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Anche i ricchi chiavano
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Racconto13 min di lettura

Anche i ricchi chiavano

Una nobile e bellissima ragazza soddisfa le proprie bizzarre fantasie erotiche con il suo superdotato servitore di colore. Titolo originale: Lady Winterhard.

Monica e Manuel Drake
5 mesi fa · 451 letture · 0

Al centro di questo mondo, sorgeva il maniero dei Winterhard che, ovviamente, non aveva bisogno di alte mura per essere difeso. La sua architettura di metà Ottocento offriva una sensazione di elegante e sobria accoglienza, non nascondendo l’altissimo tenore di vita che i suoi proprietari avevano conquistato, investendo con grande lungimiranza nelle miniere di diamanti del Sudafrica.

Le immense ricchezze accumulate dai genitori di Frida erano custodite nelle numerose diramazioni sotterranee che si articolavano in un vasto labirinto naturale, mortale per chi non ne conoscesse il percorso alla perfezione, che iniziava proprio nell’ampio atrio dove ella amava farsi sottomettere da Julius e dove le piaceva fare lunghe nuotate nel caldo e corroborante bacino termale, sempre sotto l’occhio vigile di Juna.

Quando Frida si fu finalmente rivestita con l’aiuto di Julius, la sparuta comitiva uscì dalla grotta e prese la via del ritorno verso l’abitazione, distante circa un chilometro. Ormai era quasi buio e il manto nevoso, quasi congelato, scrocchiava sotto i loro passi, diventando un forte richiamo per i predatori.

Normalmente, Juna camminava accanto e molto vicina alla propria padrona ma, in quest’occasione, consapevole del pericolo a cui erano esposti, preferì seguirla a una ventina di metri, fermandosi frequentemente ad annusare e a scrutare dietro a loro per accertarsi che nessun lupo si fosse messo in testa di aggredirli alle spalle.

Julius li precedeva reggendo la torcia, semplice ma piuttosto efficace deterrente nel caso di isolati e temerari aggressori.

Frida, protetta dal freddo grazie all’ampio e pesante mantello con cappuccio, guardava i suoi passi e, in silenzio, come spesso le accadeva, rifletteva sulla sua condizione, rimuginando sul modo di uscirne per condurre una vita normale, come tutte le ragazze mortali della sua età.

L’incantesimo si sarebbe estinto nel momento in cui avesse fatto l’amore con l’uomo della sua vita ma, per trovare questa persona, aveva solamente una possibilità all’anno, in occasione della festa per il suo compleanno. Fino ad allora, ne aveva vissute ben centoventi di queste occasioni, nel migliore dei casi risoltesi senza successo, o con parecchie e cocenti delusioni.

“Possibile che nessuno si innamori di me per ciò che sono? Una splendida ragazza con un corpo sensuale e conturbante, d’animo gentile e romantico, con cultura, educazione e intelligenza senza eguali nel panorama della gioventù moderna?” erano le domande che ormai l’attanagliavano senza tregua.

Lo sfarzo della sua dimora, la condizione di regina assoluta del suo mondo, il pieno soddisfacimento dei suoi bisogni e dei suoi capricci sessuali, gli oggetti di lusso e le possibilità di comunicazione offerte dalle moderne tecnologie non le bastavano più. Anzi, era sempre più convinta che avrebbe saputo rinunciare a tutto ciò, forse anche al sesso, pur di vivere con una persona che le facesse battere il cuore, anche se ciò avrebbe significato invecchiare ed esporsi a tutte le condizioni, talvolta molto spiacevoli, dell’umano vivere, compresi gli acciacchi e le malattie, cose che lei aveva studiato sui libri ma di cui non aveva mai avuto esperienza, nemmeno di un semplice raffreddore.

Gli ululati dei temibili quadrupedi si fecero più frequenti e vicini, perciò Julius esortò la sua padrona ad allungare il passo, invito avvallato subito dopo da un ringhio deciso di Juna.

Quando arrivarono in prossimità dell’ingresso di casa, videro l’imponente figura di Olga che, tenendo scostata una tenda del salone principale, osservava attraverso i vetri il loro arrivo, evidentemente in ansia per la loro sorte.

“Siete degli imprudenti a stare in giro fino a quest’ora! Mi piacerebbe sapere che cosa cazzo c’è di così interessante da fare là fuori…” furono le frasi che accolsero Frida e Julius mentre si toglievano di dosso i manti imbiancati dalle goccioline di nebbia ghiacciate che vi si erano depositate lungo il tragitto. Juna, giustamente immune al rimprovero, e con l’aria di quella che “Io non voglio saperne niente…”, si allontanava quatta quatta verso la cucina, dove avrebbe trovato la sua ciotola colma di cibo succulento.

Il servitore guardò l’orologio che segnava le 16.30.

“Mi sono attardata a fare il bagno al laghetto…” rispose la ragazza con tono poco convincente, lanciando un’occhiata complice al suo domestico che, invece, conservò la consueta espressione imperturbabile, a eccezione dell’aggrottamento involontario della spaziosa fronte.

La governante raccolse i soprabiti con fare sbrigativo e si allontanò farfugliando qualcosa di incomprensibile ai più, in quanto pronunciato in un dialetto in uso solamente in remote aree della Russia, sua patria d’origine. Tornò subito da loro e, con un tono completamente diverso, annunciò che entro qualche minuto avrebbe servito il tè con i biscotti appena sfornati.

Julius non assaggiò i dolcetti, preferendo mangiarsi un sostanzioso panino, farcito con una spessa cotoletta impanata, maionese e pomodoro. Normalmente, ciò avrebbe contrariato molto la fredda e suscettibile governante, ma la sua mancata reazione avversa fece intuire a Frida che la russa voleva ingraziarsi i favori del collega, in vista della notte di sesso che avrebbe desiderato trascorrere con lui da lì a poche ore.

Frida conosceva bene i suoi “polli” e, sebbene nessuno gliel’avesse mai dato ad intendere, sapeva che i due scopavano da sempre. Non ne era certo gelosa, in quanto non era innamorata di Julius, e ciò che le importava veramente era che il nerboruto colosso d’ebano fosse sempre ben “carico” e disponibile a soddisfare le sempre nuove e, talvolta, assolutamente bizzarre situazioni sessuali che la ragazza si inventava, dimostrando un’incredibile fantasia erotica, al limite del diabolico.

Come ogni sera dopo cena, ognuno si ritirò nelle proprie stanze. Non trascorse nemmeno un’ora che, nel silenzio assoluto della casa, Frida iniziò a udire i sospiri e i rantoli di Olga che stava ricevendo le attenzioni di Julius. Interruppe il lavoro che stava svolgendo al computer e, leggera come un fantasma, percorse il lungo corridoio che separava il suo appartamento dalla camera della governante.

I tipici rumori generati da una furiosa scopata echeggiavano oltre la porta ed erano troppo invitanti per la curiosità lussuriosa della giovane che, senza alcuna remora, si chinò a osservare dal buco della serratura ciò che accadeva al di là di essa.

Le apparve in primo piano l’imponente culo del servitore che, sorreggendosi sulle braccia e con le gambe tese, appoggiate sul letto solamente tramite le punte dei piedi, stava penetrando Olga con affondi ritmati e decisi, ondeggiando il bacino anche lateralmente. La donna sotto di lui, letteralmente trivellata dall’enorme cazzo che si immergeva in lei fino alle palle, assecondava i movimenti dell’uomo spostando le cosce all’unisono, spesso distendendo gli arti inferiori fino a formare una sorta di ali di aeroplano in avvitamento.

Aggrappata alla muscolosa schiena del partner, sembrava non averne a sufficienza di tutto il cazzo che si stava prendendo e, tirando a sé con forza il corpo del suo toro, dava l’impressione di volerne sempre di più.

Proseguirono nella medesima posizione per almeno venti minuti. Frida concluse che Olga avrebbe dovuto ringraziarla per la tanta resistenza che le stava offrendo Julius. Una repentina accelerazione dei gemiti richiamò la concentrazione della ragazza, ai cui occhi si offrirono gli ultimi convulsi istanti dell’amplesso, durante i quali i due raggiunsero contemporaneamente l’orgasmo.

Osservò Julius che, senza evidenti segni di affaticamento, baciava appassionatamente la compagna restando dentro di lei. Quando si staccò, dalla vulva della donna uscì un’abbondante colata di liquido lattiginoso che ella non si curò di trattenere o pulire in qualche modo, restando a seguire con lo sguardo i movimenti del domestico che, a lato del letto, si stava rivestendo.

Con la stessa cautela con la quale aveva raggiunto i due amanti, Frida tornò velocemente nelle sue stanze, premurandosi di non far rumore nell’accostare la porta. Chiuse il coperchio del computer portatile e si infilò svelta sotto le coltri del letto.

Il silenzio era tornato a regnare ovunque, ad eccezione dell’insistente ululato dei lupi in lontananza, ma per lei questa era la normalità che le conciliava il sonno, se non fosse che, appena coricata, con ancora negli occhi le immagini della sontuosa scopata a cui aveva appena assistito, non resistette alle vampate di lussuria che l’assalirono nuovamente e dovette soddisfarsi, dando fondo a tutte le tecniche autoe-rotiche di cui era abilissima e solerte sperimentatrice.

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Sposati da circa diciotto anni, siamo una coppia, all'apparenza, irreprensibile, con numerose relazioni sociali. Viviamo il nostro amore e la nostra grande complicità all'insegna di un sesso spinto, coinvolgente, solare, allegro e intrigante, che per noi è gioia, fantasia, curiosità. La nostra attività erotico-letteraria è presentata nel sito web https://monicamanueldrake.com

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