Non aspetta risposta. Si avvia verso l'acqua limpida, e la vista del suo lato B — due emisferi sodi che si muovono con ritmo ipnotico a ogni passo — mi toglie letteralmente il fiato. Andrea si alza subito dopo, offrendomi a sua volta la perfezione del suo profilo posteriore, teso e marmoreo. Prima di entrare in acqua, si volta a guardarmi, invitandomi con un cenno della mano.
Mi alzo anch'io, avvertendo il sangue scorrere più caldo nelle vene. Quando entro nella pozza, la freschezza dell'acqua del fiume è una scossa termica che contrasta violentemente con il fuoco che ho dentro. Le due donne sono già immerse fino alla vita, i capelli bagnati, le spalle che brillano di gocce cristalline.
Ci ritroviamo vicini, racchiusi in quell'angolo d'acqua profonda e riparata. Petra si appoggia a una roccia sommersa, lasciando che l'acqua le lambisca appena la parte inferiore del seno, mentre Andrea galleggia a pochi centimetri da me. Il movimento della corrente fa oscillare i loro corpi, avvicinandoli al mio in un gioco di sfioramenti subacquei che manda in cortocircuito i miei sensi. Sotto la superficie trasparente, le nostre gambe si cercano, si toccano quasi per caso, e nessuno dei tre fa un passo indietro.
L'appetito erotico è ormai risvegliato, e il fiume è solo l'inizio.
Ci stendiamo nuovamente sui teli. Il sole di fine estate picchia ancora forte, dorando la pelle nuda e accendendo i sensi. Prima ancora che possa fare un solo movimento, Petra si volta verso di me stringendo tra le dita il flacone della crema solare. Con un sorriso enigmatico, si offre di spalmarmi la schiena. Il tocco delle sue mani calde, rese scivolose dall'emulsione, risveglia sulla mia pelle una scossa elettrica di brividi. Cerco di rimanere immobile, ma ogni fibra del mio corpo sembra amplificarsi sotto quella pressione calibrata, lenta, che indugia sulle spalle per poi scendere lungo i lombi.
Quando ha finito, mi passa il flacone con uno sguardo che è un invito esplicito a ricambiare. Verso il liquido sulla mano e inizio a sfiorarle la schiena, lasciandomi catturare dalla sua compattezza muscolare. Improvvisamente, però, Andrea la chiama. Petra si volta di scatto e la mia mano, tradita dal movimento improvviso, finisce dritta contro il suo seno.
Un contatto pieno, elettrico. Sento la consistenza morbida, calda e turgida della sua carne, la punta del capezzolo che preme contro il palmo della mia mano. Per un millesimo di secondo rimango paralizzato, col fiato sospeso, temendo che quel gesto involontario possa irrigidirla. Lei, invece, non fa una piega. Mi fissa dritta negli occhi e, rigirandosi lentamente con una flemma studiata, mi invita a continuare. Quel suo silenzio complice mi manda il cervello in fumo: è un invito sfacciato o solo disinvoltura teutonica?
Verso le due del pomeriggio, l’appetito si fa sentire. Offro loro la mia pasta fredda con pomodorini, feta, tonno e olive; ricambiano dividendo con me frutta fresca e un dolce. Complici l'atmosfera rilassata e il desiderio che inizia a dettare il ritmo, anche il mio tedesco si fa sempre più fluido e sicuro, guadagnandosi i loro complimenti ironici e complici.
Il pomeriggio scivola via così, tra confidenze che alimentano un fuoco sotterraneo. Parliamo delle nostre occupazioni, delle nostre vite quotidiane. Scopro che sono entrambe insegnanti di educazione fisica a Monaco e che condividono lo stesso appartamento. La mia mente inizia subito a ricamare sopra quella confessione: “Vivono insieme, sono così complici, cercano spiagge isolate... sono sicuramente una coppia lesbica”, penso. Per un attimo avverto una punta di frustrazione, il timore di essere per loro solo un diversivo passeggero o, peggio, un semplice spettatore innocuo.
Ogni dubbio, tuttavia, svanisce quando raccontano delle loro vacanze in un campeggio FKK in Croazia, lo stesso identico che in passato ho frequentato anch’io. Questa coincidenza accorcia ulteriormente le distanze, abbattendo ogni barriera residua e creando un ponte invisibile tra di noi.
C'è ormai una complicità tangibile, un'intesa che aspetta solo un pretesto per superare il limite. La conferma definitiva arriva quando mi chiedono, quasi con il timore di perdermi di vista, se possiamo rivederci l'indomani per un'altra giornata al fiume, domandandomi subito dopo se conosca un posto confortevole in zona dove poter pernottare.
È il momento di giocare le mie carte. «Vi va di venire a cena da me per una pizza? Ho un casale non molto distante e stanze per ospitarvi», lancio la proposta, cercando di mantenere un tono naturale.
Accettano all'istante, senza nemmeno consultarsi. Quel sì immediato, pronunciato all'unisono, mi fa fare un salto al cuore: non hanno avuto il minimo dubbio, segno che la fiducia è cieca e che il desiderio di non interrompere quel pomeriggio è del tutto reciproco.
Le ore successive si trasformano in un'altalena di provocazioni calcolate. Mi accorgo che anche i loro sguardi cadono con insistenza sul mio corpo, irrimediabilmente attratte dalla mia mascolinità. Iniziano a muoversi intorno a me assumendo pose audaci, sfacciate, che non lasciano nulla all’immaginazione: mi offrono la vista della loro intimità da ogni angolazione, mentre piccoli contatti, sfregamenti della pelle apparentemente casuali, mandano impulsi chiarissimi.
La mia testa è in pieno cortocircuito. “Ma allora non sono solo lesbiche?”, mi chiedo, confuso e al tempo stesso eccitatissimo da quel corteggiamento a due. Mi sento al centro di un gioco erotico sofisticato di cui non domino del tutto le regole. Da un lato la prudenza mi suggerisce di non fare mosse sfrontate per non rovinare quell'armonia magica; dall'altro, l'istinto mi spinge a cedere alla carne e ad allungare le mani. Decido di fare un respiro profondo e rimanere in un'attesa strategica. “Calma, Wil”, mi ripeto, “non fare passi falsi adesso. Stai puntando tutto sulla serata a casa. Lì non ci saranno scuse”.
Rimaniamo sulla ghiaia fino a che il sole cala dietro la montagna, lasciando in ombra la pozza e illuminando solo il tratto più a sud del fiume. Negli ultimi istanti, prima di raccogliere le nostre cose, la tensione accumulata si scioglie in un contatto totale: ci ritroviamo avvolti in un abbraccio a tre, stretto e intimo. Per ringraziarmi di quella giornata indimenticabile, Andrea e Petra mi si stringono contro. Sentire i loro seni premuti a contatto con il mio petto nudo è una sensazione travolgente, mentre le loro labbra cercano le mie guance, lasciandomi addosso il sapore della loro pelle pulita e l'odore del sole.
La luce sta calando rapidamente e, mentre ci rivestiamo a malincuore, il mio unico pensiero è già rivolto a quello che succederà tra poco, al sicuro tra le mura del mio casale.
L'arrivo al casale
Chiedo loro di seguirmi con l’auto e mi metto alla guida. Di tanto in tanto controllo lo specchietto retrovisore: la presenza costante dei loro fari mi assicura che mi sono dietro, fedeli. Arrivati davanti al cancello della proprietà, la luce del tramonto accende di rosso la pietra viva della facciata, lasciando presagire una notte limpida e calda. L’impulso del telecomando fa scattare l'apertura e, una volta imboccato il vialetto, indico loro dove parcheggiare. Spenti i motori, il silenzio della collina isolata ci avvolge come una coperta, amplificando a dismisura l'intimità del momento.
Le faccio accomodare dall'ingresso principale, che si apre direttamente sulla grande sala. Non appena varcano la soglia, Andrea e Petra si fermano di colpo, quasi all'unisono. I loro occhi si spalancano mentre spaziano dalle imponenti pareti in pietra e legno alle grandi vetrate, che incornicano la pianura sottostante in un quadro vivente.
«Mein Gott, Wil!», esclama Petra in un sussurro pieno di autentico stupore, portandosi una mano al petto nudo sotto l'abito leggero. «Questo posto è incredibile... una meraviglia!».
Andrea si gira lentamente su se stessa, con un sorriso radioso che le illumina il viso: «Non avrei mai immaginato una casa simile nascosta quassù. La ristrutturazione è un capolavoro, hai un gusto fantastico».
Lusingato dalla loro reazione, decido di non affrettare i tempi e propongo un piccolo tour della proprietà prima di sistemare i bagagli. Iniziamo dall'esterno. Le guido attraverso le grandi porte-finestre verso il giardino, dove l'atmosfera serale si rivela in tutto il suo fascino magnetico. I lampioni posizionati nei punti strategici, tra le vecchie querce, diffondono una luce morbida e calda che fa brillare i fiori delle siepi di oleandro. Sotto il pergolato, il profumo intenso del glicine riempie l'aria estiva, denso e quasi inebriante.
Ma è quando ci avviciniamo alla piscina che le vedo trattenere il fiato: le luci subacquee colorano l'acqua di un azzurro cristallino, creando un effetto magico in cui lo specchio d'acqua sembra fondersi direttamente con le luci della pianura friulana che scintillano in lontananza, come una distesa di diamanti.
