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Al fiume con Andrea e Petra
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Racconto37 min di lettura

Al fiume con Andrea e Petra

Uscire dalle proprie comodità a volte può rivelare aspetti inattesi

Wilalme
7 ore fa · 32 letture · 1

Il Casale sulla collina

Ho sessant’anni, un’età in cui impari ad assaporare il tempo senza la fretta della giovinezza, ma con una consapevolezza tutta nuova del piacere, del corpo e delle occasioni che la vita sa offrirti. La mia quotidianità è altrove, ma ogni volta che posso lascio tutto e vengo a rifugiarmi in questo angolo di pace.

Sono un libero professionista senza problemi economici, separato da tempo, con una figlia ormai trentenne che vive a Berlino. Con la mia ex moglie ho mantenuto un ottimo rapporto; qualche anno fa ho deciso di ristrutturare il vecchio casale ereditato dai miei genitori, un luogo pieno di ricordi che sorge su una splendida collina friulana. Dalla sua posizione privilegiata si gode di una vista straordinaria, che spazia dal corso del grande fiume fino all'orizzonte della pianura circostante. Ho voluto seguire personalmente il restauro di questo rustico, pietra dopo pietra, curando ogni dettaglio. Il prato curato è ombreggiato da grandi querce e siepi di oleandro, arricchito da un romantico pergolato di glicine e da una moderna piscina a sfioro che sembra tuffarsi nel panorama. Poco distante dallo specchio d’acqua, ho fatto installare anche una vasca idromassaggio.

Al piano inferiore, ampie vetrate inondano gli spazi di luce naturale. L'ingresso si apre su una sala strutturata su due livelli: quello inferiore ospita tre divani accoglienti, mentre su quello superiore ho ricavato la zona pranzo, prospiciente la cucina. Quest'ultima può essere isolata grazie a una parete vetrata a scomparsa. L’arredamento è ricercato, moderno ma perfettamente integrato con l'anima rustica della struttura. A breve distanza, dove un tempo sorgeva il fienile, si trova l'autorimessa.

Quando vengo quassù raramente sono solo. Ospito spesso gli amici di sempre, la mia ex con il suo attuale compagno e mia figlia, che ama trascorrere qui le sue vacanze. Inutile dire che l’estate è il momento in cui la proprietà esprime tutto il suo potenziale.

In queste settimane, però, sono qui da solo, alla ricerca di ritmi lenti, sole e natura selvaggia. È proprio in uno di questi pomeriggi di fine estate che, guidato dal desiderio di scoprire un nuovo scorcio del fiume che ammiro sempre dall'alto, decido di mettermi in auto.

L'incontro al fiume

Arrivo poco prima di mezzogiorno. Nel piccolo parcheggio sulla sponda c’è solo un’auto con targa tedesca. Mi affianco e noto che gli occupanti sono ancora a bordo, come in attesa di qualcosa. Scendo, fisso il tappetino arrotolato allo zaino con gesti calcolati, mi cambio le scarpe e richiudo il bagagliaio. È in quel momento che le portiere dell'altra vettura si aprono.

Ne scendono due donne. Ci scambiamo un rapido saluto e subito mi chiedono, in un misto di inglese e tedesco, se parlo la loro lingua. Rispondo di sì con studiata disinvoltura. Si presentano come Andrea e Petra. «Io mi chiamo William», dico, «ma per gli amici sono Wil». Mentre parlo, noto il modo in cui mi squadrano: un misto di sollievo per aver trovato una guida e una sfumatura di curiosità che mi fa subito drizzare le antenne.

Avendole a pochi centimetri, posso finalmente osservarle. Andrea è bionda, con i capelli raccolti in una treccia ordinata che le incornicia il viso dai lineamenti dolci; dimostra qualche anno in meno rispetto alla compagna. Petra è mora, ha i capelli corti e uno sguardo magnetico, valorizzato da due occhi verdi intensissimi. Sono entrambe alte, slanciate, flessuose. A colpirmi fin da subito sono le loro fisicità straordinarie, palesemente modellate da anni di costante attività. Sotto gli abiti estivi leggeri si intuiscono silhouette toniche, armoniose, prive di qualsiasi cedimento.

Un dettaglio, in particolare, cattura il mio sguardo erotico: nessuna delle due porta la biancheria intima. Il tessuto impalpabile dei vestiti lascia indovinare la forma dei seni generosi e il profilo dei capezzoli, che si disegnano turgidi e liberi a ogni minimo movimento. Quella combinazione di altezza statuaria, maturità consapevole e vigore fisico emana un'attrazione magnetica irresistibile.

Mi chiedono se conosco il posto, spiegando che cercano un angolo tranquillo dove poter prendere il sole e fare il bagno in totale libertà. Chiarisco che, pur conoscendo la zona, per me è la prima volta in quel punto preciso. «Se proseguiamo lungo la sterrata che costeggia l'argine», propongo, incrociando i loro sguardi, «troveremo un sentiero per scendere sul greto. Posso farvi da guida, se vi va». Si scambiano un cenno rapido, complice, e accettano.

Ci incamminiamo. Cammino un passo avanti a loro, ma percepisco chiaramente i loro occhi puntati sulla mia schiena, e il brivido di quella sottomissione visiva non mi dispiace affatto.

Mentre muoviamo i primi passi, iniziamo a rompere il ghiaccio. Mi spiegano che sono solo di passaggio, intenzionate a concedersi una pausa rigenerante prima del lungo viaggio di rientro. Questa confessione rende il loro desiderio di isolamento ancora più intrigante.

Dopo circa trecento metri, una traccia di sentiero si apre tra la fitta vegetazione. Faccio strada piegando i rami per agevolare il loro passaggio e in breve siamo sul letto del fiume.

Vicino alla sponda non c’è traccia d’acqua. Mi chiedono, con una nota di dubbio che rende l'atmosfera più intima, se sia sicuro che ce ne sia. Spiego che, non essendoci state piogge recenti, la portata è ridotta, ma basta spingersi verso il centro dell’alveo. Infatti, dopo aver camminato tra sassi e ghiaia, scorgiamo l’acqua. Risaliamo verso nord per qualche centinaio di metri, fino a trovare una lingua di ghiaia sottile che degrada verso l’acqua limpida, protetta da una pozza profonda. Un posto perfetto e splendidamente isolato.

In libertà sul fiume

Entusiaste, mi invitano a fermarmi con loro. Con una risata spontanea, decidono che è il momento di scoprire le carte: «C’è una cosa che devi sapere su di noi! Amiamo la libertà assoluta, e per noi stare bene significa stare completamente nude. Non ti diamo mica fastidio, vero?». Nei loro sorrisi c'è una punta di maliziosa attesa, il piccolo brivido di chi lancia una sfida sensuale. La mia risposta arriva senza esitazione: confesso che la nudità è un'abitudine anche mia. Nei loro occhi passa un lampo felino. L'atmosfera diventa improvvisamente elettrica. La posizione, d'altronde, offre un'ottima visuale: se dovesse arrivare qualcuno, avremmo tutto il tempo di rimediare.

Ci spogliamo senza fretta, lasciando cadere i vestiti sui sassi caldi. Le due donne si sistemano ai lati del mio materassino, e la realtà supera ogni fantasia. I loro corpi, esposti alla luce cruda del mezzogiorno, sono un trionfo di carne tonica, glutei sodi e curve generose. Entrambe mostrano una depilazione intima curata e totale. Andrea ha un seno perfetto e un lato B da togliere il fiato. Petra esibisce un petto ancora più prosperoso e labbra vaginali turgide, carnose e molto esposte, che catalizzano l'attenzione.

È una vera e propria tortura mentale cercare di non fissare la loro intimità. Mi impongo di guardare altrove, di simulare indifferenza, ma quelle anatomie così sfacciatamente offerte agiscono come magneti. Ogni volta che batto le palpebre, lo sguardo torna lì, inevitabilmente, rapito da quel contrasto tra la pietra grezza del fiume e la morbidezza assoluta della loro pelle.

Petra si accorge della mia muta contemplazione. Lungi dal coprirsi o dal mostrarsi infastidita, si stira sul telo con una lentezza calcolata, inarcando la schiena e offrendo il petto generoso ai raggi del sole. I suoi capezzoli, già turgidi per la brezza leggera, sembrano farsi ancora più scuri e ritti. Andrea la imita, appoggiandosi su un gomito e voltandosi verso di me; la treccia le scivola sulla spalla, accarezzando il profilo teso del seno.

«Ti piace quello che vedi, Wil?», chiede Petra, con una voce bassa, resa roca dal caldo e da una malizia tutta tedesca che non ha bisogno di filtri.

«Penso che la natura friulana non sia mai stata così bella», rispondo, abbandonando ogni finta indifferenza. Il mio sguardo indugia deliberatamente sul profilo del suo inguine, dove le labbra carnose e depilate sembrano quasi schiudersi per il modo in cui è sdraiata.

Andrea scoppia in una piccola risata argentea, un suono che scioglie definitivamente l'ultimo briciolo di formalità. «Il nostro amico sa come fare complimenti», dice a Petra, senza staccare i suoi occhi chiari dai miei. C’è un’elettricità tangibile nell'aria, amplificata dal calore dei sassi che riverbera sotto di noi e dal rumore ipnotico dell'acqua della pozza.

«Ho caldo», annuncia Petra all'improvviso, sollevandosi in piedi con un movimento fluido che fa sussultare i suoi seni. Rimango a guardarla dal basso: la sua figura statuaria taglia la luce del sole, e la totale nudità la rende simile a una divinità pagana, fiera e consapevole del proprio potere seduttivo. «Vado a fare un bagno. Venite?».

Prima di andare avanti…

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