Contatto!
Siamo al dodicesimo grado. Inizia lentamente a scendere, molto lentamente, per poi ritirarsi su e scendere di nuovo, più volte, il glande non è ancora entrato tutto, ma poi verrà la parte più difficile perché il mio cazzo raggiunge il suo diametro maggiore in un tratto di qualche centimetro proprio dietro la cappella, per poi restringersi leggermente andando verso la base. Io resto fermo, per me è la seconda esperienza di rapporto anale, dopo la prima goffa e alquanto disastrosa avuta con una amica un paio di anni prima.
Credo che anche la prof abbia una esperienza limitata in questo, me lo dice la sua espressione così concentrata e la lentezza esasperante della introduzione.
Sento il suo ano che avanza, ora sta affrontando il tratto più largo, la prof è molto stretta e sta cercando di adattarsi, io fisso il soffitto perché quando ho provato a guardare e l'ho vista così accovacciata, con la clitoride che spunta come un piccolo cazzo e dietro il mio grande cazzo parzialmente piantato nel suo culo, ho sentito che il punto di non ritorno per una eiaculazione mostruosa era vicino.
Scivola ancora più in basso, sento che il punto critico è passato, prendo l'iniziativa e alzo di scatto il bacino facendo entrare fino in fondo la parte che era rimasta fuori.
Lei, a occhi chiusi, fà "oooohhhhh", rilassa i muscoli delle gambe e si siede su di me spingendomi di nuovo verso il tavolo.
Ora il contatto è profondo e completo.
Poggia le mani all'indietro sul tavolo ai lati delle mie gambe e allunga le sue gambe verso di me ai lati del mio petto.
Capisco che non vuole fare su e giù, è stanca, sono stanco anch'io, le prendo i piedi morbidi e ricomincio a massaggiarli, poi la tiro per le gambe e poi la spingo, ...asseconda i miei movimenti.
Ripetiamo questo strofinamento che è piacevole per entrambi, i nostri peli riducono l'attrito, e i miei peli a ogni passaggio sollecitano la sua clitoride.
Il mio paletto piantato dentro di lei nel seguire i nostri movimenti preme alternativamente verso le pareti anteriore e posteriore del suo intestino amplificando la sensazione di riempimento.
E' così caldo e accogliente... noto che i suoi movimenti si fanno meno fluidi e armoniosi, un pò più a scatti...qualcosa sta cambiando.
Allora le lascio il piede sinistro e porto la mia mano destra fino al suo pube e inizio a massaggiarle la clito col mio pollice, con movimenti dolci ma decisi.
Reagisce, ha la bocca semiaperta e gli occhi girati all'indietro e si muove sempre più a scatti.
Il suo buco del culo stringe sempre più forte la base del mio cazzo, con l'effetto di limitare la circolazione venosa di ritorno e farlo diventare sempre più gonfio e venoso.... il che aumenta ancora le sue sensazioni. Non ce la faccio più... continuo il massaggio, sono teso come un arco, le gambe cominciano a vibrare, sento che il primo getto di sperma sta partendo ma il suo sfintere lo blocca.
Lei inizia a emette un suono basso, una via di mezzo tra un ruggito e un grugnito.... poi flette il corpo all'indietro e grida "aaaaaahhhhhuuuuuuu"… una specie di ululato, sento la mia mano destra bagnata, il suo culo si rilassa di colpo, il mio seme sotto pressione comincia a uscire e a riempirla, a ogni mia contrazione è come se anche lei abbia uno spasmo ed espelle piccoli getti di liquido bollente che bagnano la mia pancia e colano sul tavolo.
Poi con un movimento convulsivo ripiega le gambe e chiude le cosce continuando a rimanere seduta su di me e a tremare.
Io sono disfatto e soddisfatto, in una specie di trance, non so più dove finisce il mio corpo e dove inizia il suo, e viceversa. (NdA: ho pensato a lungo a quel momento, mi sono anche documentato. Ho letto a proposito delle ghiandole di Skene. In questi tempi di ignoranza, dominati da una pornografia senza fantasia, si parla di "squirting" che in realtà sono solo pisciate. Sono convinto che quella della mia prof sia stata la vera e rara eiaculazione femminile).
Lei ora riabbassa le gambe, lentamente.
E' ancora impalata su di me, ma il nostro strumento di unione sta perdendo consistenza.
Poggia le ginocchia sul tavolo portando i piedi all'indietro.
Mi mette entrambe le mani sul petto, ha il busto flesso in avanti, gli occhi spalancati che guardano in alto, la bocca aperta e la punta della lingua in fuori, come nella posizione yoga detta "del leone"... è una vera leonessa!
Lentamente ritira la lingua, chiude la bocca, riprende un aspetto più vicino a quello usuale.
Non mi guarda.
Si solleva facendo uscire quello che resta del mio cazzo, seguìto da un getto di sperma che si deposita sui miei peli. C
on un gesto velocissimo mi scavalca e atterra in piedi sul pavimento. Come ho già osservato, è agilissima e dotata di una grazia speciale nei movimenti.
Scendo dal tavolo, più veloce che posso, ora sono in piedi davanti a lei, siamo molto vicini.
Mi guarda negli occhi.
D'istinto la abbraccio forte.
Ricambia l'abbraccio.
Restiamo stretti per un tempo che non so definire, ma lungo abbastanza da rimanere scolpito nella mia memoria.
Poi, con dolcezza ma anche con fermezza, si scioglie dall'abbraccio, mi spinge indietro e fa un passo indietro. Va veloce verso l'armadio, prende alcune cose, torna portando un rotolo di tovaglioli di carta assorbente, del materiale per le pulizie, una busta di plastica.
Mi dice: "Si pulisca, si rivesta, e mi aiuti a pulire.".
Procediamo in silenzio, in modo fin troppo accurato, a fine pulizia la busta di plastica è piena di tovaglioli di carta, la chiude con un doppio nodo.
Rimette a posto le cose che ha preso dall'armadio, dà una occhiata in giro poi mi dice
"prenda tutte le sue cose e andiamo";
lei fa lo stesso, ha una borsa a tracolla, la busta di plastica in una mano, le chiavi nell'altra.
Esco per primo, lascia la luce accesa, forse per permettere il completo ricambio dell'aria durante la notte. Chiude a chiave. Saliamo le scale a piedi, la porta dell'istituto è stata chiusa a chiave da Antonio, la apre, usciamo, la richiude a chiave.
Scendiamo i pochi gradini fino alla strada, l'aria e fresca, c'è un quarto di luna crescente.
Inizia a dirigersi verso il cassonetto che è a una cinquantina di metri di distanza.
Le prendo la busta e dico "faccio io", si ferma, io parto di corsa, mi sembra di volare, arrivo al cassonetto, butto la busta, torno di corsa e mi fermo a un paio di metri da lei.
Ci guardiamo per una decina di secondi senza dire una parola, poi lei, con una espressione indecifrabile che interpreto sia tra il sornione e l'imbarazzato mi fa:
"Spero che il metodo che abbiamo applicato la aiuterà a ricordare."
e io, di getto e in totale sincerità: "Non dimenticherò mai!".
Si volta, fa un passo come per andar via, poi si gira di nuovo e mi dice:
"Si tenga libero mercoledì prossimo, ripasseremo la scala Richter.".
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Redattrice di erotika.app , blogger e Strega Magistra. Vuoi confessare un'avventura o un sogno del tuo "alter ego erotico"? Scrivimi in privato per consigli o pubblicazione. [email protected]
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