via. Mi ritrovo a fissare il suo petto, stretto in un reggiseno semplice, che fa risaltare la naturalezza e la giovinezza del suo corpo. Le accarezzo le spalle con cautela, come se potesse rompersi da un momento all'altro, mentre lei armeggia con il bottone dei miei bermuda.

La aiuto, lasciando cadere i pantaloncini a terra. Rimango in boxer scuri, e il tessuto teso non lascia alcuno spazio all'immaginazione. Francesca abbassa lo sguardo e si blocca di colpo. Le labbra le si aprono di poco vedendo la mia erezione premere contro i boxer. Non l'ha mai fatto e vedere la realtà fisica del desiderio così da vicino la lascia incantata e spaventata allo stesso tempo. Esita per un momento, poi allunga la mano destra, tremante, e la poggia piatta proprio sopra il tessuto teso dei miei boxer. Il calore del suo palmo mi fa sussultare, provocando un respiro sibilante tra i miei denti.

Lei alza gli occhi verso di me, come per cercare una rassicurazione. Poi, con una lentezza estenuante che mi manda il sangue alla testa, fa un passo indietro fino a urtare il bordo del materasso e si lascia cadere seduta sul letto, portando le braccia leggermente all'indietro per sorreggersi. Mi guarda dal basso verso l'alto, le guance arrossate, e mi fa un cenno quasi impercettibile con il mento.

Mi avvicino. Il mio cuore batte così forte che temo possa sentirlo. Francesca allunga entrambe le mani e aggancia l'elastico dei boxer, tirandoli giù con una lentezza calcolata. Quando mi libero del tutto dell'indumento, lei non distoglie lo sguardo. Lo fissa, affascinata. Il mio cazzo punta dritto verso il suo viso.

«È meglio di come me lo immaginassi,» dice.

Sono un po' imbarazzato, lo ammetto. «Ah si?» riesco a dire solo questo. Poi, con una delicatezza sorprendente, allunga la mano, chiudendo le dita attorno a me. Sento il suo tocco, incerto ma carico di curiosità. Inizia a muovere la mano, prima lentamente, poi con maggiore confidenza, seguendo le mie reazioni. Mi sfugge un gemito basso che cerco di soffocare.

Lei sorride, incoraggiata da quel suono. Si china in avanti, i capelli castani che le scivolano lungo le spalle. Schiude le labbra e lo prende in bocca, esitando solo un istante prima di poggiare le labbra sulla cappella. È maldestra, si capisce che non l'ha mai fatto, ma l'entusiasmo con cui si impegna — le labbra morbide, il calore umido, il modo in cui cerca di capire come darmi piacere — compensa qualsiasi mancanza di esperienza.

«Non hai mai fatto niente con un ragazzo?» domando, un po' sorpreso, sinceramente.

Lei si stacca un secondo. «Qualcosa sì, ma non l'ho mai succhiato e non mi sono fatta mai scopare. Ho accetrato al massimo dei ditalini.»

«Ah... ok...» rispondo, spiazzato.

Lei torna sul mio cazzo, con la lingua risale tutta l'asta per poi prenderlo di nuovo in bocca lentamente. Mi appoggio le mani sui fianchi, stringendo i denti, chiudendo gli occhi per concentrarmi solo sulla sensazione assurda e meravigliosa che sia proprio Francesca a fare questo per me.

Dopo qualche istante che mi è sembrato un'eternità, si stacca. Ha il respiro corto e un filo di saliva lucida sulle labbra, che si passa con il dorso della mano. Mi guarda con occhi scuri, dilatati e lucidi. «Voglio provare tutto,» mormora, la voce roca e carica di promesse. «Vieni, tocca a te!»

Senza aggiungere altro, si alza leggermente dal letto, spinge giù i pantaloncini di jeans e se li sfila con un unico movimento fluido, facendoli scivolare lungo le gambe insieme agli slip. Resta nuda davanti a me, illuminata dalla luce obliqua della tarda mattinata che filtra dalle persiane socchiuse. Poi si stende supina sul lenzuolo disfatto, allargando appena le gambe. Mi guarda con un misto di attesa e vulnerabilità, aspettando che io ricambi il favore.

Mi inginocchio sul materasso disfatto, posizionandomi tra le sue gambe dischiuse. Francesca trema impercettibilmente, la pelle coperta da un velo di sudore leggero che la fa brillare nella penombra della stanza. Inizio ad accarezzarle l'interno coscia, risalendo piano per rassicurarla, dandole il tempo di abituarsi al mio tocco. Quando le mie dita sfiorano la sua intimità ormai bagnata, lei sussulta e chiude gli occhi.

«Guardami, Franci,» mormoro. Lei solleva le palpebre, puntando i suoi grandi occhi marroni nei miei. Inizio a stimolarla con due dita, con lentezza, massaggiando la sua figa. Al primo gemito che le sfugge dalle labbra — un «Ah... Michael...» sottile e spezzato — un brivido mi risale lungo tutta la spina dorsale.

Mentre la guardo sciogliersi sotto i miei movimenti, nella mia testa rimbomba un solo pensiero, pesante come un macigno: Che cazzo sto facendo. Scusame Tommà. Scusame.

Smetto di pensare e mi chino su di lei. Quando sostituisco le dita con la lingua, assaggiando il suo sapore dolciastro, Francesca perde del tutto il controllo. Inarca la schiena staccando i fianchi dal lenzuolo, le sue mani scattano verso la mia testa e le dita si perdono tra i miei capelli ricci, stringendoli con forza. «Oh, Dio... sì...» geme, la voce che si fa sempre più acuta, mentre le sue cosce si stringono istintivamente attorno al mio viso, intrappolandomi nel suo calore. Passo la mia lingua su e giù senza mai forzare nulla, voglio farla sentire a suo agio. Poi premo un po' più forte contro il suo frutto proibito. Le sue mani si stringono di più nei miei capelli, li tira con forza mentre la sento gemere e tremare.

Prima di andare avanti…

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